08/05/2024
Nel 2020, a 22 anni, ho conseguito la laurea in Sociologia con una tesi sulla storia dell’antipolitica e sulla crisi del sistema partitico della cosiddetta ‘Prima Repubblica’. Tre anni dopo, ho discusso una tesi sulla co-progettazione e sui processi partecipativi, a conclusione del corso di laurea in Scienze della Politica.
Questi due lavori delineano chiaramente il percorso che mi ha portato a scoprire non solo la specializzazione accademica, ma anche la mia attuale missione: partendo dall’analisi della mancanza di fiducia e della disaffezione verso la politica e la classe dirigente, per giungere poi all'azione dei cittadini e al loro contributo strutturato nel processo di creazione delle politiche pubbliche.
In poche parole (e con anche un po’ di retorica): lo stato attuale delle cose non è soddisfacente? Bene, adottiamo un sistema in cui cittadini e amministratori co-definiscono le politiche, co-decidono, co-attuano. Questo è ciò che definiamo democrazia partecipativa e amministrazione condivisa. Promuovere questi due insiemi di pratiche (che esistono già, in Italia e nel mondo) significa ricercare un cambiamento nel sistema decisionale tradizionale, dando più potere ai cittadini ordinari e alle organizzazioni della società civile. Significa avviare un percorso verso la personale e collettiva emancipazione della ‘parte bassa’ della società.
All'inizio del 2021, nel mezzo della frustrazione pandemica, è nata la scintilla trasformativa: insieme ad alcuni amici, abbiamo fondato un gruppo informale (Fáros) con l'obiettivo di promuovere dei cambiamenti nelle strutture di Follonica. Abbiamo iniziato con una petizione, mossi da uno spirito, una determinazione e una rabbia spontanea tipici di giovani ventenni, ma sempre mantenendo una visione costruttiva e dei piani d'azione.
Da quel momento, abbiamo avviato un dialogo con un'amministrazione aperta all'ascolto e alla collaborazione: in questo, non posso che ringraziarti, Barbara. E poi a cascata: grazie a un suggerimento di Salvatore-Gianluca, ho avuto l'opportunità di fare esperienza - per la prima volta - di un processo partecipativo organizzato dalla Regione Toscana, aprendomi a un mondo che non pensavo neanche esistesse. E sono certa che ancora, nell’immaginario di moltissimi cittadini (legittimati) e pubbliche amministrazioni (imperdonabili), il voto rimane l’unico modo di contribuire (forse/poco) alla vita politica. Non è così, e quello di cui sto parlando va ben oltre il momento elettivo, nella direzione di una riscoperta della dimensione collettiva e dei corpi intermedi e aggreganti.
Attualmente, come dottoranda in Studi Politici e stagista presso il Dipartimento della Funzione Pubblica, sto lavorando su questo, affinché ogni cittadina e ogni cittadino possa ‘svolgere la propria personalità’ (art. 2 Cost.) all'interno di un paradigma di governo aperto.
E questo, in ambito politico, sento di volerlo fare alla luce dei valori e degli ideali della sinistra: progressismo, uguaglianza e giustizia sociale, nella lotta ai soprusi e alle disparità di ogni genere.
Come ho menzionato durante la presentazione, sono sempre stata anche una lavoratrice stagionale. Ho lavorato per poco più di 3 euro all'ora, per 9 ore al giorno, per tre mesi consecutivi senza un giorno di riposo, conciliando lavoro e studio. Ed è stata una delle sfide più impegnative che abbia affrontato fino a questo momento.
Per questo motivo, mi sento in grado di comprendere e far miei i bisogni, le preoccupazioni, le vulnerabilità e la rabbia irriducibile di coloro che conducono e hanno condotto questa vita. Si tratta di un sistema che tacitamente va avanti senza che vi sia una reale azione per contrastarlo e per mitigarne gli effetti sul benessere psicologico ed economico degli individui.
Sono pronta a portare competenze e passione in questa esperienza, perché - in tutti i contesti - è giunto il momento non solo di parlare, ma di agire concretamente.
E come direbbe Michela Murgia: facciamo casino.