Società Italiana di Psicoanalisi e Psicoterapia "Sándor Ferenczi"

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Società Italiana di Psicoanalisi e Psicoterapia "Sándor Ferenczi" Pagina della Società Italiana di Psicoanalisi e Psicoterapia Sándor Ferenczi (SIPeP-SF). SIPeP-SF

Sito Facebook della Società Italiana di Psicoanalisi e Psicoterapia Sándor Ferenczi.

Il 6 maggio 1931, in occasione del settantacinquesimo compleanno di Sigmund Freud, Sándor Ferenczi presentó alla Società...
19/06/2026

Il 6 maggio 1931, in occasione del settantacinquesimo compleanno di Sigmund Freud, Sándor Ferenczi presentó alla Società Psicoanalitica Viennese uno scritto dal titolo: Analisi infantili con gli adulti.

Pubblicato nel Volume Quarto delle sue Opere é sicuramente uno dei suoi scritti più coraggiosi e rivoluzionari, a maggior ragione considerando il luogo e l’evento a cui Ferenczi lo lesse, riconoscendo nel l’introduzione il suo ruolo di temuto enfant terrible dalle idee “troppo originali e fantasiose”.

Ecco un breve estratto, dedicato a una vignetta clinica di inestimabile elasticità’:

“Un paziente nel vigore dell'età si risolse, dopo aver superato delle forti resistenze e, in particolare, una notevole diffidenza, a rivivere episodi della primissima infanzia. Grazie alla comprensione analitica del suo passato, sapevo già che nelle scene che stava rivivendo mi identificava con suo nonno.
D'improvviso, nel bel mezzo del discorso, mi passò un braccio intorno al collo e mi sussurrò all'orecchio: "Senti, nonno, ho paura che mi nasca un bambino".
Fu allora che mi venne quella che ritengo un'idea felice, e invece di parlargli subito di transfert e altre cose simili gli chiesi a mia volta, bisbigliando come lui: "Be', che cosa te lo fa credere?"
Come vedete, in quest'occasione mi sono lasciato andare a un gioco che si potrebbe chiamare delle domande e delle risposte, molto simile a quello di cui ci parlano coloro che praticano l'analisi infantile, e con questo piccolo espediente per un certo tempo le cose sono andate bene. Ma non crediate che questa specie di gioco mi consenta di porre ogni tipo di domanda. Se la mia domanda non è abbastanza semplice, se non è veramente alla portata dell'intelligenza di un bambino, il dialogo non tarda a interrompersi; anzi, più d'un paziente mi ha decisamente rinfacciato di essere maldestro, di avere, per così dire, rovinato il gioco. Motivo di ciò, non di rado, era stato il fatto che nelle mie domande e risposte avevo introdotto degli elementi di cui il bambino non poteva essere al corrente, insomma cose che nell'infanzia è impossibile conoscere.”
(pag. 68)

Segnaliamo oggi l’uscita di questo collettaneo a cura di Rosa Romano Toscani (Socio Ordinario della SIPeP - SF), Daniela...
12/06/2026

Segnaliamo oggi l’uscita di questo collettaneo a cura di Rosa Romano Toscani (Socio Ordinario della SIPeP - SF), Daniela Barattini e Gianluca Biggio, dal titolo:
CREARE L’INCONTRO TERAPEUTICO, Alpes edizioni.

Al suo interno oltre a un lavoro della dott.ssa Toscani, é possibile leggere uno scritto di un altro membro della SIPeP - SF, Clara Mucci (in collaborazione con Raffaella Adamo).

Lo presentiamo riprendendo alcune parole dalla Postfazione, scritta da un altro grande esponente del Rinascimento Ferencziano, Luis Martin J. Cabré, che riassumono bene le finalità di questo libro in cui convergono scuole di pensiero diverse ma disponibili al dialogo:

“Vorrei concludere con una riflessione sulle basi teoriche della psicoanalisi. Non si diventa psicoanalista solo studiando, partecipando a seminari, leggendo libri ecc.
La psicoanalisi funziona solo quando diventa carne e sangue dell'analista. La nostra professione impossibile, come diceva Freud, non può essere appresa intellettualmente e non può essere ridotta alla conformità di una teoria o limitarsi all'appartenenza a una società psicoanalitica o psicoterapica o, peggio ancora, a una autoproclamazione onnipotente.
Essere psicoanalista richiede di mettere da parte il sapere e tollerare controtransferenzialmente l'angoscia di non sapere e l'importanza di sapere che non si sa.
La psicoanalisi può raggiungere le profondità dove si nascondono le emozioni più segrete del paziente solo quando l'essere umano e l'analista sono la stessa cosa.”

