16/01/2026
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Noi, come tantissimi altri, continueremo a operare silenziosamente, augurandoci di essere sempre di più, insieme, perché una realtà diversa è possibile solo assumendoci tutti di più la nostra parte di responsabilità!
Ieri sera un nuovo omicidio nella nostra città. Ad essere ucciso è stato Alessandro Moretti, detto “Sassolin”. Aveva 34 anni ed era il nipote dello storico boss della mafia foggiana Rocco Moretti, detenuto da tempo. Un dettaglio che pesa, che parla, che racconta un contesto che questa città conosce fin troppo bene.
I colpi - stando alle prime notizie molti - sono stati esplosi mentre lui viaggiava a bordo del suo scooter, alle 20, in una strada trafficata e situata a pochi passi dal centro cittadino.
Così ancora una volta Foggia si sveglia con la paura. La paura che questa sia l’ennesima scintilla di una guerra di mafia che non smette mai davvero di alimentarsi. I cognomi si ripetono e si rincorrono, come un copione già scritto. Famiglie che da decenni si contendono potere, affari, controllo del territorio. Cambiano i volti, si affacciano i giovani che mantengono i rapporti con chi è detenuto, ma non la violenza, la spregiudicatezza, la sete di potere e vendetta.
Ma, nonostante l’innegabile fatica, non possiamo cedere alla rassegnazione, alla paura, alla normalizzazione.
Foggia è molto altro e lo dimostrano con caparbietà le tantissime associazioni e singoli cittadini e cittadine che quotidianamente s’impegnano, inventandosi di tutto per sradicare la sottocultura mafiosa, quella sottocultura che pensa solo al benessere personale e non guarda all’interesse di una comunità.
Siamo consapevoli che la strada è ancora lunga e tortuosa, ma siamo convinti che non può che essere quella della rete, della relazione, dei diritti, dei servizi e dell’ascolto delle persone e delle situazioni di fragilità. La strada del lavoro quotidiano e costante, anche quando i riflettori sono spenti e l’interesse politico e mediatico nazionale è rivolto altrove, dimenticandosi che le mafie esistono anche quando non sparano, anche quando sono silenti e in quel silenzio continuano a ampliare le proprie radici, i propri affari e relazioni, mafiose e corruttive.
Non smetteremo di dirlo. Questa terra ha bisogno di un impegno corale, che passi da investimenti economici e culturali: lavoro, servizi, sanità, scuola e formazione, cultura, spazi, cura e relazioni. Non basta il lavoro, costante e certosino, delle forze dell’ordine – sempre sotto organico - e della magistratura. Serve uno scatto in più, serve uscire dalle dinamiche egoistiche e personali e impegnarci insieme per il bene di tutti e tutte.
Noi, come tantissimi altri, continueremo a operare silenziosamente, augurandoci di essere sempre di più, insieme, perché una realtà diversa è possibile solo assumendoci tutti di più la nostra parte di responsabilità!