Amici dei Musei e dei Monumenti Fiorentini

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⚜ IL TURISMO A FIRENZE  ⚜Nascosto in cantina: l’Archivio dell’Azienda Autonoma del Turismo recuperatoA cura di Massimo M...
29/07/2026

⚜ IL TURISMO A FIRENZE ⚜

Nascosto in cantina: l’Archivio dell’Azienda Autonoma del Turismo recuperato
A cura di Massimo Misiti, in collaborazione con Silvia Bianchi, Elisa Brunoni, Viola Fioravanti (progetto 500 giovani per la cultura)

Quando il 20 gennaio 1932 nasce l’Azienda Autonoma del Turismo, a Firenze il flusso dei visitatori è in crisi. Le ragioni sono molteplici e diverse: l’impoverimento delle classi agiate degli Stati europei più vicini, eco della crisi finanziaria di Wall Street, un rinnovamento nei gusti e nelle tendenze turistiche e l’impossibilità di un rapido assestamento della produzione nazionale duramente bloccata dalla disoccupazione operaia, dal fallimento di molte industrie e dall’avanzata povertà. In questo clima di generale sfiducia, l’Azienda di turismo eredita il lavoro svolto per anni dall’Ente Attività Toscane nato nel 1923 con l’obiettivo di dar vita a una rete turistica.

L’ambiente in cui l’Azienda Autonoma del Turismo si trova a svolgere la propria attività è quello di una città attenta e in continuo fermento: numerosi sono gli artisti che a Firenze risiedono, tante le riviste che saranno fondate tra il 1926 e il 1937 (come Solaria, Pegaso o Letteratura), molti e di vecchia data i legami che la città ha con altri paesi stranieri soprattutto quelli anglofoni e un rapporto a tratti autonomo da Roma rispetto a decisioni talvolta fondamentali (come il concorso per la realizzazione della stazione ferroviaria del 1933).

Subito dopo la sua istituzione l’AAT procede alla propria organizzazione interna e assiste con sovvenzioni alcune manifestazioni di particolare importanza come il circuito automobilistico del Mugello, l’associazione fiorentina calcio, il concorso “Firenze fiorita”; continua a sostenere le spese per i padiglioni del parterre di San Gallo che costituiranno l’origine del palazzo delle esposizioni.


Nel 1933 l’Azienda acquista una tenuta all’Ugolino con l’idea di realizzare un campo da golf e altri impianti annessi (piscina e campi da tennis) con l’obiettivo di favorire il flusso di visitatori anglosassoni e quelle famiglie inglesi che hanno scelto Firenze come seconda patria. Nonostante abbia inizio un periodo segnato dalla conflittualità internazionale (guerra in Etiopia e successive sanzioni all’Italia), continua l’afflusso dei visitatori e l’AAT porta avanti la sua attività. Le iniziative a cui l’Azienda partecipa si moltiplicano e l’esigenza primaria è quella di rispondere a una pluralità di bisogni: manifestazioni, attività promozionali e impianti.

Il 1 luglio 1933 l’AAT decide di prendere in locazione dall’Istituto Nazionale delle Assicurazioni Palazzo Strozzi che diventerà sede di grandi esposizioni e successivamente delle mostre internazionali di Antiquariato.

La situazione cambia nel 1942 con l’arrivo dei primi feriti dal fronte l’Azienda decide di intervenire pagando le spese di soggiorno per la convalescenza dei soldati.

Negli anni successivi l’attività dell’AAT si arresta e riprende solo il 2 dicembre 1944 quando con un decreto prefettizio viene ridata vita all’organizzazione pubblica del turismo con l’intesa dell’Allied Military Governament. L’Azienda si sforza di partecipare all’opera di ricostruzione della città, si rafforza col passare del tempo e inizia a stanziare i primi fondi per il Teatro Comunale, organizza corsi per stranieri, pensa a un progetto per la mostra dell’artigianato, aiuta l’istituto alberghiero A. Saffi, contribuisce al riassesto del motovelodromo delle Cascine e cura la manutenzione di Palazzo Strozzi e del campo da golf dell’Ugolino.

Nel 1950 con l’avvio dell’Anno Santo l’AAT riesce finalmente a svolgere appieno le sue attività: il flusso turistico di quell’anno è in forte ascesa con 643.155 arrivi e 1.996.393 presenze. In questi anni vengono istituiti uffici di informazione turistica presso la stazione di Santa Maria Novella e nel centro città e numerose sono le richieste di informazione che giungono all’Azienda per corrispondenza.

