21/04/2026
Il 25 aprile non è una celebrazione neutra. È una scelta di campo. Arcigay "Stonewall" Frosinone rivendica con forza il significato politico della Liberazione come atto fondativo della democrazia antifascista e come processo ancora incompiuto, che riguarda oggi (come allora) i corpi, le identità e le vite marginalizzate. La Resistenza non è stata soltanto lotta armata o opposizione politica al regime. È stata anche, più profondamente, una frattura nell’ordine imposto, un rifiuto delle gerarchie, delle norme e delle violenze che il fascismo esercitava su ogni forma di differenza. Tra queste differenze, la storia delle persone omosessuali durante il fascismo resta una delle più rimosse. Il regime non aveva bisogno di una legge esplicita per perseguitare: bastavano il controllo sociale, la repressione poliziesca e il dispositivo del confino. Uomini accusati di omosessualità vennero allontanati dalle loro città, deportati in luoghi isolati come le isole Tremiti, separati dalle loro relazioni, privati di ogni diritto e ridotti a corpi da sorvegliare. Quella violenza non era episodica: era strutturale. Colpiva chiunque mettesse in crisi l’idea fascista di virilità, di ordine, di normalità. L’omosessualità, in questo senso, non era solo una “colpa” da punire, ma una minaccia simbolica da cancellare. Eppure, anche in quelle condizioni, quelle vite non furono mai completamente riducibili al silenzio. Nelle pieghe della repressione si produssero forme di relazione, di riconoscimento, perfino di resistenza quotidiana. È da qui che possiamo leggere, oggi, una genealogia q***r della Resistenza: non sempre visibile, non sempre organizzata, ma reale. Il 25 aprile serve anche a questo: a rompere le narrazioni parziali, a restituire complessità, a riconoscere che la Liberazione o è di tutte e di tutti, oppure resta incompleta. La letteratura italiana ha spesso anticipato questa consapevolezza. Pier Paolo Pasolini ha denunciato la violenza dell’omologazione e la cancellazione delle differenze. Aldo Palazzeschi ha messo in crisi le norme borghesi con ironia e disobbedienza. Giovanni Comisso ha raccontato vite ai margini con uno sguardo che sfuggiva al moralismo del suo tempo. Anche nella narrazione della Resistenza, autori come Beppe Fenoglio hanno restituito un’umanità attraversata da ambiguità, fragilità e differenze che incrinano ogni retorica monolitica: segno che la storia non è mai lineare, né tantomeno “normale”. Per questo è grave la scelta del Ministero della Cultura di non finanziare il progetto cinematografico di Carmine Amoroso sul confino degli omosessuali durante il fascismo. Non si tratta solo di un’opera mancata, ma di un’occasione persa per fare i conti con una parte scomoda della nostra storia. Continuare a non raccontarla è una scelta politica. Oggi, mentre assistiamo a nuovi tentativi di restringere diritti, di ridefinire chi è legittimo e chi no, il 25 aprile torna a essere una linea di confine. Arcigay "Stonewall" Frosinone ribadisce che non esiste antifascismo senza inclusione, non esiste memoria senza conflitto, non esiste Liberazione senza riconoscimento delle soggettività LGBTQIA+. La Liberazione non è finita. E riguarda anche noi.
Mike Di Ruscio - Direttivo Arcigay Stonewall Frosinone