Delia è Partecipazione

Delia è Partecipazione Pagina ufficiale dell'associazione «Delia è Partecipazione»

🇮🇹“La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.”— Piero CalamandreiOggi celebriamo ...
02/06/2026

🇮🇹
“La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.”
— Piero Calamandrei

Oggi celebriamo i valori della Repubblica, la partecipazione e la democrazia che ci uniscono.

Buona Festa della Repubblica! 🇮🇹

23/05/2026

Il 26 settembre 1991, negli studi del Maurizio Costanzo Show, andava in onda una puntata destinata a restare nella storia. Una “staffetta” televisiva con Samarcanda di Michele Santoro, nata per ricordare l’imprenditore Libero Grassi, ucciso da Cosa Nostra per aver detto no al pizzo.

In quella trasmissione si consumò un acceso confronto, che coinvolse anche il giudice Giovanni Falcone, con protagonista l’allora deputato regionale Totò Cuffaro. Parole, tensioni, visioni diverse di una Sicilia che già allora era attraversata da una battaglia decisiva: quella tra legalità e mafia.

Pochi mesi dopo, il 23 maggio 1992, quella battaglia si trasformò in tragedia. Sull’autostrada A29, nei pressi di Capaci, l’esplosione di 500 kg di tritolo – la Strage di Capaci – spezzò le vite di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

A 34 anni da quel giorno, il ricordo non è solo memoria: è responsabilità.

Rivedere oggi quel momento televisivo significa comprendere il clima, le parole, i segnali di un’epoca. Significa anche chiederci da che parte stiamo, ogni giorno.

“L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza.”
— Giovanni Falcone

Settantacinque incarichi — tra assunzioni di mogli, figli, generi e collaboratori di politici — in dieci giorni al Cefpa...
20/05/2026

Settantacinque incarichi — tra assunzioni di mogli, figli, generi e collaboratori di politici — in dieci giorni al Cefpas, ente pubblico della Regione Siciliana con sede a Caltanissetta, non sono un dettaglio amministrativo. Sono un segnale politico.

Non perché automaticamente ci sia un profilo penale — questo spetta ad altri accertarlo — ma perché raccontano un modo di intendere la gestione della cosa pubblica: fugace; opaco, se non torbido; fortemente intrecciato a relazioni e appartenenze. Un modello che in Sicilia conosciamo bene e che, puntualmente, produce gli stessi effetti: sfiducia, chiusura, distanza tra istituzioni e cittadini.

Dentro questo quadro, il patteggiamento di Totò Cuffaro — con il quale si conferma il reato commesso accettando delle restrizioni, come il divieto di incontrare o frequentare soggetti con cariche politiche — non è solo un fatto giudiziario. Anzi, dovrebbe essere un’occasione per una riflessione politica chiara.

Il risultato è che un fatto che riguarda direttamente il rapporto tra politica, potere e responsabilità viene normalizzato, cioè riportato dentro la routine, invece di essere discusso per ciò che implica: il modo in cui si esercita — e si giustifica — il potere.

Il punto non è accanirsi su una persona. Il punto è capire cosa si legittima e cosa diventa accettabile.

Per questo pesa il silenzio di chi oggi governa i territori. Anche a Delia: il sindaco Gianfilippo Bancheri e diversi esponenti della maggioranza, che risultano (o risulterebbero) ancora legati alla DC riconducibile allo stesso Cuffaro, non hanno ritenuto di esprimere alcuna posizione nemmeno dopo il patteggiamento.

Nessuna presa di distanza o riflessione pubblica.

È una scelta, certo. Ma è una scelta politica. Perché quando si ricoprono ruoli istituzionali, anche il non dire diventa un messaggio.

Nel frattempo, dall’inchiesta della Procura di Caltanissetta “Mondo opposto 2” emergono contatti tra esponenti della criminalità organizzata e un responsabile tecnico nel settore dei rifiuti. Un dato che riguarda anche la Srr, società consortile partecipata dai comuni, tra cui Delia.

Non si tratta di stabilire responsabilità penali, ma di prendere atto del contesto: delicato, compromesso, esposto a pressioni e relazioni opache. Per questo la trasparenza non può restare uno slogan.

