16/06/2026
In questo importante studio di storia culturale e sociale, Wendy Webster analizza il modo in cui l’idea di “casa” e di appartenenza nazionale è stata costruita nella Gran Bretagna del secondo dopoguerra, in un periodo segnato dalla decolonizzazione e dal progressivo declino dell’Impero britannico. Attraverso una prospettiva che intreccia genere, razza e identità nazionale, l’autrice mostra come il concetto di nazione sia stato profondamente influenzato da rappresentazioni della famiglia, della maternità e della vita domestica.
Il volume mette in evidenza come l’inglesità sia stata sempre più associata all’idea di una casa ordinata, stabile e implicitamente bianca, mentre le esperienze delle donne migranti e delle comunità provenienti dalle ex colonie venivano spesso collocate ai margini di questa narrazione nazionale. Attraverso fonti orali, autobiografie, letteratura e cultura popolare, Webster restituisce la complessità delle esperienze di appartenenza e di esclusione vissute da donne bianche e nere nella Gran Bretagna del dopoguerra.
Uno degli aspetti più interessanti del libro è la capacità di mostrare come questioni apparentemente private come la famiglia, il lavoro domestico e la maternità, siano in realtà profondamente politiche e legate ai processi di costruzione dell’identità nazionale. L’autrice dimostra come colonialismo e razzismo abbiano influenzato non solo le politiche pubbliche, ma anche l’immaginario collettivo e le rappresentazioni della vita quotidiana.
In conclusione, l’opera offre un contributo storiografico e sociologico estremamente significativo ed incisivo per comprendere non solo la storia della Gran Bretagna del dopoguerra, ma anche le radici storiche dei dibattiti contemporanei su cittadinanza, immigrazione e identità nazionale.
📖 Il volume entrerà appena possibile a far parte della biblioteca del Centro Pace.