Associazione Italia-Israele di Foligno

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Associazione Italia-Israele di Foligno Sostegno ad Israele: Popolo e Istituzioni. Informazione corretta per sionismo, storia e attualità.

L'“Associazione Italia-Israele di Foligno” aderisce alla "Federazione delle Associazioni Italia-Israele", è un'associazione laica, democratica, apartitica ed aconfessionale che sostiene il concetto di Israele come “Stato nazionale ebraico” con Gerusalemme capitale unita ed indivisibile, ed ha lo scopo di:

- Sostenere lo Stato d'Israele, il suo Popolo, le sue Istituzioni e chi li rappresenta
- Svolgere attività di hasbara
- Promuovere lo sviluppo di relazioni sempre più amichevoli tra lo Stato d'Israele e l'Italia, con rapporti in qualsiasi campo della cultura, della scienza, dell'arte, dell'educazione, dell'informazione, dell'economia, del commercio e del turismo.
- Diffondere una corretta informazione riguardo ogni aspetto dello Stato di Israele
- Contrastare la disinformazione e le insorgenze di antisemitismo.
- Diffondere e divulgare la cultura ebraica
- Stabilire contatti con le Comunità e le associazioni ebraiche.
- Promuovere iniziative o manifestazioni educative, culturali, artistiche o turistiche.
- Promuovere la ricerca storica specifica.

Testimonianza di chi ha veramente vissuto sul campo la guerra di Gaza – ancora in corso.Chi condanna Israele a prescinde...
18/10/2026

Testimonianza di chi ha veramente vissuto sul campo la guerra di Gaza – ancora in corso.
Chi condanna Israele a prescindere, senza verificare se ciò che viene divulgato corrisponda a verità, dovrebbe vedere questo documentario.
Ciò smentisce ciò che viene narrato nel film Naza, dove per scopo di propaganda si stravolge la realtà.
https://nazadocumentary.com/it/film?fbclid=IwY2xjawVAGMtleHRuA2FlbQIxMQBwZG9mBXNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR7hV5alGQQE3l660FH4JC9KD5v19sGVHokcUnz6wyeonESeu7X2noBnwo73ow_aem_0JRT1_kcJXsJ3GA2hIORow

La guerra a Gaza, raccontata dagli ufficiali dell'IDF che l'hanno combattuta. I terroristi di Hamas combattevano in abiti civili, dall'interno delle aree civili. Come si capisce chi è una minaccia? Gli ufficiali spiegano le decisioni prese sul campo di battaglia, le condizioni che hanno affrontato ...

Travaglio, Se la gente non fosse ignorante magari non sarebbe in piazza “ a protestare per nulla.Grazie Travaglio per ci...
06/10/2026

Travaglio,
Se la gente non fosse ignorante magari non sarebbe in piazza “ a protestare per nulla.
Grazie Travaglio per ciò che dici in questo video tentando di spiegare, a chi è imbevuto dalla propaganda palestinese, ciò che non vorrebbero sentire ne a cui intendono credere.
Costoro vedono Israele ed ebrei solo sotto il profilo che è stato diffuso all’infinito da chi mira a colpevolizzarci di tutti i mali del Mondo, di genocidio, di colonizzatori, di monopolizzatori della finanza e della politica, stereotipi di cui siamo sempre stati oggetto.
Finalmente una voce fuori dal coro.

intellettualmente onestoMANIFESTAZIONI PRO PALESTINAVEDO ANTISEM...

04/10/2026

Corretta replica della IDF sul film documentario diffuso con successo immeritato in molte sale.
Non so in quanti avranno la pazienza di leggere fino in fondo questo articolo che sbugiarda il contenuto del film documentario “Naza” fornito dalla IDF.
Sarà difficile fare cambiare l’opinione che ormai si sono fatta le masse, visto la capillare propaganda montata ad arte da “h” e suoi sostenitori ma trovo corretto diffonderlo.

IDF SBUGIARDA PUNTO PER PUNTO LE FALSITA’ DEL DOCUMENTARIO NAZA DISTORTO FUORVIANTE E IN MALAFEDE

Dopo aver potuto finalmente visionare il documentario a settimane di distanza dalla sua prima proiezione, le Forze di Difesa Israeliane hanno pubblicato giovedì una replica di 10 pagine (consultabile cliccando qui: https://l1nq.com/7u4jb1k ) al "film" (incentrato sull’accusa secondo cui Israele avrebbe ucciso intenzionalmente decine di migliaia di civili nella Striscia di Gaza utilizzando l’intelligenza artificiale, oltre a una serie di altri crimini di guerra).

Va ricordato che gli autori del film non hanno mai mostrato di propria iniziativa il loro materiale alle Forze di Difesa Israeliane né prima né dopo la sua diffusione.

Nella risposta, l’esercito afferma che il film “offre un quadro distorto, fuorviante e in malafede del processo di pianificazione e attacco agli obiettivi da parte delle Forze di Difesa Israeliane” e che la narrazione del film “si basa su sostanziali errori fattuali derivanti da una rappresentazione manipolatoria della realtà”.

L’esercito afferma che, contrariamente a quanto sostenuto nel film, le “direttive vincolanti delle Forze di Difesa Israeliane distinguono in modo esplicito, completo e chiaro tra operativi militari e civili non coinvolti a Gaza” e che le procedure di attacco “si fondano essenzialmente su tale distinzione, vietano di dirigere intenzionalmente attacchi contro i civili e impongono di ridurre al minimo possibile il rischio di danni nei loro confronti”.

Le Forze di Difesa Israeliane dichiarano di “non aver mai pianificato, approvato né eseguito alcun attacco a Gaza in cui fosse prevista l’uccisione di 500 civili o di un numero anche solo lontanamente simile a questo” (un’accusa contenuta nel film), aggiungendo che in effetti “nessuno ha mai seriamente sostenuto che un attacco delle Forze di Difesa Israeliane abbia causato un numero di vittime di tale entità o anche solo lontanamente simile”.

