07/10/2026
A Gaza, per avere il latte, i bambini si mettono in fila.
Davanti alle cliniche distribuiscono il latte ed il cibo per i bambini che stanno morendo di fame. Chi arriva prima, mangia. E allora i bambini si svegliano all'alba, corrono fuori di casa, si siedono per terra nella polvere ed aspettano che si apra la porta.
In quella fila non ci sono bandiere.
Non ci sono partiti.
Non ci sono eserciti.
C'è solo la fame.
Una mattina, in quella fila, si è seduto anche Amir. Aveva quattro anni.
La porta non si è mai aperta. È arrivato un missile, ed Amir è morto lì, per terra, mentre aspettava il suo latte.
"Cosa hanno fatto questi bambini per meritarsi questo? Sognavano un pezzo di pane", ha detto suo padre.
Una risposta, a quel padre, l'esercito israeliano l'ha data: davanti a quella fila stava passando un uomo che aveva partecipato all'attacco del 7 ottobre.
Quel 7 ottobre, oggi, compie tre anni.
Quella mattina gli uomini armati di H**as entrarono in Israele, casa per casa. In una di quelle case c'era Ariel. Aveva quattro anni, come Amir.
Se lo sono portato via da casa sua, avvolto in una coperta tra le braccia della mamma. È tornato più di un anno dopo, dentro una bara.
Nemmeno lui aveva una bandiera.
Ariel ed Amir. Un bambino israeliano ed un bambino palestinese. Stessa età, stesso destino. Uno ucciso in nome della Palestina, l'altro in nome di Israele.
Nessuno dei due sapeva nemmeno cosa volesse dire.
Il 7 ottobre si è consumata una delle più vigliacche tragedie dei tempi recenti, messa in atto da criminali che nulla hanno a che vedere con la nobile causa della liberazione del popolo palestinese.
E chi usa quella tragedia per giustificare il genocidio dei palestinesi a Gaza, gli ospedali bombardati, i bambini uccisi, è un criminale esattamente come loro.
Io da tre anni pongo la stessa domanda: le belve di H**as, cosa credevano di fare il 7 ottobre per la causa palestinese? Proprio a quale obiettivo (militare, politico, strategico) rispondeva un'azione di quella portata?
E la stessa domanda la faccio a Netanyahu: cosa hanno protetto tre anni di bombe su Gaza, se a pagare sono sempre bambini di quattro anni?
La verità è che la guerra la fanno i ricchi. I potenti.
Nella casa di Ariel, i capi di H**as non c'erano.
In quella fila per il latte, Netanyahu non c'era.
Loro le bandiere le sventolano dai palchi, dai palazzi, dalle stanze blindate. E a morire mandano gli altri.
CI ANDASSERO LORO A MORIRE!
Ma loro non ci vanno mai. Perché alla fine contano solo i soldi.
La guerra a Gaza, ad Israele, è costata quasi cento milioni di dollari al giorno.
CENTO MILIONI AL GIORNO.
Ogni giorno, in bombe e missili.
E sotto le case di Gaza, H**as ha scavato chilometri di tunnel per i suoi uomini e per le sue armi. Uno dei loro capi lo ha detto in televisione: i tunnel servono a proteggere i combattenti, la gente non è affar loro.
Sopra quei tunnel, intanto, i bambini facevano la fila per il latte.
Amir era seduto nella polvere, ad aspettare che si aprisse quella porta. Ariel era avvolto in una coperta, tra le braccia della mamma.
Nessuno dei due aveva una bandiera.
E nessuno merita di morire per colpa di una bandiera.