Slow Food Empoli

Slow Food Empoli Slow Food è un'associazione non-profit condata da Carlin Petrini nel 1986, si pone l’obiettivo di promuovere nel mondo il cibo buono, pulito e giusto.

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03/03/2026
Questa sera all’Osteria La Lanterna abbiamo vissuto un’ottima cena con i prodotti della Comunità dei grani antichi di Mo...
24/02/2026

Questa sera all’Osteria La Lanterna abbiamo vissuto un’ottima cena con i prodotti della Comunità dei grani antichi di Montespertoli e con gli oli di Montespertolio. Una cena per iniziare una collaborazione che faccia conoscere i grani antichi e la loro ricchezza e la varietà e qualità degli oli. Grazie ai produttori e grazie a Francesco il cuoco. A presto per nuove occasioni

13/02/2026

La salute e la malattia non sono soltanto responsabilità (o addirittura “colpe”) individuali ma risultano da un’interazione fra biografie individuali e contesti sociali. La promozione del consumo di alcol, del cibo spazzatura, del tabacco, dei giochi d’azzardo dipende dall’autorità pubblica e il richiamo alla responsabilità individuale diventa un’ottima scusa perché lo Stato si sottragga alle proprie responsabilità. Ancora una volta, si assiste al contrasto fra menzogne e verità, fra negazione delle evidenze e promozione di pseudo-verità che fanno comodo. Ancora una volta si tratta di dire la verità.
Il fenomeno dei no-vax, ubiquitario e interclassista rappresenta una novità dell’antropologia sociale dei paesi sviluppati: diffidenza verso gli interessi innegabili di Big Pharma, sfiducia verso il sapere scientifico della medicina e, più in generale, la scienza e le élites intellettuali che la rappresentano, aspirazione confusa a essere protagonisti della propria salute e delle scelte terapeutiche, diffusione sistematica di informazioni false sui social media, odio per il sapere che non si possiede. L’ignoranza diviene l’illusione di un surplus di democrazia.
Ben prima della campagna contro il vaccino anti-Covid vi era stata la campagna contro i vaccini basata sulla teoria di una correlazione fra vaccini e autismo. Uno studio (solo uno) aveva suggerito tale correlazione nel 1998 e la rivista Lancet non solo aveva successivamente ritirato l’articolo ma il suo autore, Wakefield, era stato radiato dall’albo dei medici inglesi per avere manipolato i dati. Oggi la presunta correlazione fra vaccino trivalente MPR e autismo è smentita e screditata da tutta la comunità scientifica. Questo fenomeno di falsificazione della verità si afferma con forza e si diffonde e non solo per quell’invasivo “delirio di onnipotenza dell’ignoranza” a cui si è fatto cenno ma anche per interessi più o meno occulti.
Si pensi, ad esempio, alla diffusa posizione in favore del vino “che fa bene alla salute”. La posizione del governo italiano, in particolare espressa dal Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare Francesco Lollobrigida, sostiene che il vino, consumato con moderazione, non faccia male e possa avere effetti positivi. Malgrado l’Organizzazione Mondiale della Salute e la comunità scientifica internazionale abbiano ripetutamente indicato che non esiste un livello di consumo di alcol privo di rischi per la salute, specialmente per il rischio di cancro, il governo italiano si oppone ad ogni tipo di “health warning” (per esempio, indicare i danni dell’alcol sulle etichette delle bottiglie). La vecchia ipotesi che il vino rosso in quantità moderata possa essere benefico per il cuore e i vasi sanguigni è oggi smentita da studi che mostrano che l’assunzione di alcol, anche moderata, è associata a un aumento del rischio di fibrillazione atriale e non è considerata salutare per il cuore. Ma, complici i produttori di vino, le campagne che esaltano i poteri benefici del vino sono in aumento e forse sono anche sostenute dal ministero dell’agricoltura. Se promuovere il vino significa promuovere una sostanza cancerogena, ciò nondimeno si promuovono anche sostanze o farmaci che, pur non essendo nocivi, sono semplicemente inutili e costosi per il compratore (sia esso un singolo individuo o sia il Sistema Sanitario Nazionale).
È il caso di integratori alimentari e complessi polivitaminici: il beneficio è limitato soltanto ai soggetti che abbiano una provata e specifica carenza, e l’uso esteso alla popolazione generale non è dimostrato. L’integrazione vitaminica finalizzata a ridurre il rischio di patologie cardiovascolari, tumori e, in generale, la mortalità non ha mostrato alcuna efficacia.
La difficoltà dell’affermarsi della verità nella giungla delle menzogne (si intende la verità relativa alle conoscenze ed evidenze disponibili), non riguarda solo i trattamenti terapeutici ma anche, più in generale, l’interpretazione della genesi delle malattie (e della salute).
Fatica ad affermarsi l’idea della determinazione sociale delle malattie e del mantenimento della salute. Non riconoscere i determinanti sociali conviene sia ai singoli ignoranti sia, soprattutto, alla concezione privatistica e individualistica della salute. Una concezione che non vuole che lo Stato e il proprio Sistema Sanitario Pubblico si facciano carico dei problemi alla base della genesi delle malattie e della loro prevenzione. Per questa concezione privatistica e individualistica, Salute e Malattia sono questioni individuali e private e ciascuno deve, in solitudine, occuparsene perché la responsabilità della malattia è un fatto esclusivamente privato. Questa visione rifiuta le molteplici evidenze che mostrano come i determinanti sociali, proprio in quanto sociali, non siano una questione privata ma eventi collettivi che colpiscono i più poveri, i fragili e gli esclusi. Sappiamo che muoiono prima i poveri dei ricchi, che hanno più accesso alle cure, i ricchi dei poveri, che consumano alcol, droghe e cibo spazzatura, i poveri più dei ricchi.
Dunque, la salute e la malattia non sono soltanto responsabilità (o addirittura “colpe”) individuali ma risultano da un’interazione fra biografie individuali e contesti sociali. La promozione del consumo di alcol, del cibo spazzatura, del tabacco, dei giochi d’azzardo dipende dall’autorità pubblica e il richiamo alla responsabilità individuale diventa un’ottima scusa perché lo Stato si sottragga alle proprie responsabilità. Oggi, ancor più che nel passato, una delle principali responsabilità etiche e civili della medicina e dei suoi operatori è quella di dire, sempre e caparbiamente, la verità. Dire la verità sull’efficacia reale o millantata dei farmaci e dei trattamenti, dire la verità sulle cause sociali delle malattie e della perdita dello stato di salute.

