Amici dei Musei e dei Monumenti Fiorentini

Amici dei Musei e dei Monumenti Fiorentini L’Associazione, senza scopo di lucro, ha come missione statutaria quella di affiancare ed aiutare le

Le foto pubblicate su questa pagina senza fini di lucro, atta a finalità divulgative, sono anche estratte da libri, archivi fotografici e pubblicazioni on line. Se riscontrate una violazione del diritto d'autore prego di informarci in forma privata e rimuoveremo immediatamente il contenuto in oggetto.

22/06/2026

Associazione Amici dei Musei e dei Monumenti Fiorentini
Via Folco Portinari 5A • 50122 Firenze (FI)
tel (+39) 055 293007
[email protected]

🔹 Firenze, facciata del Duomo di Santa Maria del Fiore 🔹                          a cura di Allegra PetruzzelliLa faccia...
22/06/2026

🔹 Firenze, facciata del Duomo di Santa Maria del Fiore 🔹
a cura di Allegra Petruzzelli

La facciata di Santa Maria del Fiore fu uno degli elementi più tormentati nella storia della costruzione della cattedrale fiorentina.

Nel 1296 Arnolfo di Cambio decise di creare una nuova chiesa sopra a Santa Reparata, inaugurando i lavori per quello che diventerà il Duomo di Firenze. I lavori durarono fino al Quattrocento, e la sua facciata venne arricchita da importanti interventi scultorei rimanendo però incompiuta.

Essa non resistette alla voglia rinnovatrice del Granduca Francesco I dei Medici che, nel 1587, ne autorizzò la demolizione.

Nel corso dei decenni vennero presentati molti progetti e realizzate diverse facciate posticce fino ad arrivare al 1689, quando la proposta di Ercole Graziani sembrò porre fine al problema; egli realizzò una facciata in mattoni intonacati finemente decorati.

Dai modelli lignei esposti al Museo dell'opera di Santa Maria del Fiore e dai diversi progetti risulta evidente che mai vi fu preoccupazione nel rispettare le forme architettoniche dell'apparato preesistente (all'epoca mancavano le premesse storico-filologiche).

Solo nell'800 si ripresentò la volontà di portare definitivamente a termine l'impresa restituendo alla città di Firenze una chiesa con una facciata che rispettasse lo stile antico dell'edificio e in grado di fondersi con il tessuto urbano circostante.

Le prime proposte di progetto risalgono al 1822, commissionate a Giovanni Battista Silvestri dal Presidente dell'Accademia di Belle Arti di Firenze. Ad esse seguirono molti concorsi indetti tra il 1860-67 che provocarono infinite polemiche e discussioni.

Il vincitore del concorso del 1867 fu l'architetto Emilio De Fabris che presentò un progetto basilicale con un complesso apparato decorativo in marmi policromi, ispirato a modelli fiorentini del 300.

Il disegno venne approvato e reso esecutivo il 27 giugno 1868 e nel 1871 venne demolito il laterizio seicentesco E. Graziani. I lavori iniziarono ufficialmente nel 1875.

Per circa due anni, l'architetto De Fabris accolse i suggerimenti dell'architetto e critico d'arte Pietro Selvatico Estense e le indicazioni del filosofo Augusto Conti per quanto concerne la definizione dell'apparato ornamentale.

La facciata del duomo di Firenze non è esclusivamente un'opera architettonica ma un complesso scultoreo e pittorico che ubbidisce un programma iconografico preciso. Furono ben 27 gli scultori a cui furono affidate le statue della facciata di Santa Maria del Fiore. Per le decorazioni mosaicali vennero interpellati Niccolo Barabbino e Angelo Marucelli, al quale venne affidata anche la responsabilità di seguire i numerosi ornatisti. Le tre statue bronzee furono assegnate ai fratelli Cassioli e ad Augusto Passaglia e posizionate tra il 1897 e il 1903.

La facciata venne presentata al pubblico il 5 dicembre 1883 , dopo la morte di De Fabris avvenuta nel giugno precedente.

Fu il suo allievo Luigi del Moro a prendere il suo posto a capo dei lavori. La facciata venne inaugurata il 12 maggio 1887 e il mondo si divide tra entusiastiche approvazioni e aspre critiche.