In merito alle affermazioni sull’uso dell’Intelligenza Artificiale per selezionare obiettivi e autorizzare attacchi, le Forze di Difesa Israeliane dichiarano che “l’intelligenza artificiale non ha mai selezionato autonomamente obiettivi da colpire” e che “l’individuazione degli obiettivi da colpire è effettuata esclusivamente da ufficiali dell’intelligence autorizzati, gli attacchi sono pianificati da professionisti competenti e la decisione di procedere con l’attacco spetta ai comandanti operativi”.

Le forze armate affermano inoltre che le loro direttive “non hanno mai concesso l’autorizzazione automatica per attacchi che mettessero a rischio un numero prestabilito di civili” (come 20 civili per colpire un operativo di basso livello o 200 per un comandante di alto rango, un’altra accusa contenuta mossa da una persona nel film).

Riguardo a “Lavender” (descritto nel film come uno strumento utilizzato dai militari per identificare membri di Hamas e raccomandarli come bersagli), l’esercito afferma che non si tratta affatto di “un database di obiettivi approvati per l’attacco, bensì di un database di supporto agli analisti dell’intelligence”.

In merito alle affermazioni secondo cui le Forze di Difesa Israeliane avrebbero effettuato attacchi in determinate aree dopo aver diramato avvisi di evacuazione sebbene vi fossero ancora civili nell’area, l’esercito dichiara che le proprie direttive “non consentono di considerare un avviso di evacuazione come un’autorizzazione a colpire l’area ignorando i civili che vi sono rimasti”.

Contrariamente a quanto sostenuto nel film, l’esercito afferma che “non ignora le conseguenze dei propri attacchi, ma si adopera per valutarle, anche in relazione a eventuali danni involontari ai civili”, aggiungendo che “tali valutazioni hanno portato a riesaminare centinaia di episodi verificatisi durante le ostilità e costituiscono la base per trarre insegnamenti utili”.

“𝐒𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐟𝐢𝐥𝐦 𝐚𝐯𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐨 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐢 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐢𝐧 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐚𝐝𝐞𝐠𝐮𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐢𝐧 𝐛𝐮𝐨𝐧𝐚 𝐟𝐞𝐝𝐞, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐝𝐚𝐫𝐝 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 – 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐯𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐯𝐨𝐜𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐅𝐨𝐫𝐳𝐞 𝐝𝐢 𝐃𝐢𝐟𝐞𝐬𝐚 𝐈𝐬𝐫𝐚𝐞𝐥𝐢𝐚𝐧𝐞 – 𝐚𝐯𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞𝐫𝐨 𝐩𝐨𝐭𝐮𝐭𝐨 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐝𝐮𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐠𝐫𝐚𝐯𝐢 𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐥𝐥’𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚. 𝐈𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐦𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐥’𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨”.

Secondo l’esercito, molti errori presenti nel film derivano dal fatto che “gli intervistati, descritti come ex membri dei servizi di intelligence delle Forze di Difesa Israeliane, fanno solitamente riferimento soltanto alle limitate fasi iniziali dell’attività di intelligence, anziché al processo ben più ampio di pianificazione e approvazione degli attacchi”.

“Tale processo – spiegano i militari – non è di competenza dell’intelligence, bensì degli organi operativi che gestiscono ed eseguono le procedure di individuazione degli obiettivi. Di conseguenza, appare evidente che in diversi casi gli intervistati avanzano congetture e ipotesi prive di fondamento fattuale”.

Le Forze di Difesa Israeliane accusano gli autori del film di non aver mostrato “molte delle altre figure coinvolte nell’intero processo di individuazione degli obiettivi”, tra cui i responsabili della pianificazione volta a ridurre al minimo i danni ai civili, i consulenti legali che esaminano gli attacchi proposti e i comandanti incaricati di approvarli o respingerli. Il risultato, come già accennato, è una rappresentazione scorretta e altamente fuorviante della realtà”.

“Inoltre, allo scopo di adattarsi alla narrazione che il film intende promuovere, gli autori omettono un contesto essenziale per comprendere la guerra a Gaza e la condotta delle Forze di Difesa Israeliane durante il conflitto” afferma l’esercito, aggiungendo che il film “non attribuisce il giusto peso alle ragioni di sicurezza che hanno spinto Israele a operare a Gaza e al massacro del 7 ottobre, alla deliberata strategia di Hamas di infiltrarsi tra la popolazione civile, che è la causa principale dei danni ai civili, né alle innumerevoli azioni e metodologie adottate dalle Forze di Difesa Israeliane per ridurre al minimo i danni alla popolazione civile, tra cui avvisi prima degli attacchi, scelta delle munizioni, pianificazione accurata delle operazioni, agevolazione degli aiuti umanitari e altro ancora”.

“I processi e le decisioni che il film omette – prosegue il comunicato – mostrano quale è stato, nella pratica, l’impegno delle Forze di Difesa Israeliane per proteggere i civili: le ulteriori informazioni di intelligence richieste, la modifica dei piani, l’annullamento di attacchi, la rinuncia a opportunità militari. Tali decisioni hanno limitato l’uso della forza esclusivamente in base ai rischi valutati per la popolazione civile.

Particolarmente inquietante è l’ulteriore distorsione della realtà operata dal film attraverso un montaggio manipolatorio delle interviste, allusioni irresponsabili ad atrocità storiche e la falsa e infondata attribuzione alle Forze di Difesa Israeliane di intenzioni malevole”.

Secondi i militari, “persino il titolo del film ribalta la realtà. NAZA è l’acronimo del termine ebraico Nezek Agavi che significa ‘danno collaterale’. Si tratta di un termine tecnico utilizzato da qualsiasi esercito rispettoso della legge per descrivere i danni accidentali ai civili derivanti da un attacco contro un obiettivo militare, cosa che consente ai comandanti di valutare la legittimità dell’attacco e di adottare misure per ridurre al minimo possibile i danni alla popolazione civile.

Paradossalmente, il film dipinge come indifferenza verso le vite dei civili quelli che sono l’eccezionale impegno e la meticolosità con cui le Forze di Difesa Israeliane stimano i danni ai civili durante gli attacchi stessi.