13/02/2026

Il modello commerciale su cui è basato l’accordo Ue–Mercosur è fallimentare
Si tratta di un accordo che danneggia agricoltori, comunità ed ecosistemi su entrambe le sponde dell’Atlantico
Meno di un mese fa – era il 17 gennaio – ad Asunción (Paraguay) veniva firmato l’accordo commerciale tra l’Unione europea e i Paesi del Mercosur: Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. All’indomani di quello che è stato da più parti definito un annuncio storico, il Parlamento europeo ha chiesto alla Corte di giustizia dell’Ue di esprimersi sulla conformità dell’accordo ai Trattati europei.
Più di ogni altra cosa, l’accaduto mette in luce le disfunzioni strutturali dei sistemi alimentari contemporanei. Guardiamo al contesto: persino nei Paesi dove i governi sostengono l’accordo, come Italia, Germania o Spagna, le organizzazioni agricole hanno espresso una forte opposizione al trattato. Il dibattito sul Mercosur sta rivelando profonde contraddizioni politiche e facendo cadere il sipario su quanta distanza vi sia tra la retorica e la realtà: una realtà che produce degrado ecologico e genera profondi squilibri di mercato.
Secondo Slow Food Italia, il trattato Ue-Mercosur mette a rischio non solo la sopravvivenza della nostra agricoltura di piccola scala, ma la stessa integrità dei sistemi alimentari globali: questo accordo è lo specchio di un modello di sviluppo obsoleto, che premia il profitto immediato di poche grandi multinazionali, rimanendo indifferenti rispetto alla salute dei cittadini, alla tutela ambientale e ai diritti fondamentali dei lavoratori e delle comunità. Il cibo non può e non deve mai essere ridotto a una mera merce di scambio nei trattati internazionali.
L’Europa dovrebbe impegnarsi a progredire verso una transizione ecologica attraverso strategie che vietino l’importazione massiccia di prodotti ottenuti con pratiche che nei nostri campi sono proibite da decenni. Non è possibile accettare una concorrenza sleale istituzionalizzata, dove gli agricoltori europei sono chiamati a rispettare regole ferree mentre si permette l’ingresso di beni che evadono tali requisiti, danneggiando sia i produttori onesti che i consumatori finali. Le conseguenze ambientali sarebbero catastrofiche.
Il punto non è affermare che il commercio debba fermarsi. La questione è capire cosa debba essere scambiato e perché. L’Unione europea importa enormi quantità di mangimi dal Mercosur, in particolare la soia che alimenta grandi allevamenti industriali intensivi. Questo esempio è emblematico di come i flussi commerciali modellino — e spesso distorcano — gli impegni nazionali verso la transizione ecologica, un obiettivo che sulla carta viene spesso definito prioritario.
Ma anche dal punto di vista commerciale i termini dell’accordo fanno sorgere timori, in particolare per quanto riguarda possibili forme di concorrenza sleale. Il trattato prevede quote a dazio zero per prodotti agricoli sudamericani come carne bovina, pollame, riso, zucchero e miele, prodotti per i quali gli agricoltori europei devono rispettare standard più rigorosi in materia di pesticidi, tutela ambientale e benessere animale.
Un sistema di questo genere rischia di aggravare l’annoso problema dei cosiddetti doppi standard: si tratta del meccanismo per cui, già oggi, entrano all’interno dell’Unione europea alimenti provenienti dall’esterno dei confini comunitari prodotti seguendo norme meno stringenti – in materia di salute dell’uomo, dell’ambiente e del benessere animale – di quelle in vigore all’interno. Per questo motivo Slow Food Italia da tempo chiede l’applicazione di misure specchio, cioè l’applicazione dei medesimi standard al cibo importato in Ue.
E, volendo tornare sul tema delle disfunzioni strutturali e delle contraddizioni, va ricordato che sono proprio le aziende europee a produrre e a esportare nei Paesi terzi come il Brasile quei pesticidi (vietati in Europa) che poi fanno ritorno sulle nostre tavole sotto forma di residui negli alimenti. Un dato su tutti: nel 2024 gli Stati membri hanno autorizzato l’esportazione di quasi 122.000 tonnellate di sostanze il cui utilizzo è vietato in Ue.
Di fronte a paradossi di questo tipo, è evidente quanto sia urgente l’adozione di politiche che impediscano l’aggravarsi di questo squilibrio strutturale. Gli alimenti che entrano nell’Unione europea devono rispettare gli stessi standard ambientali e sanitari richiesti ai produttori locali. In assenza di tali misure, la liberalizzazione degli scambi non può che accentuare le distorsioni competitive e provocare ulteriori danni ambientali ed ecologici.
Slow Food chiede un approccio radicalmente diverso al commercio: un modello che si fonda sulla qualità, sull’equità, sulla resilienza dei territori e sulla sostenibilità ecologica. Il commercio deve servire le comunità e gli ecosistemi, non minacciarli. Solo così potrà contribuire ad affrontare le sfide attuali, invece di aggravare i problemi esistenti.

Presentazione del PRESIDIO DELLA CIPOLLA DI CERTALDO al ristorante La Lanterna di Pulica (FI)
29/05/2025

Presentazione del PRESIDIO DELLA CIPOLLA DI CERTALDO al ristorante La Lanterna di Pulica (FI)

Le Condotte Slow Food Empolese Valdelsa e San Miniato propongono anche quest'anno "CentoCene" la cena di presentazione d...
13/03/2025

Le Condotte Slow Food Empolese Valdelsa e San Miniato propongono anche quest'anno "CentoCene" la cena di presentazione della Guida Slow Wine 2025.
Ci troveremo mercoledì 26 marzo alle 20,30 alla Tenuta Borgo Sole di San Miniato (PI) per conoscere alcuni vini di valore segnalati dalla Guida e gustare una cena dedicata.

Indirizzo

Empoli
50053

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