Fondazione Casa della Divina Bellezza

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       «Un grande artista: ha saputo dipingere il mistero della Luce che nonostante l’oscurità del dolore e del non sens...
04/05/2026




«Un grande artista: ha saputo dipingere il mistero della Luce che nonostante l’oscurità del dolore e del non senso raggiunge l’uomo per fare di esso il custode del senso luminoso da cui proveniamo e verso cui ci dirigiamo. Un cantore, un poeta del segreto luminoso dell’esistenza. Riposa nella Luce, Venanzio!».
Con queste parole Alfredo La Malfa, presidente della Fondazione Casa della Divina Bellezza, ha voluto ricordare il pittore Venanzio Manciocchi, recentemente scomparso all’età di settantotto anni.
Presso la nostra Fondazione potete ammirare alcune opere di Manciocchi, un amico che abbiamo il piacere di omaggiare con questo post.
Buona lettura!

Biografia
«Venanzio Manciocchi nasce a Sermoneta (LT) il 19 maggio del 1947.
Nei primi anni Sessanta entra in seminario; è durante questa esperienza che intuisce di avere una predisposizione per la pittura e le arti in genere. Uscito dal seminario, non riuscendo ad iscriversi alla Scuola d’Arte, frequenta l’Istituto Tecnico Industriale, diplomandosi Perito Elettrotecnico. Frequenta comunque dei corsi di pittura sotto la direzione del professor Giovanni Di Lucia. La sua prima partecipazione ad una mostra avviene il 18 dicembre 1968, in occasione del Natale di Latina, manifestazione in cui viene organizzata una rassegna a cui partecipano i pittori pontini più affermati. A segnalarlo è lo stesso Di lucia. L’opportunità fu motivo di forte stimolo a proseguire nel campo delle arti visive.
Negli anni Settanta, dopo le prime esperienze in collettive e concorsi di pittura, tenne alcune personali: ricordiamo in particolare quella presso la Galleria del Corso di Latina nel 1979, mostra presentata da Franco Miele, critico d’arte e artista legato a Carmine Sciaudone, titolare della Galleria. In questa occasione il critico definisce i termini della ricerca artistica di Manciocchi come improntata ad una “essenzialità figurativa”, una ricerca che ha il suo soggetto privilegiato nel paesaggio pontino.
In seguito vi furono ulteriori e significativi riconoscimenti, con premi e opportunità espositive anche all’estero.
Per ragioni di carattere professionale, essendo impiegato presso una nota industria farmaceutica di Sermoneta, all’iniziale dinamismo fece seguito un periodo di stasi. Manciocchi per lungo tempo fu assente da mostre e premi. Ma la sua indagine artistica non conobbe pause, sempre accompagnata da un’assidua frequentazione di musei sia in Italia che all’estero. Ciò contribuì all’acquisizione di una forma più libera e affrancata dai tradizionali schemi figurativi.
Alla fine degli anni Ottanta, riprende a far parte, su invito, di importanti collettive. La fotografia paesaggistica si sposta sempre più verso un segno pittorico del tutto originale che raggiunge la forma finale nell’espressione materica. L’invisibile si sostituisce al visibile. La sensibilità ed esperienza di Manciocchi, si concretizzano nella delicata combinazione di colore e texture, pittura e sperimentazione su altre tecniche (incisione e collage in particolare), abrasioni sui metalli e astrattismi finalizzati all’ordine e al rigore del segno.
Nel 2006 conosce il critico d’arte Giorgio Agnisola, con cui stabilisce un rapporto di f***a collaborazione. Agnisola coglie la dimensione intimamente spirituale dell’arte del maestro pontino, esplicitata nelle opere, e in particolare in quelle di carattere sacro, mai esposte, ma presente in realtà in tutti i suoi dipinti.
Nel 2010, presso la Casa della Divina Bellezza a Forza d’Agrò (ME), partecipa alla mostra collettiva “Transiti nell’Invisibile”, promossa da Alfredo La Malfa e curata da Giorgio Agnisola.
Nel 2013 viene selezionato per il Premio COMEL Vanna Migliorin, alla seconda edizione.
Nel 2016 pubblica un’ampia monografia per i suoi cinquant’anni di pittura (“Lo Specchio Interiore”, a cura di Giorgio Agnisola), che presenta con una retrospettiva presso la Chiesa di San Michele Arcangelo di Sermoneta.
Ricordiamo, infine, che Venanzio Manciocchi ha esposto in importanti gallerie d’arte italiane ed è presente in numerosi musei e spazi pubblici».
(Fonti: AT - Arti e Teologie - www.venanziomanciocchi.it)

