Legambiente Lamone Faenza

Legambiente Lamone Faenza Legambiente è la più diffusa associazione ambientalista italiana, offre consulenza sull'inquiname Promuove rapporti di solidarietà con altri popoli.

Legambiente è la più diffusa associazione ambientalista italiana, offre consulenza su problemi inerenti l'inquinamento ambientale, la pianificazione del territorio da parte degli enti locali. Organizza la manifestazione "100 strade per giocare" e "Albero amico". E' parte attiva nell'iniziativa di solidarietà rivolta ai bambini bielorussi ed ucraini che vengono ospitati annualmente, per brevi periodi presso famiglie faentine (operazione Chernobyl).

GOLETTA VERDE 2026 FA TAPPA A CESENATICO! La storica campagna di Legambiente arriva con due giornate piene di eventi, la...
15/06/2026

GOLETTA VERDE 2026 FA TAPPA A CESENATICO!

La storica campagna di Legambiente arriva con due giornate piene di eventi, laboratori e incontri per difendere il nostro mare.

DOMENICA 21 GIUGNO
Ore 10:30 - 12:00 Spiagge e Fondali Puliti sulla Spiaggia Libera di Ponente - Ingresso da via Tito Speri
Ore 19:30 MEDITAZIONE AL TRAMONTO CON MADDALENA MAZZOLI VANDI - Ritrovo Spiaggia Libera di Ponente - Ingresso da via Tito Speri - Necessaria la prenotazione scrivendo a [email protected]

LUNEDI' 22 GIUGNO
Ore 16:00 LABORATORI DIDATTICI "ALLA SCOPERTA DEL MARE"
presso Bagnosport70 Viale Piave 70
Ore 18:00 APERITIVO CON MUSICA CON IL DUO ACUSTICO Miscellanea Beat presso Bagnosport70 Viale Piave 70. Evento aperto a tutti - Una consumazione offerta i volontari di Legambiente
MARTEDì 23 GIUGNO
Ore 9.30 CONVEGNO "la costa dell'Emilia Romagna tra fragilità e opportunità" - Presso Museo della Marineria Cesenatico

MERCOLEDI' 24 GIUGNO
ore 10:30 CONFERENZA STAMPA - Presentazione dei dati dei monitoraggi eseguiti lungo la costa dell'Emilia Romagna -
Presso Galleria "Leonardo da Vinci", mostre e raccolte d'arte a Cesenatico V.le Anita Garibaldi 3

In tutte le giornate al Museo della Marineria Cesenatico sarà visibile la mostra fotografica di Michele Lapini "cosa merita di essere protetto dall'innalzamento del mare"
Nota: Tutti i laboratori e gli incontri sono a partecipazione gratuita fino a esaurimento posti.
Unisciti a noi per proteggere la bellezza e il futuro del nostro ecosistema marino!

Legambiente Emilia - RomagnaBologna, 12/06/2026    Comunicato stampaForeste in Tour, Legambiente: “In Italia serve un ca...
12/06/2026

Legambiente Emilia - Romagna

Bologna, 12/06/2026 Comunicato stampa

Foreste in Tour, Legambiente: “In Italia serve un cambio di passo per l’economia forestale”

L’associazione ambientalista ha promosso il confronto sulle filiere legate alla gestione forestale sostenibile in Emilia-Romagna. “Dagli ecosistemi forestali una risposta fondamentale per lotta alla crisi climatica, sviluppo economico e valorizzazione delle risorse naturali del territorio.”

[ ... sito Legambiente Lamone Faenza.]

Bologna, 12/06/2026    Comunicato stampa Foreste in Tour, Legambiente: “In Italia serve un cambio di passo per l’economia forestale” L’associazione ambientalista ha promosso il confronto sulle fili…

Fotovoltaico condominialeOpportunità e falsi miti per l’autonomia energeticaQuandoSabato 13 Giugno 2026 – Dalle 10.00 al...
10/06/2026

Fotovoltaico condominiale
Opportunità e falsi miti per l’autonomia energetica

Quando
Sabato 13 Giugno 2026 – Dalle 10.00 ale 12.00

Dove
Parco Tassinari – Via Orto Sant’Agnese – Faenza

Modera:
Ettore Del Fagio

Relatori:
Dott. Luca Ortolani
Massimo Berti
Raul Rambaldi
Denny Passetti
Massimo Sangiorgi

