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07/10/2026

🔆 LORENZO GELATI 🔆Lorenzo Gelati è stato un   italiano del XIX secolo, riconosciuto come un eccellente interprete del pa...
07/10/2026

🔆 LORENZO GELATI 🔆

Lorenzo Gelati è stato un italiano del XIX secolo, riconosciuto come un eccellente interprete del paesaggismo toscano e un fondamentale precursore del movimento dei Macchiaioli. Pur mantenendo sempre una propria indipendenza stilistica, Gelati fu tra i primi artisti in a interpretare la natura in modo diretto e sintetico, anticipando di un decennio la rivoluzione della luce e del colore che avrebbe caratterizzato la seconda metà dell'Ottocento fiorentino.

Nato a Firenze nel 1824 in una famiglia che incoraggiava la creatività (il padre era scultore), Gelati abbandonò presto gli studi umanistici per dedicarsi interamente alla pittura. Entrò nella scuola del maestro ungherese Carlo Markò il Vecchio, dal quale apprese un'impostazione paesaggistica di stampo romantico e accademico, caratterizzata inizialmente da un'esecuzione minuta, attenta e ricca di dettagli.

A partire dagli anni Cinquanta, Gelati iniziò a frequentare il celebre Caffè Michelangiolo a Firenze. Sebbene non si sia mai unito formalmente al nucleo duro dei Macchiaioli, il contatto con gli artisti del Caffè (di cui ci resta testimonianza in una caricatura del 1851 firmata dall'amico Angelo Tricca) stravolse il suo modo di dipingere.

Abbandonato l'atelier accademico, Gelati iniziò a ba***re le toscane per praticare la pittura en plein air (dal vero):

• Nel 1854 si legò ai pittori della Scuola di Staggia (tra cui Serafino De Tivoli ed Emilio Donnini), lavorando intensamente nel Chianti senese per catturare gli effetti immediati della luce naturale.
• Esplorò e ritrasse instancabilmente i paesaggi del , del della e della costa ligure nei pressi di La Spezia.

L'incontro con le nuove istanze artistiche portò Gelati a sviluppare un linguaggio fortemente sintetico. La sua tecnica si distinse per una stesura veloce e immediata, basata su una tavolozza molto luminosa (focalizzata su toni di bianco puro, giallo e azzurro) e su campiture di colore piatte e compatte che precedono la vera e propria pittura di macchia. Curiosamente, la vicinanza stilistica con alcuni colleghi fu tale che diverse sue opere vennero in passato erroneamente attribuite a Odoardo Borrani.

Oltre alle tele, lasciò un segno tangibile proprio nel ritrovo degli artisti: nel 1852 decorò le sale del Caffè Michelangiolo con due dipinti murali intitolati Tramonto e Ruderi con la luna.

I suoi dipinti, molti dei quali oggi appartenenti a collezioni private e fondazioni bancarie storiche come la Fondazione CR di Firenze testimoniano la transizione dal vedutismo romantico alla modernità:

• Veduta della chiesa di S. Miniato al Monte (premiata dalla Società Promotrice di Firenze nel 1867).
• La barca e il barcaiolo, dove l'accostamento di colori puri annuncia già la svolta macchiaiola.
• Veduta del Tevere a Pieve Santo Stefano, che all'epoca venne acquistata direttamente dal Granduca di Toscana.
• Panni al sole a San Niccolò, un suggestivo e poetico spaccato di vita quotidiana lungo l'Arno a Firenze.

Negli ultimi anni della sua vita ottenne ampi riconoscimenti ufficiali, diventando insegnante all'Istituto Artistico nel 1869 e professore all'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze nel 1870, formando a sua volta importanti allievi come Angelo Torchi. Morì nella sua Firenze nel 1895.

Un approccio accademico all'opera di Lorenzo Gelati (1824–1895) impone di analizzare l'artista non come un semplice comprimario, ma come una figura di cerniera critica. Gelati rappresenta l'anello di congiunzione tra il vedutismo idilliaco tardo-romantico e la rivoluzione formale e luministica della macchia.
La storiografia artistica dell'Ottocento toscano lo colloca in una posizione di singolare indipendenza. Egli operò una sintesi personale che pur risentendo della lezione accademica seppe anticipare l'estetica del vero.

