19/05/2023
Il testo é di Beatrice Andreose
Di Vinicio hanno scritto i più importanti critici d’arte Giorgio Segato, Paolo Rizzi, Dino Formaggio, Sileno Salvagnini. Io l’ho conosciuto a casa di Turi Fedele attorno agli anni ‘90 in occasione della preparazione di una sua antologica in ex Pescheria. Grandi occhi azzurri, capelli bianchi e radi, corporatura esile e sguardo sempre sorridente e curioso. Era reduce da lunghi viaggi negli USA e molte mostre in tutto il mondo che ne avevano decretato bravura e fama. Parlava velocemente e con tono sicuro. La prima volta che ci incontrammo fu simpatia e fiducia reciproche. Mi guardò negli occhi e mi prese la mano per lungo tempo. Mi raccontò le sue avventure e l’importanza dei suoi rossi e dei Colli Euganei dove era ritornato a vivere con la moglie dopo tanto peregrinare in giro per il mondo. Turi seguiva sornione a distanza sorridendo e interrompendo con qualche battuta ogni tanto l’amico. Un vero fiume in piena.
Ho amato molto i colli Euganei, le venezie inventate,le nature morte e i fiori, le figure e i ritratti di Vinicio. Ho amato la sua raffinata abilità cromatica e la sua libertà dalle grammatiche compositive così come dalle gabbie stilistiche di scuole ed Accademie. Il suo universo coloristico era pura poesia. Sono stata presente a molte sue mostre, lo intervistai più volte, alla mostra postuma dedicata a Toni Sommacampagna ricordo fu il primo a ve**re a stringermi le mani dopo un mio intervento. Quando ci trovavamo per strada ci fermavamo a lungo a parlare di arte e mostre. Il suo sguardo indagatore mi chiedeva sempre aggiornamenti sulla situazione in città che io non lesinavo di raccontare nei minimi particolari. Ci fu un periodo agitato anche dentro le nostre associazioni e lui non mancava di offrirmi il suo prezioso appoggio.
Ad Este sono poche le famiglie che non hanno un quadro di Vinicio. Assieme a pochi altri artisti era un figlio di questa città. Tra i più prestigiosi.
Buon viaggio Vinicio.