Ancora pochissimi posti disponibili per la Giornata di studi organizzata dalla nostra Società Italiana di Psicoanalisi e...
05/06/2026

Ancora pochissimi posti disponibili per la Giornata di studi organizzata dalla nostra Società Italiana di Psicoanalisi e Psicoterapia – Sándor Ferenczi, dal titolo:

L’INCONSCIO INTERPSICHICO E L’ABISSO DEL CONTROTRANSFERT

Ecco una breve presentazione dei temi trattati e della loro enorme importanza storica e clinica:

‘La giornata di studi mira a chiarire gli attori e i luoghi del processo terapeutico.
Organizzando il racconto della nascita della psicoanalisi come un’impresa
solipsistica, il paradigma della mente isolata ha occultato il fatto che i sogni e le
fantasie della paziente ci aiutano a comprendere i sogni e le fantasie del terapeuta e
viceversa.
In contrasto al modello solipsistico della analisi classica, i problemi, i luoghi e le fasi del processo terapeutico vengono illustrati attraverso una serie di momenti cruciali resi comprensibili dal dialogo tra gli inconsci e dal modello “ripeti e ripara”.
Quest’ultimo sarà reso esplicito solo più tardi, da Sándor Ferenczi, ma è operativo fin dall’inizio grazie alla creazione di uno spazio in cui s’incrociano le vite, i traumi e le difese dell’analista e della paziente.
È in questo spazio terzo, alimentato dal dialogo tra gli inconsci, che si iscrivono
anche i sogni di Freud confluiti ne L’interpretazione dei sogni, il libro attorno a cui si aggregheranno i suoi seguaci. Il sogno, allora, non è solo la via regia all’inconscio, ma anche il deposito dei problemi irrisolti e il volano della loro trasmissione intergenerazionale. Questo ci permette di riconoscere il luogo in cui Freud si blocca come il luogo della trasmissione inconscia del trauma. Ferenczi lo chiama l’“abisso
del controtransfert”. È immergendosi in questo abisso e risognando gli incubi di
Freud, che Ferenczi porta a termine un processo già interamente iscritto nella
fondazione, dando voce a ciò che era stato cancellato, e configurando la situazione analitica come il luogo in cui il trauma infantile viene evocato, vissuto e riparato.
Questo segna l’inizio dell’inconscio interpsichico su cui oggi si fonda il processo terapeutico del trauma.

Le tre lezioni si basano sul libro di Carlo Bonomi, Il trauma cancellato. Breve storia apocalittica della psicoanalisi, Arpa edizioni, 2026 (vincitore in Francia del Premio Nicolas Abraham & Maria Torok 2025).

Carlo Bonomi è analista con funzioni di training e supervisione della Società Italiana di Psicoanalisi Sándor Ferenczi, presidente dell’International Sándor Ferenczi Network (ISFN), condirettore di The Wise Baby/Il poppante saggio e Associate editor dell’International Forum of Psychoanalysis.

Sull’ultimo numero della nostra rivista Wise Baby, dedicato a Judith Dupont e alla sua fondamentale presenza di testimon...
29/05/2026

Sull’ultimo numero della nostra rivista Wise Baby, dedicato a Judith Dupont e alla sua fondamentale presenza di testimonianza nella storia della psicoanalisi, è possibile leggere la meravigliosa intervista che la nipote di Alice Balint ha concesso ai tre colleghi Aleksandar Dimitrijevic, Jay Frankel e Gabriele Cassullo.

É un’intervista ricca di ricordi e aneddoti significativi per riscrivere con maggior obiettività le vicende della storia psicoanalitica, in riferimento soprattutto alle vicende che riguardano Freud, Ferenczi, Ernest Jones, i Balint e gli intrecci clinici e di confronto fra tanti altri analisti.

Dall’abstract:
“Questa intervista con la dott.ssa Judith Dupont contiene i suoi ricordi e le sue riflessioni su due argomenti importanti per la storiografia della psicoanalisi.
In primo luogo, la dott.ssa Dupont ricorda la sua infanzia trascorsa tra pionieri del settore, quali Vilma Kovacs, Alice e Michael Balint, Melanie Klein, Imre Hermann e altri, e i suoi incontri con loro. In secondo luogo, la Dupont ricostruisce la cronaca dei manoscritti di Ferenczi: come furono affidati a Michael Balint dalla vedova di Ferenczi, le complesse ragioni per cui Balint non poté pubblicarli per più di 30 anni e, infine, come riuscì a rendere pubblico il Diario clinico, arricchendo così la psicoanalisi contemporanea della presenza di Ferenczi dopo più di 50 anni di silenzio e censura.”