In realtà, la valutazione dei danni previsti per i civili durante gli attacchi è un requisito imposto dal diritto internazionale. Le Forze di Difesa Israeliane effettuano tale valutazione affinché i comandanti possano stabilire la legittimità di un attacco, disporre ulteriori precauzioni, modificare il piano d’attacco o annullare l’operazione: il tutto al fine di ridurre al minimo possibile la probabilità di danni ai civili, come i comandanti israeliani hanno fatto in numerose occasioni durante il conflitto”.

La replica si conclude con una accusa precisa: “Contrariamente alla prassi consolidata, 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐟𝐢𝐥𝐦 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐥𝐞 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐚𝐜𝐜𝐮𝐬𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐅𝐨𝐫𝐳𝐞 𝐝𝐢 𝐃𝐢𝐟𝐞𝐬𝐚 𝐈𝐬𝐫𝐚𝐞𝐥𝐢𝐚𝐧𝐞 𝐚𝐟𝐟𝐢𝐧𝐜𝐡𝐞́ 𝐥𝐞 𝐞𝐬𝐚𝐦𝐢𝐧𝐚𝐬𝐬𝐞𝐫𝐨 𝐞 𝐝𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐨 𝐥𝐚 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐧𝐞́ 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐟𝐨𝐫𝐧𝐢𝐭𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐩𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐟𝐢𝐥𝐦 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐢𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 nonostante le Forze di Difesa Israeliane ne avesse fatto richiesta. Pertanto, nel valutare i contenuti del film, le Forze di Difesa Israeliane si sono basate sul resoconto dettagliato di un loro rappresentante che ha assistito a una proiezione pubblica, nonché su altre testimonianze di dominio pubblico.”

Testo | Israele.net

03/10/2026

La propaganda diffusa dai propal e dai loro sostenitori, dai Paesi fondamentalisti islamici e da chi ne ricava interessi.
La propaganda diffusa dai propal e dai loro sostenitori, dai Paesi fondamentalisti islamici e da chi ne ricava interessi, non ha pudore davanti alle falsità con cui manovrano le masse portando a far credere che ciò che affermano sia dettato dall’unica fonte attendibile.
Tutti i dati e filmati montati ad arte per provocare indignazione contro Israele ed ebrei servono per acquisire sostenitori che, senza alcuna verifica, li danno per buoni.
Essi affermano di combattere per la Pace e di volere un loro Stato, non riconoscendo quello di Israele e determinati a raggiungere la sua distruzione.
Provare a smentirli è utopia, visto l'innato senso di antisemitismo mai debellato in molti.
Più loro affermano, spudoratamente, di volere islamizzare il mondo, più inspiegabilmente vengono ascoltati.
Fino a quando non avranno la supremazia anche in Italia, sarà possibile evitare che ciò accada, sempre che questo sia il desiderio degli italiani.
Siamo ancora in tempo per preservare i nostri principi, fedi, libertà e cultura, per cui molti hanno dato la vita per farcela avere oggi e noi stiamo porgendo la guancia a chi ce li vuole portare via.

29/09/2026

In difesa di Netanyahu.
Senza usare le armi, per portare alla luce la verità sulle accuse rivolte a Netanyahu penso sarebbe utile controllare i conti correnti di chi diffonde queste falsità.
Il potere dei soldi fa assumere posizioni anche contrarie alle certezze.
Ci saranno pure spese fatte da questi individui al di sopra delle proprie possibilità, ma occorrerebbe una magistratura non corrotta, non seguendo l’esempio di quella italiana.
Con i mezzi che si dispongono oggi non dovrebbe essere così difficile,
Una volta provata la corruzione le pene dovrebbero essere esemplari.

28/09/2026

Forse una pecca di Israele.
Mi rendo conto che a poco servirebbe, ma un appunto che si può rivolgere alla diplomazia israeliana è di non smentire tutte le falsità che palestinesi e simpatizzanti diffondono.
Noi ebrei per avere più contatti, avendo parenti ed amici che vivono in Israele e possono darci notizie dal vivo, siamo molto più aggiornati, con informazioni verificabili ed inconfutabili.
La condivisione ed il sostegno che trovano sulle masse, chi nutre già preconcetti contro di noi, si verifica quando si attaccano gli israeliani ed ebrei, questo è frutto di una campagna denigratoria che trova credito da chi ascolta, legge e vede senza approfondire.
Siamo martellati da accuse che sfociano anche in violenze fisiche e materiali immeritate, purtroppo la legge contro l’antisemitismo c’è ma non viene applicata.
Nonostante gli anni che siamo presenti in Italia non ci siamo mai permessi di volere modificare le tradizioni locali, il 100% di noi parla, scrive in italiano e ne conosce la storia, senza pretendere di imporre le regole delle nostra fede ad altri, ne facendo proselitismo con imposizione.
Informatevi meglio e traetene conclusioni.

27/09/2026

Ebrei e Governo Israeliano.
Quando un ebreo vuole essere giudicato per se stesso e non per il comportamento del Governo Israeliano, non vuol dire volersi allontanare da Israele.
Tutti i Governi che si sono succeduti hanno sempre dovuto combattere per la sopravvivenza collettiva, il loro operato ci ha portato fino ad oggi, se fosse stato più remissivo non si sarebbe più potuto parlare ne del nostro Stato ne di ebrei.
Anche in Israele c’è chi non condivide le decisioni prese dall’attuale Governo, ma visto la determinazione dei nostri nemici di volerci sopprimere non ci sono state alternative alle continue guerre.
Come si evidenzia in tutti gli scontri, che purtroppo sono diffusi su tutto il Pianeta, di morti tra i civili ce ne sono stati tanti, anche in numero molto superiore a quelli provocati da Israele, documentandosi è possibile averne conferma.
Inoltre si deve tenere conto che questi crudeli terroristi si mescolano al Popolo usandolo come scudo umano, trovano rifugio nei tunnel che scorrono sotto le loro case, scuole, ospedali, luoghi di culto, dove si nascondono con armi , viveri, rendendo difficoltoso stanarli.
L’amore per Israele di ogni ebreo è al di sopra della politica, è la nostra unica Patria.