Un incontro per capire come funziona il fotovoltaico condominiale, quali vantaggi offre, quali sono i falsi miti da sfatare e le opportunità per ridurre i costi e aumentare l’autonomia energetica

Rivolto ad amministratori di condominio, condomini e cittadini interessati all’efficienza energetica

Informazioni chiare, esempi pratici e spazio alle domande per fare scelte consapevoli e sostenibili

Osservazioni al Progetto di variante al Piano di Assetto Idrogeologico Po a cura del circolo Legambiente Lamone FaenzaPr...
05/06/2026

Osservazioni al Progetto di variante al Piano di Assetto Idrogeologico Po a cura del circolo Legambiente Lamone Faenza

Premessa
Condividendo le osservazioni di carattere più generale, formulate insieme alla struttura regionale Legambiente Emilia-Romagna, aggiungiamo alcune considerazioni più specifiche per i bacini del nostro territorio, che inviamo non solo alla “Conferenza permanente Istituzionale Permanente – Autorità Distrettuale di Bacino del fiume Po”, ma a tutti gli Enti Locali, alle Associazioni di categoria e ai diversi Comitati degli alluvionati che si sono costituiti.

[ ... Sito Legambiente Lamone Faenza]

  Osservazioni al Progetto di variante al Piano di Assetto Idrogeologico Po a cura del circolo Legambiente Lamone Faenza     Premessa Condividendo le osservazioni di carattere più general…

04/06/2026

Legambiente Lamone Faenza

Comunicato stampa Faenza 3 Giugno 2026

Legambiente Lamone Faenza sul Piano di Assetto Idrogeologico Po

Legambiente, con la sua struttura regionale e il Circolo Lamone di Faenza, hanno inviato le proprie osservazioni alla variante del PAI-PO.

Ci interessa qui richiamare i punti principali che abbiamo avanzato, sia quelli di carattere generale, che più specifici per i bacini del nostro territorio.

In primo luogo ribadiamo che il Piano di Assetto Idrogeologico è uno strumento strategico generale assolutamente necessario, naturalmente da aggiornare, in particolare alla luce degli eventi alluvionali che abbiamo conosciuto, per definire un necessario cambio di paradigma nella gestione del territorio. Se è legittimo che la proposta di variante abbia trovato critiche e proposte di modifica – le osservazioni servono a questo – non sono comprensibili posizioni che chiedono semplicemente di bocciare il PAI-PO.

Le nostre considerazioni e richieste non si rivolgono semplicemente all’Autorità di Bacino, che ha steso la bozza, ma al complesso degli Amministratori ai vari livelli, alle organizzazioni economiche e sociali, ai comitati degli alluvionati e a tutta la cittadinanza, perché il cambio di paradigma necessario coinvolge tutti.

In primo luogo chiediamo di fare chiarezza su semplificazioni e narrazioni fuorvianti sulle cause e sulle possibili soluzioni per gli eventi alluvionali: tutto è dipeso solo dalla “non pulizia” degli alvei, dalla vegetazione ripariale, dalla presenza di animali fossori; oppure, basta qualche intervento a monte (briglie, laghetti…) senza altre opere a valle?

Noi pensiamo di no; ma chiediamo a tutti i soggetti in campo, incluse le Università, di approfondire scientificamente l’impatto di tutti questi elementi e confrontarli pubblicamente.

Tentare di arrivare, ad una visione condivisa delle criticità e delle possibili soluzioni, non deriva da una astratta vocazione ecumenica, ma piuttosto dalla consapevolezza che per farvi fronte è necessario condividere e aggregare comportamenti e impegni comuni.

Alcuni punti fermi che informano il piano, in particolare nella Relazione Tecnica Fasce Fluviali, sono per noi condivisibili, anche se devono essere opportunamente declinati ed eventualmnte corretti e implementati.

Ed è questo che ci ha guidato nelle osservazioni specifiche alle opere ipotizzate, per i nostri territori.

° “il presupposto che il rischio zero – inteso come la messa in sicurezza assoluta del territorio – non è conseguibile”. Va considerato un “rischio residuo” al quale fare fronte non solo con le opere, che si riterranno necessarie e possibili, ma anche con altri interventi, misure, comportamenti: un sistema costante di vigilanza sui corsi d’acqua, sistemi di protezione civile; adattare costruzioni e spazi rurali a possibili esondazioni, misure specifiche nei centri urbani: evitando nuovo consumo di suolo; tecniche di drenaggio urbano, ecc.

