Il territorio del comune di Dragoni è formato da una zona montuosa, costituita da rilievi calcarei, e da una zona pianeggiante che si estende fino al fiume Volturno. Le origini antiche di Dragoni, come anche quelle di Alvignano, sono da ricercarsi nell’antica città di Cubulteria distrutta da Quinto Fabio Massimo durante le seconda guerra punica (219 e il 202 a.C.). Il toponimo, attestato nella for
ma latina medievale come Traguni, appare per la prima volta in un documento dell'812 del "Chronicon Vultumense", poi, nel X secolo, nella bolla di consacrazione del vescovo di Caiazzo, Stefano Menicillo. La sua origine è assimilabile a quella di altri toponimi analoghi etimologicamente legati al favoloso animale. Ad esso è ispirato lo stemma civico, che rappresenta un drago d'oro rivolto a sinistra, in campo d'argento. A Dragoni sul Monte Melanico vi è una grotta intestata all’Arcangelo Michele, un tempo sito dedicato ai riti pagani. Questo Monte fu poi chiamato “Monte del Dragone” in funzione apotropaica dagli abitanti cristiani del luogo per allontanare appunto il paganesimo considerato culto del Demonio, quest’ultimo spesso raffigurato nelle sembianze di un drago. In seguito il nome Traguni si estese ai casali nelle vicinanze e financo al castello, edificato nel X sec. Il Castello è, approssimativamente, a pianta quadrata. Il mastio, anch' esso quadrato, è nell' angolo sud-ovest. Allo spigolo sudest è una torre circolare. Il portale si apre nella cortina nord, e presso di esso, all'interno, sono una grande cisterna circolare e alcuni vani rettangolari, coperti a volta. Sulla collina del Castello sono state individuate due Cinte murarie concentriche, in opera poligonale di calcare, di età sannitica.
È inoltre da ricordare, per i visitatori più curiosi, che la diffusione del nome Traguni è legata a due leggende che son da rapportarsi al culto di San Michele succitato ma che presentano in alcuni punti anche delle analogie con il culto di San Giorgio. Nella prima leggenda si racconta che ogni anno sul Monte Melanico doveva essere sacrificata ad un drago una fanciulla; la sorte volle che un giorno toccasse alla figlia del re del luogo ma questa fu salvata dall’Arcangelo Michele che sconfisse il drago riportandola da suo padre. Nel racconto della vita di San Giorgio – figura di santo per certi versi simile a San Michele - scopriamo che questi si trovò a salvare Silene, la figlia di un re che a sorte era stata scelta per essere offerta ad un drago. La seconda leggenda invece narra di come un grande “ ingiarmatore” della zona attirò alcuni serpenti nella piazzetta di San Giorgio – è da notare il non casuale nome della piazzetta – i quali si disposero intorno ai bordi di un cerchio che egli aveva precedentemente tracciato sul suolo; a mezzogiorno un drago scese dal castello e divorò l’uomo che ebbe appena il tempo di farsi il segno della croce; infine il drago fu attacato dagli altri serpenti e divorato. Il paese fu così liberato dai serpenti e gli abitanti ivi eressero una chiesa, la chiesa di San Giorgio appunto. Anche la figura di San Giorgio è strettamente legata ai serpenti, ai draghi e prevede iconograficamente la presenza di una fanciulla da salvare, successivamente trasfigurata nell’immagine della Madonna. Nell’undicesimo e dodicesimo secolo il territorio di Dragoni fu invaso dai Normanni che introdussero il sistema feudale. Uno dei feudatari più importanti fu Goffredo di Balbano, proprietario di una importante biblioteca. La biblioteca acquistò in notorietà in quanto, ivi, si dice, studiò Giovanni Boccaccio. La notorietà fu tale che la biblioteca divenne oggetto di visita da parte dei re della dinastia angioina. La famiglia Balban durò nella signoria per sette generazioni; a essa successero i Ruffo, poi i Marzano, i de Carlon e, nel 1562, i Falco di Alvignano. Dal 1620 il feudo passò ai Gaetani di Laurenzana, i quali arricchirono ancora di più la biblioteca. La tradizione vuole che in quel secolo e nel successivo il Castello di Dragoni sia stato meta di numerosi studiosi, attratti proprio dalla celebre biblioteca, della quale, purtroppo, non è rimasta alcuna traccia. Dopo la caduta della Repubblica napoletana del 1799 a Dragoni si rifugiarono molti rivoluzionari in fuga da Napoli, che riuscirono così a mettersi in salvo. Nel 1860 vi si riunì e si armò la legione del Matese, che cooperò alle operazioni contro le truppe borboniche che difendevano Capua. Ogni frazione ha una propria chiesa: nell'abitato di San Giorgio, dove si trova oggi la sede del comune, è la Chiesa di San Biagio, del XVIII secolo, ad aula con altare in marmo di Dragoni. A Chiaio sorge la bella Chiesa dell'Annunziata, rimaneggiata nel Settecento, con resti di un antico portale e un notevole fonte battesimale in marmo locale; nell'abside, sull' altare maggiore è il dipinto ad olio dell' Annunciazione, del XVIII secolo. Nella frazione Pantano è la piccola Chiesa di Sant' Andrea, ad aula rettangolare, con altare in marmo locale. Nell'abitato di Trivolischi si trova l'antica Chiesa di San Simeone, a pianta quadrata, che presenta brani, purtroppo molto rovinati, di affreschi del XV secolo. Nella frazione di San Marco si trova la Chiesa di San Nicola, da identificare con quella citata nei documenti duecenteschi della curia di Caiazzo. Delle forme originarie ha ormai perduto ogni traccia. La pianta è ad aula absidata; recente è il riquadro in maiolica di R. Rossi, raffigurante San Nicola, posto sulla facciata. All'interno, sulla parete d'ingresso è la tela raffigurante la Madonna tra angeli e l'evangelista San Marco, di fattura ottocentesca; sulla parete di destra è una tela della stessa epoca con la Madonna tra San Francesco e San Pasquale; sulla parete di sinistra è un dipinto firmato F. Biasucci e datato 1915, raffigurante Sant'Anna e la Madonna adolescente. Nella frazione di Maiorano di Monte sorge la Chiesa di San Giovanni Battista, risalente al secolo XV; nella canonica sono conservati alcuni dipinti, tra cui una Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Battista, Lucia ed Agnello, e un'altra Madonna con Bambino e i Santi Antonio e Giovanni Battista del XVII secolo.