Intervista fondamentale!

ULTIMISSIMI POSTI PER LA GIORNATA DI STUDI:L'INCONSCIO INTERPSICHICO E L'ABISSO DEL CONTROTRASFERT
28/05/2026

ULTIMISSIMI POSTI PER LA GIORNATA DI STUDI:
L'INCONSCIO INTERPSICHICO E L'ABISSO DEL CONTROTRASFERT

Il 22 Maggio del 1933, dopo una rapida malattia, moriva Sándor Ferenczi. Lo ricordiamo con le parole che l’amico Gianni ...
22/05/2026

Il 22 Maggio del 1933, dopo una rapida malattia, moriva Sándor Ferenczi.

Lo ricordiamo con le parole che l’amico Gianni Guasto, suo compianto grande studioso e discepolo, scrisse nel 2017:

“Tanto la sua biografia quanto la sua opera sono molto importanti e degne di interesse: nato da una famiglia ebrea proveniente dalla Galizia, fu un protagonista della vita culturale e scientifica ungherese, europea e statunitense. Il cognome originario Fraenkel era stato successivamente magiarizzato in Ferenczi a opera del padre, che fu un piccolo editore che animò un entourage culturale molto vivace, nel quale il giovane Sándor crebbe.
Venuto in contatto nel 1908 con Freud, ne divenne un intimo collaboratore, e con lui Freud, corrispondente prolifico, scambiò il più alto numero di lettere della sua vita lungo un arco di tempo di venticinque anni.
Durante questo lungo periodo Ferenczi fu un protagonista di primo piano nella fondazione e nello sviluppo del movimento psicoanalitico, sia per l’importanza dei suoi contributi scientifici, che gli guadagnarono la fama di “analista dei casi disperati”, “enfant terrible e wise baby della psicoanalisi”, “paladino e gran visir segreto” di Freud secondo una definizione data dallo stesso Maestro di Vienna.
Nel 1919, ottenne, per interessamento di Giorgy Lukàcs, commissario all’istruzione nel Governo rivoluzionario di Bela Kun, la cattedra di psicoanalisi all’Università di Budapest, che fu il primo ateneo a coltivare questo insegnamento.
L’importanza di Ferenczi in quanto psicoanalista fortemente innovativo fu grande e controversa: studioso e sperimentatore incessante fu interessato più alla tecnica terapeutica che non alle speculazioni metapsicologiche che dagli anni dieci in poi occuparono in maniera crescente l’attenzione e la creatività di Freud.
A Ferenczi si devono molte scoperte che tutt’oggi mantengono intatto il loro valore clinico, come ad esempio il concetto di introiezione, la riscoperta dei meccanismi patogeni delle esperienze traumatiche, il concetto di “identificazione con l’aggressore”, il concetto di “intropressione”. La sua ricerca lo portò, dalla seconda metà degli anni venti in poi, a divergere progressivamente dal pensiero di Freud, ritornando a esplorare quelle “gallerie temporaneamente abbandonate” da cui il Maestro si era bruscamente allontanato nel 1897, quando decise di abbandonare la “teoria della seduzione” quale eziologia dei disturbi psiconevrotici.
Gli studi così intrapresi da Ferenczi lo condussero a scoperte tuttora insuperate nell’ambito delle esperienze traumatiche infantili e del malaccudimento alla nascita, ma produssero anche un drammatico distacco da Freud che Ferenczi non volle tradurre in uno scisma societario, come già, prima di lui avevano fatto Jung, Adler, Stekel e Rank. Per questo, per il suo attaccamento affettivo a Freud e a causa dell’impossibilità di accettare di non vedersi riconosciuta l’enorme importanza dei suoi ultimi scritti, Ferenczi morirà nel 1933 a causa dell’aggravarsi di uno stato di anemia perniciosa, peggiorata dopo un drammatico confronto con Freud avvenuto in occasione del Congresso Internazionale di Psicoanalisi tenutosi a Wiesbaden nel Settembre 1932.
Successivamente alla morte, Ferenczi fu gravemente calunniato da Ernest Jones, autore della monumentale e agiografica biografia ufficiale di Freud, nella quale la sua dissidenza tecnico-teorica fu ricondotta a una forma grave di psicosi paranoide che secondo Jones lo avrebbe afflitto negli ultimi anni. Come ebbero a testimoniare gli allievi più vicini a Ferenczi, da Michael Balint, a Erich Fromm, a Izette de Forrest, a Cara Thompson, tali affermazioni che Freud non smentì, furono calunniose e infondate come può ben constatare oggi chi legga i contributi ferencziani prodotti tra il 1924 e il 1932.
Ciò non impedì che il nome di Ferenczi subisse una damnatio memoriae protrattasi per sessant’anni, fintanto che, a metà degli anni ottanta, la sua opera più importante, il Diario Clinico, poté finalmente essere pubblicata assieme all’edizione integrale del carteggio Freud-Ferenczi, che Ernest Jones e Anna Freud avevano a lungo osteggiato.”