Interventi che non sono in capo all’autorità di bacino o al PAI, ma piuttosto agli altri livelli amministrativi.

° Il principio del “dare più spazio al fiume”. Va declinato in tutte le situazioni possibili: oltre alle necessarie manutenzioni e possibili spostamenti e allargamenti di argini e golene, servono altre opere, con un ordine di priorità: prima le Casse di espansione a monte dei centri abitati (sia quelle da tempo progettate e non terminate, sia le nuove indicate); poi aree di laminazione, da verificare secondo precise indicazioni progettuali; infine, dopo gli altri interventi, possono essere sperimentate, come misura emergenziale e in zone appropriate, anche aree di tracimazione controllata.

Su tutti questi interventi, è comprensibile che chi vive e/o lavora in aree ipotizzate voglia verificare le possibili alternative, tuttavia non può esserci una opposizione di principio, perché in caso di eventi eccezionali, non può accadere che le tracimazioni siano casuali e incontrollate. Naturalmente servono tutele, compensazioni, risarcimenti, come le “servitù di allagamento” (si attende l’attuazione della legge regionale).

In conclusione, la nostra richiesta, non solo all’Autorità di bacino ma a tutti i soggetti coinvolti a livello regionale e nei singoli territori, è di conoscere in che tempi ci sarà un ritorno sulle osservazioni inviate e quale sarà la sua sintesi, per poter avviare nei singoli territori verifiche precise sul merito dei progetti prioritari che saranno indicati, assieme allo stato dell’avanzamento dei lavori svolti, in somma urgenza, o in corso, affinché tutti abbiano contezza dello stato della situazione.

Questo ancor prima che si arrivi alla fase di approvazione del PAI, necessario anche per poter approvare, o aggiornare, i Piani Urbanistici Generali che interessano molti territori, e si apra quella della progettazione, delle specifiche opere, in capo a Regione e autonomie locali.

04/06/2026

Legambiente Emilia-Romagna

Variante PAI del fiume Po, Legambiente: “Un passo importante nella giusta direzione”

L’associazione commenta i contenuti della variante che riguarda i bacini idrografici dal Reno ai fiumi romagnoli: “Occorre una transizione dall’approccio tradizionale a una visione integrata che tuteli fiumi, natura e comunità fluviali. Giusto pianificare nuove opere e interventi per il breve-medio termine, servono studi per restituire spazio ai fiumi e ridurre il rischio.”

Piani di gestione della vegetazione ripariale e contratti di fiume strumenti fondamentali per la governance integrata dei corsi d’acqua dell’Emilia-Romagna

Dopo gli eventi climatici estremi del 2023 e 2024, l’azione pianificatoria promossa dalle autorità pubbliche e finalizzata a dare risposte alle vulnerabilità emerse in quei frangenti ha trovato la sua concretizzazione attraverso la variante al Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico del bacino idrografico del fiume Po, realizzata dall’Autorità Distrettuale di Bacino del fiume Po e che ha appena visto terminare il periodo dedicato alle osservazioni di cittadini e portatori d’interesse.

Un passaggio importante dal punto di vista della programmazione territoriale secondo Legambiente, che ha visto i propri volontari e circoli territoriali impegnati in prima linea fin dalla gestione dell’emergenza negli anni passati e che è intervenuta a più fasi nei mesi seguenti per portare un contributo costruttivo anche nella definizione delle strategie e degli assetti più consoni in virtù di quanto avvenuto.

“La variante al PAI rappresenta il punto di arrivo delle azioni svolte da commissari e autorità competenti fin dalle prime fasi del post-alluvione”, commenta l’associazione, “e consente di trarre le prime conclusioni rispetto agli auspici formulati ormai tre anni fa. Da questo punto di vista, non possiamo non notare che il contesto sia nel frattempo mutato, con l’emergere di polarizzazioni e talora strumentalizzazioni rispetto alle proposte formulate per la messa in sicurezza del territorio: da questo punto di vista, possiamo certamente dire che il confronto sulla variante al PAI ha consentito di far emergere idee e proposte, ma anche perplessità e contrarietà rispetto a uno scenario che a nostro avviso dovrà però concretizzarsi. Gli eventi estremi impongono di pensare a soluzioni nuove e più radicali per garantire la sicurezza delle nostre comunità, anche sacrificando l’idea di poter usare il territorio in modo avulso dalle caratteristiche e dagli effetti dei fenomeni naturali, che oggi sono più violenti a causa del cambiamento climatico.”

