EMW3 arte

Indicazioni Contatta l'organizzazione

EMW3 arte Associarsi ad EMW3 arte è facile e gratuito. Basta richiedere l'adesione al gruppo chiuso di Facebook "EMW3 arte" specificando le proprie credenziali.

26/09/2026

Carlo Crivelli, polittico di Sant'Emidio (particolare dello scomparto centrale), tempera e oro su tavola, 290x280 cm, 1473, cattedrale di Sant'Emidio, Ascoli Piceno.

13/09/2026

La Corte dei Conti assolve Sgarbi: “Nessun danno per le casse dello Stato. Ha esercitato diritti e libertà fondamentali”.
Il Ministero della Cultura condannato al pagamento delle spese legali.

“Nessun danno per le casse dello Stato dalle 121 prestazioni professionali svolte da Vittorio Sgarbi mentre era sottosegretario al ministero della Cultura. La Corte dei Conti ha rigettato la richiesta degli inquirenti contabili di condannare il critico d’arte e politico a risarcire oltre 200mila euro al dicastero che ha rappresentato.
Per i giudici, negli interventi contestati il professore parlava di storia antica, che non rientrava nella delega a lui conferita, e poi ha solo “esercitato diritti e libertà fondamentali protette dalla Costituzione o dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo”. La Corte dei Conti ha così anche disposto che i ministero della Cultura liquidi a Sgarbi 3.500 euro per le spese sostenute nel giudizio.

L’indagine sul critico d’arte e politico era relativa alle connessioni tra il suo ruolo pubblico e le numerose attività che svolgeva mentre era sottosegretario, ritenendo che le svolgesse senza autorizzazione e violando la legge e i doveri legati alla sua funzione pubblica. Accuse mosse partendo dalla norma che stabilisce per chi ricopre ruoli di governo il divieto di svolgere incarichi che possano interferire con l’imparzialità e l’efficacia della funzione pubblica.

Mandato Sgarbi a giudizio, la Procura contabile ha depositato, insieme alle fatture, i contratti perfezionati dalle società legate al prof con enti pubblici e privati, attraverso cui si prevedeva il pagamento delle prestazioni di natura culturale del sottosegretario.

I giudici hanno ritenuto però che mancasse la dimostrazione da parte di un comportamento illecito del critico d’arte e politico “produttivo di danno erariale”. La Corte dei Conti ha poi sottolineato che i pm non hanno provato che Sbarbi “avesse consapevolezza che la sua attività fosse di ostacolo all’assolvimento dei propri compiti istituzionali e perciò recasse un pregiudizio al regolare svolgimento della stessa, tale da rendere indebita la percezione delle indennità connesse alla carica, tanto più che il convenuto ha provato, né il requirente lo ha smentito, di aver svolto nel periodo in questione un numero rilevantissimo di attività pubbliche connesse alla carica”.

(Testo dell’articolo di Clemente Pistilli su “La Repubblica”)

