16/05/2026
Terzo piccolo passo verso la Marcia per la Pace del Primiero di oggi, con partenza ore 14.00 da Imer, Piazza ex Municipio.
Condividiamo con voi quello che consideriamo il Manifesto di Slow Food Trentino Alto Adige.
Per ricordarci - lungo tutta questa giornata - il senso e la direzione che vogliamo dare al nostro impegno.
A tutt*, Buona Marcia!
"Noi rappresentanti di Slow Food, una rete globale di comunità locali presente in 160 paesi del mondo, consapevoli che le sfide del presente e del futuro ci coinvolgono in interconnessione con popoli vicini e lontani, ci impegniamo nel territorio trentino:
a nome di coloro che, lavorando la terra, la custodiscono, la curano e la conservano fertile;
a nome di coloro che custodiscono e preservano i semi, salvaguardandoli dall’estinzione e dall’oblio, e difendendoli dai brevetti e da logiche speculative e di privatizzazione;
a nome di coloro che tutelano e preservano i beni comuni e, in particolare, i suoli e la loro fertilità, l’acqua, l’aria, la conoscenza e, soprattutto, la biodiversità, di specie animali e vegetali, coltivate e selvatiche;
a nome di coloro che credono nell’economia della solidarietà e della cooperazione come alternativa necessaria e urgente a un sistema e a un modello economico che ha nella competitività e nella sopraffazione i propri valori guida;
a nome di coloro che si impegnano per garantire un cibo buono, pulito, giusto e sano per tutti;
a nome di quanti credono nella trasmissione di saperi e competenze tra le generazioni come strumento per costruire un futuro migliore per tutti;
a nome dei popoli indigeni e di coloro che in ogni angolo del mondo lottano per l’affermazione dei loro diritti;
a nome di chi mantiene abitate e vive le Terre Alte, le montagne e le aree interne, generando servizi ecosistemici di cui tutti noi, vicini e lontani, possiamo beneficiare;
a nome di coloro che subiscono sofferenze, migrazioni, lutti e perdite a causa della crisi climatica e delle sue conseguenze in tutti gli angoli del Pianeta, soprattutto nei paesi che sono stati meno responsabili nel determinare questo sconquasso;
a nome di coloro che si sentono fratelli su questa Terra, che è Madre di tutti gli esseri viventi;
a nome di chiunque è ingiustamente rinchiuso, respinto o rifiutato a causa del colore della propria pelle, dell’etnia a cui appartiene, del luogo da cui proviene, e di coloro che lottano perché abbia fine questa ingiustizia;
a nome di coloro che credono che i diritti – inclusi il cibo, l’acqua e la terra – debbano essere riconosciuti universalmente;
DICHIARIAMO:
Che il cibo buono, pulito, giusto e sano è un diritto di tutti e, fino a quando anche solo una persona sul pianeta non ne avrà accesso, non smetteremo di batterci per garantirlo.
Che il mondo intero è la nostra casa e la dimensione del nostro agire è globale. La nostra rete non conosce confini. Rifiutiamo pertanto qualunque pregiudizio di carattere politico, economico e sociale che discrimini le persone che migrano in ragione di conflitti, violenze, sfratti, povertà, calamità naturali. Combattiamo ogni pensiero e azione che espropria le fasce più deboli della popolazione dei propri diritti, che calpesta le culture indigene, che non tiene nella dovuta considerazione le donne, i giovani, gli anziani. In particolare, riconosciamo, favoriamo e valorizziamo il fondamentale contributo che le donne apportano in termini di conoscenza, lavoro e sensibilità in ambito familiare, comunitario e sociale.