Il trauma cancellato. Breve storia apocalittica della psicoanalisi di Carlo Bonomi, Arpa Editore, 2026, è finalmente in ...
18/05/2026

Il trauma cancellato. Breve storia apocalittica della psicoanalisi di Carlo Bonomi, Arpa Editore, 2026, è finalmente in italiano!!

La storia raccontata in questo libro è incentrata sulla mutilazione genitale subita nell’infanzia da Emma Eckstein, la paziente più importante di Freud al tempo del suo abbandono della “teoria della seduzione”.
Per ragioni sia culturali che personali, Freud non riuscì a riconoscere la natura traumatica di questa 'beschneidung' (circoncisione), che tuttavia suscitò in lui
una angoscia profonda, risuonando con la propria circoncisione, gli echi di un ambiente violentemente antisemita e i conflitti con il padre.

Carlo Bonomi sostiene che il trauma cancellato della circoncisione è inscritto nel sistema di pensiero di Freud come un’eredità amputata da cui sarebbero germogliati e fioriti i sogni e le fantasie dei suoi discepoli più stretti. In particolare, Sándor Ferenczi, allievo e confidente di Freud, avrebbe contribuito a riconoscere questo corpo ferito, gettando così nuove basi per la teoria e la pratica psicoanalitica.

Una lettura imprescindibile non solo per gli psicoanalisti ma per quanti siano interessati alla comprensione del pensiero moderno occidentale, alla visione del corpo della donna e dello sviluppo del bambino che abita il pensiero occidentale, fino agli studi sul gender e sul pensiero ebraico perché questo trauma cancellato riverbera prepotentemente nel nostro sistema di pensiero e nello sviluppo delle teorie del funzionamento psichico.

Pubblicato in francese (già tradotto in inglese, portoghese, spagnolo) col titolo L’effacement du traumatisme, Aux origines de la psychanalyse, Éd Amsterdam, 2024, questo libro ha ricevuto il Premio Nicolas Abraham e Maria Torok 2024.

Sabato 13 Giugno a Firenze ci sarà la presentazione del libro con una giornata di studi dal titolo L’INCONSCIO INTERPSICHICO E L’ABISSO DEL CONTROTRANSFERT che mira a chiarire gli attori e i luoghi del processo terapeutico al cui centro vi è il trauma: fondazione, trasmissione e riparazione.

L’imminente uscita del nuovo numero di The Wise Baby dedicato all’opera di Judith Dupont ci porta a rileggere il libro S...
15/05/2026

L’imminente uscita del nuovo numero di The Wise Baby dedicato all’opera di Judith Dupont ci porta a rileggere il libro Sul filo della memoria (2015), suo commovente racconto autobiografico il cui sottotitolo (Un itinerario psicoanalitico in compagnia di Ferenczi e Balint) ne chiarisce immediatamente la grande portata storica.
Ecco alcuni brevi estratti dedicati alla sua analisi personale, svolta con Daniel Lagache:

“Il mio analista mi faceva pagare le assenze non giustificate ma non quelle giustificate. Ero io che dovevo decidere di quale categoria si trattava. Cosi non ho mai pagato una seduta persa per un influenza ma ne ho pagata una per esempio persa per essere andata ad ascoltare un concerto à Royau-mont. Stranamente le mie decisioni non sono mai state oggetto di discussione e neanche di commenti.

