11/07/2026
Due vite, un unico traguardo: la mia storia di donazione
Ciao a tutti,Mi sono iscritta ad ADMO quasi 10 anni fa con un desiderio silenzioso: poter essere, un giorno, la speranza di cura per qualcuno. Quel giorno è arrivato lo scorso anno e se ho provato che donare una volta è un regalo immenso, trovarsi a farlo due volte in soli otto mesi ti travolge fin nel profondo, ridefinendo ogni confine di ciò che credevi possibile.A marzo 2025 ho ricevuto la prima chiamata per verificare la possibile compatibilità con un paziente affetto da una grave leucemia. Quando ricevi quella prima telefonata, la verità è che non hai davvero idea di cosa succederà. Dopo tanti mesi di esami, attese e domande, a ottobre ho fatto la donazione di CSE, affrontando i 5 giorni di stimolazione e due giornate di raccolta effettiva. In mezzo a tutto quel percorso, c’era un’unica certezza a guidarmi: la speranza. Sapevo che dall’altra parte c’era qualcuno che aspettava solo una possibilità per guarire, e questo bastava a cancellare ogni esitazione. Ora, a distanza di circa otto mesi, ho donato di nuovo. Questa volta per una DLI (infusione di linfociti). Se la prima chiamata mi aveva emozionato, questa seconda mi ha letteralmente travolto: ho ricevuto alcune informazioni che hanno dato un senso ancora più profondo a tutto il percorso, rendendolo da un traguardo astratto, a un obiettivo concreto che ho sentito ancora più mio.I medici mi hanno spiegato che il trapianto di fine ottobre ha attecchito e che il sistema immunitario del ricevente ha risposto bene, avendo l'81% di cellule mie in circolo. Il restante 12% però non è ancora "pulito" e l'ideale sarebbe stata un'infusione di linfociti entro breve tempo. Sapere che "manca poco", che l'obiettivo è vicino e che senza questa seconda donazione esiste il rischio che quanto già fatto possa non bastare, ti dà una spinta fortissima, un bisogno ancora più grande di sapere che lui guarirà.È vero, senti addosso la responsabilità, ma non è un peso: è voglia di combattere ancora di più, di tagliare quel traguardo insieme seppur da sconosciuti.Se mi guardo indietro, so di non aver pensato nemmeno per un attimo di dire di no. Né la prima volta, né stavolta. Ogni consenso firmato, ogni incontro, ogni prelievo portavano con sé un unico, costante pensiero fisso: Dobbiamo farcela.Ad oggi ho fatto tutto quello che un singolo donatore può fare. Il mio compito ''pratico'' finisce qui ma le malattie non finiscono e la necessità di avere donatori a disposizione non finirà mai.Mi rivolgo a voi, ragazzi e ragazze che avete l'età per farlo: iscrivetevi ad ADMO e tipizzatevi. Poter scegliere di intervenire attivamente nella vita di qualcun altro è una gioia grandissima, chi necessita un trapianto di midollo invece, non ha scelta, può solo sperare di trovare un donatore compatibile. Il primo fondamentale requisito per diventare un donatore è essere in salute, ciò significa che il dono più grande noi lo possediamo già, onoriamo la vita e celebriamo ogni giorno questo privilegio. Donate.Col cuore più pieno che mai, vi abbraccio tutti Ylenia Laconi