Come nei casi proposti precedentemente, anche per la facciata del Duomo di Firenze, gli studiosi si schierarono secondo due fazioni opposte: chi vedeva il progetto di De Fabris come un'opera in grado di inserirsi perfettamente nel contesto trecentesco e chi, invece, interpretava la facciata come un tentativo di camuffare un'opera neogotica ottocentesca retrodatandola di quattro secoli.

Un forte sostenitore della prima fazione fu il politico italiano Marco Tabarrini che, all'inaugurazione della facciata, celebrerà l'opera di De Fabris, dicendo:

“Nello studio della facciata, De Fabris unì la sua mente al pensiero di quei grandi che nel secolo XIV innalzarono questo mirabile monumento e tentò di rinnestare le linee interrotte dei loro concetti”.

https://catalogo.beniculturali.it/approfondimento/i-falsi-storici-nell-architettura-italiana/firenze-facciata-del-duomo-santa-maria-del-fiore

#Флоренция #フィレンツェ
#佛罗伦萨 #فلورنسا

05/06/2026
05/06/2026

Dal 28 Maggio Firenze ospita una mostra diffusa-a cura di Vincenzo Vaccaro- dedicata a Roberto Corazzi, l’architetto e studioso che ha dedicato la vita a svelare i segreti della Cupola del Brunelleschi. Il percorso si articola in quattro sedi cittadine, unendo rigore scientifico, sensibilità artigianale e impegno civile.

Le tappe dell’esposizione:
1. DIPARTIMENTO DI ARCHITETTURA
Periodo: 28 Maggio – 12 Giugno
Sede: Plesso di Santa Teresa
Indirizzo: Via della Mattonaia 8
Ubicazione: 4° piano, aula 401
Orario di apertura: *Dal lunedì al venerdì: 8:00 – 18:45

2. OPERA DI SANTA MARIA DEL FIORE (Museo)
Periodo: 28 Maggio – 6 Luglio
Sede: Museo dell’Opera del Duomo
Indirizzo: Piazza Duomo 9
Ubicazione: 3° piano, aula didattica
Modalità di visita: Solo su appuntamento
Contatto: [email protected]

3. OPERA DI SANTA MARIA DEL FIORE (Libreria)
Periodo: 28 Maggio – 6 Luglio
Sede: Antica Canonica di San Giovanni (Libreria Brunelleschi)
Indirizzo: Piazza San Giovanni 7
Orario di apertura: *Dal lunedì al sabato: 8:30 – 18:30
Domenica: 10:30 – 17:30

4. FONDAZIONE ROMUALDO DEL BIANCO, MUSEO DELLA SACRALITÀ DELLE ESPRESSIONI DI GRATITUDINE
Periodo: 28 Maggio – 15 Giugno
Indirizzo: Palazzo Coppini, Via del Giglio, 10
Orario di apertura: *Dal lunedì al venerdì: 14:30 – 17:30
A cura di Barbara Corazzi

La Casa del Balilla e la nuova sede dell'Archivio di Stato di FirenzeLa Casa del Balilla, progettata dall’architetto Aur...
03/06/2026

La Casa del Balilla e la nuova sede dell'Archivio di Stato di Firenze

La Casa del Balilla, progettata dall’architetto Aurelio Cetica e dall’ingegnere Fiorenzo De Reggi, fu realizzata dall’impresa di costruzioni edilizie Boldrini, e venne inaugurata nell’aprile del 1938.

Al suo interno, oltre agli uffici amministrativi, agli ambienti destinati all’Opera Balilla e al “cortile per le adunate”, si trovavano una palestra, la piscina e uno spazio riservato agli spettacoli teatrali. L’edificio era provvisto di moderni impianti e particolari attrezzature per le attività sportive: la piscina, dotata di un trampolino per i tuffi, rimase fino agli anni ’60 l’unico impianto coperto della città. Dopo la seconda guerra mondiale il Cinema Teatro Cristallo ospitò prevalentemente compagnie di avanspettacolo mentre il cortile fu adibito a cinema all’aperto.