L'esegesi dell'opera giovanile di Gelati non può prescindere dal suo alunnato presso Carlo Markò il Vecchio, pittore ungherese attivo a Firenze a partire dalla fine degli anni Trenta. Da Markò, Gelati apprese:

• Una solida struttura accademica basata sul disegno analitico.
• L'esecuzione minuta, nitida e descrittiva tipica del paesaggismo mitteleuropeo e romantico.
• Il rigore nella resa prospettica delle vedute campestri (come le prime prove nel Mugello presentate alla Società Promotrice nel 1847).

Tuttavia, già nella Veduta del Valdarno del 1849, si nota una precoce e sistematica emancipazione da questa formula: Gelati scelse di abbandonare l'idealizzazione lirica della natura per una descrizione fedele e legata alle peculiarità topografiche ed atmosferiche locali.

Da un punto di vista storico-critico, l'episodio cardine della sua parabola intellettuale è l'adesione, nel 1854, alla Scuola di Staggia. Questo sodalizio artistico operante nelle campagne del Chianti senese — che contava figure come Serafino De Tivoli, i fratelli Carlo e Andrea Markò, Emilio Donnini e Saverio Altamura — costituì il vero laboratorio di incubazione dei Macchiaioli.

A Staggia, Gelati assimilò i principi fondamentali della pittura en plein air. Dal punto di vista tecnico, l'artista modificò la sua grammatica visiva:
• Sintesi della visione: Riduzione progressiva del dettaglio descrittivo in favore della rapidità dell'impressione visiva.
• Linguaggio cromatico piatto: Stesura del colore per campiture larghe e compatte, strutturando l'immagine attraverso il contrasto diretto di tonalità.
• Tavolozza chiarificata: Predilezione per una gamma cromatica ristretta ma estremamente luminosa, dominata da variazioni di bianchi caldi, gialli solari e azzurri tersi.
L'opera La barca e il barcaiolo (collezione Fondazione CR Firenze) cristallizza questo passaggio analitico: la stesura fluida dell'acqua convive con un accostamento di colori puri stesi in modo piatto, segnando il passaggio dal Romanticismo all'intuizione della "macchia".

Gelati visse l'epopea del Caffè Michelangiolo da animatore e decoratore delle sue stesse sale (suoi i dipinti murali del 1852 Tramonto e Ruderi con la luna). Nonostante questa vicinanza, mantenne un profilo che la critica definisce di autonomia appartata. Non sposò mai l'integralismo teorico di Telemaco Signorini o Adriano Cecioni.

Questa convergenza stilistica, unita all'abitudine di Gelati di non firmare molte delle sue tavolette, ha generato nel corso del Novecento un complesso problema filologico e attributivo. Molti dei suoi studi dal vero, incentrati sui contrasti di luce e ombra su muri assolati o panni stesi, mostrano una tale affinità formale con i capolavori della Scuola di Piagentina da essere stati a lungo confusi e scambiati con le opere di:

• Odoardo Borrani
• Raffaello Sernesi
• Giuseppe Abbati

A differenza di altri storici che rimasero ai margini delle istituzioni ufficiali, Gelati ottenne un chiaro riconoscimento accademico nella seconda parte della carriera. Nel 1869 divenne docente all'Istituto Artistico e nel 1870 ottenne la cattedra di professore all'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze.
Questo ruolo ufficiale non ne spense l'originalità, ma ne istituzionalizzò il magistero, permettendogli di trasmettere le istanze della pittura di paesaggio dal vero alle generazioni successive, influenzando in modo diretto artisti come Angelo Torchi (esponente del divisionismo toscano)

05/10/2026

28/09/2026

18/09/2026

FIRENZE SCOMPARSA 💦 Giuseppe baccani, Piazza di S. Andrea. Residenza dell'Arte de' Rigattieri, 1888 circa

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La Residenza dell'Arte dei Linaioli e Rigattieri è stata un edificio civile del centro storico di Firenze, situato in piazza Sant'Andrea angolo via dei Cavalieri, dove oggi si trova la metà meridionale di piazza della Repubblica.

