LO SCOPO DELLA PAGINA E' QUELLO DI RECUPERARE, SCAMBIARE E CUSTODIRE I SEMI NATURALI DI OGNI REGIONE D'ITALIA CHE SI AUTORIPRODUCONO DAL FRUTTO, STIMOLANDO COSI' LA CREAZIONE DI UNA BANCA GENETICA DEI SEMI AUTOCTONI SI VORREBBE TUTELARE LA BIO DIVERSITA' DEI SEMI E DELLE PIANTE, MA ANCHE DIFENDERE LA NOSTRA SALUTE DALLA PREPOTENTE ED ILLEGITTIMA IMMISSIONE SUL MERCATO DI PRODOTTI DERIVANTI DA COLT
IVAZIONI GENETICAMENTE MODIFICATE (OGM) CHE NOTORIAMENTE SI SA ESSERE RESPONSABILI DI NUMEROSE MALATTIE E INTOLLERANZE ALIMENTARI. LE RECENTI LEGGI E DISEGNI DI LEGGE A LIVELLO NAZIONALI ED EUROPEO CI FANNO PRESAGIRE PER IL PROSSIMO FUTURO SCENARI SEMPRE PIU' CUPI PER GLI AGRICOLTORI MA ANCHE PER CHIUNQUE VOLESSE DECIDERE DI TRARRE UN'AUTOSOSTENTAMENTO DALL'AGRICOLTURA BIOLOGICA. LA PAGINA VUOL'ESSERE ANCHE, OLTRE AD UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER LO SCAMBIO DI SEMI NATURALI A LIVELLO REGIONALE, ANCHE UN DETERRENTE PER CHI VORREBBE CEDERE ALLE LOBBY ALIMENTARI CIO' CHE APPARTIENEAGLI UOMINI E ALLA NATURA ! POCHI SANNO CHE.....
Con una sentenza emessa il 12 di luglio 2012, la Corte di Giustizia Europea conferma il divieto di commercializzare sementi di varietà tradizionali che non siano state iscritte nel catalogo ufficiale europeo, ovvero quell'elenco stilato in base alle richieste di commercializzazione dei prodotti Ogm e ad agricoltura intensiva delle multinazionali. Un patrimonio naturale, culturale e sociale conservato e sviluppato in migliaia di anni di esperienza agricola umana, viene spazzato via da una sentenza di "giudici liberisti". Negli ultimi anni, diverse associazioni di Seed Savers (salvatore di semi), delineando un progetto di recupero delle tradizioni culturali rurali, si erano impegnate nella salvaguardia della varietà delle piante antiche, salvandole dall’estinzione e coltivandole in orti di piccola scala. Ricordiamo che dal 1998 è in vigore una direttiva comunitaria europea che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere vietandolo agli agricoltori; in questo modo ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato improvvisamente quasi un reato. La diatriba nasce dalla denuncia della Graines Baumaux, ditta che aveva denunciato l'associazione "no-profitt" Kokopelli con l'accusa di commercializzare sementi non iscritte all'elenco. In primo appello la Corte aveva sentenziato che “L’assenza di una semente dal catalogo non è indice del fatto che non sia 'buona', perché le norme che ne regolano l’iscrizione non riguardano alla futura la salubrità delle piante, ma a logiche commerciali”. Nel caso specifico, la commercializzazione di varietà arcaiche rientrava nella deroga prevista dalla direttiva 2009/145/CE, assolvendo di fatto la Kokopelli. La sentenza del ricorso in sè ha del farsesco, La Corte europea ha motivato e giustificato il suo verdetto a favore della Graines Baumaux, sostenendo che il divieto del commercio delle sementi antiche e tradizionali ha l’obbiettivo di ottenere “una accresciuta produttività agricola’’; come se l’Europa fosse affollata di popolazioni malnutrite, bisognose di aumentare le loro rese alimentari per ettaro. Sentenza emessa da parte della Corte andando contro il parere persino dell'Avvocato Generale, che invece affermava :
‘’la registrazione obbligatoria di tutte le sementi nel catalogo ufficiale era una misura sproporzionata e violava i principi della libertà di esercizio dell’attività economica, della non-discriminazione e della libera circolazione delle merci’’.