Intanto, già dalla fine degli anni ’50, era in corso in città un dibattito per dare una nuova sede all’Archivio di Stato, vista la necessità di trasferire l’enorme mole documentaria conservata nel palazzo degli Uffizi. Il professor Raffaello Fagnoni, Direttore dell’Istituto di Caratteri degli Edifici della Facoltà di Architettura di Firenze, venne incaricato nel 1958, dal presidente del Consiglio Adone Zoli, di redigere uno studio dettagliato per la nuova sede e la scelta del luogo, dopo varie proposte, sembrò indirizzata all’area di viale Mazzini, dove lo stesso architetto aveva progettato un piccolo fabbricato che ospitava la sede del Provveditorato alle Opere Pubbliche.

Fagnoni realizzò uno studio di fattibilità e un progetto di massima che fu favorevolmente accolto dall’amministrazione, tenendo conto delle moderne esigenze di un istituto archivistico. Ostacolato da numerose complicazioni amministrative, il progetto per la nuova sede non venne realizzato e, dopo la morte del senatore Zoli, si fece strada l’idea di inserire il problema del nuovo archivio all’interno del piano di trasferimento delle sedi carcerarie e giudiziarie dal complesso delle Murate e di Santa Verdiana. I tempi si allungarono, venne proposto anche il complesso di Sant’Orsola, fino a che l’alluvione del 1966 mise un punto alla questione e rese definitiva la decisione di costruire una nuova sede.

Nell’individuazione del luogo prevalse la scelta di collocare l’edificio in una zona centrale, non lontana dalle facoltà universitarie, dalla Biblioteca Nazionale e dagli altri istituti di conservazione museale. Venne così sacrificata la GIL, un edificio ormai degradato ma non certo privo di pregi architettonici, e nel 1971 venne bandito un concorso per la progettazione del nuovo Archivio.

L’incarico di progettare la nuova sede fu affidato nel 1974 all’architetto Italo Gamberini vincitore del concorso insieme a Franco Bonaiuti, Loris Macci e Rosario Vernuccio. Il complesso, concepito secondo i criteri dell’architettura funzionale, fu realizzato tra il 1978 e il 1988 e l’edificio venne inaugurato ufficialmente il 4 febbraio del 1989.

https://archiviodistatofirenze.cultura.gov.it/asfi/sguardi-sulla-citta-che-cambia-firenze-negli-archivi-fotografici-del-novecento/la-casa-del-balilla-e-la-nuova-sede-dellarchivio-di-stato

#Флоренция #フィレンツェ
#佛罗伦萨 #فلورنسا

CASE ALFIERI STRINATI  Studi storici sul centro di FirenzeComune di Firenze. Commissione storico-archeologica comunale18...
03/06/2026

CASE ALFIERI STRINATI

Studi storici sul centro di Firenze
Comune di Firenze. Commissione
storico-archeologica comunale
1889

"Poi, seguitando il giro perimetrale, erano delle case dei Tosinghi che si spingevano anche nell’interno del ceppo di case, poi case degli Alfieri-Strinati, quindi dei Tornaquinci e poi, in Via tra’ Ferravecchi, gli Strinati di nuovo, poscia i Della Luna confinanti co’ Vecchietti. Tutti questi nomi hanno memorie infinite nei passati secoli della nostra storia. Potenti nei tempi delle fazioni, ricche di possessi e di aderenze, onorate da cittadini illustri, tutte queste famiglie oggi spente, ebber qui l’origine della loro grandezza. Gli Arrigucci discesi da Fiesole erano i protettori e difensori di quel Vescovado, come i Tosinghi ed i consorti loro lo erano di quello di Firenze.

Gli Alfieri Strinati non ereno meno potenti: signori di torri e di palazzi ebber pure il patronato di S. Maria in Campidoglio; ma ghibellini fin da’ tempi lontani, subirono le sorti di questo partito quasi sempre soccombente a Firenze e perduta ogni loro ricchezza, dovettero esulare; e quando poterono tornare, fattisi di popolo, quasi a ricordo della loro sciagura e delle loro tristi vicende, si fecero chiamare Raminghi6. Nel 1427 erano già tornati ad abitare alcune delle loro case più modeste mentre la maggior parte di esse era de’ Borromei padroni in quei tempi di immense ricchezze e che avevano avuto la strana ambizione di acquistare quasi tutti i fabbricati posti attorno alla Piazza del Mercato e nelle località adiacenti.

