Filiera Corta Solidale

Filiera Corta Solidale L'Altro modo di fare la spesa: Sano, Ecologico, Solidale. Filiera Corta Solidale è un GAS, ma è anche molto di più.

Filiera Corta Solidale è un patto tra cittadini e produttori locali per dare a tutti la possibilità di acquistare prodotti naturali, buoni, freschi e sani. Come consumatori, non ci fidiamo più della grande distribuzione che ci propone e ci propina prodotti che non sappiamo da dove arrivano e come sono stati fatti. Vogliamo essere liberi di scegliere come e cosa mangiare e rivendichiamo il diritto

a vivere in un ambiente sano. E' una piccola rete distributiva alternativa e solidale. Ma, soprattutto, è Cultura, è Gusto, è Convivialità.

Una vicenda disumana e atroce che ancora una volta deve farci riflettere sul vero valore del cibo.Cosa si nasconde dietr...
03/06/2026

Una vicenda disumana e atroce che ancora una volta deve farci riflettere sul vero valore del cibo.

Cosa si nasconde dietro a un cibo che costa troppo poco? E come possiamo, da cittadini, essere sicuri che il cibo che portiamo in tavola non finanzi in qualche modo fenomeni così spietatamente orrendi?

Si tratta di fenomeni isolati, per quanto ripugnanti, o sono solo la punta di un iceberg che nasconde un sistema di sfruttamento generalizzato?

Cosa possiamo fare noi, attori locali che spesso ci rivolgiamo a nicchie già sensibilizzate, per provare a squarciare il velo di un'economia, un'agricoltura e più in generale di un sistema del cibo che sembra sempre più dominato da fenomeni di caporalato?

La sensazione amara è che quello che stiamo facendo sia troppo poco e occorre fare di più: allargare i nodi della rete, interrogarci insieme su nuove modalità per raggiungere e sensibilizzare sempre più persone, aumentare la rete dei controlli.
Forse non riusciremo a dare risposete adeguate, proviamo almento a sollevare delle domande.

Da Il Fatto Quotidiano 2 giugno 2026, di Alessia Candito

“Mafia, capito? Mafia”. Nella tragedia immane che si è consumata ieri ad Amendolara, in provincia di Cosenza, dove quattro braccianti agricoli pakistani sono stati bruciati vivi, la lezione morale la dà a tutti un altro bracciante, questa volta afgano. Taj Mohammad Alamyar era a bordo del minivan assieme alle vittime ed è l’unico scampato alla furia dei due “caporali” che, stando al suo racconto ai microfoni della Rai, gli hanno lanciato benzina addosso per poi tentare con un accendino di trasformarlo in una torcia umana. In parte ci sono riusciti, ma nonostante le ustioni al braccio e in altre zone del corpo, Taj ha rotto il finestrino e si è messo in salvo mentre gli assassini si allontanavano dalla scena del delitto. Oggi è l’unico superstite, il testimone chiave dell’omicidio plurimo consumato nella Sibaritide dove la storia è quella di cinque braccianti che si sono ribellati al sistema dei caporali e quattro di loro hanno pagato con la vita.

Lo sfruttamento e la punizione
Il filmato, registrato dalle telecamere di videosorveglianza della stazione di servizio, ha inchiodato i responsabili consentendo alla Procura di Castrovillari di emettere nei loro confronti un provvedimento di fermo. Ai magistrati, invece, il movente lo ha spiegato Taj che ai giornalisti ha mostrato pure la casa di Villapiana dove abita assieme ad altri dieci migranti, tra cui fino a ieri c’erano anche i quattro pakistani carbonizzati alla stazione di servizio. Poche stanze prese in affitto a 500 euro al mese. Soldi pagati con i quattro spicci racimolati raccogliendo le fragole. Dei 15 euro che prendevano al giorno lavorando nei campi, erano costretti a darne 5 a testa ai caporali per il trasporto da una campagna all’altra dell’alto jonio cosentino. Non ci stavano più a percepire buste paga fittizie da 350 euro al mese. Volevano un contratto regolare e per questo si sono lamentati con i connazionali che gestivano la manodopera nei campi di proprietà degli italiani. Caporali che prima li hanno minacciati con coltelli e pistole per farli continuare a lavorare alle loro condizioni. E poi li hanno puniti, bruciandoli vivi e senza mostrare un minimo di pietà.