Il dibattito pubblico negli ultimi mesi è stato caratterizzato dall’emergere di tensioni e opposizioni, ad esempio rispetto al tema della corretta gestione della vegetazione ripariale e alla previsione di realizzare meccanismi per la tracimazione controllata dell’acqua dagli argini in punti specifici, allo scopo di ridurre i volumi di acqua invasati e quindi la pressione sul sistema arginale.

“La vegetazione delle fasce fluviali è un elemento fondamentale per la tutela”, spiega Legambiente. “La soluzione della tracimazione controllata proposta nella Variante ci trova invece assolutamente d’accordo perché pensata per poter gestire i volumi di acqua in eccesso e garantire le adeguate compensazioni ai privati che vedranno l’acqua occupare i propri terreni. Trattandosi di una soluzione pensata per ridurre il rischio di rotture arginali o esondazioni in prossimità dei centri abitati, crediamo si tratti di un’alternativa percorribile a fronte degli attuali assetti dei nostri fiumi.”

Il confronto sui territori che è nato a seguito degli eventi estremi e che è poi proseguito fino ad ora dimostra comunque un alto grado di interesse della cittadinanza rispetto alla partecipazione alle decisioni che riguardano la sicurezza del territorio.

“Il tema della partecipazione è tutt’altro che scontato, anzi è segno di un elevato interesse che, al netto delle inevitabili strumentalizzazioni, deve trovare risposta in occasioni di confronto e discussione anche al di fuori dei processi di pianificazione”, rimarca l’associazione. “Per questo abbiamo chiesto l’impegno da parte dell’Autorità di Bacino a promuovere, in accordo con la Regione e i Comuni, la stipula di nuovi contratti di fiume per i bacini interessati dalla variante. Si tratta di strumenti di partecipazione già presenti in alcuni casi e che devono però essere maggiormente diffusi e rafforzati: è necessario favorire da un lato la partecipazione dei cittadini e dell’altro promuovere una corretta informazione attraverso la collaborazione con Università e altri enti di ricerca e protezione ambientale. La governance delle fasce fluviali nel futuro dovrà essere sempre più partecipata e integrata.”

Rispetto alla visione di lungo periodo, Legambiente chiede però un’evoluzione ancora più forte.

“Se nella variante al PAI troviamo elementi innovativi che provano a rispondere a esigenze e criticità puntuali, l’attuale assetto dei fiumi resta fortemente condizionato dall’elevata antropizzazione del territorio: decenni di sviluppo hanno portato al sacrificio di ampie porzioni del territorio in passato occupate dai fiumi e che oggi sarebbero fondamentali per minimizzare il rischio idraulico, in linea con l’obiettivo di ‘dare più spazio ai fiumi’ che era diventato un motto collettivo nel periodo immediatamente seguente gli eventi estremi del 2023 e 2024”, spiega l’associazione. “La variante dà una prima risposta in questo senso, ma mette anche in luce il vero problema: la numerosità di insediamenti, costruzioni e attività umane in prossimità dei fiumi rende impensabile attuare questo principio nel breve termine. Per questo, abbiamo chiesto che si sviluppino studi specifici per capire quali siano gli interventi di ampio raggio che, con orizzonti temporali meno ristretti, possano consentire almeno in alcuni casi di restituire un carattere più naturale e, quindi, più sicuro ai fiumi dell’Emilia-Romagna.”

Coordinamento FREEEnergia per l’ItaliaItalia SolareLegambiente Emilia-RomagnaLegge aree idonee, per le associazioni un p...
30/05/2026

Coordinamento FREE
Energia per l’Italia
Italia Solare
Legambiente Emilia-Romagna

Legge aree idonee, per le associazioni un passo falso rispetto agli obiettivi regionali al 2035

“Una legge che dipinge un’ostilità di fatto nei confronti delle rinnovabili. Sbagliato contrapporre agricoltura e produzione di energia nell’epoca dei cambiamenti climatici.” Molte illegittimità confermate rispetto alla prima versione, si rischia una pioggia di ricorsi.

La nuova versione della legge regionale per le aree idonee alla produzione di energia da fonti rinnovabili non è in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Emilia-Romagna. Ne sono convinte Coordinamento FREE, Energia per l’Italia, Legambiente e Italia Solare dopo un’attenta lettura del testo uscito dal confronto della Commissione Territorio dell’Assemblea legislativa della Regione.