I Tornaquinci e la loro consorteria ebbero accanto agli Strinati delle casette e tra queste un’alta e forte torre che sporgendo dalla linea de’ fabbricati vicini prospettava la chiesa di S. Piero Buonconsiglio rendendo stretta ed incomoda la via, talché essa fu dal comune acquistata e demolita. Agli Alfieri Strinati apparteneva il palazzetto cogli sporti, pur esso divenuto dipoi proprietà de’ Borromei"


Le case degli Alfieri Strinati erano un gruppo di edifici civili del centro storico di Firenze situate in piazza del Mercato Vecchio. Furono demolite durante il Risanamento (1891 circa) e al suo posto sorge oggi il palazzo dell'Arcone di Piazza.

Si trattava di un gruppo di edifici che, dalla via dei Ferrivecchi (oggi via Strozzi) al vicolo della Luna, componeva la quinta dell'intero lato ovest della piazza del Mercato, alle spalle della loggia del Pesce.

Una Cronichetta scritta da Neri di Alfieri di Strinato di Ramingo degli Strinati nel 1312 ricorda la storia di questi edifici, attraverso le varie compere, divisioni e passaggi di proprietà. Secondo l'autore la residenza principale della famiglia era stata un palagio qui fatto costruire nel 1187 da Davanzato di Villanuzzo accanto alla torre dei Tornaquinci.

La proprietà era stata divisa nei due rami familiari degli Alfieri e degli Strinati, dal nome di due fratelli Alfiero e Strinato, ricomponendosi però nel 1256 in un'unica famiglia col doppio cognome e di fede ghibellina. A quella data la famiglia possedeva già tutte le case su questo lato della piazza, e viene menzionata una torre disfatta nel 1268, dopo la battaglia di Benevento. Nel 1302 la famiglia venne cacciata da Firenze per le sue idee politiche e le sue proprietà saccheggiate. Tuttavia nel catasto del 1427 la famiglia è segnata come proprietaria di queste case, segno della sua riammissione in città in un momento imprecisato. L'ultimo membro del casato fu esiliato nel 1554 per la sua partecipazione alla guerra di Siena nelle file degli avversari dei Medici.

Nelle fotografie della zona del mercato dopo le prime demolizioni degli anni 1880 e dopo lo smontaggio della loggia del Pesce si vede bene un gruppo di case organizzato attorno a due palazzetti centrali più alti, con una serrata fila di botteghe al piano terra, e due ordini sfasati di finestre ciascuno, sia architravate (al primo piano, con marcadavanzale) che ad arco (al secondo). Il palazzetto di destra aveva un corpo sopraelevato che sporgeva, arretrato, sul tetto e che probabilmente era stato la base di una torre scapitozzata.

A sinistra si trovava un edificio più basso, oltre il quale incombeva la mole di palazzo Vecchietti, oltre l'angolo con via dei Ferrivecchi; questo edificio inglobava anche i resti della torre dei Tornaquinci. A destra infine si trovavano due edifici stretti, il primo più basso, il secondo più slanciato; quest'ultimo era separato dalla chiesa di Santa Maria in Campidoglio solo dallo stretto vicolo della Luna, che conduceva alla retrostante piazza della Paglia/della Luna.

Su questa piazza alcune delle case avevano forse un affaccio posteriore; una in particolare aveva una lunga scalinata esterna interrotta da un pianerottolo dove si apriva una porta di quell'abitazione. L'accesso rialzato era spiegabile perché al piano terra c'era il retro delle botteghe che davano sul mercato. Questa e altre case della piazza della Luna, come ricordato anche da Francesco Bigazzi, avevano pietrini dell'ospedale dei Convalescenti, oggi staccati e conservati nei depositi del Museo di San Marco.