Qualche incidente me lo ricordo: il mio analista che si alza bruscamente dalla sua poltrona mentre io sono assorta nelle mie storie, sbottando: «Questo chiasso è veramente intollerabile!». Solo allora mi sono resa conto che c'erano dei bambini che chiacchieravano nella sala d'attesa. Ma io non li avevo neanche sentiti.

Mi ricordo che un giorno si è messo a cantare l'aria dei cherubini nelle Nozze di Figaro.

Ricordo anche una volta in cui ho spiegato a lungo qualcosa al mio analista e lui ha reagito spiegandomi che non aveva capito niente di quello che gli avevo raccontato. Molto stranamente mi sono sentita bene e particolarmente tranquilla da questa constatazione e ne ho parlato con lui. Lui si è abbastanza stupito. Personalmente ne ho tratto la conclusione che, se il paziente ha capito, non è poi così essenziale che l'analista capisca. Scoperta che mi capita di condividere a volte anche con i miei pazienti.”
(pag. 107)

CENTO ANNI DI PSICOANALISIOmaggio a Judith DupontLo scorso primo ottobre Judith Dupont si è spenta all'età di 100 anni.Q...
12/05/2026

CENTO ANNI DI PSICOANALISI
Omaggio a Judith Dupont

Lo scorso primo ottobre Judith Dupont si è spenta all'età di 100 anni.

Questo numero, interamente dedicato a lei, è un omaggio alla sua persona e al suo generoso contributo alla psicoanalisi. Nominata erede letteraria di Sándor Ferenczi alla morte di Michael Balint, Judith Dupont è riuscita nella coraggiosa impresa di pubblicare il Diario Clinico, fondamentale per la conoscenza del pensiero di Sándor Ferenczi e per l'avvio di quel fecondo movimento diffuso il tutto il mondo sotto il nome di Rinascimento ferencziano.

https://www.societaferenczi.it/rivista-wise-baby

DA NON PERDERE!!L'ultimo numero della nostra rivista è interamente dedicato a Judith Dupont che ci ha lasciati lo scorso...
09/05/2026

DA NON PERDERE!!
L'ultimo numero della nostra rivista è interamente dedicato a Judith Dupont che ci ha lasciati lo scorso settembre all'età di 100 anni. Con lei se ne va l'ultima testimonianza diretta di Sándor Ferenczi, di Alice e Michael Balint e di tanti altri la cui storia troviamo in queste pagine che davvero raccontano 100 anni di psicoanalisi dall'interno. Judith nasce e cresce a Budapest, nella stessa palazzina in cui vivono la zia Alice Balint con Michel Balint e Sándor Ferenczi. Questo numero è un’immersione all’origine di quella che sarà la psicoanalisi relazionale. Un origine spesso non conosciuta e marginalizzata (tutt’oggi non si considera molto gli straordinari contributi innovatori della Scuola di Budapest e quanto abbiano anticipato ciò che oggi dimostriamo con le neuroscienze e con neurofisiologia della relazione!) Una psicoanalisi che mette al centro la relazione del bambino con la madre, e la possibilità di essere accudito amorevolmente, e quella tra paziente e analista, soffermandosi soprattutto sul funzionamento di quest'ultimo in relazione al paziente, più che sul paziente. Un numero appassionante e attualissimo, ricco di contributi preziosi, vi troviamo per la prima volta in italiano una selezione delle innumerevoli annotazioni, pensieri, frammenti che Ferenczi amava scrivere qua e là (articolo pubblicato solo in francese su Le Coq-Heron!), poi il toccante racconto del viaggio compiuto dai manoscritti di Ferenczi da quando, sparsi sul pavimento della casa di Ferenczi distrutta dai bombardamenti, vengono raccolti dalla psicoanalista Ilona Felszeghy che “attraversò il Danubio da Pest a Buda camminando sul ghiaccio che ricopriva l’intero fiume per vedere cosa fosse successo alla villa di Sándor Ferenczi”, e anche la traduzione dell’intervista di Aleksandar Dimitrijevic, con Jay Frankel e Gabriele Cassullo.
Scrivere questo numero è stato per me un viaggio profondo, insieme a Carlo Bonomi e Andrea Ciacci, che ringrazio per il contributo determinante.

In questo volume: Ornella Piccini & Carlo Bonomi Editoriale Carlo Bonomi Recensione di Judith Dupont, Sul filo della memoria. Un itinerario psicoanalitico in compagnia di Ferenczi e Balint Aleksandar Dimitrijevic Cresciuta nel mondo della psicoanalisi. Intervista a Judith Dupont Ernst Falzeder & Jud...

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