08/06/2026
Passiamo un weekend in Veneto? Le prime immagini che vengono in mente, davanti a una proposta simile, sono probabilmente i canali di Venezia, l’Arena e i suoi spettacoli, le creste delle Dolomiti. Ma c’è anche un altro Veneto, scolpito dalla nebbia e dal silenzio, con i suoi piccoli borghi e i suoi saperi antichi avvolti in un abbraccio d’acqua che non è semplicemente natura. È essenza e identità. Parliamo di quel fazzoletto di Polesine tra l’Adige e il Po, a ridosso di Rovigo, che sta fuori dalle rotte più comuni - e affollate. Un itinerario da percorrere lentamente, lasciandosi guidare dal ritmo dolce del paesaggio, di cui qui proviamo a restituire un po’ della magia. Quella che si può racchiudere in due giorni appena, lo spazio di una fuga nel weekend, consci che i tesori da scoprire sarebbero ben più numerosi, ma da qualche parte bisogna pur cominciare…
E allora noi cominciamo da San Bellino, a venti chilometri da Rovigo, un borgo da mille anime e poco più, che porta nel nome la propria leggenda. Il santo in questione era infatti il vescovo di Padova, ucciso nel 1147: un feroce assalto canino poi tramutato per contrappasso dalla credenza popolare nel potere taumaturgico di guarire dalla rabbia. Il territorio, già feudo estense nell’XI secolo, passò alla Serenissima nel 1482 dopo la Guerra del Sale, arricchendosi di ville e corti agricole nobiliari veneziane. Uno di quegli edifici storici ospita oggi le Vetrerie Artistiche Tomanin, un luogo sospeso fuori dal tempo, che attraverso il colore, la luce e le infinite potenzialità del vetro tesse intrecci di pura meraviglia. A capo di quella che è a tutti gli effetti una bottega artigiana come non se ne vedono più (ma coadiuvata dalle tecnologie più evolute), c’è Sandro Tomanin, sguardo profondo e modi gentili di chi è abituato a dipingere anche con le parole. È lui, nato a Gaeta ma adottato dal Polesine tanti anni fa. a farci da guida in questo tempio del vetro che condivide con i suoi fratelli, un laboratorio-casa-museo dove finestre istoriate e lampade Tiffany dal sapore retrò si sovrappongono a sorprendenti creazioni moderne, con tanto di led incorporati. Che si tratti di sabbiatura o legatura a piombo, non c’è tecnica che Sandro e i suoi non padroneggino, il che li ha portati negli anni a firmare lavori di prestigio, come il grande vetro sabbiato e illuminato per la sala Eiffel dell’Hotel Hermitage di Monte Carlo.
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A pochi chilometri da Rovigo, un itinerario lento tra Villa Badoer, il castello di Arquà, le Vetrerie Tomanin, la Casa Museo Matteotti e le distillerie dove la nebbia diventa sapore