Legambiente Lamone Faenza

Legambiente Lamone Faenza Legambiente è la più diffusa associazione ambientalista italiana, offre consulenza sull'inquiname Promuove rapporti di solidarietà con altri popoli.

Legambiente è la più diffusa associazione ambientalista italiana, offre consulenza su problemi inerenti l'inquinamento ambientale, la pianificazione del territorio da parte degli enti locali. Organizza la manifestazione "100 strade per giocare" e "Albero amico". E' parte attiva nell'iniziativa di solidarietà rivolta ai bambini bielorussi ed ucraini che vengono ospitati annualmente, per brevi periodi presso famiglie faentine (operazione Chernobyl).

Inquinamento atmosferico, Legambiente chiede misure concrete e ambiziose per il periodo invernale.A un mese dall’entrata...
07/09/2026

Inquinamento atmosferico, Legambiente chiede misure concrete e ambiziose per il periodo invernale.

A un mese dall’entrata in vigore delle misure per la stagione dello smog, l’associazione ambientalista evidenzia la necessità di alternative valide al blocco dei diesel Euro 5, già rinviato al 2027 da parte delle altre regioni del bacino padano.

“Diffusione del MoveIn un’opzione per aumentare i controlli e raccogliere dati puntuali. La Regione si impegni per finanziare l’installazione sui mezzi privati.”

Si avvicina l’inverno, e con esso torna il dibattito sulle misure per garantire la qualità dell’aria nel bacino padano. Ne sono prova le decisioni già adottate da Piemonte, Lombardia e Veneto, che hanno rinviato l’applicazione del blocco dei veicoli diesel euro5 previsto per il 1° ottobre. La Regione Emilia-Romagna ha invece approvato nel corso dell’estate, all’interno della legge REFIT, la possibilità di sospendere il blocco in presenza di misure alternative capaci di garantire altrettanto efficacemente la riduzione delle emissioni provenienti dal traffico veicolare.

“La preoccupazione per l’impatto sociale del blocco dei veicoli inquinanti non può prevalere sulla necessità di tutelare la salute pubblica e di raggiungere gli obiettivi previsti dalle direttive europee in materia di qualità dell’aria”, commenta Davide Ferraresi, presidente di Legambiente Emilia-Romagna. “Sappiamo che, se la situazione degli ultimi anni appare sempre più favorevole rispetto agli obiettivi di miglioramento previsti dalla precedente direttiva, il raggiungimento dei livelli di concentrazione di inquinanti previsti dalla nuova direttiva a partire dal 2030 è invece molto lontano. Non possiamo permetterci di ritardare nel raggiungere i nuovi obiettivi, che sono più vicino a quanto indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per la tutela della salute pubblica.”

Le opzioni per garantire la riduzione degli inquinanti dispersi nell’aria sono molteplici, ma l’associazione ambientalista fa riferimento all’obbligo di installazione del MoveIn, il dispositivo di monitoraggio puntuale delle percorrenze dei veicoli già previsto dal Piano Aria regionale, come possibile soluzione alternativa.

“Il Move-In è uno strumento interessante e utile per monitorare le distanze percorse dai veicoli più inquinanti, per i quali il Piano Aria prevede un limite di percorrenza annuale”, spiega Ferraresi. “A fronte di un’evidente difficoltà nell’imporre il divieto di circolazione tout court ai veicoli più inquinanti, considerata anche la cronica carenza di controlli, il monitoraggio tecnologico e l’applicazione di un limite di percorrenza per i veicoli inquinanti nel corso del solo periodo invernale possono costituire un’alternativa valida, che consentirebbe anche la raccolta di dati sulle emissioni reali del parco mezzi regionale. È necessario però, a nostro avviso, che la misura sia obbligatoria e che la Regione metta a disposizione fondi per sostenere l’installazione dei dispositivi da parte dei privati.”

In vista dell’arrivo della stagione invernale. l’associazione ambientalista ha chiesto un confronto alla Regione per conoscere le strategie che si pensa di adottare nei prossimi mesi.

“Se l’orientamento della Regione è quello contenuto nel provvedimento approvato a luglio, crediamo ci siano margini perché si adottino misure adeguate al raggiungimento degli obiettivi, considerando anche ulteriori misure per gli impianti di riscaldamento e per l’agricoltura”, conclude Ferraresi. “Servirà ovviamente l’impegno di tutti, Enti locali e mondo sociale ed economico, per raggiungere gli obiettivi ambientali indicati dalla ricerca scientifica.”