Il buco nero tra Sibaritide e Metapontino
“Mafia, capito? Mafia”. Anche se probabilmente Taj non si riferiva alla criminalità organizzata calabrese (la ‘ndrangheta), le sue parole pronunciate in un italiano stentato hanno reso bene l’idea dell’inferno vissuto dai braccianti agricoli tra la Sibaritide e la Piana del Metapontino, nel materano. Un inferno che tutti conoscono e che tutti ignorano. Fantasmi nelle mani di altri fantasmi. Vite a perdere, arrivate dall’altra parte del mondo con la speranza di migliorare le proprie condizioni, che finiscono a stare con la schiena piegata tutto il giorno per pochi euro l’ora. Non è la prima volta e non sarà l’ultima: da decenni il fenomeno del caporalato è lì a scandire le stagioni della Sibaritide e del Metapontino e riaffiora solo quando le tragedie riempiono le colonne dei giornali. Come quella di Amendolara dove i pakistani la fanno da padroni. Quattro di loro sono stati arrestati a dicembre al termine di un’indagine iniziata il 4 ottobre 2025 quando un tragico incidente stradale, avvenuto a Scanzano Jonico, ha portato alla luce un sistema di sfruttamento nei campi agricoli della Basilicata.

I precedenti: stesso canovaccio
Dieci braccianti stranieri viaggiavano stipati in un’auto sulla statale 598 dove il mezzo si è scontrato con un autocarro. Il bilancio è stato di quattro indiani morti. L’inchiesta della Procura di Matera ha svelato che i braccianti venivano reclutati per la raccolta di fragole nei vari comuni lucani. La storia è simile a quella dei pakistani carbonizzati ad Amendolara i cui nomi ancora nessuno conosce perché a nessuno interessano. Così come quelli degli indiani morti a Scanzano Jonico, braccianti che dormivano in alloggi sovraffollati, senza condizioni igieniche adeguate e costretti dai caporali a turni massacranti (anche nei giorni festivi) con paghe da fame che non rispettavano i minimi contrattuali. Nel 2023 una vicenda simile si verificata nel Metapontino dove i carabinieri, oltre a sette caporali, hanno arrestato due italiani titolari di un’azienda agricola dove i migranti venivano pagati cinque euro l’ora per lavorare fino a oltre 10 ore al giorno compresa la domenica. Un “privilegio”, quello di essere sfruttati, che i braccianti africani ottenevano solo dopo aver pagato circa 6mila euro ad altri connazionali i quali ricevevano anche 3 euro al giorno dai migranti per avere diritto ad un posto dove dormire, di solito in una struttura fatiscente.

“Intrappolati in un sistema”
Ritornando al plurimo omicidio di Amendolara e ai pakistani carbonizzati lunedì nella piazzola della stazione di servizio, in una nota il segretario generale della Cgil Calabria Gianfranco Trotta chiede “alle forze dell’ordine chiarezza e soprattutto un supporto maggiore alla politica, con azioni più concrete, legate anche ai progetti finanziati che siano sempre più di aiuto, affinché si contrasti l’abominio della quotidianità che vivono i lavoratori, spesso migranti, nelle nostre campagne: precarietà, trasporto, insicurezza e vulnerabilità estrema, ricatto e violenza”. “Non si può più tollerare – scrive il sindacato – che la piana di Sibari sia continuamente segnata da sfruttamento lavorativo e caporalato”. Per la segretaria generale della Uila Enrica Mammucari, “nella giornata in cui celebriamo gli 80 anni della nostra Repubblica democratica, fondata sul lavoro, i drammatici eventi accaduti nel cosentino emergono con un contrasto tanto stridente quanto doloroso, restituendo l’immagine di una rottura del patto sociale che dovrebbe tenere insieme sviluppo economico e tutela dei diritti dei lavoratori”. Per questo, secondo la Uil, c’è “la necessità dell’introduzione di un permesso di soggiorno per attesa occupazione per quei lavoratori che, entrati regolarmente in Italia con i precedenti decreti flussi, sono rimasti intrappolati in un sistema che li ha resi irregolari alla scadenza del contratto, esponendoli al rischio dello sfruttamento”.