#Флоренция #フィレンツェ
#佛罗伦萨 #فلورنسا

01/06/2026

FIRENZE PIAZZA DEL DUOMO - fine del XIX secolo
Foto originale animata

#Флоренция #フィレンツェ
#佛罗伦萨 #فلورنسا

FIRENZE - PIAZZA BECCARIA - 1956Foto originale, colori apposti AIL'attuale denominazione della piazza fu deliberata dall...
01/06/2026

FIRENZE - PIAZZA BECCARIA - 1956

Foto originale, colori apposti AI

L'attuale denominazione della piazza fu deliberata dalla giunta comunale il 25 novembre 1876 (inizialmente solo per la parte esterna alla porta), in ricordo del giurista e filosofo Cesare Bonesana marchese di Beccaria (1738-1794), andando a sostituire le precedenti, che recavano l'inevitabile riferimento alla porta cittadina che qui si trovava (porta alla Croce, porta alla Croce a Gorgo, porta di Sant'Ambrogio) ma anche al mercato che vi si teneva (piazza del Mercato delle Bestie, piazza del Mercato de' Bovi).

La nuova titolazione a Cesare Beccaria, strenuo sostenitore dell'abolizione della pena di morte, trovava d'altra parte ragione nel fatto che il luogo era storicamente noto come deputato all'esecuzione delle condanne capitali. Rimandando alle schede relative agli edifici posti in fregio per ulteriori notizie sulla definizione della piazza, ricordiamo come questa sia da valutare nell'ambito del progetto di ingrandimento della città di Firenze redatto da Giuseppe Poggi nel 1865.

Questo prevedeva che dalla piazza, in direzione dell'Arno, il viale proseguisse con due corsie distinte e divaricantesi, in modo da definire una forca (cioè i lotti ora occupati dall'Archivio di Stato e dalla caserma Antonio Baldissera delimitati da questa piazza, dai viali della Giovine Italia e Giovanni Amendola e dal lungarno Guglielmo Pecori Giraldi) da destinare a un grande parterre verde, con bagni pubblici e stabilimenti sportivi e ricreativi, ospitati in un edificio posto dal lato del lungarno a fare da quinta scenografica al grande spazio a giardino.

In realtà, nel tentativo di risolvere la complessa questione della collocazione di una caserma di cavalleria prossima al centro della città, il comune optò nel 1881 per sacrificare la zona verde a favore dell'insediamento militare, cedendo gratuitamente all'Amministrazione Militare tutta la grande area tra il lungarno e piazza Cesare Beccaria (compreso quindi anche il lotto sul quale attualmente insiste d'Archivio di Stato), e ponendo le basi per la totale saturazione degli spazi come oggi si vede. Ciò determinò nel tempo la trasformazione di uno spazio che doveva essere verde, d'incontro e ricreativo, in uno spazio di rapidi passaggi, sia veicolari sia pedonali.

Rimane comunque a documentare il progetto poggiano il disegno d'insieme della piazza e dei prospetti degli edifici posti in fregio (di altezza costante su fronte curvo), dato che, come in altre situazioni (si veda a piazza Giuseppe Poggi e a piazza della Libertà) la risoluzione del problema dell'organizzazione degli spazi interni fu delegata ad altri professionisti, in questo caso all'architetto Giacomo Roster. "Concepiti esattamente come quinte scenografiche e impaginati con gusto monumentale, i prospetti sulla piazza si caratterizzano per l'alto basamento, rivestito di pietra a bugnato, nel quale si aprono gli esercizi commerciali, e su cui si eleva un ordine gigante di semicolonne corinzie su piedistalli, che intelaia i due piani superiori. Fra le colonne, le finestre sono sottolineate dalla fascia marcapiano, mentre oltre la trabeazione una nuova balaustrata continua di coronamento nasconde il piano attico" (Rosamaria Martellacci 1992).

In sintonia con l'immagine che Poggi intendeva conferire al luogo, nei primi del Novecento i rinomati caffè aperti nei locali terreni dei vari edifici furono luogo di ritrovo degli artisti e degli intellettuali promotori della stagione Liberty in città (tra i molti Galileo Chini, Salvino Tofanari, Angiolo Vannetti).

