23/03/2026
Rivedere l’appalto per il verde urbano - L’appalto per la gestione del verde urbano nella città di Foggia rischia di diventare un’opportunità mancata per imprese e lavoratori. È questo il commento di Confapi Foggia, associazione delle piccole e medie imprese della provincia, che rileva come i contenuti della procedura presentino elementi di evidente diseconomicità, tali da incidere inevitabilmente sulla quantità e sulla qualità del servizio. Tali criticità, già evidenziate da più parti sulla stampa e sui social, non risultano superate dai chiarimenti forniti dall’Amministrazione Comunale, che, anziché fugare i dubbi, sembrano alimentare ulteriori incertezze. In primo luogo, la scelta di suddividere il servizio di gestione del verde pubblico in quattro lotti distinti, presentata dalla Stazione Appaltante come soluzione idonea a favorire la concorrenza e l’accesso al mercato da parte di più operatori, presenta in realtà rilevanti criticità sotto il profilo tecnico, gestionale ed economico, che meritano un’attenta valutazione. La frammentazione del servizio comporta inevitabilmente, infatti, una perdita di visione unitaria nella gestione del patrimonio verde urbano. L’affidamento a più soggetti esecutori rischia quindi di determinare approcci differenziati nelle tecniche manutentive, nelle modalità di intervento e nelle priorità operative, con conseguente disomogeneità del servizio e difficoltà nell’attuazione di strategie di medio-lungo periodo per la manutenzione e la riqualificazione delle aree verdi.
Dal punto di vista amministrativo e gestionale, inoltre, la gestione di quattro contratti distinti implica un aumento del numero di interlocutori, con probabili difficoltà organizzative nelle attività di controllo e verifica, nonché un incremento del rischio di contenziosi. In un sistema così frammentato, inoltre, la presenza di più operatori può generare disallineamenti nelle tempistiche e nelle modalità di risposta, soprattutto nelle aree di confine tra i lotti, dove competenze e responsabilità potrebbero risultare meno chiare, con conseguente riduzione della capacità complessiva del sistema urbano di reagire efficacemente a eventuali situazioni di criticità. Non meno rilevante è l’aspetto economico: la suddivisione in lotti comporta anche la perdita di economie di scala che, in un appalto unitario, consentirebbero una più efficiente organizzazione dei mezzi, del personale e delle attività, mentre la duplicazione delle strutture operative, con la minore possibilità di ottimizzare gli interventi su scala ampia, rischiano di determinare un aumento dei costi unitari del servizio, a fronte di benefici non evidenti in termini di qualità.
A questo riguardo, non può sfuggire il tema delle risorse disponibili, che, al netto degli annunci, potrebbero risultare di fatto inferiori rispetto al precedente appalto, per alcuni accantonamenti previsti e per la scelta dell’aggiudicazione al massimo ribasso, che, unita alla previsione secondo la quale ciascun operatore possa aggiudicarsi un solo lotto, comporta il rischio concreto di ribassi eccessivi in sede di gara, con conseguente riduzione delle risorse effettivamente destinate alla manutenzione ed al servizio. Infine, non va trascurato l’impatto sulla percezione dei cittadini: eventuali differenze nella qualità della manutenzione tra le diverse zone della città potrebbero generare un senso di disuguaglianza e aumentare il livello di insoddisfazione nei confronti del servizio pubblico, con conseguente incremento delle segnalazioni e dei reclami. Sempre in tema di risorse, è doveroso formulare alcune precisazioni in merito alle dichiarazioni dell’Amministrazione Comunale riguardanti le rimostranze delle organizzazioni sindacali circa la mancata stabilizzazione dei lavoratori. Se è vero che la Stazione Appaltante non può intervenire direttamente nelle scelte contrattuali delle imprese aggiudicatarie, è altrettanto vero che si possono creare le condizioni di sostenibilità economica necessarie a favorire tale obiettivo. Tuttavia, alla luce delle criticità evidenziate, un appalto impostato sul massimo ribasso e articolato in quattro lotti rende tale risultato estremamente difficile da conseguire. Per quanto riguarda i lavoratori, va inoltre evidenziato che la previsione nel bando di un salario minimo garantito, pur rappresentando un elemento positivo sotto il profilo della tutela del reddito, rischia di ridurre sensibilmente la possibilità di differenziare le retribuzioni in funzione dei livelli di competenza e responsabilità. In un quadro economico già compresso, ciò potrebbe determinare un appiattimento delle dinamiche retributive, con il rischio di non valorizzare adeguatamente le professionalità più elevate. Una simile condizione potrebbe incidere sulla motivazione e sulla disponibilità operativa delle figure più qualificate, con conseguenti effetti sull’organizzazione del lavoro e sulla qualità del servizio reso.
“In questo contesto” - conclude la Presidente di Confapi Foggia, Paola Parisi - l’adozione di un provvedimento di sospensione in autotutela della procedura di gara affidata alla Stazione Unica Appaltante della Provincia di Foggia, rappresenterebbe un’opzione opportuna per avviare un confronto serio tra tutte le parti interessate e pervenire a una revisione dell’impianto del bando, fondandolo su strategie condivise nell’interesse del servizio e della comunità cui esso è rivolto”.