L’attività dell’AAT viene messa a dura prova in occasione dell’alluvione del 4 novembre del 1966. Il lavoro dell’Azienda non solo non si ferma, ma si intensifica concentrandosi sia sull’aspetto comunicativo sia sulla raccolta e distribuzione dei contributi. Nel 1967 viene lanciata l’operazione “Primavera ’67”, una campagna promozionale di dimensioni mai viste che trasmette al mondo intero l’immagine della rinascita di Firenze, espressa dallo slogan “terzo rinascimento”.

Il 1972, con il festeggiamento dei 40 anni di attività dell’Azienda, rappresenta un momento di felice espansione delle manifestazioni: la mostra delle opere di Corrado Cagli in Palazzo Strozzi, l’esposizione Firenze restaura alla Fortezza da Basso, la III biennale della grafica ancora a palazzo Strozzi e la rassegna di sculture di Henry Moore al Forte Belvedere.

Le successive vicende dell’Azienda Autonoma sono strettamente legate ai cambiamenti istituzionali ed in particolare alla nascita delle Regioni, fino alla definitiva soppressione di tutte le modalità organizzative sul territorio e il passaggio delle competenze sulla promozione turistica alle Regioni e alle Province, mentre i Comuni continueranno ad avere un ruolo nel campo dell’informazione con il supporto delle Pro-loco.

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Nel 1831 Thomas Cole visitò l'Italia e, poco prima del tramonto, realizzò un piccolo schizzo a matita di questa veduta d...
20/07/2026

Nel 1831 Thomas Cole visitò l'Italia e, poco prima del tramonto, realizzò un piccolo schizzo a matita di questa veduta di Firenze. Sei anni dopo, nel suo studio di New York, trasformò il disegno in questo grande dipinto a olio, aggiungendo pittoresche figure umane e capre in primo piano.

Esponendo la Veduta di Firenze accanto a un dipinto dei Monti Catskill a New York nel 1837, Cole si propose di dimostrare di aver padroneggiato i paesaggi, così diversi tra loro, del Vecchio e del Nuovo Mondo.

Thomas Cole viene considerato il fondatore della Hudson River School, movimento artistico americano che fiorì nella metà del XIX secolo. La Hudson River School, così come gli stessi lavori di Thomas Cole, è nota per i realistici e dettagliati ritratti del paesaggio e della natura americani, che utilizzano temi del Romanticismo e del Naturalismo.

Veduta di Firenze, 1837. Thomas Cole (americano, nato in Inghilterra, 1801–1848)
Olio su tela; con cornice: 125,4 x 186,7 x 9,2 cm (49 3/8 x 73 1/2 x 3 5/8 pollici); senza cornice: 99,5 x 160,4 cm (39 3/16 x 63 1/8 pollici).

The Cleveland Museum of Art, Mr. and Mrs. William H. Marlatt Fund, 1961.39

The Cleveland Museum of Art

Con Amici Museo Stibbert - Ho appena ottenuto un riconoscimento come fan più attivo/a! 🎉
17/07/2026

Con Amici Museo Stibbert - Ho appena ottenuto un riconoscimento come fan più attivo/a! 🎉

Piazza del Duomo, FirenzeFrank Hofmann; fotografo; anni '30Frank Hofmann (1916-1989) arrivò in Nuova Zelanda nel 1940 co...
10/07/2026

Piazza del Duomo, Firenze
Frank Hofmann; fotografo; anni '30

Frank Hofmann (1916-1989) arrivò in Nuova Zelanda nel 1940 come rifugiato dalla Cecoslovacchia. Membro della Società Fotografica di Praga, il suo lavoro fu fortemente influenzato dai valori della fotografia modernista europea. Questo approccio privilegiava angolazioni suggestive e insolite, ambiguità visive, precisione e interesse per la natura industriale della modernità.

Dal 1941 al 1947 Hofmann lavorò per il prestigioso studio fotografico di Auckland di Clifton Firth. Firth fu per lui un mentore e lo introdusse nella comunità artistica di Auckland, molti dei cui membri divennero soggetti delle sue fotografie. Questi furono gli anni più produttivi dal punto di vista creativo. Divenne anche una figura di spicco dell'Auckland Camera Club e, a sua volta, influenzò molti dei membri più giovani e promettenti, come Steve Rumsey.

06/07/2026

Associazione Amici dei Musei e dei Monumenti Fiorentini

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Borgo San Jacopo si trova fra il Ponte Vecchio ed il ponte a Santa Trinita e la sua esistenza è documentata dalla fine d...
01/07/2026

Borgo San Jacopo si trova fra il Ponte Vecchio ed il ponte a Santa Trinita e la sua esistenza è documentata dalla fine del XII sec., ma già nel 1050 sull'angolo con il Ponte Vecchio fu costruito un ospizio per i viandanti diretti a Roma.

