01/08/2026
Alcune considerazioni sul comunicato congiunto di ANPI e UCEI del 28 luglio
Abbiamo letto con sorpresa il comunicato congiunto di ANPI e UCEI del 28 luglio. Partendo dalle gravi tensioni avvenute lo scorso 25 Aprile, il comunicato ribadisce, tra l'altro, il valore fondante dell'antifascismo, la condanna del razzismo e della discriminazione, il ruolo delle cittadine e dei cittadini ebrei nella Resistenza, e l'impegno a mantenere plurali e democratiche le celebrazioni del 25 Aprile, garantendo a tutti e tutte di potervi partecipare in sicurezza.
La nostra sorpresa non riguarda i contenuti presenti nel comunicato, che ribadisce valori e pratiche che l'ANPI ha sempre rispettato. Piuttosto, riguarda quello che manca: una valutazione delle tensioni oggetto del comunicato e delle loro cause.
Lo scorso 25 Aprile è stato caratterizzato da due gravi incidenti. A Roma, due compagni dell'ANPI sono stati feriti a colpi di pi***la ad aria compressa da un sedicente membro della "Brigata Ebraica". A Milano, lo spezzone della "Brigata Ebraica", contravvenendo agli accordi presi in sede di organizzazione del corteo nazionale, ha esposto le bandiere di Israele e degli Stati Uniti a supporto del genocidio in Palestina e della guerra in Medio Oriente, e ha occupato la testa del corteo, impedendone lo svolgimento e cercando lo scontro con gli altri manifestanti. La provocazione è stata respinta in maniera democratica e pacifica dalla piazza.
Gli incidenti dello scorso 25 Aprile non nascono dal nulla, ma sono la naturale conseguenza di una strategia che da anni strumentalizza il contributo della Brigata Ebraica alla Liberazione per dare copertura ai crimini di Israele e degli Stati Uniti e per colpire chi, come l'ANPI, riafferma il ripudio della guerra sancito dall'articolo 11 della nostra Costituzione. Operazione fallita, anche a giudicare dalle farneticanti accuse di antisemitismo lanciate, tra gli altri, dal presidente della Comunità Ebraica Milanese Walter Meghnagi ai manifestanti e all'ANPI. L’assurdità di queste accuse è dimostrata dalla calda e fraterna accoglienza dello spezzone del Laboratorio Ebraico Antirazzista, di Mai Indifferenti, e di Voci Ebraiche per la Pace. La reazione della piazza alla provocazione della "Brigata Ebraica” ha dimostrato chiaramente qual è il problema: che il sostegno al genocidio e alle guerre d’aggressione è incompatibile con il 25 Aprile e con i valori della Resistenza.
Alla luce di questi fatti, il comunicato del 28 luglio solleva almeno due grosse perplessità. Innanzitutto, ci sorprende che una tematica così delicata sia liquidata tramite un comunicato pubblicato nel pieno dell'estate, con scarso coinvolgimento dell'ANPI milanese, che ha vissuto in prima persona i fatti del 25 Aprile.
In secondo luogo, ci preoccupa che la pubblicazione del comunicato sia stata immediatamente seguita dall'incredibile notizia che la "Brigata Ebraica" avrebbe intentato una denuncia contro ignoti per i fatti del 25 Aprile. Per quanto ci riguarda, la risposta della piazza alla provocazione della "Brigata Ebraica" è stata sacrosanta e ha rappresentato un momento di chiarezza da cui ripartire per il futuro: fuori dal 25 Aprile i sostenitori del genocidio e della guerra. Questo dato dovrebbe rappresentare la base condivisa per un 25 Aprile realmente plurale, democratico e partecipato.
Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - ANPI