Maria Teresa Anfossi IL DISCORSO INTEGRALE DI BENJAMIN NETANYAHU ALL'ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE (traduzione ...
25/09/2026

Maria Teresa Anfossi
IL DISCORSO INTEGRALE DI BENJAMIN NETANYAHU ALL'ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE (traduzione di dangelodario.it )
E’ molto lungo ma c’è la possibilità col PC, per chi volesse, di farselo leggere ad alta voce.
Posizionatevi col mouse all’inizio del testo
Premendo il tasto dx vi appariranno diverse scelte
Cliccate su “Altri strumenti”
Vi apparirà “Leggi ad alta voce”
Cliccateci sopra e buon ascolto.
"Signor Presidente, prima di cominciare, vorrei fare soltanto un breve annuncio. Se in quest’aula ci sono altri codardi morali che non se ne sono ancora andati, vi prego di farlo adesso. Grazie mille.
Signore e signori, 14 anni fa mi trovavo su questo podio e tracciai una linea rossa. Promisi che avrei impedito alla dittatura assassina iraniana di sviluppare bombe atomiche, armi nucleari destinate a distruggere Israele, armi nucleari che avrebbero potuto minacciare il mondo intero. Ed è esattamente quello che abbiamo fatto.
Ora lasciate che vi dica qualcosa che potrebbe sorprendervi. Devastare gli impianti nucleari iraniani è stato difficile. È stato molto difficile. Ma per me è stata una delle decisioni più facili che abbia mai dovuto prendere da primo ministro. Perché, se non l’avessimo fatto, oggi saremmo tutti morti.
E volete sapere qual è l’ironia più grande? Difendendo se stesso, Israele sta difendendo anche molti dei Paesi i cui delegati hanno appena abbandonato quest’aula. Anzi, voglio che sappiate che molti dei loro leader ci hanno persino ringraziato in privato per aver eliminato le armi nucleari iraniane. È difficile immaginare un’ipocrisia più sconvolgente, ma è esattamente di questo che si tratta.
Ora, questa non è la prima volta che ci troviamo di fronte alla minaccia dell’annientamento.
Il 5 giugno 1967, Israele era circondato da nemici che giuravano apertamente di distruggerci. All’epoca non eravamo in Giudea e Samaria, il cuore della patria storica del popolo ebraico. Non eravamo a Gaza. Non eravamo sulle alture del Golan. Ah, e signor al-Sharaa, dovrebbe sapere che gli ebrei sono presenti sulle alture del Golan fin dai tempi di Mosè. Può leggerlo nella Bibbia.
No, a quel tempo, alla vigilia della Guerra dei Sei Giorni del 1967, non eravamo in nessuno di questi territori. Eravamo in una minuscola striscia di terra. E lo siamo ancora. Una striscia di terra che equivale a circa un terzo dell’uno per cento dell’intera superficie del mondo arabo. Eppure accusano Israele, il minuscolo Israele, di colonialismo. Bel colonialismo! E chi ci accusa? Beh, tra gli altri, persone in Gran Bretagna e in Francia. Per l’amor di Dio, sono stati loro a inventare il termine! Il loro colonialismo ha attraversato l’intero globo. Colonialismo! Ma per favore! Un’altra menzogna.
Eppure, a quel tempo, su quel minuscolo lembo di terra, senza West Bank, senza Gaza, senza alture del Golan, era in gioco soltanto la sopravvivenza dell’unico Stato ebraico al mondo. Perché è di questo che si tratta in questo conflitto. Non si tratta di territori. Si tratta dell’esistenza di uno Stato ebraico, quali che siano i suoi confini.
Eppure, proprio allora, eravamo minacciati di annientamento da tre eserciti arabi che si preparavano a invaderci. Sapete cosa facevano gli israeliani a quel tempo? Scavavano fosse comuni, preparandosi alle migliaia e migliaia di vittime, preparandosi a seppellire i nostri morti.
All’epoca ero uno studente israeliano delle superiori a Philadelphia, in Pennsylvania. Cinque giorni prima dello scoppio della guerra, presi un aereo per tornare in Israele. Trovai un Paese immerso nel più completo oscuramento. Israele si preparava all’impatto. Ero tornato per vedere mio fratello Jonathan, Yonatan, Yoni. Aveva 21 anni ed era un ufficiale dei paracadutisti. Come il resto dell’esercito, la sua unità era già stata mobilitata. Andai a cercarlo. Mi dissero che i paracadutisti erano accampati nei frutteti, negli aranceti intorno a Ramle.
Così andai lì e chiesi ad alcuni soldati: “Sapete dove si trova Yoni Netanyahu?”.
“No”. “No”.
Poi uno di loro disse: “Ah, intendi quel ragazzo giovane? Sì, è nell’aranceto accanto”.
Così mi diressi lì e, improvvisamente, in fondo a un lungo filare di alberi, vidi mio fratello. Rimase assolutamente sbalordito nel vedermi.
“Bibi”, disse. “Bibi, che cosa ci fai qui?”. Corremmo l’uno incontro all’altro e ci abbracciammo.
E davanti a una tazza di caffè militare preparato alla meglio, gli rivolsi la domanda che avevo in mente, la domanda che tutti avevano in mente. “Allora, Yoni”, gli dissi, “che cosa succederà?”.
Lui si fermò un istante, poi disse qualcosa che non dimenticherò mai.
“Vinceremo”, disse. “Non abbiamo altra scelta”.
Ricordo quelle parole come se fosse ieri. Vinceremo. Non abbiamo altra scelta. E quando vincemmo, nove anni dopo, terroristi palestinesi dirottarono un aereo passeggeri diretto in Israele. Lo portarono a Entebbe, in Uganda. Come i nazisti, i terroristi selezionarono i passeggeri ebrei: uomini, donne, bambini, neonati. Minacciarono di ucciderli tutti se Israele non avesse liberato i terroristi palestinesi. E poi, il 4 luglio 1976, nel bicentenario degli Stati Uniti, in una delle più straordinarie missioni di salvataggio dei tempi moderni, Yoni guidò i suoi coraggiosi soldati nel cuore dell’Africa. Miracolosamente, salvarono 103 ostaggi ebrei e li riportarono tutti a casa. Tutti, fino all’ultimo. Mio fratello, il comandante del gruppo d’assalto, fu l’unico soldato ucciso durante quella missione. Voglio ringraziare ancora una volta l’Uganda per aver recentemente eretto una statua di Yoni nel luogo in cui cadde.
