01/10/2026
SCOMPARSA DEI GIOVANI
Dove vanno i giovani? Come stanno i giovani? Cosa vogliono? Per chi opera in un’associazione di volontariato come l’Auser potrebbe sembrare strano porsi queste domande, visto che la nostra organizzazione si rivolge alla terza età. Non che l’Auser non abbia iscritti di mezza età o anche giovani, ma la prevalenza è costituita da over 65 anni. Inoltre l’ Auser ha come obiettivo quello di proporre attività che consentano di vivere attivamente l’invecchiamento. Pur tenendo conto di ciò, invece, l’Auser crede fortemente nello scambio intergenerazionale e per questo cerca di proporre progetti che coinvolgano, anche solo sporadicamente, ragazzi/e e specialmente studentesse o studenti, interagendo con gli istituti scolastici. Il libro su cui vorrei fare alcune riflessioni è La scomparsa dei giovani del demografo Alessandro Rosina (Garzanti 2025). Come ho già detto i commenti che faccio su libri che ho letto non sono recensioni ma mie riflessioni che hanno il valore che hanno, molto relativo ovviamente. Il testo, molto documentato (si vede il taglio del demografo), parte dagli anni della crescita per poi passare alla fase del cambiamento e giungere al declino attuale ed in prospettiva. Declino che non fa presagire nulla di buono. Specie se si continua a ragionare in termini quantitativi. Lo ricorda chiaramente l’Autore quando afferma: “il concetto chiave da cui partire è che, in questo secolo, la qualità conta più della quantità. La qualità favorisce la sostenibilità, che a sua volta consente agli squilibri quantitativi di non diventare un vincolo all’investimento sulla qualità, alimentando i meccanismi di un circolo virtuoso con ricadute positive anche sulla quantità” (Alessandro Rosina, La scomparsa dei giovani, 2025, pag. 115). In altre parole, secondo Rosina, occorre incentrare l’attenzione non tanto sul saldo fra nascite e decessi o sul rapporto giovani e anziani ma sul passaggio dal tempo della scuola al lavoro e sulla transizione alla vita adulta. La qualità del lavoro, dei servizi, dell’istruzione, delle strutture pubbliche, dei trasporti, dell’accessibilità alle abitazioni sono le precondizioni per attrarre i giovani o almeno per evitare la loro fuga dal nostro paese. Non per niente il libro ci ricorda che ci troviamo di fronte ad un bivio, di fronte a due Italie. “Una in cui pesa maggiormente la carenza di ciò che avevamo nel secolo scorso, e una in cui prevale la novità di ciò che qualitativamente potremo essere nel resto di questo secolo” (Alessandro Rosina, La scomparsa dei giovani, 2025, pag. 4). Si nota l’aggettivo qualitativamente, che ribadisce il concetto citato prima. Guardiamo alcuni dati, allargando lo sguardo fuori dai nostri confini. In Europa le persone con più di 75 anni sono passate dai 15 milioni del 1950 ai 65 milioni di oggi, con una previsione di 100 milioni nel 2050. I giovani con meno di 25 anni, invece, sono passati dai
milioni degli anni 60 ai 200 milioni di oggi. Scenderanno, verso la fine del XXI secolo, a 150 milioni. In Italia il fenomeno è ancora più rilevante. L’Autore delinea le tappe “dell’Italia che si svuota” (Alessandro Rosina, La scomparsa dei giovani, 2025, pag. 51). La 1^ tappa è il calo dei figli per coppia. Nel 1977 sono 1,5, per passare a 1,2 negli anni 90. La 2^ tappa fa risultare l’Italia come primo paese al mondo in cui, a metà degli anni 90, i giovani con meno di 15 anni sono inferiori alle persone con più di 65 anni. La 3^ tappa evidenzia come il rapporto fra nascite e morti sia, dal 1993, stabilmente a favore di questi ultimi. Dai primi anni del XXI secolo, e precisamente dal 2007, tale squilibrio non è più compensato dal movimento migratorio. La 4^ tappa è il declino degli abitanti nel nostro paese. Nel 2014 c’è il picco della curva demografica con 60.346.000 residenti. Dopo inizia il calo: 60 milioni (2018), 59 milioni (2022), con previsioni di 55 milioni per il 2050 e di 53 milioni per il 2080. I giovani con meno di 40 anni erano, nel 1981, 32,3 milioni. Oggi si aggirano sui 22,3 milioni. Questi dati “confermano come, a livello nazionale, la popolazione italiana abbia perso la propria capacità endogena di crescita. Un’inversione di tendenza che porti la curva demografica a risalire non sembra rientrare più all’interno dei margini di manovra del nostro paese” (Alessandro Rosina, La scomparsa dei giovani, 2025, pag. 54). Il libro non si limita a trattare i dati demografici. Affronta il profondo cambiamento che c’è stato, e tuttora continua, in Italia per quanto riguarda il panorama sociale, politico, economico, culturale, religioso e di costume. Gli ultimi due paragrafi del 3° capitolo (un paese che si svuota) hanno titoli chiari che delineano la crisi della rappresentanza democratica: rappresentanza in crisi e il vuoto del voto. I vari fattori quali “la popolazione in declino, la crisi della natalità, l’indebolimento della partecipazione politica, la sfiducia nelle istituzioni, lo scollamento del senso di appartenenza sociale, la riduzione della mobilità sociale, la fuoriuscita di giovani verso l’estero non sono fenomenti isolati né indipendenti” (Alessandro Rosina, La scomparsa dei giovani, 2025, pag. 109). Non sarà un’impresa facile porvi rimedio. Il contributo che potranno dare gli anziani che hanno la voglia di mettersi in gioco e di adeguarsi ai cambiamenti, proponendo la propria esperienza, non sarà certo marginale. L’Auser è una parte di questo impegno e farà, come può, la sua parte. Gianfranco Conforti Vicepresidente Auser Cuneo e vallate