Ufficio Stampa – Legambiente Emilia Romagna
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Legambiente Emilia-Romagna APS. La più diffusa associazione ambientalista italiana, le iniziative e le informazioni sullo stato dell'ambiente in Emilia-Romagna.

Legambiente presenta “Mare Monstrum 2026”: il report con i numeri sull’assalto criminale alle coste italiane.Nel 2025 so...
05/09/2026

Legambiente presenta “Mare Monstrum 2026”: il report con i numeri sull’assalto criminale alle coste italiane.

Nel 2025 sono stati 20.490 i reati accertati (-20,4% rispetto al 2024) e 36.322 gli illeciti amministrativi (-10,3%): una media di circa 156 illeciti al giorno e oltre 6 ogni ora lungo le coste: un calo imputabile alla contrazione dei controlli e all’effetto deterrente dell’inasprimento delle pene per i reati ambientali

Le regioni a tradizionale presenza mafiosa si confermano roccaforte dei reati lungo le coste: in Campania, Puglia, Calabria, Sicilia si concentrano il 53,6% del totale nazionale dell’illegalità accertata.

Se però si considerano i reati per Km si costa l’Emilia Romagna risulta seconda in classifica, preceduta solo dalla Basilicata.

L’inquinamento torna ad essere il nemico numero uno del mare: 7.317 reati (il 35,7% del totale).
Segue il ciclo illegale del cemento (6.189 reati, 30,2%), la pesca illegale (4.338 reati, 21,2%)
e le violazioni del Codice di navigazione e della nautica da diporto (2.646 reati, 12,9%), che crescono del 17,4% rispetto al 2024

“Le operazioni delle forze dell’ordine in questi anni sono state fondamentali per scoprire un numero di reati e illeciti molto elevato anche nella nostra regione. Occorre che i controlli siano intensificati e soprattutto sia fatto una grande lavoro di prevenzione a tutti i livelli”

https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2026/09/MareMonstrum2026-02-2.pdf

Tra gli alberi di Piazza Dante a FaenzaCon attenzione ai pini domestici3 Settembre 2026
04/09/2026

Tra gli alberi di Piazza Dante a Faenza

Con attenzione ai pini domestici

3 Settembre 2026

Ci vediamo in Piazza Dante a FaenzaQuandoGiovedì 3 Settembre 2026Programma17.00: la natura del parco a cura di Legambien...
01/09/2026

Ci vediamo in Piazza Dante a Faenza

Quando
Giovedì 3 Settembre 2026

Programma

17.00: la natura del parco a cura di Legambiente Lamone Faenza (attenzione ai Pini domestici)

18.00: l’Omino Blu Luca Piallini

Ma l’estate del 1976 fu davvero infernale?Circola in rete la voce che l'estate del 1976 sia “ricordata come una stagione...
24/08/2026

Ma l’estate del 1976 fu davvero infernale?

Circola in rete la voce che l'estate del 1976 sia “ricordata come una stagione meteorologica assolutamente straordinaria e fuori dal comune”.

Abbiamo fatto qualche modesta ricerca scoprendo che l'estate del 1976 fu indistinguibile dalle estati che la precedettero e la seguirono in quel lontano periodo decisamente più fresco dell'attuale.

Come sia possibile pubblicare una notizia simile su un sito di meteorologia? O meglio, perché è stata data una comunicazione che contraddice i dati metorologici di quell'anno?

Errore o altro?

[ ... sito Legambiente Lamone Faenza].

https://www.legambientefaenza.it/emergenza-climatica/2026/08/ma-lestate-del-76-fu-davvero-infernale/

22/08/2026

Legambiente Emilia-Romagna

Bologna, 19/08/2026 Comunicato stampa

Acqua, alluvioni e siccità: l’Emilia Romagna ha bisogno di una strategia, non di opere sparse

Sicurezza idraulica e disponibilità d’acqua devono essere affrontate insieme, valutando ogni invaso per costi, benefici, gestione dei sedimenti, impatti sugli ecosistemi e alternative possibili. «Non serve una diga per ogni problema: serve una politica dell’acqua capace di tenere insieme montagna, pianura e costa»

A leggere gli appelli sulla necessità di progettare con lungimiranza il futuro dell’acqua in Romagna, viene spontanea una riflessione, volutamente ironica ma tutt’altro che leggera: una diga per ogni fiume

[ ... sito Legambiente Lamone Faenza]

https://www.legambientefaenza.it/ambiente/2026/08/acqua-alluvioni-e-siccita-lemilia-romagna-ha-bisogno-di-una-strategia/

Ci vediamo al parco 2026Un progetto di socialità del Teatro Due MondiIn programma in tre aree verdi della città sei appu...
21/08/2026

Ci vediamo al parco 2026

Un progetto di socialità del Teatro Due Mondi

In programma in tre aree verdi della città sei appuntamenti per tutte e tutti, preziose occasioni di incontro a ingresso libero e gratuito. Saranno raccolti liberi contributi per Gaza.

