15/01/2025
*Comunicazione della Segreteria nazionale UIL Fpl*
La UIL Fpl è un sindacato serio e responsabile, e il nostro obiettivo non è esultare perché un contratto non viene firmato, ma assicurarci di firmare solo contratti dignitosi per le lavoratrici e i lavoratori che rappresentiamo. Quando questo non è possibile, diciamo con fermezza: NO, COSÌ NON VA BENE! Solo mantenendo questa linea possiamo tornare al tavolo e ottenere un contratto migliore. Siamo fieri di questa coerenza.
Sin dall'inizio, la UIL FPL ha chiesto più risorse per il CCNL Sanità Pubblica 2022-2024,anche attraverso una mobilitazione che ci ha portati allo sciopero del 28 novembre scorso, proponendo soluzioni concrete come l'anticipo delle risorse previste per il CCNL 2025-2027 e la detassazione degli incrementi contrattuali per aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori e delle lavoratrici. Ora assistiamo a post e volantini di chi voleva firmare quel contratto e cerca di giustificare la propria posizione scaricando frustrazioni e sconfitte su chi ha difeso con coerenza la propria posizione e il ruolo che un sindacato serio deve svolgere: difendere e conquistare diritti per chi lavora. Tuttavia, come l’ARAN ha sempre ribadito, il contratto si firma solo con il consenso del 50% + 1 della rappresentanza. Governo, Regioni e ARAN non hanno raggiunto questa soglia. Il resto è polemica inutile.
Noi non abbiamo voluto firmare un contratto che proponeva un aumento del fondo produttività di appena 45,15 euro annui per dipendente, 54,95 euro per il fondo straordinario disagio, e 71,79 euro per indennità notturne, cifre che si traducono in pochi euro al mese per chi lavora nei nostri ospedali. Sul tabellare, si parlava di 135 euro lordi di aumento, che diventano 50 euro al netto dell’IVC (600 euro di arretrati per il triennio).
Chi si accontenta di "un tozzo di pane" avrebbe fatto meglio a unirsi alla nostra battaglia per più risorse. Ora saranno le lavoratrici e i lavoratori a giudicare. A fronte di un’inflazione del 17% nel triennio 2022-2024, questo contratto avrebbe coperto circa il 6%. Nel triennio precedente (2019-2021), l’inflazione è stata del 2,3%, e il contratto firmato al 3,78% ha almeno garantito una copertura piena. Oggi, le risorse stanziate da Governi e Regioni sono chiaramente insufficienti. Noi non ci siamo piegati. Abbiamo scelto la strada più difficile ma più giusta, perché i diritti dei lavoratori non si svendono. Lavoriamo per un contratto vero, che rispetti la dignità e il valore del lavoro. Per questo siamo certi che la nostra posizione troverà, alla fine, il consenso di chi conta davvero: chi ogni giorno tiene in piedi la sanità pubblica del nostro Paese.