30/08/2026
Ma voi che vi accalcate sotto ai post di adozione delle cucciolate “casalinghe”… vi riconoscete?
Voi delle richieste quasi disperate:
“Iooo, ne voglio uno!”
“Ce n'è uno nero? No? Allora ne voglio uno a righe.”
“Quello rosso è maschio?”
“C’è una femmina blu?”
“Io lo vorrei piccolo piccolo, possibilmente con gli occhi verdi.”
E via andare.
Voi che vi accanite contro i volontari cattivoni che non vi vogliono consegnare il gattino seduta stante, magari perché fanno qualche domanda in più.
Voi che vi indignate perché chiedono informazioni sulla casa, sugli altri animali, sulle vostre abitudini.
Voi che li accusate di essere esagerati, rompiscatole, selettivi, quando invece stanno semplicemente cercando di capire dove finirà quel piccolo essere vivente.
E magari siete gli stessi che, qualche mese dopo, scrivono:
“Ops… è sparito.”
“Non lo troviamo più.”
“È uscito e non è tornato...siamo disperati"
Voi che vi permettete di offendere e criticare i volontari che si fanno il c**o quadro, solo perché pretendono qualche garanzia in più.
E allora fatevi una domanda semplice semplice: quei batuffoli “casalinghi”… sono sani?
Perché forse vale la pena ricordare che dietro una cucciolata “casalinga” molto spesso c'è una gatta che non è stata sterilizzata.
Non per scelta consapevole di allevamento, ma perché sterilizzarla costava soldi, richiedeva tempo, organizzazione, responsabilità.
E così, una bella mattina, ci si ritrova con quattro, cinque, sei gattini da piazzare.
E visto che “tanto sono belli e sani”, via con il post:
REGALO GATTINI. URGENTE, NON LI POSSO TENERE, CHI NE VUOLE UNO MI CONTATTI
Ma qualcuno si è preoccupato di fare il minimo sindacale?
Un antipulci?
Un vermifugo?
Un controllo veterinario?
Un esame delle feci?
Perché noi volontari recuperiamo continuamente gattini e, nella nostra esperienza, una parte enorme arriva proprio da queste cosiddette cucciolate casalinghe indesiderate.
E raramente sono davvero “a posto”.
Pulci e anemia da pulci.
Acari nelle orecchie.
Ascaridi, coccidi e altri parassiti intestinali.
E troppo spesso giardia, un parassita intestinale tutt'altro che simpatico, che può essere difficile da eradicare e che richiede attenzione anche per gli altri animali e per le persone che vivono nello stesso ambiente.
Ecco, forse è proprio questa la differenza tra il privato che “scucciola” e il volontario.
Il volontario sa che quel gattino non è un peluche da consegnare al primo che alza la mano.
Sa che dietro quei due occhioni ci sono responsabilità, cure, spese, tempo, esperienza e lavoro.
Per questo controlla.
Per questo cura.
Per questo svermina, tratta i parassiti, fa visitare il gattino, quando necessario fa gli esami.
Il tutto troppo spesso a spese proprie.
Per questo fa domande agli adottanti. Per questo rompe le p***e.
Non per cattiveria ma perché vorrebbe evitare di affidare un problema insieme al gattino.
E soprattutto perché, dopo averlo raccolto, curato, nutrito, svezzato e seguito per settimane o mesi, vorrebbe che quel piccolo arrivasse finalmente in una casa sicura e responsabile.
Quindi, la prossima volta che vedete una cucciolata “casalinga” e vi viene voglia di commentare:
“IOOO, NE VOGLIO UNO!”
provate a farvi prima una domanda.
“Ma qualcuno ha controllato se questo gattino sta bene?”
E magari, invece di indignarvi perché un volontario vi fa dieci domande, chiedetevi perché le domande non ve le ha fatte chi quel gattino lo sta dando via.
Ah, e un'ultima cosina, visto che evidentemente bisogna ricordare anche questo:
i gattini vanno identificati con microchip e iscritti all'anagrafe degli animali d'affezione.
Ma che ve lo dico a fa'…
Cristiana Parissinotti
Nel video Cico
Recuperato a Cressa NO
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