Per quanto riguarda i tempi recenti (e in stretta relazione con quanto accennato) si segnala come tra il 2002 e il 2004 la zona sia stata interessata dalla realizzazione di un parcheggio sotterraneo, per un totale di 205 posti auto organizzati su tre piani, su progetto degli architetti Paolo Di Nardo e Fabio Rosseti, che parallelamente sono intervenuti anche nella parziale risistemazione dell'arredo della piazza. "Lateralmente e al centro dei viali di circonvallazione che la tagliano a metà, la piazza presenta tre aree verdi (in precedenza quattro) attraversate da un percorso pedonale che passa sotto la Porta alla Croce; da diversi anni lo spazio verde ad est, opposto a quello che guarda verso il centro, è stato deformato e ridotto fino a far perdere quasi completamente l'elegante disegno ellittico; quello subito a nord del portale è stato, invece, asfaltato. Le aiuole rimaste a verde sono tenute a prato.

Sul lato opposto invece il disegno delle aiuole presenta alcuni alberi (tra cui un'alta magnolia) e cespugli". In realtà tra il 2009 e il 2010 il Comune di Firenze è intervenuto creando il giardino "gli Alberi degli Eroi Civili", piantando un acero rosso in ricordo di Teresa Sarti Strada (cofondatrice con il marito Gino Strada della ONG Emergency, della quale è stata anche prima presidente), e un Pyrus Calleryana in memoria del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta vittime dell'attentato mafioso di Palermo del 1992. Tale giardino è stato realizzato dai giovani del Centro Giustizia Minorile, secondo il metodo dell'agricoltura biodinamica in collaborazione con l'Istituto di Formazione APAB un patto con la Terra, il Diritto, la Comunità.
https://www.palazzospinelli.org/architetture/scheda.asp?ID=2191

#Флоренция #フィレンツェ
#佛罗伦萨 #فلورنسا

L'ASSOCIAZIONEL’Associazione Amici dei Musei Fiorentini e dei Monumenti Fiorentini nasce nel 1965 da una idea del Sindac...
27/05/2026

L'ASSOCIAZIONE
L’Associazione Amici dei Musei Fiorentini e dei Monumenti Fiorentini nasce nel 1965 da una idea del Sindaco Piero Bargellini e dell’Avvocato Raffaele Torricelli che ne sarà presidente dal 1970 al 1996.

L’Associazione, senza scopo di lucro, ha come missione statutaria quella di affiancare ed aiutare le iniziative dei Musei di Firenze e di tutta l’Area Metropolitana, sia statali che degli Enti locali o di Fondazioni pubbliche e private, prestando la propria opera con soci volontari in maniera totalmente gratuita.


arte, conoscenza e partecipazione attiva
CON NOI PER PRENDERSI CURA DI FIRENZE
Vivi con noi l’apertura di musei meno conosciuti
Scopri e mantieni vivi i luoghi d’arte che sarebbero altrimenti chiusi
Sostieni la cura e il decoro di molte opere d’arte
Partecipa ad aperture straordinarie, convegni e conferenze
Scopri luoghi straordinari del nostro territorio


PER I SOCI
Visite guidate due volte alla settimana
Gite e viaggi ad hoc accompagnati da esperti storici dell’arte

Sconti e servizi dedicati grazie alle nostre convenzioni con:
Fondazione Teatro del Maggio Fiorentino
Orchestra Regionale della Toscana (O.R.T.)
Amici della Musica
Suoni riflessi
Centro Studi Musica & Arte
Fondazione Teatro della Toscana
(Teatro della Pergola, Nuovo Rifredi Scena Aperta, Teatro Era)
Riduzione per l’abbonamento ai corsi nuoto nella Piscina “Nuovi Amici dei Nuoto”, via del Romito.


Le quote sociali sono le seguenti:

• Socio ordinario € 80,00

• Socio familiare (*) € 50,00

• Giovani fino a 35 anni
(quota comprensiva del Corso di Storia dell’Arte) € 50,00

• Corso annuale di 32 lezioni di Storia dell’Arte,
Architettura e Archeologia € 150,00

• Socio benemerito € 110,00

• Socio sostenitore € 600,00

(*) Si considerano soci familiari il coniuge e/o compagno convivente, i figli, coniuge dei figli, genitori.


