04/06/2026
Legambiente Lamone Faenza
Comunicato stampa Faenza 3 Giugno 2026
Legambiente Lamone Faenza sul Piano di Assetto Idrogeologico Po
Legambiente, con la sua struttura regionale e il Circolo Lamone di Faenza, hanno inviato le proprie osservazioni alla variante del PAI-PO.
Ci interessa qui richiamare i punti principali che abbiamo avanzato, sia quelli di carattere generale, che più specifici per i bacini del nostro territorio.
In primo luogo ribadiamo che il Piano di Assetto Idrogeologico è uno strumento strategico generale assolutamente necessario, naturalmente da aggiornare, in particolare alla luce degli eventi alluvionali che abbiamo conosciuto, per definire un necessario cambio di paradigma nella gestione del territorio. Se è legittimo che la proposta di variante abbia trovato critiche e proposte di modifica – le osservazioni servono a questo – non sono comprensibili posizioni che chiedono semplicemente di bocciare il PAI-PO.
Le nostre considerazioni e richieste non si rivolgono semplicemente all’Autorità di Bacino, che ha steso la bozza, ma al complesso degli Amministratori ai vari livelli, alle organizzazioni economiche e sociali, ai comitati degli alluvionati e a tutta la cittadinanza, perché il cambio di paradigma necessario coinvolge tutti.
In primo luogo chiediamo di fare chiarezza su semplificazioni e narrazioni fuorvianti sulle cause e sulle possibili soluzioni per gli eventi alluvionali: tutto è dipeso solo dalla “non pulizia” degli alvei, dalla vegetazione ripariale, dalla presenza di animali fossori; oppure, basta qualche intervento a monte (briglie, laghetti…) senza altre opere a valle?
Noi pensiamo di no; ma chiediamo a tutti i soggetti in campo, incluse le Università, di approfondire scientificamente l’impatto di tutti questi elementi e confrontarli pubblicamente.
Tentare di arrivare, ad una visione condivisa delle criticità e delle possibili soluzioni, non deriva da una astratta vocazione ecumenica, ma piuttosto dalla consapevolezza che per farvi fronte è necessario condividere e aggregare comportamenti e impegni comuni.
Alcuni punti fermi che informano il piano, in particolare nella Relazione Tecnica Fasce Fluviali, sono per noi condivisibili, anche se devono essere opportunamente declinati ed eventualmnte corretti e implementati.
Ed è questo che ci ha guidato nelle osservazioni specifiche alle opere ipotizzate, per i nostri territori.
° “il presupposto che il rischio zero – inteso come la messa in sicurezza assoluta del territorio – non è conseguibile”. Va considerato un “rischio residuo” al quale fare fronte non solo con le opere, che si riterranno necessarie e possibili, ma anche con altri interventi, misure, comportamenti: un sistema costante di vigilanza sui corsi d’acqua, sistemi di protezione civile; adattare costruzioni e spazi rurali a possibili esondazioni, misure specifiche nei centri urbani: evitando nuovo consumo di suolo; tecniche di drenaggio urbano, ecc.
Interventi che non sono in capo all’autorità di bacino o al PAI, ma piuttosto agli altri livelli amministrativi.
° Il principio del “dare più spazio al fiume”. Va declinato in tutte le situazioni possibili: oltre alle necessarie manutenzioni e possibili spostamenti e allargamenti di argini e golene, servono altre opere, con un ordine di priorità: prima le Casse di espansione a monte dei centri abitati (sia quelle da tempo progettate e non terminate, sia le nuove indicate); poi aree di laminazione, da verificare secondo precise indicazioni progettuali; infine, dopo gli altri interventi, possono essere sperimentate, come misura emergenziale e in zone appropriate, anche aree di tracimazione controllata.
Su tutti questi interventi, è comprensibile che chi vive e/o lavora in aree ipotizzate voglia verificare le possibili alternative, tuttavia non può esserci una opposizione di principio, perché in caso di eventi eccezionali, non può accadere che le tracimazioni siano casuali e incontrollate. Naturalmente servono tutele, compensazioni, risarcimenti, come le “servitù di allagamento” (si attende l’attuazione della legge regionale).
In conclusione, la nostra richiesta, non solo all’Autorità di bacino ma a tutti i soggetti coinvolti a livello regionale e nei singoli territori, è di conoscere in che tempi ci sarà un ritorno sulle osservazioni inviate e quale sarà la sua sintesi, per poter avviare nei singoli territori verifiche precise sul merito dei progetti prioritari che saranno indicati, assieme allo stato dell’avanzamento dei lavori svolti, in somma urgenza, o in corso, affinché tutti abbiano contezza dello stato della situazione.
Questo ancor prima che si arrivi alla fase di approvazione del PAI, necessario anche per poter approvare, o aggiornare, i Piani Urbanistici Generali che interessano molti territori, e si apra quella della progettazione, delle specifiche opere, in capo a Regione e autonomie locali.