Lergambiente parfteciperà il 3 settembre in Piazza Dante raccontando la natura del parco.

https://www.legambientefaenza.it/abbiamo-ricevuto0/2026/08/ci-vediamo-al-parco-2026/

Faenza 7 agosto 2026   Comunicato StampaDopo l’approvazione da parte dell’ultimo Consiglio Comunale di Faenza della conv...
12/08/2026

Faenza 7 agosto 2026 Comunicato Stampa

Dopo l’approvazione da parte dell’ultimo Consiglio Comunale di Faenza della convenzione e del “Permesso di costruire in deroga per la realizzazione a spese di privati di una palestra e relative opere di urbanizzazione, con funzioni di interesse pubblico, su area del seminario vescovile, sita in via campana a Faenza”- sul quale, come è noto, abbiamo da tempo espresso e motivato la nostra contrarietà – abbiamo inviato alla “Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Ravenna Forlì, Cesena e Rimini” la richiesta che alleghiamo.

Da ultimo, oltre alle altre argomentazioni, avevamo segnalato che il progetto in questione non era conforme alle condizioni limitative che la Commissione per la Qualità Architettonica e il Paesaggio (CQAP) e la stessa Soprintendenza avevano posto sull’altezza della costruzione: si indica in 8 metri l’altezza massima, mentre il progetto indicava un’altezza di 9,50 metri.

Questa obiezione è stata sollevata anche nel dibattito in Consiglio Comunale, non solo dai rappresentanti della minoranza, ma, né nelle conclusioni, né successivamente, non sono pervenute risposte esaurienti.

Per questo motivo abbiamo ritenuto utile chiedere il parere della Soprintendenza, anche per capire, non solo su questo progetto, ma anche su altri interventi urbanistici, se le prescrizioni che i diversi organismi preposti forniscono sono vincolanti, o possono essere derogate dalle Amministrazioni.

Abbiamo anche inviato una lettera a Mons. Michele Morandi, Vescovo della Diocesi di Faenza-Modigliana, per uno scambio di considerazioni sul progetto per la costruzione della nuova palestra ma, soprattutto, sul possibile recupero di strutture non più utilizzate quale alternativa a nuove edificazioni in aree verdi.

Faenza, 7 Agosto 2026

Circolo Legambiente Lamone Faenza







Allegato

All’attenzione : “Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Ravenna Forlì, Cesena e Rimini”

Oggetto: PERMESSO DI COSTRUIRE IN DEROGA PER LA REALIZZAZIONE A SPESE DI PRIVATI DI UNA PALESTRA E RELATIVE OPERE DI URBANIZZAZIONE, CON FUNZIONI DI INTERESSE PUBBLICO, SU AREA DEL SEMINARIO VESCOVILE, SITA IN VIA CAMPANA A FAENZA. APPROVAZIONE CONVENZIONE

A proposito del progetto in questione ci rivolgiamo a questa Spett.le Sopraintendenza per avere chiarimenti sul fatto che in data 28 luglio il Consiglio Comunale di Faenza ha approvato la convenzione col privato, ma il progetto allegato non risponde alle prescrizioni dei diversi organismi preposti, in particolare sull’altezza del manufatto che, sia la Commissione per la Qualità Architettonica e il Paesaggio (CQAP), che – ci risulta da ultimo – la stessa Soprintendenza, indicavano in 8,00 m, mentre il progetto approvato prevede una altezza massima alla gronda di 9,50 m.

Come abbiamo cercato di sintetizzare nel nostro comunicato stampa del 26 luglio scorso (di cui il link) https://www.legambientefaenza.it/consumo-suolo/2026/07/palestra-seminario-difficolta-insuperabili/ questa incongruenza risulta chiara.

Non avendo ricevuto alcun chiarimento dall’Amministrazione Comunale, riterremmo molto utile conoscere il Vostro punto di vista.

In attesa di un cortese riscontro, ringraziamo per l’attenzione.