Amici miei, le parole di Yoni sono vere oggi come lo erano più di mezzo secolo fa. Vinceremo. Non abbiamo altra scelta. E mai questo è stato dimostrato più chiaramente che il 7 ottobre 2023, il giorno più buio della storia di Israele. In quel giorno orribile, migliaia di terroristi palestinesi irruppero in Israele da Gaza. Ora, voglio che sappiate che all’epoca non c’era un solo israeliano a Gaza. Non un civile, non un soldato. Neanche uno. Ma questo non cambiò assolutamente nulla. I terroristi di Hamas compirono il più grande massacro di ebrei dai tempi dell’Olocausto. Passarono di casa in casa, sparando a bruciapelo ai civili israeliani. Lo fecero con una gioia diabolica, con un piacere sadico. Trasmettevano in diretta streaming mentre uccidevano. E chi uccidevano? Proprio quegli israeliani, i loro vicini, che davano loro lavoro, che andavano a prendere i bambini palestinesi al confine con Gaza e li accompagnavano negli ospedali israeliani per sottoporli a cure oncologiche, per poi riportarli a casa.
Riuscite a immaginare una simile mostruosità? Questi mostri di Hamas massacrarono i sopravvissuti all’Olocausto. Bruciarono vivi i neonati davanti ai loro genitori. Decapitarono i nostri uomini. Stupravano brutalmente le nostre donne e poi le uccidevano. Complessivamente, quel giorno massacrarono 1.200 israeliani.
Voglio darvi un’idea di che cosa significhi questo per un Paese di dieci milioni di abitanti. In proporzione, equivale al massacro di 40.000 americani innocenti in meno di 24 ore. È come se l’11 settembre si fosse ripetuto 16 volte. Sedici 11 settembre, verificatisi non molto lontano da qui.
In quel giorno, il più buio della nostra storia, i nostri nemici si aspettavano che crollassimo. Ebbene, non siamo crollati. Al contrario, ci siamo rialzati e abbiamo combattuto come leoni!
Negli ultimi tre anni, i nostri eroici soldati hanno combattuto giorno dopo giorno in una guerra su sette fronti. Conoscete un altro Paese delle dimensioni del New Jersey capace di combattere una guerra su sette fronti, per giunta per tre anni?
Sette fronti: Hamas, Hezbollah, gli Houthi, l’Iran, le milizie in Iraq, le milizie in Siria e i terroristi palestinesi in Giudea e Samaria. Si sono coalizzati tutti contro di noi per cancellarci dalla faccia della Terra. Hanno fallito. Perché, invece di crollare, abbiamo inferto a tutti loro colpi devastanti. Insieme ai nostri grandi amici americani, abbiamo annientato l’esercito, la marina, l’aeronautica e gli impianti nucleari dell’Iran. Israele ha martellato Hamas. Abbiamo colpito duramente Hezbollah. Ricordate i cercapersone? Ricordate questi aggeggi? Ve li ricordate?
Beh, posso dirvi una cosa: Hezbollah se li ricorda certamente!
E indovinate che fine ha fatto la maggior parte del suo immenso arsenale di 150.000 missili balistici e razzi, tutti puntati contro i nostri civili? Non ci sono più. I leader di Hezbollah? Morti.
Il loro spirito? Spezzato. Gli arciterroristi, i peggiori assassini di massa sulla faccia della Terra, responsabili dell’uccisione non soltanto di israeliani, ma anche di americani, britannici e cittadini di decine di Paesi: Khamenei, Deif, Sinwar, Haniyeh, Nasrallah e migliaia di altri terroristi che volevano distruggerci. Anche loro non ci sono più.
I terroristi rimasti cercano disperatamente di riorganizzarsi. Ogni giorno cercano di uccidere la nostra gente e, in particolare, cercano di uccidere il nostro popolo nella nostra patria storica, in Giudea. A proposito, è proprio da lì che deriva la parola “ebreo”: dalla Giudea. Quella è la nostra terra.
Cercano di ucciderci con migliaia di attentati ogni anno. Prendono di mira famiglie, famiglie pacifiche che percorrono le strade in automobile. Sparano contro donne incinte. Sparano contro intere famiglie. Naturalmente, nulla di tutto questo trova spazio sulla stampa internazionale o sui social media. Nulla. Assolutamente nulla. Quello di cui parlano, invece, è un gruppetto di giovani delinquenti, circa 150, che vanno in giro a lanciare pietre, ad abbattere ulivi. A volte appiccano anche degli incendi. Non lo sopporto. Non tollererò che qualcuno si faccia giustizia da sé. Siamo uno Stato di diritto. Per questo abbiamo messo lo Shin Bet alle loro calcagna. Ma è questo che chiamano “violenza dei coloni”. E il numero delle vittime in un anno? Forse due o tre. Nell’intero periodo di cui si sta discutendo, forse due o tre morti, a fronte delle migliaia di attacchi terroristici contro i coloni pacifici, persone rispettabili, persone che rispettano la legge. Che distorsione della realtà! È un’ossessione.
Sento questi discorsi anche qui. Voglio dire, i leader di alcuni Paesi ne parlano seriamente.
E lo dicono con un tono così solenne: “Non possiamo tollerare la violenza dei coloni!”. Non sapete di che cosa state parlando. E ascoltate, due giorni fa, due giorni fa, due giorni fa...Mi rivolgo al mio collega Emmanuel Macron. Due giorni fa, tre giorni fa, un cittadino francese, Netanel Shukrun, padre di sei figli, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco mentre visitava una sorgente insieme al figlio sedicenne. Un terrorista di Hamas, in Giudea e Samaria, si è avvicinato e gli ha sparato a bruciapelo. E le ultime parole che ha pronunciato sono state: “Scappa, scappa, figlio mio, mettiti in salvo”. È successo tre giorni fa.