Associazione Amici dei Musei e dei Monumenti Fiorentini
Via Folco Portinari 5A • 50122 Firenze (FI)

• tel (+39) 055 293007 • [email protected]

https://www.amicideimusei.it/

VILLA FONTALLERTA"Niccolò Cornacchini fu nostro cittadino e ricco uomo, e tra l’altre sue possessioni una bella n’ebbe i...
27/05/2026

VILLA FONTALLERTA

"Niccolò Cornacchini fu nostro cittadino e ricco uomo, e tra l’altre sue possessioni una bella n’ebbe in Camerata, sopra la quale fece fare uno orrevole e bello casamento, e con Bruno e con Buffalmacco che tutto gliele dipignessero si convenne; li quali, per ciò che il lavorio era molto, seco aggiunsero e Nello e Calandrino, e cominciarono a lavorare.”
Decamerone

Così viene descritta la Villa di Fontallerta, situata al civico 60 del viale Augusto Righi. Già l’ingresso, con il grandissimo cancello, è ricco di particolari molto interessanti. Il pozzo del 1700 alla destra dell’entrata per esempio. Una colonna in stile neoclassico dentro la quale c’era una corda ed un secchio per attingere l’acqua che arrivava fresca e pura dalla collina.
Lateralmente all’ingresso, sulla sinistra, vediamo una piccola costruzione che faceva sempre parte della villa. Una casetta sul cui lato destro appare la scritta “portiere” mentre sul lato sinistro custodisce un tabernacolo con un’incisione: “Defecit in dolore anima mea (Nel dolore si consuma la mia anima, Salmo ###) MDCCC###II“.

Arriviamo al grande cancello di ingresso alla villa. Una targa con inciso Rasponi e vicino una con scritto Fontallerta. Il grande cancello si apre su un viale alberato, molto emozionante da vedere dal vivo, che in salita e inerpicandosi tra gli alberi, ci conduce alla villa, passando prima da una bellissima casa, che era una colonica del podere di Fontallerta.
Boccaccio la definisce la collina di Camerata perché tutta la collina dall’Affrico al Mugnone, porta questo nome, la cui origine non è ancora del tutto chiara.

Ci sono due ipotesi:
Il nome deriva da Camarte o Ca’ Marte, ossia la casa di Marte perché anticamente vi sorgeva un tempio romano dedicato al dio della guerra;
secondo Giovanni Villani, cronista, il nome deriva da Camartino, un condottiero romano che avrebbe posto il campo in queste colline per poi muovere verso Fiesole.
In effetti alcuni ritrovamenti di un campo trincerato vennero alla luce, anche se poi sono stati classificati come opere difensive medievali poste dai Fiorentini sotto la collina di Fiesole

Ci muoviamo ancora sul viale alberato che ci conduce verso la colonica e la grande villa. Proprio vicino alla colonica furono fatte delle scoperte importantissime nel 1868. Dei veri e propri stabilimenti per la preparazione, lavorazione e la tintura della lana. Questi stabilimenti, che per lo più erano a conduzione familiare, si chiamavano Fulloniche, che avrebbero preceduto i bei fasti dell’Arte della Lana.
In varie parti di Firenze sono state trovate queste strutture, ma lo stato di conservazione di quelle trovate a Fontallerta sono veramente stupefacenti. Le fulloniche sono vere e proprie vasche (più di una), rivestite con uno speciale rivestimento impermeabile, in cui veniva trattata la lana. Sgrassamento, lavaggio, tintura contenuta in vari trogoli in cui erano deposti tantissimi colori, terrazze di asciugatura. Una vera e propria catena di montaggio.

Proseguiamo la passeggiata e, superando la colonica, arriviamo alla Villa. Le prime notizie ci arrivano proprio dal Boccaccio, che descrive come questo Signore, Niccolò Cornacchini, nel ‘300, ne fece una casa sontuosa. La villa in sé e per sé è antichissima. Forse etrusca e poi romana.