Faenza, 6 agosto 2026

Il Presidente del Circolo Legambiente Lamone Faenza

10/08/2026

Legambiente Emilia-Romagna

Crisi idrica in Emilia-Romagna, Legambiente: “Prima l’acqua per il territorio, poi le piscine per i turisti. A Rimini si continua a ragionare come se nulla fosse”

La grande siccità è tornata a colpire la pianura padana e, quattro anni dopo la grave emergenza idrica dell’estate 2022, l’Emilia-Romagna si trova nuovamente a fare i conti con una situazione preoccupante. Il principale segnale d’allarme arriva dal livello del Po a Pontelagoscuro, nel Ferrarese: qui la portata del fiume è scesa a circa 313 mc/s (metri cubi al secondo); la media storica è di circa 1.500 mc/s. L’Autorità di bacino ha innalzato il livello di severità idrica da “medio” ad “alto”, mentre il mare continua a penetrare nell’alveo del fiume: il cuneo salino è già arrivato a circa 25 chilometri dalla foce. Oltre cento comuni tra Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna stanno incontrando difficoltà negli approvvigionamenti, in alcuni casi con la necessità di ricorrere alle autocisterne.

Le conseguenze riguardano anche gli ecosistemi fluviali, ma non solo: l’acqua salata nel delta del Po mette a rischio i terreni agricoli e la disponibilità di acqua per l’irrigazione, in un territorio nel quale milioni di ettari di coltivazioni dipendono dal sistema di derivazione collegato al fiume. Lo stesso fenomeno interessa anche altri corsi d’acqua della Romagna, dal Bevano al Lamone, dal Savio al Reno, con conseguenze potenzialmente pesanti sulla produttività agricola e sulla qualità delle risorse idriche.

A questo si aggiunge una situazione meteorologica sempre più difficile. Secondo i dati ARPAE relativi a giugno, in Emilia-Romagna sono caduti mediamente 27,9 millimetri di pioggia, contro un valore mediano di 79,8 millimetri nel periodo 1991-2020: un deficit superiore al 75%, che corrisponde a una condizione di siccità estrema. Contemporaneamente, il caldo e la scarsità di precipitazioni hanno fatto aumentare la richiesta irrigua delle aziende agricole: l’incremento stimato da ARPAE è del 40% rispetto alla media.

Anche in queste condizioni però il dibattito politico sembra ancora una volta concentrarsi sulla costruzione di nuove infrastrutture.

In Romagna si torna infatti a parlare di un nuovo invaso, nonostante la presenza della diga di Ridracoli, infrastruttura realizzata nel 1982 e tuttora fondamentale per l’approvvigionamento idropotabile di una parte consistente del territorio regionale: la diga esistente dispone di una capacità di circa 33 milioni di metri cubi. Al contempo, è allo studio anche un nuovo canale di derivazione di circa 1,2 chilometri per trasferire acqua dal fiume Rabbi alla diga di Ridracoli, in un’area di particolare pregio ambientale all’interno del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi.

Di fronte alla crisi climatica, tuttavia, non possiamo limitarci a inseguire l’emergenza costruendo nuove opere senza affrontare alla radice il problema della gestione della risorsa idrica. La domanda che dovremmo porci è semplice: quanta acqua avremo nei prossimi decenni e come intendiamo utilizzarla?

È una domanda che riguarda anche il nostro modello turistico e, in particolare, le scelte che vengono compiute sul litorale di Rimini. Mentre il Po è in sofferenza, i fiumi sono ai minimi e l’agricoltura deve fare i conti con il blocco dei prelievi, si discute dell’approvazione della variante al Piano dell’arenile del Comune, che consentirà anche alle “micro-aggregazioni” di stabilimenti balneari di realizzare biopiscine fino a 100 metri quadrati e terrazze panoramiche. La motivazione è quella di “andare incontro alle mutate esigenze del turista”, ma non si possono ignorare, a questo punto, anche le mutate esigenze del territorio.

«Non siamo contrari al turismo, alla riqualificazione degli stabilimenti balneari o alla possibilità di innovare l’offerta turistica – dichiara Francesco Occhipinti, direttore di Legambiente Emilia-Romagna – ma davanti a una crisi climatica, che sta rendendo l’acqua una risorsa sempre più scarsa, dobbiamo avere il coraggio di stabilire delle priorità. Mentre il Po è in sofferenza, il cuneo salino avanza e agli agricoltori viene chiesto di fare i conti con il blocco dei prelievi, autorizzare nuove piscine sul litorale di Rimini appare una scelta quantomeno miope. Non è una questione di demonizzare una biopiscina da 100 metri quadrati: è una questione di quale modello di sviluppo vogliamo costruire per il nostro territorio».