“Oltre le fiaccolate: serve una mobilitazione civile”
Più duro il commento del vescovo di Cassano allo Jonio Francesco Savino secondo cui l’omicidio dei quattro braccianti pakistani è una “ferita morale, sociale e spirituale che squarcia il velo d’ipocrisia su una terra intera. Una striscia di Calabria dove il mare, il lavoro povero, la migrazione e la violenza criminale finiscono troppo spesso per sovrapporsi, diventando un’unica ferita aperta”. Secondo il vescovo, “non bastano il cordoglio, la pietà, la commozione di circostanza. Qui bisogna pronunciare una parola sola, nuda, cristiana, necessaria: basta. Basta con una terra che piange i morti e poi torna troppo in fretta alle proprie abitudini. Basta con una coscienza pubblica che si indigna al mattino e dimentica alla sera. Basta con un’economia che, in troppi luoghi, continua a reggersi sulla schiena piegata degli ultimi, sulla fatica invisibile dei migranti, sulla solitudine dei braccianti, sulla paura di chi lavora senza tutele, senza voce, senza protezione. Ci sono fenomeni che non nascono dal nulla. Il caporalato non è una deviazione marginale, non è una stortura folkloristica, non è un residuo antico dimenticato nei campi. È un sistema. È una struttura di dominio. È una forma moderna di schiavitù che prospera dove il lavoro diventa carne da spremere, dove il bisogno si trasforma in catena, dove la fragilità dei migranti viene convertita in profitto. Chiedo allo Stato di esserci con tutta la sua forza, non soltanto dopo il sangue, ma prima nelle campagne, nelle filiere agricole, nei luoghi di reclutamento della manodopera, negli alloggi indegni, nei trasporti opachi, nei rapporti di lavoro irregolari, nelle sacche di vulnerabilità dove il caporalato mette radici”. Proprio per questo, monsignor Savino auspica una mobilitazione civile che vada oltre le fiaccolate. Il vescovo parla di “una “rivolta delle coscienze perché la Calabria non può continuare a essere raccontata solo dopo che il male ha già lasciato i suoi morti sull’asfalto”.

Ci sono Maestri che lasciano un segno profondo.Nella nostra vita, nelle nostre scelte, nella società, nel mondo.Carlo Pe...
22/05/2026

Ci sono Maestri che lasciano un segno profondo.
Nella nostra vita, nelle nostre scelte, nella società, nel mondo.
Carlo Petrini è uno di questi. Visionario entusiasta è stato il primo a conferire al cibo una valenza politica, fissando alcuni principi destinati a diventare centrali nel dibattito contemporaneo: tutela della biodiversità, difesa delle produzioni tradizionali, sostenibilità agricola, diritto al piacere alimentare, valorizzazione dei piccoli produttori e lotta all’omologazione dei gusti.
Gli dobbiamo tutti molto.
Oggi si spegne una luce in più in questo mondo già tanto buio.
Un motivo in più per non mollare e rendergli onore.
Grazie Carlìn

Sappiamo che ci sono molte associazioni meritevoli che hanno bisogno di sostegno.Se decidi di destinare il tuo 𝟓𝐱𝟏𝟎𝟎𝟎 a ...
07/05/2026

Sappiamo che ci sono molte associazioni meritevoli che hanno bisogno di sostegno.
Se decidi di destinare il tuo 𝟓𝐱𝟏𝟎𝟎𝟎 a Filiera Corta Solidale metti la tua firma insieme al nostro codice fiscale 𝟗𝟑𝟎𝟓𝟏𝟕𝟐𝟎𝟏𝟗𝟔 nel box “Sostegno degli Enti del Terzo Settore iscritti nel Runts…” della tua dichiarazione dei redditi (Modello Unico, 730, CUD).

𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐭𝐮𝐨 𝟓×𝟏𝟎𝟎𝟎 𝐜𝐨𝐧 𝐅𝐢𝐥𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐂𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐒𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚𝐥𝐞?

- Difendi il diritto di persone in condizioni di vulnerabilità economica ad accedere a un 𝐜𝐢𝐛𝐨 𝐛𝐮𝐨𝐧𝐨 𝐞 𝐬𝐚𝐧𝐨
- Contribuisci a sostenere iniziative culturali per promuovere il 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐨 𝐜𝐫𝐢𝐭𝐢𝐜𝐨, 𝐥𝐚 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐚𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐜𝐥𝐢𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚

𝑁𝑜𝑛 ℎ𝑜 𝑙’𝑜𝑏𝑏𝑙𝑖𝑔𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑐ℎ𝑖𝑎𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑟𝑒𝑑𝑑𝑖𝑡𝑖, 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑑𝑒𝑠𝑡𝑖𝑛𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑚𝑖𝑜 5×1000?
Si: basta consegnare ad una banca o a un ufficio postale la scheda integrativa per il 5 per mille contenuta nel CU in busta chiusa, su cui apporre la scritta “scelta per la destinazione del 5 per mille dell’IRPEF”, con indicazione di nome, cognome e codice fiscale del contribuente.

𝐶𝑜𝑠𝑎 𝑠𝑢𝑐𝑐𝑒𝑑𝑒 𝑠𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑐𝑜 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑓𝑖𝑠𝑐𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑏𝑒𝑛𝑒𝑓𝑖𝑐𝑖𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑎 𝑐𝑢𝑖 𝑣𝑜𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑠𝑡𝑖𝑛𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑚𝑖𝑜 5 𝑝𝑒𝑟 𝑚𝑖𝑙𝑙𝑒?
Le somme da te destinate al settore saranno ripartite tra tutti gli enti beneficiari del cinque per mille di quel comparto e in maniera proporzionale al numero delle altre preferenze ricevute dagli enti.

𝐶𝑜𝑠𝑎 𝑠𝑢𝑐𝑐𝑒𝑑𝑒 𝑠𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑓𝑖𝑟𝑚𝑜?
Se non apponi la tua firma, le imposte da te pagate restano imposte e non un aiuto alle Organizzazioni non profit.

02/04/2026

Il Mediteranneo restituisce i cadaveri morti nell'indifferenza generale. Serve ripescare le coscienze di chi ha ceduto a disinformazione e retoriche della paura

28/03/2026

Mangiare è un bisogno primario, e proprio per questo può diventare un’arma.
Lo dimostrano Gaza, dove la fame viene usata come strumento di guerra, e il blocco dello stretto di Hormuz: da lì non passa solo il petrolio, ma anche i fertilizzanti (e il loro stop rallenta la produzione di cibo a livello globale).

La filiera alimentare è tra le più lunghe e complesse che esistano. E riflette gli squilibri del nostro tempo: sfruttamento, caporalato, speculazione. Storie di povertà ed esclusione, per chi lavora e per chi consuma.

Questa settimana, PUBBLICO vi fa sedere a tavola con una domanda: quante volte, davanti a un piatto di pasta, ci chiediamo cosa c’è davvero dietro?

