14/01/2026
COMUNICATO STAMPA
Da anni lo diciamo, da anni lo gridiamo, da anni denunciamo l’assordante silenzio di Eni, del Ministero dell’Ambiente e dei loro referenti locali. Nessuno ascolta. Nessuno vuole ascoltare.
Con il nostro ricorso al TAR ci siamo opposti con forza al progetto di trasformare l’area SIN dell’ex Pertusola Sud in una discarica definitiva di rifiuti altamente pericolosi, come abbiamo sempre sostenuto anche radioattivi. Oggi i fatti ci danno, amaramente, ragione.
Ricordiamo bene quando, con la giunta Senatore, furono autorizzate le discariche fronte mare: discariche prive di adeguata copertura sul fondo, che in 25 anni hanno contaminato tutto ciò che era possibile contaminare. Suolo, falde, mare. Da allora gridiamo al disastro ambientale e sanitario, rimanendo sistematicamente inascoltati.
Nel frattempo le multinazionali sono diventate sempre più potenti, ormai stabilmente inserite nei gangli dello Stato. La logica è sempre la stessa: risparmiare il più possibile. E poco importa se a pagare sono i crotonesi, che si ammalano e muoiono con tassi di incidenza decine di volte superiori rispetto ad altre parti d’Italia.
Chi se ne frega se, nello stesso tempo, continuano a essere autorizzati nuovi impianti inquinanti e dannosi per la salute e per il territorio. Chi se ne frega se chi non ha la possibilità di curarsi altrove muore qui. Chi se ne frega se il futuro economico e sociale di Crotone è sempre più buio, perché dalla chiusura delle fabbriche a oggi non è stato nemmeno pensato – figuriamoci realizzato – un vero progetto di rilancio.
I movimenti e le associazioni sono state le uniche a tenere alta l’attenzione su ciò che accadeva, o meglio su ciò che non accadeva, sul piano ambientale e sanitario. Poco o nulla è stato fatto, mentre si accumulavano ritardi, omissioni e bugie.
L’ennesima conferma arriva oggi: Eni Rewind ha comunicato di aver sospeso, dall’8 gennaio, le attività di scavo per la bonifica del SIN di Crotone nella discarica fronte mare dell’ex Pertusola, a seguito del rinvenimento di materiale contenente TENORM, rifiuti radioattivi non previsti dal progetto autorizzato.
Dopo oltre 20 anni dall’avvio della bonifica, questa “scoperta” dimostra una cosa sola: le caratterizzazioni sono state fatte male. O peggio, si è fatto finta di non sapere e nessuno ha ritenuto necessario approfondire seriamente cosa ci fosse davvero sotto i nostri piedi.
Oggi scopriamo anche che non esiste, in Italia né in Europa, alcun impianto autorizzato per smaltire questa tipologia di rifiuto. E così la bonifica si ferma di nuovo. Un altro stop, un altro rinvio, un’altra scusa.
Dopo vent’anni siamo ancora qui ad aspettare un commissario che obblighi chi ha inquinato a bonificare davvero, senza ulteriori tentennamenti. Nel frattempo si continua a parlare di “magnifiche sorti e progressive” per la Calabria, come decantato dal presidente Occhiuto, sapendo bene che Crotone e la sua provincia non sono in Calabria: sono terra di nessuno.
A tutti noi non resta che augurarci buona fortuna. Perché, evidentemente, a salvarci non sarà né lo Stato né chi ci ha avvelenato.