24/04/2026
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QUELLO CHE STA SABOTANDO IL TUO CORPO
(Di Patrizia Coffaro)
Ci sono due errori, sempre gli stessi e sempre sottovalutati. Il primo è pensare che la glicemia sia un problema solo di chi ha il diabete. Il secondo è credere che basti mangiare meno zuccheri per sistemarla. In realtà non è cosi, la glicemia è quella che dirige il tuo metabolismo, la tua energia, la tua infiammazione, anche il grasso che accumuli, soprattutto quello più pericoloso.
Il glucosio nel sangue è la tua principale fonte di energia. Ogni volta che mangi, il corpo trasforma quello che introduci in zuccheri semplici che entrano nel circolo sanguigno. A quel punto entra in scena l’insulina, un ormone che ha un compito preciso, prendere quel glucosio e portarlo dentro le cellule. Finché questo meccanismo funziona, tutto scorre, il problema nasce quando non funziona più bene.
Quando il corpo diventa meno sensibile all’insulina, si crea quella condizione chiamata insulino-resistenza... e lì cambia tutto.
Il pancreas deve lavorare di più, produrre più insulina, e questo nel tempo crea un terreno metabolico alterato. Non è qualcosa che succede dall’oggi al domani, è un processo lento, silenzioso, che spesso viene ignorato finché non compaiono sintomi evidenti e qui entra in gioco un altro protagonista, spesso sottovalutato... il grasso viscerale. Non quello che vedi allo specchio, ma quello che si deposita attorno agli organi. È metabolicamente attivo, infiammatorio, e ha una capacità incredibile di interferire con i segnali ormonali. In pratica, più ne accumuli, più peggiori la tua sensibilità insulinica e più peggiori la tua sensibilità insulinica, più il corpo tende ad accumularne; è un circolo vizioso perfetto.
E non finisce qui, il grasso viscerale non si limita a stare lì, comunica alterando anche i segnali di fame e sazietà. Praticamente, più ne hai, più è facile che tu abbia voglia di zuccheri e carboidrati. Non è mancanza di volontà... è come funziona il corpo, è biologia. A questo punto capisci perché dire di mangiare meno dolci è riduttivo. Il problema è più ampio, è un sistema che va riequilibrato... e allora come si fa a riportare equilibrio?
La prima cosa, quella più ignorata, è la struttura del pasto, non è solo cosa mangi, ma come lo combini. Inserire una quota adeguata di proteine in ogni pasto è fondamentale. Le proteine rallentano l’assorbimento degli zuccheri, stabilizzano la glicemia e soprattutto aiutano a ridurre quella fame continua che porta a sgranocchiare senza sosta. Non parlo di diete estreme, ma di pasti costruiti con criterio. Subito dopo arrivano i grassi, quelli giusti, perché sì, il grasso non è il nemico, anzi, se scelto bene diventa uno dei tuoi alleati migliori.... olio extravergine di oliva, avocado, pesce, cocco, sono elementi che aiutano a modulare la risposta glicemica e a dare sazietà reale.
Il classico pasto povero di grassi e proteine, ricco di carboidrati, è quello che ti lascia stanco dopo due ore e affamato dopo tre...e qui dobbiamo dire una cosa, i carboidrati da soli sono un problema. I cosiddetti carboidrati nudi, pane, pasta, ecc, creano picchi glicemici importanti, non significa eliminarli per sempre (ma nemmeno abusarne, ricorda è la quantità che fa il veleno), ma imparare a contestualizzarli. Se li mangi, devono essere inseriti in un pasto completo, non consumati isolati. Un altro aspetto che fa la differenza, e che molti ignorano perché troppo semplice, è il movimento dopo i pasti. Non servono ore di palestra, anche una breve camminata aiuta il corpo a gestire meglio il picco glicemico, è uno di quei piccoli gesti che, fatti ogni giorno, cambiano il quadro metabolico.
Poi c’è una strategia interessante, quasi controintuitiva, l’ordine in cui mangi. Iniziare il pasto con proteine e fibre, e lasciare i carboidrati alla fine, può ridurre significativamente l’impatto glicemico. Ma attenzione, se qualcosa non funziona, digestione lenta, enzimi ridotti, disbiosi, intestino irritato, una parte di quei carboidrati non viene assorbita correttamente e arriva più in basso, nel colon… e lì i batteri li fermentano. E cosa produce la fermentazione? Gas, gonfiore, tensione, a volte dolore. Quindi la domanda giusta non è... i carboidrati fermentano? ma... il mio intestino riesce a gestirli? Ma oggi parliamo di glicemia e quindi sto dando soluzioni per questa.
Quindi, anche alcuni accorgimenti apparentemente banali, come aggiungere aceto di mele o succo di limone ai pasti, possono contribuire a modulare la risposta glicemica, non sono soluzioni miracolose, ma tasselli che, insieme, costruiscono un equilibrio... e sì, anche alcuni nutrienti possono supportare questo processo. Sostanze come la berberina, la cannella, il fieno greco o la gymnema hanno mostrato effetti interessanti sul metabolismo del glucosio. Ma attenzione, non è mai l’integratore a fare il lavoro al posto tuo. Senza una base alimentare e uno stile di vita coerente, non servono a niente. C’è poi un altro fattore di cui si parla troppo poco e io cerco di ricordarvelo sempre... lo stress. Puoi mangiare perfettamente, ma se vivi in uno stato di allerta costante, il tuo corpo continuerà a produrre cortisolo, e il cortisolo alza la glicemia. È un meccanismo di sopravvivenza antico, ma oggi diventa un problema cronico.
E qui torniamo sempre lì... sistema nervoso, percezione di sicurezza, equilibrio interno. Non puoi separare il metabolismo dalla tua vita emotiva.a lla fine, la verità è che la glicemia non è un numero, è un riflesso. Riflette come mangi, come vivi, come reagisci allo stress, quanto dormi, quanto ti muovi, è uno specchio del tuo sistema e forse il punto più importante è proprio questo... non aspettare di avere una diagnosi per iniziare a occupartene. I segnali arrivano molto prima, fame continua, stanchezza dopo i pasti, voglia di dolci, accumulo di grasso addominale, cali di energia… sono tutti messaggi. Il corpo non ti tradisce, ti parla, il problema è che spesso lo ascoltiamo solo quando urla.
E allora invece di rincorrere soluzioni veloci, forse vale la pena fermarsi e ricostruire le basi, non servono rivoluzioni drastiche. Servono scelte coerenti, ripetute nel tempo, un pasto fatto bene, una passeggiata dopo cena, una gestione diversa dello stress, un ascolto più attento... e soprattutto, ti riporta in una posizione diversa, non più in balia del tuo metabolismo, ma finalmente in relazione con lui.
XO - Patrizia Coffaro