Due giorni fa, in Giudea e Samaria, un ufficiale della riserva, un riservista, Neria Leiter, è stato travolto da un terrorista palestinese che ha compiuto un attentato con un veicolo. Ora lotta per la vita in un ospedale di Gerusalemme. Ho fatto visita alla sua famiglia poco prima di salire sull’aereo per ve**re qui. Neria, padre di quattro figli, è il figlio di Yechiel Leiter, il nostro straordinario ambasciatore negli Stati Uniti. Tre anni fa, il figlio maggiore di Yechiel, Moshe, padre di sei figli, è stato ucciso mentre bonificava un edificio minato a Gaza. Yechiel, fratello mio, il tuo dolore è incommensurabile. L’intero popolo di Israele, e moltissime persone al di fuori di Israele, pregano per la vita di Neria.
Ma nonostante il dolore, nonostante la sofferenza, non ci arrendiamo. In un recente post, pubblicato prima dell’attentato, Neria aveva scritto queste parole. Ascoltate: “Non abbiamo un altro Paese. È un privilegio difenderlo”. A Neria e a tutti gli eroi di Israele rivolgo una promessa solenne: il vostro sacrificio non sarà stato vano.
Continueremo a difendere il nostro Stato.
Continueremo a vincere, perché non abbiamo altra scelta.
In questa battaglia contro i barbari, non abbiamo avuto un alleato più importante del presidente Trump. Lo ringrazio. Lo ringrazio per la sua coraggiosa leadership. Ha affrontato con coraggio un pericolo enorme per l’America, per Israele e per il mondo. Decenni fa aveva capito che, se nessuno li avesse fermati, gli ayatollah fanatici che inneggiano alla morte dell’America e alla morte di Israele avrebbero finito per realizzare le loro folli fantasie. Così Israele e America hanno agito insieme, non soltanto per proteggere noi stessi, ma per salvare la civiltà. Coraggiosi piloti americani, insieme a coraggiosi piloti israeliani, hanno condotto missioni congiunte nei cieli dell’Iran. America e Israele hanno collaborato anche per riportare a casa gli ostaggi che erano ancora prigionieri. Li abbiamo riportati a casa tutti, fino all’ultimo.
Vi chiedete perché stiamo vincendo? Beh, Yoni lo disse con parole semplici: non abbiamo altra scelta.
E durante tutta questa lunga guerra, il nostro obiettivo non è mai cambiato: vincere. Vincere con una determinazione incrollabile. Vincere con un coraggio inesauribile. Perché questo è Israele: un unico popolo che combatte per un unico futuro. Destra e sinistra, giovani e anziani, religiosi e laici. Abbiamo le nostre divergenze? Certamente. Chi non ne ha? Ma nei momenti cruciali, quei momenti che plasmano il nostro destino, restiamo uniti. Perché ciò che ci unisce è molto più forte: la nostra storia, i nostri valori, il nostro coraggio. Il coraggio, il coraggio del nostro valoroso popolo, che ha resistito ai mille potenti missili balistici che l’Iran ha fatto piovere sulle nostre città, sui nostri civili.
Signore e signori, vi trovate qui, nell’aula dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Sapete cosa farebbe un solo missile balistico da una tonnellata se colpisse questo luogo? Distruggerebbe completamente l'intero complesso. Anzi, due missili del genere distruggerebbero le Nazioni Unite.
Quindi potete immaginare, pensate a mille giganteschi missili che piovono dal cielo sulle vostre città, sulle vostre case. Rendo omaggio al coraggio del popolo di Israele. Rendo omaggio al coraggio dei nostri valorosi soldati: ebrei, cristiani, drusi, musulmani. L’esercito più morale del mondo, le Forze di difesa israeliane.
Per tre anni, i nostri coraggiosi soldati hanno combattuto valorosamente una guerra su sette fronti. Ma questa guerra ha un ottavo fronte. È la guerra per la verità. Si combatte sui media di tutto il mondo e, nella sua forma più insidiosa, sui social media. Diversi Paesi stranieri hanno speso miliardi e miliardi di dollari per diffondere menzogne sul mio Paese. Il primo a farlo è stato il Qatar. Decenni fa ha cominciato a finanziare massicciamente le università americane e organi di informazione tossici come Al Jazeera. A proposito, hanno fatto lo stesso anche in Europa. E il loro obiettivo era chiaro: fare il lavaggio del cervello ai giovani affinché odiassero Israele, odiassero l’America, odiassero l’Occidente. È lo stesso Qatar che ospita i macellai di Hamas responsabili del 7 ottobre.
Ora, l’ultimo Paese a essere diventato un grande diffusore di menzogne antisemite è la Turchia. Erdogan. Erdogan è un tiranno. Anche lui ospita i capi terroristi di Hamas. Ha assassinato migliaia di civili curdi. Nega il genocidio armeno. Mette in prigione giornalisti e leader dell’opposizione. Anzi, credo che detenga il record mondiale in questo campo. È una competizione difficile, ma penso che sia il numero uno. Occupa illegalmente Cipro del Nord, parte di uno Stato membro dell’Unione europea, e viola regolarmente i diritti della Grecia, membro della NATO. Ora vuole prendere il controllo della Siria. Beh, non è sorprendente, perché invoca la distruzione di Israele quasi ogni singolo giorno. Dice che diventerà il sovrano di Gerusalemme. No, signore, non lo diventerà. Questo è il nostro Paese, la nostra città, la nostra capitale eterna.
I tiranni di tutto il mondo cercano di minacciarci. Cercano di minare la nostra determinazione con le loro campagne di menzogne. Ma alla fine, proprio come sul campo di battaglia militare, il popolo ebraico prevarrà.
