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CollettivoUgualmente Il CollettivoUgualMente si pone come obiettivo la promozione e la tutela dei diritti umani e civili, in particolare per la comunità LGBTQIA+.

Dire che il femminicidio non esiste non è un’opinione controcorrente: è una negazione dei fatti.I dati del Ministero del...
15/06/2026

Dire che il femminicidio non esiste non è un’opinione controcorrente: è una negazione dei fatti.
I dati del Ministero dell’Interno dicono che nel 2025 sono state uccise 97 donne.
Di queste, 85 sono state assassinate in ambito familiare o affettivo e 62 per mano del partner o dell’ex partner.
Questi numeri raccontano una realtà precisa: le donne vengono uccise soprattutto da uomini che pensano di poter decidere della loro vita, della loro libertà, delle loro scelte, perfino della loro fine.
Il femminicidio non è l’omicidio di una donna in quanto tale.
È l’esito estremo della violenza di genere, del controllo, del possesso, dell’incapacità di accettare un rifiuto o l’autonomia di una donna.
Negarne l’esistenza significa cancellare il contesto in cui queste donne sono state uccise.
Significa trasformare un fenomeno strutturale in una semplice somma di casi isolati.
I fatti restano.
I nomi delle vittime restano.
Le famiglie distrutte restano.
Quello che dovrebbe sparire non è la parola “femminicidio”, ma la violenza che quella parola descrive.
Quando la realtà smentisce un’ideologia, non sono i dati a dover cambiare,capito Generà?

Staffetta partigiana, antifascista, fotografa, scrittrice e donna libera.Nata a Roma nel 1922, Gianna Ciao partecipò all...
13/06/2026

Staffetta partigiana, antifascista, fotografa, scrittrice e donna libera.
Nata a Roma nel 1922, Gianna Ciao partecipò alla Resistenza nelle file del Partito d’Azione durante l’occupazione nazifascista.
Per il suo antifascismo fu perseguitata e allontanata dagli studi.
Dopo la guerra divenne una fotografa e intellettuale di rilievo internazionale, vivendo a lungo in Francia e frequentando artisti e scrittori tra i più importanti del Novecento.
Per molti anni è rimasta nell’ombra anche una parte importante della sua identità: quella di donna lesbica. La sua storia racconta una doppia resistenza, contro il fascismo e contro i pregiudizi che hanno spesso cancellato dalla memoria pubblica il contributo delle donne lesbiche alla lotta di Liberazione.
Ricordare Gianna Ciao significa restituire voce a una storia troppo spesso dimenticata: quella di chi ha combattuto per la libertà senza mai rinunciare a essere sé stessa.
«Chi condivide è spinto dalla necessità di incontrarsi, dallo spaccare la solitudine…»
Gianna Ciao.

Antifascismo DirittiCivili Fotografia

Ci addolora apprendere che in uno dei paesi a cui siamo più legati sia comparsa una scritta con la parola “remigrazione”...
12/06/2026

Ci addolora apprendere che in uno dei paesi a cui siamo più legati sia comparsa una scritta con la parola “remigrazione”.
È un messaggio inquietante, perché richiama un’idea fondata sull’esclusione, sulla discriminazione e sulla negazione della dignità di persone che fanno parte delle nostre società.
Ci chiediamo come si possa arrivare a sostenere un concetto che immagina di dividere gli esseri umani in base alla loro origine, anziché costruire comunità fondate sull’uguaglianza, sulla solidarietà e sul rispetto reciproco.
Di fronte a questi messaggi, ribadiamo con forza il nostro impegno contro ogni forma di odio.
Le nostre società sono più forti quando sono inclusive, plurali e capaci di riconoscere il valore di ogni persona.

10/06/2026

Il Generale dietro la collina viene a spiegarci che il frutto dei gusti personali non devono necessariamente dar luogo a dei diritti perché ne abbiamo già tanti come accedere alle cure mediche in ospedale!
Generale,generale!🤣🤦‍♀️

Il Collettivo Ugualmente esprime forte preoccupazione per l’approvazione del DDL Valditara, un provvedimento che rischia...
04/06/2026

Il Collettivo Ugualmente esprime forte preoccupazione per l’approvazione del DDL Valditara, un provvedimento che rischia di limitare l’accesso delle studentesse e degli studenti a percorsi formativi fondamentali per la crescita personale e civile.
L’educazione affettiva, sessuale e relazionale non rappresenta un elemento accessorio dell’istruzione, ma uno strumento essenziale per promuovere il rispetto delle differenze, la cultura del consenso, la parità di genere e la prevenzione di violenza, discriminazioni e bullismo. Privare le nuove generazioni di queste opportunità significa rinunciare a un’importante funzione educativa che la scuola è chiamata a svolgere.
In una società ancora attraversata da fenomeni di violenza di genere, stereotipi e disuguaglianze, riteniamo che la risposta debba essere più educazione, più conoscenza e più consapevolezza, non l’introduzione di ostacoli che rischiano di rendere più difficile affrontare temi cruciali per la formazione delle persone.
Difendiamo una scuola pubblica, laica, inclusiva e democratica, capace di accogliere le diversità e di fornire a tutte e tutti gli strumenti necessari per costruire relazioni sane, rispettose e libere da pregiudizi.
Per queste ragioni continueremo a sostenere il diritto di studentesse e studenti a un’educazione completa, fondata sui principi della libertà, dell’uguaglianza e dell’autodeterminazione.

