L'ENS nasce nel settembre del 1932 a Padova nel giorno di sant'Antonio dalla fusione di diverse realtà associative, con l’obiettivo di costituire un ente unico in rappresentanza dei sordi italiani. La storia dell’ENS è una storia intensa, una storia di persone che hanno creduto nell’unità, nella condivisione di obiettivi comuni, nella forza di una comunità[2]. Al padovano Antonio Magarotto allora
venne un’idea che permise di aggirare il divieto imposto dal regime fascista del 1922: fece convenire i sordi da tutta Italia con il pretesto delle celebrazioni del VII Centenario della morte di sant’Antonio, alle quali il governo non poteva certo opporsi. Fu così che i sordi, resisi conto del valore dell’unità, poterono gettare le basi, in un contraddittorio serrato, della nuova unione. Al convegno parteciparono praticamente tutte le società italiane, e soprattutto le due federazioni antagoniste, che a Padova, nei giorni dal 24 al 26 settembre 1932, furono protagoniste di confronti molto accesi e critici ma evidentemente non distruttivi se, alla fine del convegno, venne sancito il cosiddetto Patto di Padova, nel quale si stabiliva la nascita dell’ente unico in rappresentanza dei sordi italiani e per il quale fu chiesto il riconoscimento pubblico al governo. All’alba del movimento associativo le persone sorde erano praticamente prive di qualsiasi diritto sul piano giuridico e sociale: equiparate a soggetti incapaci di intendere e di volere, erano escluse da ogni facoltà giuridica, non avevano diritto all’istruzione, se non presso istituti religiosi o precettori privati. Il sordomutismo inizia ad essere affrontato come problema sociale, in Italia, a partire dal 1784, quando grazie all’esempio del primo, pionieristico, educatore dei sordi Tommaso Silvestri, cominciano a nascere diverse scuole per sordi: prima a Roma e in seguito in altre città italiane.