“A fronte di un riconfermato obiettivo del ‘Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale’ per la produzione della totalità del fabbisogno elettrico da fonti rinnovabili entro il 2035, fabbisogno peraltro in crescita grazie alla progressiva elettrificazione dei consumi”, sottolineano le associazioni, “la proposta di legge regionale sulle aree idonee continua a prevedere un limite al quantitativo di potenza installata in area agricola, limite dal nostro punto di vista illegittimo rispetto alle previsioni delle norme sovraordinate (che consentono una limitazioni alle aree idonee definite dalla Regione in aggiunta rispetto alla norma nazionale, non certo un tetto assoluto ai nuovi impianti) e palesemente contraddittorio rispetto all’obiettivo regionale.”

Con “area idonea” si indicano porzioni di territorio nelle quali il procedimento di autorizzazione per i nuovi impianti avviene con tempistiche più brevi; in tutte le altre aree, fatte salve quelle escluse da norme nazionali, l’installazione di impianti è consentita con iter autorizzativo ordinario.

La legge regionale, che sarà approvata dall’Aula nei prossimi giorni, specifica rispetto alla versione precedente la metodologia di calcolo dell’occupazione di suolo agricolo rispetto alle superfici occupate degli impianti.

“L’introduzione della metodologia è oggettivamente utile, ma risulta evidente dal dibattito pubblico in corso in queste settimane che l’obiettivo finale di questo approccio non sia il raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell’impiego delle fonti fossili, ma la creazione di un blocco tout court alla realizzazione di impianti in zone agricole; peraltro, si tratta dello stesso suolo agricolo che non è mai stato difeso dal vero consumo, quello che deriva da poli logistici e nuove autostrade, opere decisamente meno utili alla transizione ecologica e per le quali non sono mai stati posti limiti quantitativi. D’altra parte, il sostegno alla sinergia tra agricoltura e produzione di energia non deve essere limitato: al contrario, la coesistenza di entrambe le attività può diventare un fattore determinante per la sopravvivenza delle attività agricole in un territorio vocato all’agricoltura come quello dell’Emilia-Romagna, e le esperienze di impianti agrivoltaici ben progettati si stanno moltiplicando sul territorio regionale.”

Nella legge sono rimasti elementi che, secondo le associazioni, saranno oggetto di ricorso perché in contraddizione con la legge nazionale (quando ulteriormente vincolanti rispetto ad essa, il che non è consentito) e con la giurisprudenza consolidata, a partire dal limite quantitativo alla superficie agricola occupabile a livello comunale.

“Si tratta di una misura poco coerente con l’obiettivo dichiarato della legge, ovvero quello di avvicinare il luogo di produzione dell’energia ai consumatori finali: chi vorrà realizzare impianti in autoconsumo nei comuni con più alta densità abitativa e minore superficie agricola disponibile, che sono i comuni con maggior fabbisogno energetico complessivo, si troverà svantaggiato rispetto ad altre aree” commentano le associazioni. “Crediamo che questo limite vada rivisto al più presto, prevedendo invece misure di perequazione che portino benefici per i territori a minor consumo energetico e che ospiteranno una maggiore quantità di impianti.”

Contraddittorie sono poi le previsioni applicate nel caso dei data center, per i quali si definiscono aree idonee entro i 50 metri di distanza dagli stessi, e per gli impianti industriali e stabilimenti, che vengono considerati tali solo se producono emissioni in atmosfera e per i quali la fascia idonea è pari a 350m di distanza dagli stessi.

“Il paradosso è che si garantisce una superficie di aree idonee maggiore per le attività che emettono in atmosfera, quindi comunque utilizzatrici di sostanze fossili, mentre si restringono le possibilità per i data center, estremamente energivori. Il vantaggio poi si annulla per le imprese che hanno azzerato le emissioni in atmosfera, ad esempio passando a tecnologie interamente elettrificate, e avrebbero bisogno di molta più energia elettrica!”, rilevano.

Permangono il blocco alla realizzazione di impianti nelle aree buffer delle zone UNESCO e il vincolo delle 2300 ore equivalenti per gli impianti eolici.

“In quest’ultimo caso, si tratta di un elemento tecnico che non qualifica la capacità di un impianto di produrre energia, come sostiene chi lo propone, ma che avrà il solo risultato di danneggiare la produttività del singolo aerogeneratore e comportare un maggior consumo di suolo, perché serviranno più rotori per produrre la stessa quantità di energia”, sottolineano le associazioni. “Se l’obiettivo è la riduzione del consumo di suolo, questa è una scelta che va nel senso opposto.”