Ci vorrà tempo. Ci vorrà tempo per sconfiggere le menzogne. Ci vorrà tempo perché il mondo riconosca ciò che è così evidente: che Hamas usa i civili palestinesi come scudi umani; che usa ospedali, scuole e moschee come centri di comando terroristici; che ha rubato gran parte del cibo che abbiamo fatto entrare a Gaza. E mentre Hamas ha fatto tutto il possibile per mantenere i civili palestinesi in pericolo, spesso sotto la minaccia delle armi, Israele ha fatto tutto il possibile per portarli al sicuro.
Abbiamo inviato milioni di SMS per avvertire i civili di abbandonare le zone di combattimento. Abbiamo effettuato milioni di telefonate. Abbiamo lanciato milioni di volantini.
Voglio farvi alcune domande. Quale regime genocida somministra un milione di vaccinazioni contro la poliomielite alla popolazione nemica? Quale regime genocida consente la distribuzione di due milioni di tonnellate di cibo a Gaza? È una tonnellata per ogni persona.
Accusare Israele di genocidio è la più grande menzogna del secolo.
Se volete capire quanto sia grande questa menzogna, se volete capire quanto sia assurda, ascoltate il colonnello John Spencer. È il responsabile degli studi sulla guerra urbana a West Point. È considerato uno dei maggiori esperti al mondo di guerra urbana, forse addirittura il massimo esperto mondiale. Credo che oggi sia qui con noi. Il colonnello Spencer ha studiato ogni guerra urbana dall’antichità ai giorni nostri, dall’antica Grecia a Mosul, fino a Gaza.
Ed ecco che cosa dice il colonnello Spencer: “Israele ha fatto più di qualsiasi altro esercito nella storia per preve**re le vittime civili in guerra. Nella storia”.
Abbiamo adottato innumerevoli misure per proteggere la popolazione civile. Questo è genocidio? Naturalmente no. È l’esatto contrario del genocidio. Perciò, a tutti coloro che diffondono queste menzogne sul mio Paese e sui nostri valorosi soldati, che siedano in quest’aula o nell’ufficio del sindaco antisemita di New York, dico questo:
Vergognatevi!
Vergognatevi per aver distorto i fatti.
Vergognatevi per aver scambiato la vittima con l’aggressore.
Vergognatevi per aver sputato in faccia alla verità.
Signor Mamdani, da quando è stato eletto sindaco di questa città, molti ebrei non si sentono più al sicuro a New York. Mi parlano. Mi dicono: “Questa non è la città che ricordiamo. È cambiata così in fretta”. E non c’è da stupirsi. Lei elogia criminali condannati per aver sostenuto Hamas. Annovera tra i suoi amici persone come Hasan Piker, che ha detto che l’America si meritava l’11 settembre. L’America si meritava l’11 settembre! Che amici che ha! Ha invitato a casa sua un giornalista palestinese che ha filmato terroristi di Hamas mentre picchiavano e torturavano ostaggi israeliani e che, in seguito, ha ammesso di essersi rifiutato di pubblicare i video per proteggere, indovinate un po’, i terroristi. Sua moglie ha messo “Mi piace” a un post che celebrava il massacro del 7 ottobre. Ha messo “Mi piace” a un altro post in cui si affermava che Tel Aviv non dovrebbe esistere. Lei si è rifiutato di condannare tutto questo. Accusa ripetutamente e falsamente Israele di genocidio.
Signor Mamdani, lei ha cercato di impedirmi di ve**re qui. Ha cercato di mettermi a tacere. Beh, non può mettermi a tacere. Non può mettere a tacere la verità. Ed ecco la semplice verità. Ecco la semplice verità: Israele non ha commesso un genocidio. Israele ha impedito un genocidio! Ed è esattamente, esattamente quello che gli amici di Hamas del signor Mamdani avrebbero fatto a noi, se non li avessimo fermati! Ci avrebbero uccisi tutti, fino all’ultimo!
Le menzogne che lei e gli altri antisemiti diffondete sugli ebrei e sullo Stato ebraico hanno conseguenze reali. A New York, gli ebrei vengono minacciati mentre si recano in sinagoga. Gli ebrei sono stati accoltellati per strada. Gli ebrei vengono demonizzati, presi di mira. Vengono presi di mira semplicemente perché sono ebrei. Gli ebrei sono stati assassinati a Sydney, Manchester, Montreal, Boulder, in Colorado. Sono stati aggrediti a Los Angeles, Londra, Parigi, Berlino, Washington D.C. Gli antisemiti di tutto il mondo vogliono terrorizzare il nostro popolo.
Ho una notizia per loro: i tempi in cui gli ebrei erano vittime indifese, condotte al macello, quei tempi sono finiti!
Oggi abbiamo uno Stato.
Oggi abbiamo un esercito.
Oggi abbiamo un popolo pronto e determinato a difendersi.
Perciò oggi, oggi ho un messaggio per gli ebrei di tutto il mondo: tenete la testa alta!
Siate orgogliosi! Abbiate fiducia in voi stessi! Non lasciatevi intimidire. Alzatevi in piedi!
E a tutti gli altri, a tutti coloro che vogliono difendere la verità e la giustizia, dico: unitevi a noi nel contrastare i barbari che minacciano la nostra civiltà comune.
Ma devo essere franco con voi: non tutti stanno reagendo. Lo abbiamo visto. Perché, a differenza di Israele, ci sono alcuni che, soprattutto negli ultimi tempi e in particolare nell’Europa occidentale, hanno scelto di non reagire. I leader di questi Paesi hanno scelto di cedere alle f***e antisemite. Hanno scelto la debolezza. Hanno scelto la politica dell’acquiescenza. Non possiamo sottrarci alla triste verità che abbiamo davanti agli occhi.
Molti nel mondo libero hanno paura di difendere la libertà. E io chiedo loro: quale futuro vi riserva questo comportamento? Che cosa vi riserverà il mondo? Una fratellanza delle democrazie? Oppure i Fratelli Musulmani?