La fiducia nelle istituzioni passa anche da qui: dalla chiarezza delle posizioni pubbliche. E la chiarezza, in politica, non è mai un dettaglio.

Fino a che punto possono spingersi i politici nella gestione della cosa pubblica, come se fosse privata?

Democrazia Partecipata 2026 – Informarsi, partecipare, vigilareÈ stato pubblicato il bando per la Democrazia Partecipata...
13/05/2026

Democrazia Partecipata 2026 – Informarsi, partecipare, vigilare

È stato pubblicato il bando per la Democrazia Partecipata 2026 del Comune di Delia, uno strumento previsto dalla normativa regionale che destina una quota delle risorse comunali (pari al 2% dei trasferimenti regionali) a progetti proposti direttamente dai cittadini.

Per l’anno in corso, le risorse disponibili ammontano a 16.650 euro.

📌 Chi può partecipare
Possono presentare proposte:
- cittadini residenti che abbiano compiuto 16 anni
- associazioni, enti e soggetti con sede nel territorio comunale

📌 Ambiti di intervento
I progetti devono rientrare nelle seguenti aree:
- politiche giovanili
- attività sociali, scolastiche ed educative
- attività culturali, sportive e ricreative

📌 Scadenza
Le istanze devono essere presentate entro le ore 12 del 5 giugno 2026.

La Democrazia Partecipata è, nelle sue finalità, uno strumento di coinvolgimento reale della cittadinanza, pensato per generare valore e sviluppo per il territorio attraverso idee e progettualità condivise.

Ed è proprio su questo punto che riteniamo necessario soffermarci.

Questo strumento non nasce per finanziare iniziative estemporanee o per riempire il palinsesto delle attività estive, né tantomeno per favorire logiche di prossimità o avvantaggiare soggetti “amici”.

Al contrario, dovrebbe sostenere proposte capaci di produrre un impatto concreto, duraturo e verificabile per l’intera comunità.

La qualità delle idee, la loro coerenza con i bisogni del territorio e la loro sostenibilità devono restare criteri centrali e non secondari.

Allo stesso modo, è fondamentale che il processo ritrovi credibilità e trasparenza.

Per questo riteniamo necessario:

- che la fase di valutazione dei progetti sia condotta con attenzione rigorosa e criteri chiari
- che il momento della votazione sia consapevole, informato e responsabile
- che venga evitata qualsiasi deriva che possa svuotare lo strumento della sua funzione originaria

Rivolgiamo inoltre un invito alla Commissione giudicatrice:
è necessario un supplemento di attenzione, sia nella verifica delle proposte sia nelle successive valutazioni, affinché vengano premiati i progetti realmente validi e utili alla collettività.

La Democrazia Partecipata funziona solo se è presa sul serio:
da chi propone, da chi valuta e da chi vota.

Partecipare è importante.
Ma ancora più importante è farlo con responsabilità.

Oggi, per la festa della mamma, vogliamo ricordare Shirin Ebadi, avvocata iraniana e prima donna musulmana a vincere il ...
10/05/2026

Oggi, per la festa della mamma, vogliamo ricordare Shirin Ebadi, avvocata iraniana e prima donna musulmana a vincere il Nobel per la pace.

Da madre, ha cresciuto i suoi figli sfidando un regime oppressivo. Ha fondato organizzazioni come la Society for Protecting the Rights of the Child, difendendo bambine e donne.

Le sue battaglie legali hanno smosso coscienze, cambiando le leggi iraniane.

Così, ci ricorda che essere madre è anche difendere il futuro con coraggio.

Buona festa della mamma a tutte le donne che, come lei, trasformano il mondo.

9 maggio 1978.Ma immaginiamo di essere al 10.Una persona qualunque apre il giornale. Non cerca la storia: cerca di capir...
09/05/2026

9 maggio 1978.
Ma immaginiamo di essere al 10.

Una persona qualunque apre il giornale. Non cerca la storia: cerca di capire il mondo, come ogni mattina. Sfoglia. Una notizia domina: il corpo di Aldo Moro è stato ritrovato il giorno prima. Fine di una trattativa, fine di una possibilità, fine di un equilibrio che non è mai nato davvero, quello del compromesso storico con il Partito Comunista Italiano guidato da Enrico Berlinguer.

