29/09/2026
Abbiamo concluso ieri positivamente l’iter del Piano strutturale intercomunale “Due Rive per un Piano” dei Comuni di Capraia e Limite, Cerreto Guidi, Empoli, Montelupo Fiorentino e Vinci cofinanziato dalla Regione Toscana.
Si tratta di una delle sfide più importanti aperte dalla Legge urbanistica 65 del 2014, quella di imparare a governare il territorio oltre i confini dei singoli Comuni.
Sono trascorsi undici anni e quella legge ha cambiato direzione alla Toscana.
I numeri parlano chiaro con oltre 160 piani strutturali approvati, molti altri adottati o avviati, e un rallentamento del consumo di suolo più marcato rispetto ad altre regioni. Un risultato che si consolida anno dopo anno.
I numeri, da soli, non bastano.
Perché pianificare è scegliere che tipo di comunità vogliamo essere.
Oggi sappiamo che le città che si espandono senza misura perdono identità, mentre quelle che si rigenerano ritrovano anima.
Meno consumo di suolo, più rigenerazione, più consapevolezza che il territorio non è una risorsa infinita, ma un’eredità fragile.
Però oggi non basta più difendere quel cambio di paradigma.
Dobbiamo chiederci anche come renderlo ancora più efficace.
Perché pianificare significa scegliere che tipo di comunità vogliamo essere. Significa rigenerare ciò che già abbiamo, recuperare aree dismesse, ricucire le città, creare condizioni per il lavoro e per l’abitare senza consumare nuovo territorio. E significa soprattutto capire che molti problemi non conoscono confini amministrativi e politici: mobilità, ambiente, acqua, infrastrutture, paesaggio e sviluppo hanno bisogno di una dimensione territoriale più ampia. “Due Rive per un Piano” dimostra che questa strada è possibile.
La sfida dei prossimi anni non sarà indebolire la pianificazione, ma renderla più giusta, più semplice e più veloce: uno snellimento selettivo che riduca la burocrazia senza ridurre la qualità delle scelte. La Toscana ha bisogno di tutela, ma una tutela capace di far vivere i territori; di sviluppo, ma uno sviluppo che non consumi ciò che rende la Toscana unica. Custodire senza immobilizzare. Trasformare senza tradire. Rigenerare senza consumare. Perché ogni scelta urbanistica è tecnica, ma anche una scelta sul futuro. Il paesaggio toscano non lo abbiamo creato noi. Lo abbiamo ricevuto, ereditato. E abbiamo il dovere di consegnarlo alle generazioni future non semplicemente intatto, ma ancora vivo, abitato e capace di produrre futuro.