04/06/2026
Marjane Satrapi se n’è andata a 56 anni, poco più di un anno dopo la morte del marito Mattias Ripa, che la famiglia ha definito “l’amore della sua vita”.
La sua graphic novel Persepolis, diventata poi un film di animazione, scritto e diretto a quattro mani con Vincent Paronnaud, ha cambiato il modo in cui il mondo occidentale guardava all’Iran, ribaltando il pregiudizio, mostrando quanto ci fosse di profondamente sbagliato, e violento, anche nel nostro sguardo.
Dopo, ogni giorno del suo esilio in Francia lo ha speso al fianco degli attivisti e delle attiviste contro ogni guerra.
Marjane ha lavorato su quel film con la consapevolezza dell’importanza di quel lascito al mondo.
Eppure quella testimonianza – del prezzo della guerra, del dolore dell’esilio, dell’essere una bambina prima e un’adolescente poi con l’identità divisa e mai riappacificata – così universale, affondava nella memoria viva di Marjane.
Lei che ha dato al suo doppio cinematografico il proprio volto, le proprie espressioni e i propri ricordi, interpretando personalmente ogni scena come riferimento per gli animatori.
Ci lascia una donna immensa,
che della sua vita ha fatto eredità per tutte le altre donne, per tutte le persone che ancora oggi, in ogni parte del mondo, lottano per la propria libertà.
Perché «l’azzurro del cielo non è lo stesso dappertutto, e il sole non splende ovunque allo stesso modo».
Ti abbiamo amata come la più preziosa delle amiche.
Oggi che vai via,
resta di te ogni disegno, ogni parola.
Restano le tue labbra rosse,
segno della tua rivendicazione ostinata e libera, contro ogni regola e ogni divieto che vuole imporre a una donna come vestirsi, come comportarsi, come pensare.
Resta quell’immagine di te, sigaretta accesa sul tuo bianco e nero, che ci guardi con quell’ironia più forte di qualsiasi rivoluzione.
E resta quell’irresistibile bambina di Teheran, che hai affidato al mondo perché non venisse dimenticata.