03/07/2026
Joël Dicker
LA VERITÀ SUL CASO HARRY QUEBERT
Romanzo, 2012
Un giallo deduttivo ben scritto, ma con una prosa fin troppo semplice che contraddistingue il classico libro da ombrellone. Frasi semplici, messe in fila com fin troppo metodo, tanto da rendere sterile la pagina. La lettura scorre veloce e la storia ti prende, non c'è dubbio, però non ci sono passaggi significativi che permettono di distinguere Joël Dicker da qualsiasi altro autore di genere. Il libro è ricco di inventiva, avvincente, ma l'autore non dimostra di possedere un particolare stile. Parlando della struttura; tutto sommato Dickner applica alla lettera il metodo dei giallisti, ovvero parte dalla fine per costruire l'intrico della trama. Posiziona davvero i capitoli in ordine decrescente, con opportuni adattamenti cronologici, però questa prerogativa indica inventiva e mestiere, non innato stile narrativo. Un altro aspetto interessante sta nel modo in cui viene raccontata la vicenda. Abbiamo un io-narrante, in prima persona, che cambia più volte nel corso della storia. Il punto di vista principale è quello del protagonista, con numerosi flashback nel passato, strutturati in un modo pressapoco cinematografico.
Il romanzo è ambientato nella fittizia cittadina di Aurora, stato americano del New Hampshire. Si svolge nel 2008 con flashback nel 1975, anno in cui fu commesso l'omicidio della giovane Nola Kellergan. Trentatré anni dopo la scomparsa della ragazza viene ritrovato per caso il suo corpo, sepolto nella tenuta del famoso scrittore Harry Quebert. L'amico e autore emergente, Marcus Goldman, conduce delle personali indagini per scagionare il proprio mentore accusato di omicidio.
La mancata profondità di scrittura ha tolto maggior qualità e prestigio ad un ottimo libro che, persino in parti dove la trama di per se lo esige, manca di spessore poetico e non riesce a mettere in piena luce le potenzialità del clima misterioso che resta smorzato nelle tinte. Ne risente così il mordente sul lettore; benché saldo resta ahimè superficiale, perciò il libro non lascia il segno. Dikner non coglie appieno neanche l'assist servito dai suoi stessi personaggi che, in guisa di scrittori, gli forniscono diverse occasioni per argomentare l'affascinante mestiere: purtroppo anche qui Dikner appare freddo nell'esposizione. Con simili aneddoti la narrativa di Stephen King, ad esempio (dato che parliamo di romanzo pop), ottiene effetti più coinvolgenti.