Volta pagina.

E poi un’altra notizia. Più piccola. Più incerta. Confusa. Un nome: Peppino Impastato, attivista comunista di un paese della provincia siciliana, militante di Democrazia Proletaria. Si parla di un attentato fallito. Si insinua il suicidio. Si costruisce un sospetto. Non è ancora chiaro — e forse non si vuole che lo sia.

Due morti nello stesso giorno.
Ma non lo stesso peso, non lo stesso racconto.

Eppure, fermandosi — davvero fermandosi — qualcosa emerge.

Cosa accomuna queste due figure? Apparentemente nulla.
Formazione, linguaggio, luoghi, traiettorie: tutto li separa. Uno dentro le istituzioni, l’altro ai margini; uno nel cuore della politica nazionale, l’altro in una periferia che lo Stato fatica persino a nominare.

Eppure entrambi fanno una cosa rarissima: provano a spostare il possibile.

Moro tenta di forzare un sistema bloccato, immaginando che la democrazia possa includere ciò che fino a quel momento aveva escluso. Non è solo una manovra politica: è il tentativo — fragile e rischioso — di far evolvere un equilibrio senza romperlo.

Impastato compie il gesto opposto, ma speculare: rompe un equilibrio per renderlo finalmente visibile. Rifiuta la propria origine, si oppone alla propria storia familiare, sfida la normalità della mafia trasformandola in ciò che è — violenza, potere, dominio culturale. E per questo viene ucciso dalla mafia.

Due direzioni diverse.
Un’unica tensione: il cambiamento.

E forse è proprio questo che li accomuna davvero: entrambi disturbano.
Disturbano gli assetti consolidati, le abitudini, le narrazioni comode.
Entrambi, in modi diversi, rendono evidente che il mondo così com’è non è inevitabile.

Il 10 maggio 1978, però, questo non si vede ancora.
Si vede solo una gerarchia delle notizie.
Si vede come il potere decide cosa è centrale e cosa è marginale.
Si vede quanto sia facile, e quanto sia pericoloso, raccontare male — o non raccontare affatto.

Ricordare quel 9 maggio, allora, non è un esercizio di memoria.
È un esercizio di lettura.

Significa chiedersi:
quali storie oggi stiamo leggendo male?
quali voci stiamo relegando a pagina interna?
quali cambiamenti stiamo ignorando perché scomodi?

Perché la differenza, spesso, non sta negli eventi.
Sta nello sguardo con cui li attraversiamo.

Il Primo Maggio, in Sicilia, rischia sempre di essere una messa in scena: si celebra il lavoro mentre si tollera chi lo ...
01/05/2026

Il Primo Maggio, in Sicilia, rischia sempre di essere una messa in scena: si celebra il lavoro mentre si tollera chi lo tiene in ostaggio.

Qui il lavoro non manca per caso. Manca perché conviene che manchi. La scarsità è uno strumento: rende le persone ricattabili, grate, allineate. Non cittadini, ma debitori.

Il clientelismo non è una deviazione del sistema: è il sistema. Non distribuisce opportunità, ma dipendenze. E ogni posto “concesso” è un pezzo di libertà che qualcuno ha dovuto restituire.

La vera anomalia non è chi chiede favori, ma chi li rifiuta. Perché rifiutare significa pagare un prezzo: isolamento, lentezza, porte chiuse. È una scelta politica, prima ancora che personale.

Buon Primo Maggio a tutte e tutti, ma soprattutto a chi rompe il meccanismo — anche quando conviene stare dentro.

Aveva nascosto la radio dentro un doppio fondo del cassetto, sotto le camicie piegate con una precisione che non le appa...
25/04/2026

Aveva nascosto la radio dentro un doppio fondo del cassetto, sotto le camicie piegate con una precisione che non le apparteneva. Ogni sera aspettava che il portone smettesse di cigolare, che i passi sulle scale si diradassero, che anche l’ultimo vicino spegnesse la luce. Poi la accendeva piano, quasi chiedendo permesso.