Il Cornacchini la rese una villa stupenda, in cui si pensa che abbiano dipinto Buffalmacco e Calandrino, contemporanei di Giotto. Nel 1400 la villa passò alla famosissima famiglia di pittori Gaddi, che la tennero per tre secoli ampliandola e abbellendola anche con dipinti di Taddeo e Agnolo. Un intervento bellissimo e significativo arrivo nel tardo 500, quando fu ideata e costruita la loggia, tuttora esistente, e facente parte della nuova facciata. Pare che il progetto di questa sia da attribuire niente meno che a Bartolomeo Ammannati.

Nel 700 Sinibaldo Gaddi fece ricavare al posto del cortile, un ampio salone da ballo. Sulla parete che chiudeva l’unico lato aperto del cortile si realizzò la facciata nuova, che si raccordava alla loggia.
L’ultima aggiunta venne espletata nel diciannovesimo secolo, quando, lungo la facciata est, venne realizzato un edificio longitudinale che aveva la funzione di stalla e scuderia al piano terra e come alloggio per la servitù al primo piano.

Nel 1850 la villa fu acquistata dal Conte Pasolini, che decise di chiudere l’accesso alla villa che prima era da via di Camerata, facendo costruire quello attuale dal viale Righi.
Col nuovo accesso la via di Camerata p***e l’utilità e fu chiusa fino a villa La Fiaccherella (una dépendance della villa principale), da dove venne fatta partire la nuova via Lapo Gianni che arriva fino a San Domenico di Fiesole. Dell’antico percorso restano tuttora visibili alcuni resti nel muro di cinta a lato del giardino. Successivamente la villa passò agli attuali proprietari, la famiglia Rasponi.
Quello che appassiona di tutta la zona è il fatto che non è così conosciuta come può sembrare. Il carico di storia che è presente su tutta la collina che sovrasta il viale Righi è immenso. E i segreti sono molti.

Ci sono aspetti molto interessanti. Innanzitutto le fulloniche presenti a Fontallerta avevano bisogno di parecchia acqua per essere mantenute in attività. Due fiumi scorrevano, e scorrono tuttora in questa zona che abbiamo approfondito. Il ruscello di Fontallerta, alle cui sorgenti i “fulloni” trattavano la lana, e il Fosso San Gervasio, che nasce sulla Collina di Camerata ed in cui sfocia il ruscello della nostra Villa. Incredibile ma vero, entrambi esistono ancora ma sono invisibili ai nostri occhi purtroppo.

Un altro aspetto semi sconosciuto riguarda sempre il viale Righi.
Percorrendolo dal suo inizio dopo la piazza Edison, sulla sinistra notiamo dei villini moderni, che successivamente lasciano spazio ad una bella campagna coltivata a viti e a olivi, leggermente rialzata rispetto al piano stradale.
Come è possibile? La storia si mischia e diventa un tutt’uno con la leggenda. Dobbiamo andare a ritroso, ad una delle pagine più buie della storia della nostra città: la peste del 1348. Lo stesso Boccaccio ne parla nel suo Decamerone e riassumendo possiamo dire che la violenza spaventosa con cui colpì la città fu sconvolgente. La peste si portò via circa centomila persone nella sola Firenze.
Purtroppo aumentando i morti, le degne sepolture non erano più possibili, e quindi si decise di gettare i cadaveri in fosse comuni. Sembra proprio che la sopraelevazione di cui vi ho accennato riguardi proprio questa triste storia.

Pare accertato che in quel punto del viale Righi, nel 1348, furono gettate in una fossa comune circa diecimila persone morte per la peste.
Naturalmente sono passati secoli e secoli…ma è una storia da raccontare. E in questo quartiere splendido di storie da raccontare ce ne sono tantissime!

Chiara Giovannini

Tratto da:
https://quellidelcampodimarte.wordpress.com/2018/09/14/fontallerta-chiara-racconta-la-villa-di-viale-righi/

Associazione Dimore Storiche Italiane

#Флоренция #フィレンツェ
#佛罗伦萨 #فلورنسا

Indirizzo

Via Folco Portinari 5/a
Florence
50122

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:30
Martedì 09:30 - 12:30
Mercoledì 09:30 - 12:30
Giovedì 09:30 - 12:30
Venerdì 09:30 - 12:30

Telefono

+39055293007

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Amici dei Musei e dei Monumenti Fiorentini pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a Amici dei Musei e dei Monumenti Fiorentini:

Condividi