Agli inizi del XIII sec. anche questa parte della città fu provvista di difese: fu costruita una palizzata (successivamente trasformata in una cinta muraria) ed alcune famiglie nobili vi edificarono delle torri, che ancora oggi caratterizzano l'aspetto della strada.

Nella parte centrale di Borgo San Jacopo si trovano la chiesa di San Jacopo Soprarno, fondata nel X sec., e l'antica sede della Compagnia di San Jacopo, un'associazione religiosa nata per il giubileo del 1300 con il compito di assistere i pellegrini.

All'estremità della strada verso il Ponte a Santa Trinita, si trovano il Palazzo Frescobaldi, composto da parti edificate in epoche diverse (nella parte più antica nel 1301 fu ospitato Carlo di Valois), e la fontana del Buontalenti (XVI sec.).

Borgo San jacopo fu in gran parte distrutta dalle mine tedesche nel 1944: dopo la guerra la strada fu ricostruita restaurando le torri (quando possibile) ed affiancandole con nuovi edifici che nei materiali e nei colori si richiamano a quelli antichi. https://www.firenze-oltrarno.net/italiano/arte/borgosanjacopo.php

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〽  Una Gioconda Dimenticata ✨La "Gioconda" Stibbert è una delle repliche più antiche della celebre Monna Lisa di Leonard...
29/06/2026

〽 Una Gioconda Dimenticata ✨

La "Gioconda" Stibbert è una delle repliche più antiche della celebre Monna Lisa di Leonardo da Vinci.

L'opera proveniva dalla collezione Mozzi del Garbo di Firenze nel cui inventario il dipinto figura dall'inizio dell'Ottocento. Citato prima come opera di Leonardo e poi come copia, è considerata ad oggi tra le più antiche e pregevoli sia da un punto di vista stilistico, sia per la fedeltà con l'originale.

Studi e restauri approfonditi hanno dimostrato che il dipinto non è del '500, ma è stato eseguito nei primi anni del Seicento (inizi del XVII secolo). A collocare ai primi anni del Seicento l’esecuzione del dipinto è stata la natura dei materiali e dei colori rilevati in occasione del restauro: il blu di cobalto, detto smaltino, e quindi vetro colorato e macinato, il rosa dell’incarnato, la biacca, le ocre gialla e rossa, la tela utilizzata e la preparazione rossastra, nonché la craquelure superficiale.

La condotta pittorica è molto delicata, specie nel volto della donna. Piccole varianti sono nella decorazione della scollatura della veste e nella semplificazione delle pieghe delle maniche, come anche nel paesaggio, dove sono appena accennati i basamenti in scorcio con un frammento di colonne sulla balaustra in pietra serena. Per ricreare lo sfumato leonardesco e ottenere i passaggi chiaroscurali, l’ignoto artista usa il corpo a corpo e la velatura. Nel corso del restauro è stato scelto di conservare la preparazione a gesso e colla stesa sulla tela di rifodero nell’Ottocento per ripristinare le dimensioni originarie del dipinto che erano state rifilate in precedenza.

È riemersa inoltre traccia di ridipinture con colori a olio sul cielo sulle montagne sul fiume e sul ponte, zone probabilmente consunte da precedenti puliture. Il dipinto è stato poi montato su nuovo telaio in legno di pioppo con sistema di espansioni a forcella, prima di procedere alla fase finale di stuccatura delle mancanze e dei bordi perimetrali e alla reintegrazione pittorica. - Laura Lombardi, 16 dicembre 2022 https://www.ilgiornaledellarte.com/Articolo/la-gioconda-torna-a-casa-stibbert

Rappresenta l'unica versione antica della Gioconda visibile pubblicamente a Firenze, la città in cui visse la vera Monna Lisa (Lisa Gherardini).

La «Gioconda» di Leonardo non è sempre stata un'opera «cult» così com'è oggi. L'entusiasmo e l'aura che circondano il ritratto di Monna Lisa maturano nel XIX secolo, quando il dipinto accende l'immaginazione di artisti e letterati. Proprio in quella temperie culturale, il 3 maggio 1879 a Firenze, Frederick Stibbert acquista presso l'antiquario Valmori una copia della «Gioconda» per destinarla al grande salone della quadreria della sua dimora, poi donata al Comune di Firenze e oggi museo.

Stibbert la comprò con l’idea che dietro ci fosse la mano di Beltraffio, allievo alla bottega di Leonardo, e decise di porla al centro del proprio museo, nella sala della Quadreria. Dopo la sua morte però il ritratto fu rivalutato come una semplice copia ottocentesca priva di valore e venne dimenticato in magazzino per oltre un secolo.