Era vietato ascoltare quelle voci. Vietato sapere. Vietato perfino immaginare che altrove il mondo non fosse ridotto a ordini urlati, paura e silenzi. Ma quella radio era tutto: una crepa nel muro.

Una notte bussarono.

Non forte. Tre colpi secchi, educati. Come se la violenza avesse imparato le buone maniere. Lei rimase immobile. Sapeva che non erano venuti per caso. Sapeva che qualcuno aveva parlato, o forse era bastato uno sguardo di troppo, un sospetto qualsiasi. Sotto i regimi, non serve la certezza: basta l’ombra del dubbio.

Spense la radio. Non per salvarsi — era tardi per quello — ma per istinto, come si protegge una cosa viva.

Aprì.

Non sappiamo il suo nome. Non sappiamo se tornò. Di lei resta solo quel gesto: aver acceso una voce proibita in un tempo in cui anche ascoltare era un atto di ribellione.

È facile, oggi, ridurre tutto a una parola: “fascismo”. Una parola che rischia di diventare astratta, lontana, quasi innocua. Ma non lo è mai stata.

Lo ricordava con lucidità Enrico Berlinguer: non uno scherzo, ma una barbarie capace di trasformare l’Europa in un immenso campo di concentramento. E quella barbarie non viveva solo nei grandi eventi, nelle leggi, nelle guerre. Viveva nei pianerottoli, nelle porte chiuse, nei piccoli gesti quotidiani che potevano costarti tutto.

Il punto, allora, non è solo ricordare cosa è stato. È capire come è stato possibile.

Non è iniziato con le deportazioni. È iniziato molto prima: quando la paura ha preso il posto del coraggio, quando l’obbedienza è sembrata più conveniente della libertà, quando l’indifferenza è diventata una forma di protezione personale. Quando ascoltare una radio è diventato un crimine e denunciare qualcuno un gesto “normale”.

Il fascismo non è stato solo violenza imposta dall’alto. È stato anche un lento adattamento dal basso.

E allora il 25 aprile non può essere solo memoria celebrativa. Deve essere un esercizio scomodo: chiederci, ogni giorno, da che parte stiamo nei piccoli gesti. Se siamo quelli che abbassano lo sguardo o quelli che, anche in silenzio, tengono accesa una voce.

Perché la libertà non crolla tutta insieme. Si spegne poco alla volta.
E allo stesso modo, si difende.

Anche con una radio nascosta in un cassetto.

🌹 Buon da Delia è Partecipazione!

📌 Resoconto Consiglio Comunale del 22 aprile 2026Ieri si è svolta la seduta del Consiglio Comunale, nel corso della qual...
23/04/2026

📌 Resoconto Consiglio Comunale del 22 aprile 2026

Ieri si è svolta la seduta del Consiglio Comunale, nel corso della quale sono stati affrontati diversi punti rilevanti.

🔎 Interrogazione su determina n.168 del 26 febbraio 2026 – Illuminazione Castello dei Normanni

Il Sindaco, chiamato a rispondere all’interrogazione presentata dal gruppo consiliare “Delia è Partecipazione”, ha attribuito il recente intervento sull’impianto di illuminazione del Castello ai danni causati dal ciclone Harry e dalle intemperie, nonostante i lavori fossero stati completati da poco.

I consiglieri di minoranza hanno invitato l'Amministrazione ad una maggiore chiarezza e trasparenza soprattutto quando è coinvolta la gestione di fondi pubblici, anche perché la richiesta di chiarimenti era generata, tra l'altro, da imprecisioni ed errori nell'atto amministrativo a monte dell’intervento.

🏛️ Elezione vice presidente del Consiglio Comunale

È stata eletta la consigliera Piera Alaimo.

Ci farebbe piacere chiederle se, tra la vicepresidenza del Consiglio e un eventuale assessorato, quale incarico sentirebbe più vicino al proprio percorso e alle proprie ambizioni; per il momento, però, ci limitiamo a farle gli auguri di buon lavoro.

