28/10/2026
Michela non cercava di piacere.
Cercava di far pensare.
Non abbassava la voce per rassicurare chi si sentiva minacciato dalle sue parole.
Non chiedeva il permesso di esistere, di dissentire, di essere libera.
La sua colpa, per molti, era quella di non stare al proprio posto.
La sua forza era proprio questa: non riconoscere a nessuno il diritto di decidere quale fosse il suo posto.
Oggi ci manca quella lucidità capace di tagliare attraverso il rumore, quella voce che non faceva sconti al conformismo, alle ingiustizie, a chi vorrebbe donne silenziose e persone disposte a chiedere scusa per ciò che sono.
Perché le voci libere danno fastidio.
E quando se ne va una voce come la sua, il rischio è che il silenzio diventi più comodo della verità.
Ma noi non possiamo permettercelo!