30/01/2026
𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗔𝗧𝗧𝗜 𝗣𝗜𝗥𝗔𝗧𝗔: 𝗖𝗛𝗜 𝗟𝗜 𝗔𝗣𝗣𝗟𝗜𝗖𝗔 𝗥𝗜𝗦𝗖𝗛𝗜𝗔 𝗦𝗔𝗡𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗣𝗘𝗥 𝗢𝗟𝗧𝗥𝗘 𝟰𝟬𝗠𝗜𝗟𝗔 𝗘𝗨𝗥𝗢 𝗔𝗡𝗡𝗨𝗜
ꜰᴇᴅᴇʀᴀʟʙᴇʀɢʜɪ: ᴜɴᴏ ꜱᴄᴇɴᴀʀɪᴏ ᴅᴀ ɪɴᴄᴜʙᴏ ᴄʜᴇ ɢɪᴜꜱᴛɪꜰɪᴄᴀ ʟᴀ ᴍᴀꜱꜱɪᴍᴀ ᴘʀᴜᴅᴇɴᴢᴀ
È un quadro a tinte fosche quello che emerge dal rapporto “Il dumping
contrattuale nel settore turismo: quali rischi per le imprese", realizzato da
FEDERALBERGHI, in collaborazione con l'Ente bilaterale nazionale del settore turismo e con ADAPT.
Secondo le risultanze della ricerca, presentata a Bologna, che si basa sui dati dell'Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro del CNEL, sull'analisi approfondita della normativa vigente e sulla giurisprudenza, i rischi connessi all'utilizzo di contratti collettivi di lavoro stipulati da soggetti non rappresentativi sono quantificabili in diverse decine di migliaia di euro annui di maggiori costi, sia in termini di recupero di contributi spettanti da parte degli enti previdenziali, sia sotto forma di recupero dei crediti retributivi da parte dei lavoratori interessati.
Infatti, il costo vivo per l'impresa alberghiera "media" (14 dipendenti) che si
veda contestata l'applicazione di un "contratto pirata" può facilmente eccedere i 40mila euro annui, cui si aggiungono le ricadute in termini di impossibilità di ricorrere agli istituti contrattuali che il legislatore riserva ai c.d. contratti leader, come il CCNL Turismo, applicato da oltre l'80% delle imprese e dei dipendenti del settore.
Secondo Giuseppe Roscioli, Vicepresidente vicario di FEDERALBERGHI e Presidente della Commissione sindacale della stessa organizzazione: "Lo studio chiarisce una volta per tutte quali sono i rischi che le imprese corrono affidandosi a soggetti privi di ogni legittimazione e rappresentatività ed esponendosi a ricadute economiche, normative e di immagine assai gravi: oltre al maggior costo dovuto al recupero dei contributi non versati, si pensi al contenzioso e alla perdita degli eventuali benefici derivanti dalle diverse forme di agevolazione. Uno scenario da incubo che giustifica la massima prudenza"