25/03/2025
DANTEDI' 2025
Quante volte in ognuno di noi si è affacciata la sensazione che ci fosse dell’altro, che qualcosa sfuggisse al perimetro dei sensi e della ragione. Quante volte siamo stati sfiorati dalla sottile e impalpabile percezione che ciò che vedevamo, udivamo, toccavamo non esaurisse il campo di vita ma ne fosse solo minima parte. Quante volte la sequenza di eventi che abbiamo percorso ha lasciato trapelare qua e là una intima congruenza, un senso profondo, una trama f***a che esorbitava l’angusto ambito della nostra vita lasciando intravedere un senso diverso…
Ebbene, è colui che nella sua ha raccontato e, in un certo senso, e con grande maestria un di e di che prende per mano il sensibile e lo accompagna oltre il perimetro dei e della , oltre il suo angusto campo di vita alla di un e ulteriore.
Le sue “terzine incatenate di endecasillabi” sono un vero e proprio del genere umano, uno scrigno prezioso che da oltre settecento anni restituisce al cercatore inquieto e “una bussola e una mappa” per costruire il suo evolutivo.
In occasione del ̀ di quest’anno, il 25 marzo poiché è in questo giorno che si ritiene sia iniziato il del narrato nella sua Divina Commedia, desideriamo celebrarlo ancora una volta, accompagnati dal suo . Seguiremo le orme del Poeta, facendo riecheggiare ancora una volta i suoi .
Nel nostro viaggio, ci farà da guida una famosa terzina che Dante stesso ha posto come un avvertimento per quanti vogliono e possono iniziare un percorso di ricerca interiore:
O voi ch'avete li 'ntelletti sani, mirate la dottrina che s'asconde sotto 'l velame de li versi strani. (Inferno, Canto IX, 61-63).
La Divina Commedia è un libro che offre differenti chiavi di lettura.
Vi troviamo la storia della Toscana del 1300, ma si può anche leggervi il destino di un essere umano, cioè quello di Dante, nel senso religioso della chiesa di quei tempi. Questo testo si può anche leggere fuori da ogni nozione di spazio e di tempo, cioè in un senso – eternamente attuale – che ci riporta continuamente allo sviluppo interiore dell’essere umano. Alla luce di quest’ultima considerazione, vorremmo avvicinare i diversi personaggi della Commedia che, ai nostri occhi, si presenteranno come viventi immagini della nostra vita interiore.
Infatti, questi attori sono i diversi aspetti dell’anima che tutti possediamo.
Chi è Dante?
Dante rappresenta il desiderio ardente che alberga nel cuore dell’essere umano, il desiderio inappagabile che lo spinge alla di una perduta.
Chi è , la sua guida?
Virgilio rappresenta la profonda che, poco a poco, si manifesta nel per potere servire meglio questo desiderio ardente. Nella Divina Commedia, all’inizio del di , Virgilio rappresenta la nostra guida temporale.
Chi è ?
Beatrice è il simbolo della Forza dell’Anima Perfetta, che rivolge il suo appello a Virgilio, l’indispensabile intermediario, poiché all’inizio del cammino questa Forza è ancora latente in Dante, nell’essere umano. Beatrice appare sulla scena della Divina Commedia in una fase inoltrata. Se Dante – il desiderio ardente – e Virgilio – la sua comprensione profonda – mantengono il giusto orientamento, cioè la ricerca della perfezione, allora può iniziare il processo della purificazione.
In cima alla Montagna del , Beatrice può manifestarsi e sostituire Virgilio, accompagnando Dante – il desiderio ardente – verso la sua mèta: l’incontro tra Dio e l’Anima divina rinata.
Nella Divina Commedia, Beatrice ci parla dello smarrimento dell’umanità:
E volse i passi suoi per via non vera,
imagini di ben seguendo false,
che nulla promession rendono intera
(Purgatorio, Canto ###, 130-132)
Prosegue, ancora più severa, dicendo:
Ben ti dovevi, per lo primo strale
de le cose fallaci, levar suso
di retro a me che non era più tale
(Purgatorio, Canto ###I, 55-57)
avresti dovuto abbandonare, fin dal primo istante, le menzogne per seguire me che ero già al di là dell’illusione.
Queste parole esprimono il di colei che, successivamente, guiderà Dante a spirituali più alti, alle del . Beatrice, a causa della mancanza di comprensione di Dante, prosegue:
Né l’impetrare ispirazion mi valse,
con le quali e in sogno e altrimenti
lo rivocai: sì poco a lui ne calse!
Tanto giù cadde, che tutti argomenti
a la salute sua eran già corti,
fuor che mostrarli le perdute genti.
(Purgatorio, Canto ###, 133-138)
Invano tentai di avvertirlo, ispirandolo
con sogni e altro ancora: tutto fu inutile,
poiché ne teneva poco conto.
Cadde così in basso che era inutile qualsiasi
rimedio per la sua salvezza, salvo
quello di mostrargli il volto dell’Inferno.
Questi versi, tratti dal Canto ### del Purgatorio, ci confermano il del – del cercatore – che non è più in grado di il diretto. Egli è costretto a seguire un percorso che lo porterà attraverso la di sé, cioè attraverso l’ . Inoltre, grazie al di , vivrà l’esperienza , il Purgatorio. Questa è la sola strada che, nella sua condizione, può condurlo verso le più vie dello Spirito.
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