09/06/2026
Nelle ultime ore è stato sollevato un dibattito particolarmente delicato.
La storia, che sicuramente vi sarete trovati a leggere, riguarda una giovane coppia americana che ha condiviso sui social la decisione di interrompere la gravidanza, dopo aver avuto la notizia delle alte probabilità che il bambino sarebbe nato con la sindrome di Down.
Successivamente alla dichiarazione, la coppia è stata messa a giudizio sui social, un tribunale nel cui, a nostro avviso, certe scelte non dovrebbero entrare.
Ed è proprio da questo punto che vorremmo partire.
L’interruzione di gravidanza è una scelta intima e personale. Non ha bisogno di giustificazioni perché in sé, come capirete, si concentrano considerazioni, pensieri, paure, speranze, dolore…
momenti talmente personali che è quasi distopico pensare di poterne parlare così severamente e in totale libertà tra una pausa caffè e l’altra.
Le opinioni e i punti di vista contano, ed è giusto che in uno spazio democratico chiunque possa avere la possibilità di esprimersi.
Ma scelte come questa sono così umane, intime e personali che l’unica cosa che ci è richiesta è di prenderne atto e sospendere il giudizio. Perché alla fine, insieme a questa giovane coppia, che ha condiviso con milioni di persone la propria storia, ce ne sono tante altre che stanno prendendo la stessa decisione e devono sentirsi sollevate da ogni possibile giudizio e ricevere le giuste informazioni.
Arriviamo ora al secondo punto: la qualità di vita.
Ciò che è stato detto nel video tocca anche la vita quotidiana di una persona con la sindrome di Down. Anche in questo caso è giusto prendere un bel respiro, contare fino a dieci, e provare a scegliere di non scrivere.
Perché siamo così imperativi su questo punto?
Perché come diciamo sempre le persone con sindrome di Down sono, prima di tutto, persone.
Nella loro individualità nascono e crescono in diversi contesti, con diversi caratteri, con un proprio passato, presente e futuro.
Sì, ci sono complicazioni fisiche legate alla presenza del cromosoma in più.
No, non vi diremo che è semplice o che è difficile, perché sarebbe sbagliato ridurre la vita di tante persone al bianco e al nero, perché nessuno lo vorrebbe per la propria.
Siamo altresì certi che chi cerca informazioni al riguardo sappia che può affidarsi a medici o associazioni dedicate.
Invece, reale e necessario, è introdurre nel dibattito la responsabilità sociale e culturale di non riuscire a rispondere adeguatamente a determinate esigenze, di non investire su una formazione dedicata o di escludere a prescindere persone dalla scuola, dalle attività sociali, dal mondo del lavoro e dalla vita di tutti i giorni.
Perché a volte, a rendere impossibile un momento difficile, è proprio la difficoltà nel trovare accoglienza, informazioni corrette (non opinioni), inclusione, accessibilità, una rete di supporto.
Il consiglio che sentiamo di dare come associazione è di prendere in considerazione che, a volte, è meglio prendersi un momento per ricordarsi che non tutto è di dominio pubblico, non tutto è necessariamente commentabile e che il valore di una vita passa anche dal rispetto che mostriamo davanti alla sua complessità.
Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down - AIPD Nazionale e CoorDown, le due principali reti associative che in Italia si occupano di sindrome di Down, intervengono sul caso degli influencer americani Jesse e Ashley Ridgway, che sui social hanno comunicato di aver interrotto la gravidanza dopo la diagnosi di sindrome di Down. Aipd: «Non giudichiamo la scelta, ma la disinformazione sulla sindrome». Coordown: «Le parole hanno un peso enorme, ogni famiglia ha il diritto di decidere sulla base di dati completi». E Luca Trapanese, padre di Alba, aggiunge: «Il dibattito dovrebbe essere tra chi considera la disabilità una condanna e chi lavora ogni giorno per costruire una società capace di accogliere ogni persona».
Leggi l'articolo di Chiara Ludovisi
👉 https://www.vita.it/la-sindrome-di-down-e-una-merda-dal-punto-di-vista-della-salute-cosi-due-youtuber-tristi-e-soli-finiscono-per-fare-disinformazione/
Martina Fuga Salbini Gianfranco