08/10/2026
8 OTTOBRE LIEDHOLM NILS
La Fiorentina Campione d’Italia 1969 passò velocemente dalla disputa della Coppa dei Campioni al concreto rischio retrocessione nella stagione ‘70-71. Passato lo spavento Ugolino Ugolini, diventato presidente, voleva replicare il modello della Fiorentina ye ye per tornare a vincere lo scudetto.
La prima mossa fu quella di puntare su un personaggio carismatico, un maestro del calcio per la panchina: Nils Liedholm. Nato a Valdemarsvik, in Svezia, l’8 ottobre 1922, era stato un formidabile centrocampista della nazionale svedese e del Milan, unendo ad una tecnica di primissimo ordine una consapevolezza tattica che sui campi di gioco non aveva eguali.
Da allenatore era ancora da scoprire: cinque anni al Milan da allenatore delle giovanili e collaboratore prima squadra, Verona, Monza, e poi due anni con il Varese con la promozione in A e la conquista di un ottavo posto. Per Liedholm Firenze era il vero banco di prova della sua nuova carriera. Il Barone, così veniva chiamato per il suo stile, con il suo accento scandinavo portò molta leggerezza: non voleva pressioni, tantomeno obiettivi. Il suo orizzonte era quello della crescita graduale, intendeva restaurare i “vecchi” che avevano vinto lo scudetto e lanciare i giovani, che amava far esordire in trasferta, per misurarne la prontezza al palcoscenico della serie A.
La squadra doveva essere costruita per durare. Grande innovatore del linguaggio tecnico, all’epoca parlava timidamente di piccola zona o di gioco misto, ebbe l’intuito di schierare Brizi libero e di suggerire due acquisti particolarmente mirati: “el gringo” Sergio Clerici, centravanti di grandissimo spessore tecnico e tattico, e Nevio Scala, un motore di centrocampo schierato il più delle volte terzino.
La Fiorentina (1971-72), fino alla sconfitta interna con il Cagliari alla sestultima di campionato era in piena lotta scudetto, il quinto posto finale garantì il ritorno in Coppa UEFA. Nella stagione successiva continuò il rinnovamento, con l’arrivo di Antognoni e Roggi, la cessione di Esposito e Chiarugi. La Fiorentina arrivò quarta, qualificandosi nuovamente per la Coppa UEFA. Due piccole note stonate furono le sconfitte nelle finali della Mitropa e del torneo anglo-italiano, ma non sembravano un motivo sufficiente per interrompere il rapporto con il tecnico svedese. La società, invece, lo lasciò andare via, ma come mai: perché non era un vincente o per le sue richieste economiche?
Sta di fatto che lasciammo andare via un allenatore che vinse lo scudetto in altre piazze.