Si rilevano anche elementi di miglioramento rispetto alle versioni precedenti della proposta di legge, come l’istituzione del tavolo di coordinamento a livello regionale per il monitoraggio dello sviluppo di impianti a rinnovabili e reti di distribuzione elettrica e l’approfondimento dei parametri monitorati.

“Crediamo che la discussione in Aula debba tenere conto delle criticità significative che persistono e che rischiano di minare l’utilità del lavoro svolto fin qui”, concludono le associazioni. “Non v’è dubbio che il confronto sui territori debba proseguire: di questo passo, il raggiungimento degli obiettivi regionali al 2035 è molto lontano.”

Legambiente Emilia Romagna Comunicato StampaClima ed emissioni: con il caldo anticipato arriva prima anche lo smog fotoc...
27/05/2026

Legambiente Emilia Romagna

Comunicato Stampa

Clima ed emissioni: con il caldo anticipato arriva prima anche lo smog fotochimico

“Relazioni tossiche” in area padana: crescono i livelli di metano, il più importante gas precursore dell’ozono, e i rischi per la salute respiratoria

Legambiente scrive a Ministro e Regioni del Nord “Occorre un piano di azioni per la riduzione delle emissioni di metano da fonti agricole.”

[Articolo completo nel sito di Legambiente Lamone Faenza.]

  Clima ed emissioni: con il caldo anticipato arriva prima anche lo smog fotochimico “Relazioni tossiche” in area padana: crescono i livelli di metano, il più importante gas precursore dell’oz…

Visita al Parco FerucciUn po’ di storia sull’origine del Parco Ferucci15 agosto 1978, blitz di trattori e abbattimento d...
23/05/2026

Visita al Parco Ferucci

Un po’ di storia sull’origine del Parco Ferucci
15 agosto 1978, blitz di trattori e abbattimento della fornace Minarelli, esempio di archeologia industriale di fine Ottocento (1880) attiva fino agli anni Sessanta, con struttura ellittica a torrione di tipo neomedioevale che ne faceva un edificio di pregio.

Si sarebbe potuta conservare, facendone un centro di riferimento per tutto il nuovo quartiere.

Un significativo pezzo di storia di Faenza perso.

Inizio anni Ottanta, temi ambientali seppur occasionali, assessore ai lavori pubblici il repubblicano Gianfranco Cavina, stimolata e promossa la progettazione di estese aree a parco e istituita una commissione pubblica per la promozione del verde.

1984, pubblicazione del catalogo delle essenze arboree ad uso dei privati per la valorizzazione delle essenze autoctone; identificata un’area di oltre quattro ettari al centro del Peep Cappuccini sottratta ad uso per servizi scolastici; pensata per esporre con un progetto paesaggistico adeguato una ordinata varietà di essenze autoctone selezionate; obiettivo era quello di diffondere la conoscenza della caratteristiche botaniche ed ornamentali delle specie arboree.

1987: realizzazione del Parco Ferucci, comprendeva 22 famiglie botaniche, 101 specie per un totale di 554 piante.

Oggi la realtà è alquanto differente da quella ideata e programmata, ma il Parco Ferucci mantiene intatta la sua ricchezza ed il suo fascino; rimane il secondo parco cittadino per estensione e si collega ad altre aree verdi lungo la ferrovia per Firenze.

Un grazie sentitissimo ai partecipanti, non avrebbero potuto essere più stimolanti.

https://www.legambientefaenza.it/alberi-in-citta/2026/05/faenza-visita-al-parco-ferucci/

http://www.planttag.it/

Visita al Parco Ferucci, uno dei più ricchi di specie, ma tra i meno conosciutiQuandoSabato 23 maggio 2026 – ore 17.00Do...
21/05/2026

Visita al Parco Ferucci, uno dei più ricchi di specie, ma tra i meno conosciuti

Quando
Sabato 23 maggio 2026 – ore 17.00

Dove
Via Corbari
(di fronte chiosco Nuova Lucciola)

Faranno da accompagnatori:
Stefano Caroli, Servizio Giardini del Comune di Faenza
Giorgio Della Valle, Legambiente Lamone Faenza

Informazioni: 338 2132370

Iniziativa inserita nella “Primavera Scientifica 2026” del Comune di Faenza

Indirizzo

Faenza
48018

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