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Museo Stibbert Amici Museo Stibbert

22/06/2026

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🔹 Firenze, facciata del Duomo di Santa Maria del Fiore 🔹                          a cura di Allegra PetruzzelliLa faccia...
22/06/2026

🔹 Firenze, facciata del Duomo di Santa Maria del Fiore 🔹
a cura di Allegra Petruzzelli

La facciata di Santa Maria del Fiore fu uno degli elementi più tormentati nella storia della costruzione della cattedrale fiorentina.

Nel 1296 Arnolfo di Cambio decise di creare una nuova chiesa sopra a Santa Reparata, inaugurando i lavori per quello che diventerà il Duomo di Firenze. I lavori durarono fino al Quattrocento, e la sua facciata venne arricchita da importanti interventi scultorei rimanendo però incompiuta.

Essa non resistette alla voglia rinnovatrice del Granduca Francesco I dei Medici che, nel 1587, ne autorizzò la demolizione.

Nel corso dei decenni vennero presentati molti progetti e realizzate diverse facciate posticce fino ad arrivare al 1689, quando la proposta di Ercole Graziani sembrò porre fine al problema; egli realizzò una facciata in mattoni intonacati finemente decorati.

Dai modelli lignei esposti al Museo dell'opera di Santa Maria del Fiore e dai diversi progetti risulta evidente che mai vi fu preoccupazione nel rispettare le forme architettoniche dell'apparato preesistente (all'epoca mancavano le premesse storico-filologiche).

Solo nell'800 si ripresentò la volontà di portare definitivamente a termine l'impresa restituendo alla città di Firenze una chiesa con una facciata che rispettasse lo stile antico dell'edificio e in grado di fondersi con il tessuto urbano circostante.

Le prime proposte di progetto risalgono al 1822, commissionate a Giovanni Battista Silvestri dal Presidente dell'Accademia di Belle Arti di Firenze. Ad esse seguirono molti concorsi indetti tra il 1860-67 che provocarono infinite polemiche e discussioni.

Il vincitore del concorso del 1867 fu l'architetto Emilio De Fabris che presentò un progetto basilicale con un complesso apparato decorativo in marmi policromi, ispirato a modelli fiorentini del 300.

Il disegno venne approvato e reso esecutivo il 27 giugno 1868 e nel 1871 venne demolito il laterizio seicentesco E. Graziani. I lavori iniziarono ufficialmente nel 1875.

Per circa due anni, l'architetto De Fabris accolse i suggerimenti dell'architetto e critico d'arte Pietro Selvatico Estense e le indicazioni del filosofo Augusto Conti per quanto concerne la definizione dell'apparato ornamentale.

La facciata del duomo di Firenze non è esclusivamente un'opera architettonica ma un complesso scultoreo e pittorico che ubbidisce un programma iconografico preciso. Furono ben 27 gli scultori a cui furono affidate le statue della facciata di Santa Maria del Fiore. Per le decorazioni mosaicali vennero interpellati Niccolo Barabbino e Angelo Marucelli, al quale venne affidata anche la responsabilità di seguire i numerosi ornatisti. Le tre statue bronzee furono assegnate ai fratelli Cassioli e ad Augusto Passaglia e posizionate tra il 1897 e il 1903.

La facciata venne presentata al pubblico il 5 dicembre 1883 , dopo la morte di De Fabris avvenuta nel giugno precedente.

Fu il suo allievo Luigi del Moro a prendere il suo posto a capo dei lavori. La facciata venne inaugurata il 12 maggio 1887 e il mondo si divide tra entusiastiche approvazioni e aspre critiche.

Come nei casi proposti precedentemente, anche per la facciata del Duomo di Firenze, gli studiosi si schierarono secondo due fazioni opposte: chi vedeva il progetto di De Fabris come un'opera in grado di inserirsi perfettamente nel contesto trecentesco e chi, invece, interpretava la facciata come un tentativo di camuffare un'opera neogotica ottocentesca retrodatandola di quattro secoli.

Un forte sostenitore della prima fazione fu il politico italiano Marco Tabarrini che, all'inaugurazione della facciata, celebrerà l'opera di De Fabris, dicendo:

“Nello studio della facciata, De Fabris unì la sua mente al pensiero di quei grandi che nel secolo XIV innalzarono questo mirabile monumento e tentò di rinnestare le linee interrotte dei loro concetti”.

https://catalogo.beniculturali.it/approfondimento/i-falsi-storici-nell-architettura-italiana/firenze-facciata-del-duomo-santa-maria-del-fiore

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Martedì 09:30 - 12:30
Mercoledì 09:30 - 12:30
Giovedì 09:30 - 12:30
Venerdì 09:30 - 12:30

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