«Il cambiamento climatico – prosegue Occhipinti – ci impone di ripensare le nostre scelte, non di continuare a comportarci come se l’acqua fosse una risorsa inesauribile. Prima di autorizzare nuove strutture che possono aumentare la domanda di acqua ed energia, dovremmo chiederci quale sarà la disponibilità reale di queste risorse nei prossimi anni e come garantiremo l’acqua alle comunità, all’agricoltura e agli ecosistemi».

Anche le cosiddette biopiscine, per quanto di dimensioni limitate, non possono essere considerate fuori dal quadro generale. In un contesto di crescente scarsità idrica ed energetica, ogni nuova domanda di risorsa deve essere valutata all’interno di una pianificazione complessiva, che tenga conto dei consumi, dei sistemi di riempimento e reintegro, dell’evaporazione e dei costi energetici necessari alla gestione.

«Il paradosso – commenta Occhipinti – sarebbe progettare piscine per rinfrescare i turisti mentre il territorio circostante soffre per la mancanza d’acqua. La battuta che ormai circola sulle “rane bollite” rischia persino di diventare più azzeccata del previsto. Il punto non è scegliere tra turismo e ambiente: dobbiamo costruire un modello turistico capace di adattarsi alla crisi climatica, non di ignorarla».

Si tratta quindi di un problema di sistema, che va affrontato con approccio e politiche diverse dal passato.

«Non possiamo affrontare la crisi climatica alternando annunci di nuove dighe, nuovi invasi, nuovi canali e nuove strutture turistiche senza una strategia complessiva. Servono una pianificazione di lungo periodo, che includa manutenzione e ammodernamento delle reti, recupero e riuso delle acque già utilizzate, sistemi di accumulo realmente sostenibili e una gestione della risorsa basata sulle quantità effettivamente disponibili – conclude Occhipinti. – E occorre soprattutto una gerarchia delle priorità: Rimini ha bisogno di una politica capace di guardare oltre la prossima stagione turistica, perché il cambiamento climatico non aspetta il prossimo Piano dell’arenile e la crisi idrica non si risolve con una terrazza panoramica».

Il progetto della palestra nel prato del seminario sarebbe alle battute finali, ma, a nostro avviso, ci sono sono critic...
26/07/2026

Il progetto della palestra nel prato del seminario sarebbe alle battute finali, ma, a nostro avviso, ci sono sono criticità difficilmente superabili.

Dopo l’esame della Commissione del Consiglio Comunale, svolto nei giorni scorsi, la CONVENZIONE URBANISTICA TRA IL COMUNE DI FAENZA, IL SEMINARIO VESCOVILE PIO XII E LA DITTA “HOLDING FGLG S.R.L”, dovrebbe essere discussa nel prossimo Consiglio Comunale del 28 luglio, per arrivare alla concessione del Permesso di Costruire.

Non siamo a conoscenza delle valutazioni svolte nella commissione, ma – a parte le nostre obiezioni sul consumo di suolo e l’opportunità invece del riutilizzo di altri contenitori esistenti, ampiamente note – dalla precedente documentazione che abbiamo potuto esaminare, abbiamo rilevato alcune importanti condizioni limitative al progetto.

In particolare:

la Commissione per la Qualità Architettonica e il Paesaggio (CQAP) tra altro, chiedeva:

“Venga limitata l’altezza massima della Palestra a 8 metri, al fine di ridurre l’interferenza del nuovo volume con gli edifici residenziali esistenti circostanti, dal carattere decisamente più minuto, eventualmente prevedendo anche il piano terra della palestra parzialmente interrato rispetto al piano campagna circostante, a favore peraltro di una lettura più enfatizzata del monumento di Aldo Rontini, già leggermente rialzato”.

Da ultimo la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio, autorizza l’esecuzione con una serie di importanti prescrizioni, riferendosi però a un progetto che “si sviluppa in una superficie di circa 1100 mq per un’altezza di 8,00 m, con una porzione di due piani fuori terra ed il campo di gioco a doppi altezza”.

Il problema è che il progetto presentato prevede invece, come si evince dalla allegata tabella P2 della documentazione, un altezza fuori terra di 9,50 m. alla gronda e una altezza centrale ovviamente ancora più alta.

Come si pensa di risolvere il problema ? Fare una ulteriore deroga ? Modificare il progetto secondo l’indicazione della CQAP, abbassando di un paio di metri il piano terra? Rivedere il progetto procedendo con una nuova istruttoria?

Indirizzo

Faenza
48018

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