Che la salvaguardia degli ecosistemi e la custodia della biodiversità sono le principali priorità del nostro agire come attivisti, agricoltori, pastori, pescatori, artigiani, studiosi, cuochi, cittadini. La produzione e la distribuzione del cibo non possono essere in conflitto con la natura, i suoi ritmi, la sua capacità di rigenerarsi, bensì devono essere in armonia con essa;
Che la diversità è la più grande ricchezza di cui disponiamo come singoli esseri umani e come collettività. Sia essa una diversità genetica, culturale, linguistica, generazionale, sessuale o religiosa. Questa diversità deve essere messa costantemente in dialogo: i confini regionali e nazionali non esistono: Vogliamo contribuire così a un’idea di Europa senza confini e in dialogo con i mondi circostanti; a un diverso modello di sviluppo basato su un paradigma del tutto nuovo che - come ci insegna Terra Madre - getta lo sguardo oltre i vecchi assetti geopolitici per abbracciare la Terra nei suoi ecosistemi: sono queste le connessioni che ci consentiranno di trovare soluzioni comuni.
Che l’iniqua spartizione delle ricchezze e delle opportunità è all’origine di sofferenze e discriminazioni e che per questo va affrontata con coraggio a tutti i livelli decisionali e operativi – a partire dal tema del lavoro – per raggiungere una più equa distribuzione tra tutte le donne e gli uomini del nostro pianeta.
Che l’accesso alla conoscenza è un diritto di tutti e che i saperi e le competenze tradizionali devono essere preservati. Solo persone informate e consapevoli possono operare scelte libere, ponderate e ragionate. Ci si prende cura solo di ciò che si conosce.
Che il cibo non è una merce e che quindi non può essere prodotto con l’unico obiettivo di essere venduto, né tantomeno è un prodotto finanziario. Non siamo consumatori, ma cittadini attivi e consapevoli, a fianco di chi produce il cibo buono, pulito e giusto.
Che nelle cucine delle osterie si mantengono vivi e si rigenerano i sistemi locali del cibo, si trasmettono conoscenze e si creano relazioni e che le nuove generazioni devono potersi formare a questo modello di ristorazione e comprenderne il valore.
Che le politiche del cibo sono uno strumento imprescindibile per rifondare il sistema alimentare e affrontare in modo organico la varietà di questioni che è necessario coinvolgere, dall’accessibilità al cibo, allo spreco, dal rapporto cittadini-agricoltori, alla ricezione scolastica, dalla salute al coinvolgimento delle economie locali.
Che le Terre Alte sono un laboratorio di futuro, le monocolture che le minacciano, siano esse economiche, di idee o agricole, mettono a rischio interi territori di vita con la loro capacità di essere un esempio di sostenibilità, di resistenza e di soluzioni per la Comunità di destino che ci coinvolge tutti.
Che le nostre scelte quotidiane, a partire dal cibo, possono contribuire a cambiare il mondo e che anche i piccoli gesti che ognuno di noi compie più volte al giorno sono il primo strumento che Slow Food vuole realizzare. Ma che il cambiamento non si raggiungerà con la somma dei comportamenti virtuosi individuali, ma solo stimolando un profondo cambiamento culturale e sociale che renda socialmente desiderabile la conversione ecologica, come suggerì Alexander Langer già nel 1994.
Che se c’è un aspetto che - oltre ad avere uno spazio di primissimo ordine come simbolo di pace in ogni cultura o religione - può trasmettere valori come la condivisione, l’ospitalità, il meticciato, il rispetto verso le altre culture e verso la biodiversità, questo è il cibo. Siamo dunque convinti che comprendere l’alimentazione come strumento sociale, politico e culturale possa risultare determinante per un’educazione alla pace e al rispetto;
Che le comunità e le realtà che incontriamo e incontreremo sulla nostra strada si iscrivono nell’avventura delle oasi di fraternità, così come descritte dal pensatore Edgar Morin: retroguardie di umanità in tempi di barbarie trionfanti, avanguardie di umanità se s'intravede la possibilità di un futuro migliore: gli abbozzi di una civiltà del primato dell’ “io" nel "noi".
Che, proseguendo il ragionamento di E. Morin, dobbiamo creare degli isolotti di vita altra, dobbiamo moltiplicare questi isolotti, o piuttosto queste imbarcazioni, micro - arche di Noè nell'oceano delle incertezze del tempo."