Quanto tempo vi ci vorrà per capire che questi jihadisti fanatici stanno soffocando le vostre vie navigabili, le vostre forniture energetiche, la linfa vitale delle vostre economie?
Posso assicurarvi, signore e signori, che noi in Israele non aspettiamo che gli altri si risveglino dal loro torpore morale. Andiamo avanti. Prendiamo in mano il futuro. Siamo pionieri di sviluppi straordinari nella sanità, nell’agricoltura, nell’intelligenza artificiale, nella "Intelligenza Superiore", e mettiamo queste incredibili innovazioni al servizio dell’intera umanità.
Israele, dunque, non è mai stato così forte. Non abbiamo paura. Ma vi dirò chi ha paura: i tiranni di Teheran. Ecco chi ha paura. E sapete che cosa temono più di ogni altra cosa? Il loro stesso popolo. Il coraggioso popolo iraniano, che ha sacrificato così tanto, per così tanto tempo. Il regime iraniano ha particolarmente paura quando il suo popolo dispone di questo. Quando il suo popolo dispone di questo. Questo è un dispositivo di comunicazione, Starlink, che permette alle persone di accedere alla verità, di esercitare la propria libertà di scelta, la propria libertà di pensiero e la propria libertà di espressione.
È per questo che il regime iraniano spende milioni e miliardi di dollari per censurare Internet. Signor Presidente, lascerò questo dispositivo a lei, affinché possa consegnarlo alla delegazione iraniana. Così, quando inevitabilmente diserteranno, anche loro potranno raccontare liberamente la propria storia sui social media.
Ai manifestanti là fuori, ai delegati ipocriti che hanno abbandonato quest’aula, chiedo: dove eravate quando i tiranni iraniani massacravano e mutilavano decine di migliaia di civili iraniani disarmati? Quando massacravano e mutilavano migliaia di loro stessi cittadini? Dove eravate? Avete organizzato manifestazioni di massa? Scioperi della fame? Avete protestato davanti alla missione iraniana presso le Nazioni Unite? Avete alzato la voce, peraltro, in difesa dei cristiani perseguitati in Iran e in tutto il Medio Oriente? No. No, non l’avete fatto, perché siete falsi difensori dei diritti umani.
E i cristiani, sapete che il loro numero sta precipitando ovunque in Medio Oriente, dove vengono perseguitati e vessati, tranne che in un luogo: il mio Paese, Israele, dove la comunità cristiana cresce, prospera e ha successo. In effetti, non avete protestato nemmeno quando abbiamo lasciato Betlemme. Era sotto il nostro controllo. Era cristiana all’80-90 per cento, poi l’abbiamo consegnata all’Autorità Palestinese e oggi è musulmana all’80-90 per cento. Tutti i cristiani sono stati cacciati. Avete protestato per questo? Ne avete parlato? Niente. Nada. E non avete detto nulla sull’Iran. Proprio adesso, non avete detto nulla sull’Iran.
Ma voglio darvi una buona notizia. Nonostante il vostro silenzio, nonostante la vostra ipocrisia, è soltanto questione di tempo prima che in Iran accada qualcosa di incredibile. Il potere del popolo prevarrà su chi detiene il potere. Voglio che ascoltiate attentamente le mie parole. Un giorno, e potrebbe non essere molto lontano, il popolo iraniano sarà libero. Il suo regime assassino sarà rovesciato a causa delle sue menzogne, della sua corruzione, della sua crudeltà. Questo regime malvagio cadrà, e tutti noi celebreremo quel giorno.
Signore e signori, la storia del mio popolo, il popolo ebraico, risale a oltre tremila anni fa. Parliamo la stessa lingua. Oggi parliamo la stessa lingua che parlavamo allora. Viviamo nella stessa terra in cui vivevano i nostri antenati: Davide, Salomone, Isaia, Geremia. Questa è la nostra terra: la terra di Israele. I nostri profeti, la nostra missione e il nostro popolo sono unici nella storia. I nostri valori hanno ispirato l’umanità per millenni. La fede in un unico Dio, la sacralità della vita, lo Stato di diritto, la nostra eterna ricerca della pace, la nostra eterna ricerca della giustizia. Sono questi valori sacri che ci hanno guidato attraverso i secoli. Sono questi valori che ci hanno aiutato a sfidare ogni previsione della storia.
Il grande scrittore americano Mark Twain lo disse meglio di chiunque altro 125 anni fa. Lo disse molto prima della rinascita del moderno Stato ebraico, molto prima delle grandi vittorie dei soldati israeliani.
Ecco che cosa disse:
“L’ebreo ha combattuto una battaglia straordinaria in questo mondo, in tutte le epoche, e lo ha fatto con le mani legate dietro la schiena. L’egiziano, il babilonese e il persiano sorsero, riempirono il pianeta di clamore e splendore, poi svanirono come sogni e scomparvero. Altri popoli sono sorti e hanno tenuto alta la loro fiaccola per un certo periodo, ma poi questa si è spenta, ed essi siedono nel crepuscolo. L’ebreo li ha visti tutti, è sopravvissuto a tutti ed è oggi ciò che è sempre stato, senza mostrare alcun segno di decadenza, alcuna debolezza dovuta all’età, alcun affievolimento del suo spirito, alcun rallentamento delle sue energie”.
Signore e signori, nel corso dei secoli, le tirannie che hanno cercato di distruggerci hanno fallito, ancora e ancora. E, a Dio piacendo, continueranno a fallire.
Se sapremo trovare il coraggio, se renderemo incrollabile la nostra determinazione, continueremo a vincere.
Come dice la Bibbia: “L’eternità di Israele non verrà meno".
E la ragione è semplice: non abbiamo altra scelta".
Benjamin Netanyahu, 24 Settembre 2026, New York
IL DISCORSO INTEGRALE DI BENJAMIN NETANYAHU ALL'ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE .

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