🟡 𝐒𝐜𝐡𝐢𝐚𝐯𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐢𝐛𝐨, PUBBLICO #78, è uscito stamattina.
Lo leggi e ti iscrivi alla newsletter cliccando qui: https://cs.fondfeltrinelli.it/ov/2005987/13588/r1p3zeFFz%2Fkwl1AWNAQ9xzs%2FhUWmXwHGSfb17svemAoIGUKgQuNfoLSiFzPC%2FAMW

Con l’editoriale di Marco Omizzolo, gli approfondimenti di Maria Panariello (in collaborazione con Domani), Paolo Funari e Marco Lucchini, le 𝐶𝑟𝑜𝑛𝑎𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝐶𝑜𝑜𝑝𝑒𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 a firma di Caterina Orsenigo (in collaborazione con Legacoop Nazionale), 𝐿𝑎 𝐵𝑎𝑟𝑏𝑎 di David Bidussa e i numeri di 𝐷𝑎𝑡𝑖 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑀𝑎𝑛𝑜.

Uno spettacolo comico e coinvolgente che esplora la storia dell'alimentazione, dalle caverne agli OGM. Un'analisi ironic...
05/02/2026

Uno spettacolo comico e coinvolgente che esplora la storia dell'alimentazione, dalle caverne agli OGM. Un'analisi ironica delle abitudini alimentari moderne e della loro storia, proposto all'interno di un contesto teatrale che stimola la riflessione.
Vi aspettiamo domenica 8 alle ore 18 al Circolo Arcipelago!

IL MONDO CHE AVANZA: un viaggio indigesto nella nostra evoluzione alimentare 🍎​

Domenica 8 febbraio alle ore 18:00, in Via Speciano 4 a Cremona, un viaggio comico e coinvolgente nella storia dell’alimentazione umana, dalla pietra scheggiata agli OGM.

Due attori, un musicista (e una bilancia) raccontano, giocano, cantano e si scontrano per accompagnarci in una corsa esilarante tra evoluzione, salute, ambiente, sostenibilità e contraddizioni del nostro rapporto col cibo. Un corridoio lungo milioni di anni, che parte dalle caverne per arrivare fino al nostro frigorifero.

Di Andrea Migliorini con Jacopo Sgarzi e Francesco Errico
Produzione di Compagnia Dei Piccoli
In collaborazione con No Spreco Cremona e Filiera Corta Solidale

14/01/2026

RAPPORTO COPERNICUS - CLIMA GLOBALE 2025: TERZO ANNO PIÙ CALDO

Ieri il Centro europeo per le previsioni a medio termine (ECMWF), che coordina i servizi Copernicus per i cambiamenti climatici (C3S) e il monitoraggio atmosferico (CAMS), ha presentato il rapporto "Global Climate Highlights", con i dati sul clima del 2025 nel mondo.

🟠 Si è trattato del terzo anno più caldo a scala globale (anomalia +1,47 °C rispetto al periodo 1850-1900) dopo i casi recentissimi del 2024 (record, +1,60 °C) e 2023 (+1,48 °C).

Proprio il triennio 2023-2025 a livello planetario ha rappresentato un preoccupante balzo in avanti del riscaldamento globale, a causa del sovrapporsi dell'episodio caldo "El Niño" 2023-2024 (variabilità naturale) all'effetto a lungo termine dell'incremento antropico dei gas serra nell'aria, oltre ad altri fattori tra cui la diminuzione degli aerosol solfati emessi dalle navi, e delle nubi basse (la cui presenza tende a raffreddare il pianeta, mascherando in parte l'effetto riscaldante dei gas climalteranti). E' stato, peraltro, Il primo triennio documentato con anomalia termica superiore alla fatidica soglia di sicurezza di +1,5 °C rispetto all'era industriale (l'Accordo di Parigi fa riferimento a una media ventennale, in realtà, ma il dato di questo triennio è comunque sintomatico della direzione intrapresa...), e in questi ultimi tre anni tutti i record mensili di temperatura media globale più elevata sono stati superati e "aggiornati".