Collettivo Ugualmente

In Italia, ancora oggi, una persona LGBTQIA+ viene aggredita mediamente ogni tre giorni.Dietro questi numeri non ci sono...
17/05/2026

In Italia, ancora oggi, una persona LGBTQIA+ viene aggredita mediamente ogni tre giorni.
Dietro questi numeri non ci sono statistiche astratte, ma vite reali, persone che vivono nella paura, nel silenzio, nell’isolamento e, troppo spesso, nell’assenza di tutela.
Questo dato evidenzia con chiarezza una situazione sociale che non può più essere sottovalutata: esiste un problema concreto di sicurezza, discriminazione e disagio psicologico che richiede attenzione, responsabilità e interventi strutturati.
Non possiamo continuare a considerare questi episodi come casi isolati o emergenze temporanee. Quando una persona viene aggredita per il proprio orientamento affettivo, per la propria identità di genere o semplicemente per essere sé stessa, viene colpito un principio fondamentale: il diritto di esistere liberamente e senza paura.
La politica e le istituzioni hanno il dovere di prendere atto di questa realtà e di intervenire in modo concreto.
Servono maggiori investimenti nella prevenzione, nell’educazione al rispetto e soprattutto nel supporto alle vittime.
È necessario incrementare gli sportelli di ascolto e di aiuto psicologico e legale, creare reti territoriali accessibili, formare operatori competenti e garantire luoghi sicuri in cui chi subisce violenza possa sentirsi accolto, creduto e protetto.
Perché il disagio non nasce solo dall’aggressione fisica, ma anche dalla solitudine, dalla paura di denunciare, dal timore di non essere compresi o tutelati.
Una società realmente civile non si misura soltanto dai diritti scritti, ma dalla capacità concreta di proteggere le persone più esposte alla vulnerabilità e alla discriminazione.
Parlare di queste violenze non significa dividere, ma assumersi una responsabilità collettiva: quella di costruire una cultura fondata sul rispetto, sulla dignità e sulla libertà di essere sé stessi.
Nessuno dovrebbe sentirsi in pericolo per ciò che è.
E nessuno dovrebbe essere lasciato solo dopo aver subito odio.

Se sei in difficoltà sappi che ci puoi contattare, una rete di psicologi e psicologhe e di avvocati e avvocate sono qui per aiutarti 🏳️‍🌈🏳️‍⚧️

Un ragazzo palestinese di 12 anni tenta di raggiungere il mare per la prima volta. Dopo essere stato respinto a un check...
28/04/2026

Un ragazzo palestinese di 12 anni tenta di raggiungere il mare per la prima volta.
Dopo essere stato respinto a un checkpoint, scappa e attraversa clandestinamente Israele; suo padre lo insegue rischiando arresto e lavoro.
Alle ore 22:50 collegamento con
Vi aspettiamo al ⛵️❤️

Resistenza è una parola femminile.E non è un caso.È femminile perché ha avuto i volti, i corpi e il coraggio delle donne...
23/04/2026

Resistenza è una parola femminile.
E non è un caso.
È femminile perché ha avuto i volti, i corpi e il coraggio delle donne che hanno lottato — nelle città, nelle campagne, nelle staffette silenziose e nelle rivolte rumorose.
Donne che hanno cucito reti clandestine, trasportato messaggi, nascosto vite, imbracciato armi e sfidato un sistema che le voleva invisibili.
Ma oggi, parlare di Resistenza significa anche allargare lo sguardo.
Significa riconoscere tutte le soggettività marginalizzate che resistono ogni giorno.
Perché la libertà non è completa finché non è di tuttə.
Il 25 aprile non è solo memoria.
È una pratica viva.
È scelta quotidiana.
È disobbedienza contro ogni forma di oppressione.
Celebrare la Resistenza per noi significa questo:
non accontentarsi della libertà conquistata, ma continuare a lottare per una libertà più ampia, più giusta, più radicale.
Perché resistere è esistere.
E esistere, per moltə, è ancora un atto politico.

Foto:Grazie 🙏🏻

✊🔥

Viktor Orbán ha perso… qualcuno avvisi il reparto “divieti creativi” 😌L’amore resta legale (strano, eh?).I Pride pure — ...
12/04/2026

Viktor Orbán ha perso… qualcuno avvisi il reparto “divieti creativi” 😌

L’amore resta legale (strano, eh?).
I Pride pure — pare non si possano bannare così facilmente.

Arrivederci… e tranquilli: non sentiremo la mancanza 💅

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