26/08/2026

Carlo Crivelli, Madonna col Bambino che consegna le chiavi a San Pietro [Pala di San Pietro in Muralto], 1488, tempera e oro su tavola, 191 x 196 cm, Gemäldegalerie, Berlino. L'opera fu eseguita nel 1488 per l'altare maggiore della chiesa di San Pietro in Muralto, nelle vicinanze di Camerino. La committenza riflette la volontà di celebrare il legame tra il papato e i grandi riformatori dell'Osservanza francescana, figure centrali nella vita politica e spirituale del Quattrocento marchigiano, richiedendo al Crivelli una celebrazione solenne della loro influenza sotto il primato petrino, narrato nel Vangelo di Matteo [16,13-20]. In questo periodo, l'artista veneziano, ormai stabilmente radicato nelle Marche, ha già codificato il suo linguaggio unico: una sintesi tra la spazialità prospettica padovana, il decorativismo tardogotico e un'indagine ottica di matrice fiamminga. La datazione al 1488 colloca la pala in una fase di estrema raffinatezza esecutiva, dove l'uso dell'oro e del rilievo a pastiglia non è più solo ornamento, ma dispositivo di sanzione sacrale. La composizione è governata da una rigorosa simmetria centripeta che converge verso l'atto della Traditio Clavium. Al centro, la Vergine siede su un trono marmoreo monumentale, caratterizzato da uno schienale in tessuto che funge da asse verticale dell'intera scena. Il trono marmoreo poggia su un basamento con specchiature in marmo mischio, la cui resa tattile esalta il rigore prospettico del suppedaneo. Nella porzione superiore, la formazione veneta e padovana del pittore, debitrice della lezione di Squarcione e Bellini, erompe nel monumentale festone di frutta. Mele, pere, ciliegie e il celebre cetriolo pendente non sono meri ornamenti, ma densi richiami teologici: la mela evoca il Peccato Originale, la pera la dolcezza della maternità mariana, mentre le ciliegie e il cetriolo prefigurano la Passione e la Resurrezione. Straordinario è l'inserto dei due angioletti posti ai vertici del trono: essi agiscono come veri e propri scenografi della visione, colti nell'atto di tendere e ancorare con sforzo plastico i lembi di tessuto che sostengono il festone, trasformando la Sacra Conversazione in una messinscena teatrale e metafisica. Il Bambino Gesù, colto in una posa di regale autorità, non è un infante passivo: egli è il motore dell'azione, colui che consegna fisicamente la maestosa chiave d'oro a San Pietro. Il santo apostolo è raffigurato inginocchiato, in un atteggiamento di umile ricezione che contrasta con la burbera resa del volto. Raffigurato in veneranda età, il santo ha il collo solcato da rughe e le mani con vene sporgenti. Impareggiabile è il codice gestuale della Vergine che sigla tale consegna con un lieve tocco del pollice e indice della mano destra, accompagnato da uno sguardo altero. Ai piedi del trono, la tiara papale deposta sul pavimento in marmo screziato simboleggia la sottomissione del potere istituzionale davanti alla fonte divina dell'autorità. Ai lati del trono si dispongono i santi intercessori, indagati con un verismo fisionomico che rasenta l'espressionismo, al pari della resa di san Pietro. Quello più evidente sulla sinistra è Emidio, il santo vescovo patrono di Ascoli, rivestito di un sontuoso piviale rosso e oro, che regge il bastone pastorale e un libro. All'estrema sinistra, ritratto di profilo, si affaccia san Giovanni da Capestrano, il grande predicatore dell'Osservanza. Egli impugna il vessillo crociato, attributo della sua missione di difensore della cristianità e della sua guida durante l'assedio di Belgrado. San Francesco d’Assisi spunta dietro il trono sulla sinistra. Egli mostra con evidenza le stimmate sulle mani, sigillo della sua Imitatio Christi, fungendo da garante spirituale dell'intera scena, insieme a un probabile san Nicola, in simmetria sul lato opposto. In primo piano a destra, il giovane vescovo angioino san Ludovico di Tolosa indossa un piviale verde decorato con i gigli d'oro di Francia, simbolo della sua regalità ma anche della sua rinuncia al trono. La mitra tenuta in mano, rivela nella chierica la sua nuova corona. Infine il beato Giovanni della Marca, connotato dai raggi al posto dell’aureola, porta il calice del sangue del Redentore, a ricordare che il frate francescano fu il protagonista di un'importante diatriba contro i domenicani. Predicando nel giorno di Pasqua sulla Resurrezione del Signore, affermò che il sangue sparso da Cristo non poteva essere oggetto di adorazione - latria - ma tutt'al più di venerazione - hyperdulia - in quanto nel triduo della Passione esso era stato separato non solo dal corpo del Cristo ma anche dalla sua divinità. Tale affermazione, che riaccendeva una controversia tra francescani e domenicani sorta già nel secolo precedente, gli costò un'accusa di eresia da parte del domenicano Giacomo Petri, inquisitore di Lombardia, e aprì una polemica tra i due ordini che finì solo dopo che il papa Pio II, convocato a Roma un dibattito pubblico sulla questione, impose ai sostenitori delle due parti il silenzio. Di questa vicenda restano tracce nell'iconografia del beato, spesso rappresentato con in mano un'ampolla contenente il Sangue del Cristo. La densa figurazione impone una scelta strategica dei santi raffigurati: san Bernardino da Siena non compare in effigie corporea, ma è evocato dal simbolo cristologico IHS, posto fluttuante sopra il paramento suntuario sulla destra. Questo clipeo raggiante, di cui Bernardino fu il principale promotore, agisce come una presenza spirituale assoluta, saturando lo spazio teologico dell'opera. In tutto il dipinto Crivelli utilizza la tecnica della pastiglia in rilievo per le chiavi, i gioielli e le fibbie, trasformando la superficie pittorica in un artefatto polimaterico che cattura la luce reale. In primissimo piano, Crivelli colloca un brano di natura morta dal denso valore dogmatico. La mela, resa con un illusionismo fiammingo, è posta accanto alle infule del triregno, le quali sono state accuratamente adagiate sul pavimento marmoreo a forma di croce. Questo incrocio geometrico non è casuale: esso dichiara che l'autorità della Chiesa e il primato di Pietro traggono la loro legittimazione unicamente dal sacrificio di Cristo. La mela richiama il Peccato Originale, la cui colpa viene definitivamente riscattata attraverso la Croce evocata dalle infule, costituendo al contempo una "seconda firma" del pittore, che elegge il frutto a proprio marchio di fabbrica.

24/08/2026
18/08/2026
16/08/2026

🔵Clamoroso d'arte a : rubate opere di . Sottratte 3 tavole del Polittico di San Gregorio e la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà. Colpo nella notte messo a segno con precisione al MuMe (Museo Regionale Interdisciplinare) di Messina.

Indirizzo

Via Giovan Battista Di Crollalanza, 40
Fermo
63900

Sito Web

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando EMW3 arte pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a EMW3 arte:

Scelte rapide

Condividi