12/07/2026
Diamo spazio a questa lettera scritta da Taranto al Presidente della Repubblica. Pubblicata dall' Associazione "Genitori tarantini" la divulghiamo con commozione e ringraziamento verso questo lavoratore, una lettera i cui contenuti parlano anche per tutte le altre località S.I.N. d'Italia.
Condividiamo una lettera che Stefano Sibilla, ex operaio in c.s. ha scritto al Presidente della Repubblica Mattarella. Quando noi l'abbiamo letta, non sappiamo quale sentimento abbia prevalso, la rabbia o la commozione?
Leggetela anche voi.
Signor Presidente Mattarella.
Le scrivo con il rispetto che si deve alla più alta Carica dello Stato e con la speranza che queste parole possano trovare spazio tra le tante che ogni giorno Le vengono rivolte. So che forse questa lettera non arriverà mai sulla Sua scrivania, ma il silenzio, davanti a ciò che da anni vive la mia terra, sarebbe per me una forma di resa. E arrendersi significherebbe accettare che esistano cittadini di serie A e cittadini di serie B.
Oggi con la vostra presenza l'Italia ricorda il cinquantesimo anniversario della tragedia di Seveso.
Il 10 luglio 1976, un guasto nello stabilimento Icmesa provocò la fuoriuscita di una nube di diossina che cambiò per sempre la vita di migliaia di persone. Bambini, famiglie, lavoratori, intere comunità furono segnati da un evento che divenne il simbolo della necessità di mettere la vita umana davanti a ogni interesse economico.
Da quella tragedia nacque una coscienza nuova.
L'Europa comprese che nessun progresso industriale può giustificare il sacrificio della salute dei cittadini e costruì un sistema di norme sempre più rigoroso: la Direttiva Seveso, evoluta fino all'attuale Seveso III, recepita in Italia con il Decreto Legislativo n. 105 del 2015. Un principio semplice, ma rivoluzionario: prevenire è un dovere dello Stato, non una scelta.
Ed è proprio in nome di quel principio che oggi sento il bisogno di rivolgerle una domanda.
Perché Taranto non ha avuto la stessa tutela di Seveso?
Perché una città italiana per decenni convive con emissioni di sostanze altamente tossiche, con dati epidemiologici allarmanti, con sentenze della magistratura, con perizie scientifiche, con il dolore di migliaia di famiglie, senza che lo Stato riuscisse a garantire pienamente ciò che la Costituzione promette a ogni cittadino?
Taranto non è soltanto il luogo dove sorge uno dei più grandi stabilimenti siderurgici d'Europa.
Taranto è una comunità.
È il volto dei bambini che giocano nei quartieri vicini agli impianti. È il sacrificio di migliaia di lavoratori che hanno costruito la ricchezza industriale del Paese pagando oggi un prezzo altissimo tra salute, sicurezza e occupazione. È il dolore delle famiglie che hanno visto i propri cari ammalarsi. È il coraggio di chi continua ad amare una terra che non ha mai smesso di chiedere soltanto giustizia.
Per anni, secondo perizie, l'ex Ilva ha rappresentato la principale fonte di emissioni industriali di diossina in Italia, arrivando a incidere per oltre il 90% del totale nazionale. Per decenni, dal camino dell'impianto di agglomerazione sono state emesse quantità di diossina che hanno contaminato terreni, pascoli e allevamenti, costringendo all'abbattimento di migliaia di animali. Studi scientifici hanno documentato la presenza di contaminanti anche nel latte materno di alcune donne tarantine, trasformando perfino il gesto più naturale e sacro di una madre in motivo di angoscia.
Sono fatti che appartengono alla storia del nostro Paese.
Una storia che non può essere dimenticata.
Signor Presidente,
lo scorso anno un grave incidente all'Altoforno 1 ha riportato ancora una volta l'attenzione sulla fragilità di un impianto che continua a convivere con rischi elevati. Una tubiera si ruppe, materiale incandescente venne proiettato all'esterno e una densa nube si alzò sopra la città, ad oggi l'impianto è sotto sequestro applicando la magistratura la Direttiva Seveso. Ancora oggi molti cittadini e lavoratori si chiedono cosa sia stato realmente disperso nell'aria e se tutto questo potesse essere evitato.
Taranto è stata definita, da molti anni "terra di sacrificio".
Io non riesco ad accettare questa espressione.
Perché nessuna terra dovrebbe essere sacrificata.
Nessun bambino dovrebbe crescere respirando la paura.
Nessuna madre dovrebbe interrogarsi se l'aria che entra dalla finestra possa nuocere ai propri figli.
Nessun lavoratore dovrebbe essere costretto a scegliere tra il diritto al lavoro e il diritto alla vita.
La nostra Costituzione non conosce questa scelta.
L'articolo 32 tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività.
L'articolo 41 ricorda che l'iniziativa economica privata non può svolgersi arrecando danno alla salute, alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana.
Sono parole scolpite nella Carta fondamentale della Repubblica.
Sono parole che chiedono di essere vissute, non soltanto ricordate.
Per questo, Signor Presidente, Le rivolgo un invito che nasce dal cuore.
Venga a Taranto.
Non per una visita di circostanza.
Venga ad ascoltare.
Venga a guardare negli occhi i lavoratori, i medici, gli insegnanti, i pescatori, i genitori che ogni giorno affrontano il peso di una storia che sembra non finire mai.
Venga a vedere una città meravigliosa che continua a vivere sospesa tra la speranza e la sofferenza.
Taranto non Le chiede privilegi.
Non Le chiede compassione.
Le chiede giustizia.
Le chiede di ricordare che la Repubblica è una e indivisibile e che ogni suo cittadino deve avere gli stessi diritti, la stessa dignità e la stessa tutela.
Oggi ricordiamo Seveso.
Ma il modo più autentico per onorare quella memoria non è soltanto commemorare il passato.
È impedire che, in altre forme e in altri luoghi, quella stessa tragedia continui a ripetersi.
Perché la memoria senza giustizia diventa soltanto ricordo.
E una Nazione che dimentica chi continua a soffrire rischia di tradire sé stessa.
Con profondo rispetto.
Saluti Signor Presidente della Repubblica Mattarella.
Foto del 7 Maggio 2025 incendio Altoforno 1.
Stefano Sibilla, operaio ex Ilva in cassa integrazione.