🌡️ A scala regionale, il 2025 è stato l'anno più caldo di tutti in Antartide, il secondo nell'Artico e in generale nelle terre emerse, terzo in Europa (come nell'insieme del mondo). Inoltre vale la pena segnalare come il 2025 abbia occupato la terza posizione tra i più caldi anche per quanto riguarda le temperature della superficie oceanica globale, malgrado il ritorno di più "rinfrescanti" condizioni ENSO neutrali o di debole La Niña nel Pacifico tropicale.

Tra le altre anomalie del 2025 segnalate nel report, citiamo: il record negativo di estensione del ghiaccio marino globale (banchise artica + antartica) in febbraio, e il primato di temperature medie annue più elevate delle acque oceaniche nell'Atlantico nord-orientale (tra Norvegia, Islanda e isole britanniche) e nel Pacifico nord-occidentale (dalle Filippine verso le Hawaii).

⛈️ Inoltre, numerosi eventi estremi hanno messo sotto stress società, economia e sistemi naturali: tra tutti, gli storici incendi di gennaio in California, il violentissimo uragano tropicale "Melissa" nei Caraibi a fine ottobre, e le ripetute ondate di caldo straordinario in ogni continente (metà del globo, a esclusione dell'Antartide, ha sperimentato un numero sopra media di giorni con stress da caldo, ovvero con temperature percepite >= 32 °C).

Tutto il resto lo trovate sulla pagina web Copernicus dedicata, con collegamenti al report completo e a tutte le risorse connesse (vedi link nei commenti).

Scopri le nostre proposte per il 𝐍𝐚𝐭𝐚𝐥𝐞!Quest'anno ogni regalo è ispirato a un tema, cui sono associati una 𝐜𝐚𝐧𝐳𝐨𝐧𝐞, asc...
01/12/2025

Scopri le nostre proposte per il 𝐍𝐚𝐭𝐚𝐥𝐞!
Quest'anno ogni regalo è ispirato a un tema, cui sono associati una 𝐜𝐚𝐧𝐳𝐨𝐧𝐞, ascoltabile tramite Qrcode, e un 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐨 a sorpresa, ed è arricchito da un 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐠𝐢𝐚𝐧𝐚𝐥𝐞 realizzato da 𝐶𝑟𝑒𝐴𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑀𝑖𝑔𝑟𝑎𝑛𝑡𝑖: un progetto di sartoria sociale che tesse creatività, integrazione e fragilità sociale a partire da materiali di recupero.
I temi che abbiamo scelto? Libertà, Mediterraneo e Inverno...

https://filieracortacremona.it/ordine-panettoni-artigianali-e-proposte-filiera-corta-per-il-natale/

Se non conoscete Cinzia Scaffidi non perdete l'incontro di questa sera al Cinema FILO ultimo appuntamento della rassegna...
01/12/2025

Se non conoscete Cinzia Scaffidi non perdete l'incontro di questa sera al Cinema FILO ultimo appuntamento della rassegna Camminare su un filo di seta

Ultimo appuntamento della rassegna Camminare su un filo di seta. Lunedì 1 dicembre alle 20:45 al teatro Filo avremo ospite Cinzia Scaffidi, responsabile del Centro Studi di Slow Food fino al 2015, docente all'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, consulente e formatrice sui temi legati ...

Ieri bellissima serata.Una comunità in movimento.Grazie a tutte le persone che hanno partecipato e contribuito alla rius...
28/11/2025

Ieri bellissima serata.
Una comunità in movimento.
Grazie a tutte le persone che hanno partecipato e contribuito alla riuscita di questa bella iniziativa.

Indirizzo

Via San Savino 54
Cremona
26100

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 18:30
Martedì 08:30 - 19:00
Mercoledì 08:30 - 18:30
Giovedì 08:30 - 18:30
Venerdì 08:30 - 18:30

Telefono

3403704645

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