06/09/2026
Lorena aveva 45 anni. È stata uccisa due volte.
La prima volta nel bagagliaio di un Suv, dopo un agguato sotto casa in via Panciatichi a Firenze.
La seconda volta adesso, nel modo in cui ne parliamo.
Lorena Isceri aveva lasciato il suo ex durante l'estate. Aveva paura di lui, hanno detto i suoi familiari arrivati da Lecce. Paura.
Lui l'ha aspettata nel garage, l'ha picchiata, legata, chiusa nel bagagliaio. Lei, da lì dentro, è riuscita a chiamare il 112, ha chiamato anche un amico. Ha lottato fino all'ultimo metro di autostrada. Poi l'ha portata sul viadotto della A1 e l'ha buttata giù da 40 metri. Poi si è buttato anche lui. Aveva già scritto tutto su Instagram: "Addio a tutti".
Questo si chiama femminicidio. Non raptus. Non follia d'amore. Non tragedia.
È premeditazione. È possesso.
È il frutto puro del patriarcato. Quello più subdolo di tutti. Quello che non ti picchia sempre subito, ma ti insegna fin da piccola che l'uomo deve proteggere, possedere, decidere. Quello del maschio che "tiene a bada" la sua donna, che la vuole bella ma modesta, libera ma non troppo. Che se la lasci, sei tu quella che l'ha provocato. Che se hai paura, è colpa tua che non hai denunciato prima.
E mentre succede questo cosa fa il Governo?
Toglie l'educazione sessuale e affettiva dalle scuole.
La toglie perché fa paura. Perché un ragazzo che a scuola impara cos'è il consenso, che l'amore non è controllo, che un no è un no, poi non ci crede più a questa favola marcia. E senza quella favola, crolla tutto il sistema che tiene in piedi questo Paese: l'uomo che comanda, la donna che perdona e che ha paura.
Lorena non è morta per amore. Lorena è morta in Italia, nel 2026, dopo aver chiesto aiuto dal bagagliaio di una macchina, buttata giù da un viadotto dell'A1.
Non servono minuti di silenzio. Servono scuole che insegnano il consenso e non la censura. Servono più risorse per i Centri antiviolenza, gli unici luoghi che possono, con competenza, accompagnare una donna fuori dalla violenza e dalla paura, caso per caso. Servono giornali che chiamano assassino un assassino e non che frugano nella paura della vittima. Serve smettere di osannare chi del patriarcato mediterraneo ha fatto una carriera politica.
Per Lorena Isceri. Per tutte.