La residenza dell'Arte dei Linaioli e Rigattieri nel popolo di Sant'Andrea risale almeno al 1387, quando è ricordato in un documento l'acquisto di una casa con fondachi dei da Castiglione in questo sito da parte dell'Ufficiale di Debito dell'Arte Jacopo di Ubaldino Fastelli.

Per quasi un secolo procedettero lentamente i lavori di adeguamento di questo edificio, mentre i membri dell'arte si riunivano provvisoriamente in Sant'Andrea. Già nel 1413-1414 comunque la sede risultava agibile, col rinnovo del lastrico antistante l'edificio, il consolidamento delle pareti con archi poggianti su edifici sull'altro lato di via dei Cavalieri, e con una serie di opere in pietra eseguite da Andrea di Nofri, quali il portale con stemmi, un leone di San Marco (patrono dell'Arte) e due scudi dell'Arte per la facciata, dodici peducci per la volta della sala dell'Udienza, un tabernacolo e due finestre. Questi elementi lapidei vennero salvati dalle demolizioni e oggi si trovano divisi tra il lapidario del Museo di San Marco e il Museo Bardini.

I
All'interno la sede era divisa in due vani al piano terra, con una grande sala dell'Udienza voltata e una saletta. La sala maggiore era decorata, dal 1433, dal tabernacolo dei Linaiuoli, scolpito da Simone di Nanni da Fiesole e Jacopo di Bartolomeo da Settignano su disegno di Lorenzo Ghiberti, e soprattutto con una tavola centinata e due ante mobili dipinte dal Beato Angelico. Questa grande opera oggi si trova esposta nel Museo di San Marco. Nella saletta invece si trovavano un fregio con stemmi dell'Arte e leoni di san Marco e un soffitto a travi dipinte, che pure si trovano in San Marco (del fregio resta solo qualche frammento).

Perduti sono invece la tavola con San Marco di Giuliano di Michele e il tabernacolo di Andrea di Nofri che la conteneva (1415), un leone dipinto da Piero Chellini (1435) nella sala dei consoli, e uno affrescato sulla parete esterna orientale da Antonio di Cambino e Bettino (1415, visibile in una fotografia Baccani e in un rilievo di Corinto Corinti).

Al piano superiore esistevano alcune stanze di servizio.

Dalla fine del XV secolo non si hanno più notizie della residenza come sede dell'Arte, ed è possibile che a seguito di una perdita di importanza di questa corporazione, essa decidesse di cedere l'edificio all'Arte della Lana, a cui apparteneva uno stemma visibile in facciata nelle fotografie poco prima della demolizione.

In ogni caso, nel 1529 ebbero qui sede gli Ufficiali dei Ribelli, magistratura che si occupava di vendere e gestire i beni confiscati ai fuorusciti fiorentini. Tuttavia nel 1534 gli Ufficiali si trasferirono nella Residenza dell'Arte dei Vinattieri, e i Linaiuoli, Rigattieri e Sarti riebbero la loro sede, che tennero fino al 1691, quando Cosimo III lì riunì nel palazzo dell'Arte dei Beccai, con ingresso dalla piazza dei Tre Re. La residenza venne invece data al lanaiolo Benedetto Giorgi, fornitore del sovrano.

Nel 1721 ebbe infine qui sede la Congregazione di San Giovanni Battista, che si occupava di assistenza ai poveri e bisognosi; la sede era concessa in comodato, come ribadito anche dopo la soppressione delle Arti nel 1770 e l'incamerazione dei loro beni da parte della nuova Camera di Commercio: in un documento del 1781 infatti questa nuova istituzione confermava l'uso gratuito concello alla Congregazione, purché si facesse carico di tutti i lavori di mantenimento.

L'edificio venne demolito con tutto l'isolato nel 1892, poiché questo spazio era stato destinato al raddoppio della piazza del Mercato Vecchio, poi detta di Vittorio Emanuele II (oggi piazza della Repubblica). Lo stesso Guido Carocci, che tanto si adoperò per salvare i reperti degli edifici antichi demoliti, constatò come la Residenza fosse insalvabile, poiché dopo la rimozione degli archi di sostegno e degli edifici circostanti essa era diventata pericolante.

