25/08/2026
I PRODOTTI TIPICI DEL TERRITORIO FERRARESE
Canapa
La canapa (Cannabis sativa L.) ha origini in Asia Centrale ed è coltivata da oltre 10.000 anni. Le prime testimonianze storiche arrivano dalla Cina, dove veniva usata per produrre cordami, tessuti e per scopi alimentari. Agli inizi del Novecento gli ettari di terreno agricolo coltivati a canapa in Italia erano circa 80.000; di questi circa la metà erano in Emilia Romagna. Nei primi trent’anni del Novecento l’Italia fu al secondo posto nella produzione della canapa dietro solamente all’Unione Sovietica; nel 1914 Ferrara era al primo posto in Italia con 30.000 ettari di terreno coltivato a canapa e 363.000 quintali prodotti, seguita nell’ordine dalla provincia di Caserta (157.000 quintali) e Bologna (145.000). Fino al 1954 la canapa era fra le colture principali coltivate su una pianura strappata alla malaria degli acquitrini, grazie alle lunghe, faticose e dispendiose bonifiche che interessarono il Delta del Po. A quei tempi le tre principali colture che si alternavano e avvicendavano nel corso dell’anno erano il grano, le barbabietole, la canapa. I maceri si riconoscevano a distanza nei mesi lontani dalla macerazione (a riposo), perché sulle loro sponde facevano bella mostra di sé i grandi cumuli di grossi sassi di origine fluviale, prelevati dai torrenti montani, che servivano a tenere immersi nell’acqua i fasci di canapa fresca. Dopo circa una settimana, a macerazione avvenuta, si passava al lavaggio, fatto direttamente in acqua dai lavoratori immersi sino alla cintola. Poi, sistemata in cumuli conici, la canapa si faceva seccare al sole; all’essiccazione seguiva la tiratura che, in base alla lunghezza delle piante, stabiliva la qualità della fibra vegetale, tanto più pregiata quanto più lunga. Poi le mannelle venivano appoggiate su una specie di cavalletto e battute dalla parte del taglio con una pala di legno piatta per ottenere una superficie pareggiata; seguiva la cilindratura, che rompeva la parte legnosa delle piante al loro passaggio in mezzo a cilindri dentati azionati o da una locomobile a vapore o da un motore a scoppio monocilindrico a testa calda. Quindi, con la gramolatura eseguita a mano, si attuava la decanapolizzazione che separava la corteccia fibrosa dai canapoli frantumati. Dopo la pettinatura, si passava alla filatura per mezzo del filatoio; in seguito, l’aspatura per ottenere matasse, la sbiancatura e infine la tessitura. Con la comparsa delle fibre artificiali, iniziò la decadenza della canapa, la cui coltivazione sparì definitivamente negli anni sessanta. Nel 1997 fece la sua ricomparsa, quando proprio a Ferrara vennero riprese operazioni di ricerca, studi e sperimentazioni, che la riportarono a una rivalorizzazione, e nei primi anni duemila raggiunse complessivamente, in Italia, i 1.500 ettari; la canapa può essere utilizzata nei settori tessile, cartario, cosmetico, alimentare, erboristico, farmaceutico, edilizio, biologico, nell’allevamento degli animali, nella preparazione di truciolati per la costruzione di mobili. La canapa industriale tornò quindi al centro dell’attenzione del mondo agricolo europeo, ma in Italia, però, l’evoluzione del settore è stato tutt’altro che lineare: accanto a segnali di ripresa produttiva e a mercati in crescita, sono insorte e persistono ancora criticità normative, che incidono sulle scelte degli operatori. Infatti nel 2025 con il decreto Sicurezza il governo ha lanciato una campagna restrittiva che, in nome della tutela dell’ordine pubblico, mette all’angolo un intero comparto produttivo. Il provvedimento modifica la legge 242/2016 e prende di mira la cosiddetta “cannabis light”, varietà di canapa con un contenuto di THC inferiore allo 0,3%, e i suoi derivati a base di cannabidiolo (CBD). Secondo i dati Istat aggiornati a gennaio 2026, la coltivazione di canapa in Italia ha attraversato una fase di forte contrazione negli ultimi anni. Le superfici coltivate sono passate da 907 ettari nel 2019 a 609 ettari nel 2020, per poi scendere ulteriormente a 603 ettari nel 2021, 487 ettari nel 2022 e 298 ettari nel 2023. Nel 2024 si registra una prima inversione di tendenza, con 340 ettari coltivati, seguita da un recupero più evidente nel 2025, con 513 ettari; ma stando a Federcanapa, la superficie effettivamente attiva potrebbe essere inferiore a quella registrata dalle statistiche ufficiali: l’associazione stima infatti in circa 250 ettari realmente coltivati, senza distinzione tra destinazioni produttive (fibra, seme alimentare, biomassa o produzione di sementi certificate). La produzione resta concentrata prevalentemente nel Nord Italia. I Paesi principali produttori di canapa sono Cina, Canada e Stati Uniti. In Europa, la Francia la fa da padrona, seguita da Germania e Paesi Bassi. In Italia le Regioni principali produttrici sono Emilia Romagna, Veneto e Piemonte.