🌱 Approvazione del PAESC (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima)

Nel corso della seduta è stato approvato il PAESC – Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima del Comune di Delia, strumento di pianificazione per le politiche ambientali ed energetiche del territorio. Si tratta di un atto che apre a un percorso più strutturato di transizione ecologica e a possibili opportunità, con ricadute — anche economiche — potenzialmente positive per la comunità.

♿ Relazione del garante per le persone con disabilità

Nel corso della discussione, i consiglieri di minoranza hanno richiamato l’attenzione su questo tema, che è particolarmente rilevante — anche alla luce del fatto che l’istituzione del Garante nasce da un’istanza da loro avanzata, coerente con il loro programma elettorale in cui la creazione di questa figura era prevista.

È stata espressa una valutazione complessivamente positiva per il lavoro svolto finora e per l’impegno profuso, che ha contribuito a dare maggiore impulso al settore dei Servizi Sociali. Allo stesso tempo, pur riconoscendo i passi avanti compiuti e i progetti avviati, è emersa l’esigenza di mantenere uno sguardo attento e critico sul lavoro in corso.

In particolare, è stato sottolineato come sia necessario concentrarsi maggiormente sulle criticità emerse dal monitoraggio e rafforzare la diffusione delle informazioni, affinché diritti, servizi e strumenti di tutela risultino più chiari e realmente accessibili a tutta la cittadinanza.

🕊️ Mozione per la pace
I consiglieri di minoranza hanno votato favorevolmente la mozione sulla tutela della pace, della sovranità nazionale e del territorio siciliano, in relazione alla presenza di forze armate straniere e alle attuali crisi internazionali, proposta dal Presidente del Consiglio Comunale di Petralia Soprana.

🏛️📢 Dopo oltre due anni e mezzo di impegno costante, passione civica e partecipazione attiva – tra riunioni, iniziative ...
20/04/2026

🏛️📢 Dopo oltre due anni e mezzo di impegno costante, passione civica e partecipazione attiva – tra riunioni, iniziative e attento monitoraggio della cosa pubblica – Delia è Partecipazione prosegue il proprio percorso e rinnova il direttivo, come previsto dallo statuto fondativo. L’associazione conta attualmente 30 soci.

Il nuovo direttivo è così composto: presidente Matteo G. Genova (40 anni), vicepresidente Salvatore Meo (41 anni), segretario Salvatore Randazzo (39 anni), tesoriere Giuseppe Borzellino (42 anni), consigliere Pierangelo Milano (35 anni). Una squadra giovane, seria e motivata, che si propone di rafforzare il coinvolgimento della cittadinanza nella lettura politica del quotidiano, delle prospettive future e degli accadimenti locali e globali. Un impegno che si traduce nella volontà di vivere la res publica con maggiore consapevolezza, facendo dell’associazione un vero e proprio laboratorio di idee e partecipazione.

Come ricordava Marco Tullio Cicerone: “Salus populi suprema lex esto” – il bene del popolo sia la legge suprema. È in questo solco che l’associazione intende continuare a operare, ponendo al centro la comunità e il suo sviluppo.

Il nuovo direttivo, insieme ai soci, desidera rivolgere un sentito ringraziamento all’ex presidente Filippo Giordano e a tutti gli ex membri del direttivo per l’impegno, la dedizione e il contributo offerto nel corso degli anni. Tra questi, i consiglieri del gruppo di minoranza in Consiglio Comunale – Francesco La Verde, Luigina Drogo, Martino Di Gregorio, Valentina La Verde – che non faranno più parte del direttivo. La scelta di separare formalmente i due ambiti rappresenta un passaggio significativo, volto a ribadire l’indipendenza di funzioni e agende già di fatto distinte. Siamo convinti che questa maggiore autonomia nei ruoli possa tradursi in un’azione ancora più diversificata, efficace e radicata nel territorio.

📌 Delia è Partecipazione, associazione di stampo socio-politico con sede in via Petilia 14, resta aperta a chiunque voglia confrontarsi, discutere, crescere e contribuire. L’obiettivo è coltivare uno sguardo più consapevole sul mondo che ci circonda e promuovere un impegno attivo affinché il contesto locale possa svilupparsi e fiorire.

Indirizzo

Via Petilia, 14
Delia
93010

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