Associazione Amici dei Musei e dei Monumenti Fiorentini
Via Folco Portinari 5A • 50122 Firenze (FI)
tel (+39) 055 293007
[email protected]

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16/09/2026

🔰VISITE INFRASETTIMANALI🔰Riservate ai SociLe prenotazioni si accettano in segreteria dal lunedì al venerdì della settima...
16/09/2026

🔰VISITE INFRASETTIMANALI🔰
Riservate ai Soci

Le prenotazioni si accettano in segreteria dal lunedì al venerdì della settimana precedente la visita, dalle ore 9:30 alle ore 12:30 (anche telefonicamente allo 055 286465 interno 4).

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🔘10 settembre (giovedì)

Oratorio di Gesù Pellegrino (o dei Pretoni)

Guida: Maria Maddalena Grossi



🔘17 settembre (giovedì)

Mostra Firenze ’50, ’60, ’70 — Villa Bardini

Accompagnatore: Filippo Melli

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🔘23 settembre (mercoledì)

Estate Fiorentina – In collaborazione con Ass.ne Dimore Storiche

Alla scoperta del rione San Lorenzo: arte, storia e curiosità

Accompagnatore: Lorenzo Manzani

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🔘29 settembre (martedì)

Estate Fiorentina – In collaborazione con Ass.ne Dimore Storiche

A spasso per l’antico quartiere di Santa Croce

Accompagnatore: Lorenzo Manzani

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🔘7 ottobre (mercoledì)

Museo di Arte Moderna Mario Romoli – Villa di Poggio Reale (Rufina)

Visita guidata

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🔘15 ottobre (giovedì)

Museo Bellini

Visita guidata

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🔘20 ottobre (martedì)

Museo Storico della Cartografia

Visita guidata

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🔘28 ottobre (mercoledì)

Ca****la Palazzo Ridolfi

Visita guidata

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🔘4 novembre (mercoledì)

Museo Storico Galli Tassi

Visita guidata

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🔘10 novembre (giovedì)

Palazzo Cocchi Serristori (Quartiere 1)

Visita guidata – Riccardo Sacchettini

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🔘18 novembre (mercoledì)

Villa Cora

Visita guidata – M. Maddalena Grossi

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🔘24 novembre (martedì)

Artemisia Gentileschi a Firenze

Mostra presso il Museo degli Innocenti

Visita guidata - Filippo Melli

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Associazione Amici dei Musei e dei Monumenti Fiorentini
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09/09/2026

Piazza San Piero Maggiore a Firenze, 1890 - foto Alinari animata

Si accede alla piazza da borgo degli Albizi, via di San Pier Maggiore, via Matteo Palmieri. La denominazione reca memoria di come un tempo si affacciasse sulla piazza l'antica chiesa di San Pietro (in ambito toscano sovente indicato come Piero), dalla quale prendeva il nome anche la porta che da questo lato della città si apriva lungo le mura della penultima cerchia.

La chiesa, con l'annesso monastero femminile benedettino, era tra le principali fra le fiorentine per grandezza e ricchezza di opere d'arte: consacrata nel 1067 e quindi tra le più antiche della città, era stata ristrutturata grazie alla munificenza di Luca degli Albizi su progetto di Matteo Nigetti nel 1638 e quindi abbattuta nel 1783 perché creduta pericolante.

Del suo originario prospetto sulla piazza, così come del carattere dello spazio, documenta una nota incisione di Giuseppe Zocchi del 1744. Attualmente permane a qualificare lo spazio il loggiato antistante la facciata, che fa da quinta a civili abitazioni sorte all'interno del perimetro dell'edificio religioso e in parte allineate lungo via di San Pier Maggiore aperta in corrispondenza della navata centrale della chiesa e alla quale si accede da quella che era l'arcata centrale del loggiato di Matteo Nigetti.

Indirizzo

Via Folco Portinari 5/a
Florence
50122

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:30
Martedì 09:30 - 12:30
Mercoledì 09:30 - 12:30
Giovedì 09:30 - 12:30
Venerdì 09:30 - 12:30

Telefono

+39055293007

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