19/06/2026
Il 6 maggio 1931, in occasione del settantacinquesimo compleanno di Sigmund Freud, Sándor Ferenczi presentó alla Società Psicoanalitica Viennese uno scritto dal titolo: Analisi infantili con gli adulti.
Pubblicato nel Volume Quarto delle sue Opere é sicuramente uno dei suoi scritti più coraggiosi e rivoluzionari, a maggior ragione considerando il luogo e l’evento a cui Ferenczi lo lesse, riconoscendo nel l’introduzione il suo ruolo di temuto enfant terrible dalle idee “troppo originali e fantasiose”.
Ecco un breve estratto, dedicato a una vignetta clinica di inestimabile elasticità’:
“Un paziente nel vigore dell'età si risolse, dopo aver superato delle forti resistenze e, in particolare, una notevole diffidenza, a rivivere episodi della primissima infanzia. Grazie alla comprensione analitica del suo passato, sapevo già che nelle scene che stava rivivendo mi identificava con suo nonno.
D'improvviso, nel bel mezzo del discorso, mi passò un braccio intorno al collo e mi sussurrò all'orecchio: "Senti, nonno, ho paura che mi nasca un bambino".
Fu allora che mi venne quella che ritengo un'idea felice, e invece di parlargli subito di transfert e altre cose simili gli chiesi a mia volta, bisbigliando come lui: "Be', che cosa te lo fa credere?"
Come vedete, in quest'occasione mi sono lasciato andare a un gioco che si potrebbe chiamare delle domande e delle risposte, molto simile a quello di cui ci parlano coloro che praticano l'analisi infantile, e con questo piccolo espediente per un certo tempo le cose sono andate bene. Ma non crediate che questa specie di gioco mi consenta di porre ogni tipo di domanda. Se la mia domanda non è abbastanza semplice, se non è veramente alla portata dell'intelligenza di un bambino, il dialogo non tarda a interrompersi; anzi, più d'un paziente mi ha decisamente rinfacciato di essere maldestro, di avere, per così dire, rovinato il gioco. Motivo di ciò, non di rado, era stato il fatto che nelle mie domande e risposte avevo introdotto degli elementi di cui il bambino non poteva essere al corrente, insomma cose che nell'infanzia è impossibile conoscere.”
(pag. 68)