14/06/2026
Subito dopo aver ironizzato sui giornalisti che si “infiltrano” nelle associazioni legate alla remigrazione, paragonandoli ad agenti segreti infiltrati tra le fila dei vietcong, Vannacci rivendica per sé e i suoi sostenitori l’etichetta di “feccia”.
In pochi secondi concentra diverse tecniche comunicative molto efficaci: ribalta un termine dispregiativo trasformandolo in un simbolo identitario e costruisce una contrapposizione netta tra “noi” e “loro”, rafforzando il senso di appartenenza a un gruppo che si percepisce escluso dalle élite.
Non è il primo politico a costruire il proprio consenso presentandosi come espressione di chi sta “in basso” contro chi sta “in alto”. E forse il successo di questa strategia comunicativa è esso stesso il sintomo di una frattura sempre più profonda tra istituzioni e cittadini.
Le istituzioni vengono spesso percepite come lontane, autoreferenziali e incapaci di rappresentare interessi materiali concreti. Da questa percezione nasce sfiducia; dalla sfiducia, disimpegno; e dal disimpegno, un ulteriore indebolimento della capacità delle istituzioni di svolgere la propria funzione.
L’efficacia del “populismo” potrebbe non essere la causa dei problemi che affliggono la nazione (e tutte le nazioni democratiche in questo periodo) ma una sua conseguenza.