29/05/2026
🟥 Il futuro ha lo stesso nome del passato, ma gli occhi limpidi di chi deve ancora scrivere tutto.
Alle 10:12 di ieri il tempo si è di nuovo spezzato: 52 anni dopo, il rintocco di Piazza della Loggia continua a portarsi dentro il boato della bomba fascista che il 28 maggio 1974 ha strappato 8 vite e ferito la democrazia del Paese.
Brescia e Foggia, ancora oggi, sembrano guardarsi da lontano come città sorelle dello stesso dolore civile.
Da una parte la piazza ferita dalla strategia della tensione, dall'altra una terra che conosce il peso delle partenze, del lavoro duro, delle vite sospese tra Sud e futuro.
In mezzo, una storia che continua a chiedere memoria, verità e responsabilità.
Questa mattina quella storia è tornata viva tra le mura di Siviano, a Monte Isola: la scuola dove insegnava Luigi Pinto, quel nostro figlio di un'Italia che saliva verso il Nord portandosi addosso fame di dignità e di conoscenza.
Con Nunzia e Paolo Pinto, che da 52 anni custodiscono un'assenza impossibile da nominare fino in fondo, c'era Luigi, il nipote che porta il suo stesso nome, segno ostinato che la memoria può ancora generare futuro.
Come FLC CGIL insieme al SPI CGIL Foggia eravamo lì, insieme, perché la scuola, il lavoro, la conoscenza e l'antifascismo continuano a essere lo stesso discorso, lo stesso filo, lo stesso dovere collettivo.
E perché Luigi Pinto appartiene a tutte le periferie del Paese che hanno mandato figli a costruire scuole, fabbriche, diritti, democrazia e a chi continua ancora a credere che insegnare significhi prendere posizione nel mondo.
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