Critica
Lo Specchio Interiore (Testo di Giorgio Agnisola)
«Difficile inquadrare nell’ambito dell’arte italiana presente la pittura di Venanzio Manciocchi, artista pontino dal percorso solitario e ispirato, da sempre teso ad un avvertimento interno dell’arte e della vita. Il punto di origine della sua avventura artistica è proprio questo avvertimento, che si nutre di percezioni silenziose e intense dello spazio e della forma, di sguardi rifessi soprattutto nella natura della sua terra d’origine: quel luminoso dispiegarsi di coste dune pinete che apre alle campagne pontine all’ombra del Circeo e del suo mito. Qui Manciocchi ha costruito la sua storia di artista e di uomo, coltivando negli anni una sua segreta aspirazione: dare forma alla luce, dare spirito alla materia, cogliendo nei riverberi della forma cromatica e nei rilievi della pasta d’olio la via di percorsi interiori, di spinte verso un oltre che si intuisce profondamente intriso con la realtà vista e indagata con lo sguardo dell’anima. L’arte nasce dunque dallo sguardo, dall’intuizione, dalla folgorazione dello spirito, che si rivela soprattutto nel paesaggio. È poi nel chiuso dello studio - un luogo ingombro di tele fno all’inverosimile, ricavato a misura sul retro più tranquillo della sua casa di Borgo Grappa, uno dei più suggestivi borghi della bonifica - che l’artista esercita il suo rispecchiamento psicologico e spirituale. È un muovere il suo dentro materia e colori con una tensione che in prima istanza potrebbe dirsi informale e che in realtà proviene da più lontano. L’informale, sappiamo, nasce da una libertà di sguardo e in origine da una rinuncia alla realtà visibile, da un recupero poi, neppure necessario, di questa realtà letta stavolta come dall’interno di un mondo protetto dalle pareti dell’anima. In Manciocchi tale spinta c’è indubbiamente, ma il suo sentire appare sostanzialmente diferente. Nei piani e negli spazi di una materia spessa e pastosa egli cerca di ritrovare quell’illuminazione dello sguardo avendo come termometro e bussola il proprio occhio interno, come riflesso di una condizione spirituale. In Manciocchi la realtà si fa pittura ma altresì la pittura si fa realtà, nella misura in cui in essa l’artista cerca la sua risposta intima e sensibile. Talune scelte stilistiche lo hanno condotto negli anni ad affiancarsi agli esiti di una conosciuta pittura postbellica, come quella del “Fronte nuovo delle arti”, di Morlotti soprattutto, del periodo informale. Ma se Morlotti e Mattioli, Santomaso, Novelli sono presenti nella memoria di Manciocchi, differente è il suo sguardo. Garantisce, riguardo alla unicità della sua ricerca, la sua contestualizzazione, il costante riferimento ad una terra che non è solo occasionale ricorso geografico, ma luogo elettivo dei suoi transiti spirituali. Siamo dunque all’interno non tanto o non solo di un’astrazione naturalistica, ma di una pittura che, come ha affermato in uno dei testi scritti per l’autore Antonella Soldaini, è in linea con quella tradizione paesaggistica che ha come sfondo la campagna romana e laziale. In cui l’artista compie un vero e proprio viaggio interiore, a cui lega il suo spirito credente, con un sentire che è anche un sentire religioso. D’altra parte Manciocchi ha coltivato la sua operosità con autonomi procedimenti tecnici e con un riconoscibile stile. Egli sovente ha realizzato da sé i supporti, le tele, utilizzando ad esempio sacchi a grossa trama; sovente da sé ha realizzato le cornici, elaborato materiali per la pittura, acquistando oli di intensa brillanza, usando frequentemente la spatola, intervenendo sulla tela anche con i mezzi meno canonici, manipolando aggrega alterando la superficie. Il fine è stato rivedere, anzi risentire l’emozione della visione per ritrovarla sulla tela carica della primigenia visione. Di recente l’artista ha sperimentato l’utilizzo di materiali nuovi, come l’alluminio, si è applicato a varie tecniche, come il collage e l’incisione, ha realizzato installazioni e sculture, ma in generale la sua arte si è affidata sostanzialmente all’olio. Manciocchi è dunque sostanzialmente un pittore. [...]».
(Fonte: www.venanziomanciocchi.it)

Per saperne di più
www.artiteologie.it
www.venanziomanciocchi.it

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Le immagini delle opere di Venanzio Manciocchi sono tratte da www.venanziomanciocchi.it/opere/

   La Fondazione Casa della Divina Bellezza, nella speranza che queste giornate di festa portino pace e serenità, augura...
05/04/2026


La Fondazione Casa della Divina Bellezza, nella speranza che queste giornate di festa portino pace e serenità, augura a tutti BUONA PASQUA!

Immagine: La Resurrezione (1875 - olio su tela) di Carl Heinrich Bloch (1834 - 1890)

Indirizzo

Via Roma 7
Forza D'Agro

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