15/10/2026
Il mese di ottobre nel 1582 durò solo 21 giorni. In quel mese, infatti, in gran parte dell'Europa cattolica, i giorni dal 5 al 14 semplicemente non esistettero. Si andò a letto giovedì 4 e ci si svegliò venerdì 15.
Il calendario attuale oggi nasce proprio da quel salto temporale. Ecco perché: il 24 febbraio 1582 papa Gregorio XIII firmò la bolla Inter gravissimas, con cui ordinava una profonda riforma del calendario che da lui prese il nome di calendario gregoriano.
Fino a quel momento, per oltre milleseicento anni, in Europa era stato in vigore il calendario giuliano, introdotto da Giulio Cesare nel 46 a.C. Aveva funzionato benissimo, ma nascondeva un errore molto piccolo, ma non innocuo.
Il calendario giuliano stabiliva che l'anno durasse in media 365,25 giorni: tre anni duravano 365 giorni mentre il quarto, il bisestile, ne durava 366 (con il famoso 29 febbraio). Era una correzione necessaria, perché un anno solare, cioè il tempo che la Terra impiega a compiere un giro attorno al Sole, dura 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi. Senza il giorno in più ogni quattro anni, le stagioni si sarebbero spostate rapidamente rispetto alle date.
Il calendario giuliano arrotondava a 365 giorni e 6 ore, con una differenza di circa 11 minuti all'anno. Undici minuti che, moltiplicati per i secoli, erano diventati giorni: circa un giorno di scarto ogni 128 anni.
Quindi, c’era il pericolo che la Pasqua cadesse in estate, contraddicendo le decisioni del Concilio di Nicea (325 d.C.), per il quale la Pasqua si celebrava la prima domenica dopo il primo plenilunio successivo all'equinozio di primavera, che la Chiesa fissava convenzionalmente al 21 marzo.
Nel 1582, però, sul calendario le cose non tornavano più: l'equinozio "vero" cadeva ormai attorno all'11 marzo, cioè dieci giorni prima della data convenzionale. Le date avevano preso a scivolare rispetto alle stagioni, e con loro la Pasqua. Lasciando le cose com'erano, nel giro di qualche secolo la festività più importante del cristianesimo sarebbe finita in piena estate, lontanissima dalla primavera che la tradizione voleva.
Perciò bisognava intervenire in fretta.
La soluzione fu drastica: cancellare dieci giorni
La bolla di papa Gregorio stabilì che dopo giovedì 4 ottobre 1582 si passasse direttamente a venerdì 15 ottobre. Per riportare l'equinozio al 21 marzo, si toglievano dieci giorni, dal 5 al 14, e il giorno dopo San Francesco, che si celebra il 4, si sarebbe chiamato 15.
Quei dieci giorni, semplicemente, non sono mai esistiti.
HSL! ❤🦁💛