03/06/2026
Grazie al nostro lavoro incontriamo ogni giorno giovani con gli occhi pieni di speranza.
Occhi profondi, forti, determinati.
Ragazzi e ragazze che portano dentro storie che molti dei nostri giovani non riescono nemmeno a immaginare. Viaggi durissimi, sacrifici enormi, lontananza dagli affetti, povertà, guerre, persecuzioni, ma anche una straordinaria voglia di costruirsi un futuro con dignità.
Li vediamo arrivare con sogni semplici e potentissimi: lavorare, studiare, aiutare le proprie famiglie, sentirsi finalmente al sicuro.
Li vediamo affrontare ogni difficoltà con una forza di volontà che spesso lascia senza parole.
Per questo la notizia dei braccianti, bruciati vivi, ci spezza.
Perché dietro quei corpi ci sono volti, storie, speranze.
Ci sono persone che avevano lasciato tutto per inseguire una possibilità di vita migliore e che invece hanno trovato sfruttamento, invisibilità e morte.
Non possiamo accettare che nel 2026 ci siano ancora lavoratori costretti a vivere e lavorare in condizioni disumane.
Non possiamo continuare a indignarci solo quando accade una tragedia e poi dimenticare il sistema che la rende possibile.
Il caporalato e lo sfruttamento non sono fenomeni lontani o astratti: sono una ferita aperta nella nostra società.
E ogni volta che una vita viene spezzata, siamo tutti chiamati a interrogarci sulle responsabilità collettive che permettono a queste situazioni di esistere.
Oggi il pensiero va alle vittime, ma il rispetto per la loro memoria passa dalla verità, dalla giustizia e dall'impegno di tutti affinché nessun essere umano debba più perdere la vita nel tentativo di guadagnarsi da vivere.
Immagine di Francesco Piobbichi - Disegni dalla Frontiera