15/06/2026
Dire che il femminicidio non esiste non è un’opinione controcorrente: è una negazione dei fatti.
I dati del Ministero dell’Interno dicono che nel 2025 sono state uccise 97 donne.
Di queste, 85 sono state assassinate in ambito familiare o affettivo e 62 per mano del partner o dell’ex partner.
Questi numeri raccontano una realtà precisa: le donne vengono uccise soprattutto da uomini che pensano di poter decidere della loro vita, della loro libertà, delle loro scelte, perfino della loro fine.
Il femminicidio non è l’omicidio di una donna in quanto tale.
È l’esito estremo della violenza di genere, del controllo, del possesso, dell’incapacità di accettare un rifiuto o l’autonomia di una donna.
Negarne l’esistenza significa cancellare il contesto in cui queste donne sono state uccise.
Significa trasformare un fenomeno strutturale in una semplice somma di casi isolati.
I fatti restano.
I nomi delle vittime restano.
Le famiglie distrutte restano.
Quello che dovrebbe sparire non è la parola “femminicidio”, ma la violenza che quella parola descrive.
Quando la realtà smentisce un’ideologia, non sono i dati a dover cambiare,capito Generà?