09/07/2026
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🔥 I PADRONI DI TUTTI 🔥
L'autoimmolazione di Lobga Rangzen, avvenuta davanti al Palazzo dell'ONU a New York e di cui vi abbiamo parlato nei giorni scorsi, è l'ultimo gesto estremo di una tragedia che il mondo continua a ignorare.
Negli ultimi vent'anni, oltre 180 tibetani – monaci, monache, attivisti e semplici cittadini – hanno scelto di darsi fuoco. Non per disperazione personale, ma perché non ritenevano più sopportabile vivere in un Paese dove parlare la propria lingua, professare la propria fede o persino possedere una fotografia del Dalai Lama può costare anni di carcere.
Lobga Rangzen ha voluto richiamare l'attenzione anche su un fatto gravissimo: dal 1° luglio è entrata in vigore in tutta la Cina la nuova "Legge sulle minoranze",
una norma che rappresenta un ulteriore passo verso la cancellazione delle identità culturali e religiose delle minoranze.
Questa nuova legge è esattamente questo: una legge suprematista e violenta che sancisce la supremazia dell'etnia Han su tutte le altre comunità del Paese, impone il mandarino come unica lingua ufficiale, obbliga le famiglie a educare i figli secondo la lealtà al Partito Comunista Cinese e sottopone tutte le religioni a un controllo politico sempre più stringente.
Ma c'è un aspetto ancora più inquietante.
L'articolo 63 attribuisce alla Cina la pretesa di perseguire chiunque, IN QUALUNQUE PARTE DEL MONDO, venga accusato di "incitare al separatismo" o di compromettere l'unità etnica cinese.
Questo significa che un giornalista europeo che intervista il Dalai Lama, un ricercatore che documenta la repressione in Tibet o quella in Xinjiang contro la minoranza uigura,
un gruppo di attivisti di Taiwan che partecipino a una conferenza sui diritti umani in Europa,
o un attivista che partecipa a una conferenza sui diritti umani, potrebbero essere considerati bersagli della giustizia cinese, anche senza aver mai messo piede in Cina.
Quando uno Stato pretende di esportare la propria repressione oltre i propri confini, il problema non riguarda più soltanto il Tibet, gli uiguri o Taiwan. Riguarda tutti noi.
Il silenzio della comunità internazionale è sempre più assordante.
Aiutateci a rompere questo silenzio. Condividete questo post. Parlatene. Fate conoscere questa realtà. Perché il primo alleato di ogni repressione è l'indifferenza.