Parco marino e montano dell'Appennino costiero

Parco marino e montano dell'Appennino costiero I più grandi sono il Due uomini (1.092 m. s.l.m.), che sfiora la superficie di 2 ettari, seguono l’Astone e il Trifoglietti (1.055 m. s.l.m.) Dott.

Settantatre chilometri di risorse naturalistiche parallele di mare e di monti, di storia e culture, dal Passo dello scalone, a nord, alla foce del Fiume Savuto, a sud. PARCO MARINO E MONTANO DELL’APPENNINO COSTIERO
Dalle alte scogliere e dalle ampie spiagge sabbiose del Tirreno
alle montagne dei laghi delle fate

La confluenza dei fiumi Crati e Busento a Cosenza, è il punto d’incontro tra l’area

appenninica costiera con quella silana, separate, verso sud, dall'alveo del Fiume Savuto che, dopo un percorso di 58 km, sfocia a forma di delta larghissimo nel Mar Tirreno; qui comincia la montagna scistosa e gneissitica, arcaica, dell’Appennino costiero che si estende, affiancato alla costa, fino al Torrente Sangineto, a nord. In alcuni tratti, la «lunga groppa uniforme» dell’Appennino dista dal Mar Tirreno soli sette chilometri, solo nella parte più ampia è larga poco oltre i quindici chilometri, non è eccessivamente elevata e culmina nei 1.545 metri di Monte Cocuzzo. Subito al di sotto delle cime arrotondate o debolmente spianate del massiccio, si sviluppano in genere versanti molto acclivi; sul fianco orientale, quello delle Serre, le forme collinari dell’area montana si raccordano con la Valle del Crati; la morfologia del versante occidentale è caratterizzata soprattutto da terrazzamenti e conoidi alluvionali limitati da minuscole pianure costiere e da una cimosa litorale ridotta di una costa frastagliata e varia, dove falesie, piattaforme d’erosione e promontori rocciosi si alternano a spiagge rettilinee, insenature racchiudenti calette con scogli antistanti. Parallelo al Mar Tirreno ed ortogonale alle correnti d’aria umida, l’Appennino costiero è interessato da un regime di nebbie estremamente caratteristico, per un clima particolare che rende bellissime le tante foreste di faggio che si alternano ai cerri a seconda dell’esposizione, da quote che si aggirano intorno ai 500-600 metri. Boschi belli e fitti che ricoprono quasi tutta la sua parte sommitale dove la vegetazione è caratterizzata dalla dominanza del faggio, mentre nelle zone meno elevate si incontra il cerro e poi i castagni, e lungo i valloni si alzano al cielo ontani napoletani, pini larici di Calabria, abetine, pini neri d’Austria e abeti bianchi; il rimboschimento di una parte dell’area mon¬tana ha poi creato formazioni di bosco miste di abete e faggio e di pino e faggio. I boschi di questa parte dell’Appennino meridionale, ospitano, tra i mammiferi, puz¬zole, donnole, faine, martore, tassi, lepri, moscardini, ghiri, ricci; fra gli uccelli poiane, sparvieri, beccacce, colombacci, allocchi, civette, pic¬chi verdi, torcicolli, merli, tordelle, pettirossi, capinere, scriccioli, cinciarelle, cornacchie grigie, gaz¬ze, ghiandaie, rampichini, verdoni, cardellini, frin¬guelli e molti altri; non mancano i rettili, rappre¬sentati per lo più da specie inoffensive come la lu¬certola campestre, il ramarro, l’orbettino, la biscia dal collare e da un’unica specie velenosa di vipere, mentre fra gli anfibi sono pre¬senti l’ululone dal ventre giallo, il rospo comune, il rospo verde, la rana comune, la raganella; estremamente interessante é la presenza di alcune salaman¬dre, come quella pezzata, dalla bella livrea gialla, la salamandra dagli occhiali ed i tritoni crestati (triturus cristatus), punteggiato (triturus vulgaris), italico (triturus italìcus) ed il rarissimo tritone alpestre (triturus alpestris inexpectatus), rinvenuto nel 1983 nei laghi Due uo¬mini, Trifoglietti e Laghicello. I fiumi che discendono le pendici dell’Appennino costiero in entrambe le direzioni, hanno un profilo molto inclinato con un percorso rettilineo e convogliano a valle una grande quantità di materiali; il versante del litorale tirrenico non presenta corsi d’acqua importanti e non consentono una regolare irrigazione per la natura torrentizia e per il frastagliamento del suolo, quasi tutti hanno un corso breve e ripido, da vette elevate, e da altipiani, le acque scendono al mare nel volgere di pochi chilometri, esercitando una forte azione corrosiva e scavando valli sempre più profonde; numerosi sono i torrenti ed i fiumi minori con nomi plurimi durante il percorso, alcuni di questi prendono aspetti imponenti per la massa d’acqua nei periodi delle piogge: Vaccuta, Corvino, Valletta, Vallecupo, Sangineto, Tiriolo, la fiumara di Cetraro e il Fiume Savuto, sono i corsi d’acqua più importanti che sfociano nel Tirreno. Dalle pendici orientali dell’Appennino il Fiume Busento, e i torrenti Caronte, Campagnano, Mavigliano, Settimo, Annea, Coscinello, Finita e Turbolo si riversano nel Fiume Crati, e i torrenti Follone, Occido e Rosa nel Fiume Esaro che va a formare il Lago dell'Esaro nel comune di Roggiano Gravina. L’Appennino costiero è senza spicco di cime, ad eccezione, proprio all’estremo meridionale, del tridro del Monte Cocuzzo, dal latino Cacutium, che a sua volta deriva dal greco antico κακός κύτος (kakos kytos), cioè «cattiva pietra» o «cattiva cavità», il che farebbe pensare ad una origine vulcanica confermata anche dalla forma conica, ma, secondo le tesi prevalenti, suffragate dalle caratteristiche geomorfologiche del terreno e delle rocce, non è un vulcano spento. Monte Cocuzzo, che si eleva nel territorio del comune di Mendicino a est, confina a sud con Lago e Belmonte Calabro, e a ovest con Longobardi e Fiumefreddo Bruzio, un «altissimo monte - residuo poderoso di una coltre calcarea secondaria - per la moltitudine dell'herbe medicinali, le quali nascono, concorrono quasi tutte le parti del mondo herbaioli a fare raccolta di quelle per rimedio delle infirmità umane», attraverso il Valico di Potame (1.050 metri), caratterizzato da splendide cerrete, giovani castagneti e pinete, si passa alla località Aria di Lupi dove si può osservare tutto il litorale di Amantea con la sua Scogliera di Capo Coreca e la sagoma fumante dello Stromboli. Con l'incantevole specchio di mare compreso tra Amantea e Belmonte Calabro del “Parco marino regionale Scogli di Isca” (http://www.parcomarinoscogliisca.it), il lembo di Appennino costiero che sovrasta la città di Paola è anch’esso di grande varietà naturalistica, climatica e paesaggistica: dall’azzurro del mare e dalle spiagge ampie e sabbiose della marina, tra coloratissime ginestre, piante secolari di ulivo e il vitigno magliocco ricordato da Plinio, si passa, in meno di quindici minuti, ai boschi freschi e ombrosi delle grandi faggete ed alle cerrete di Monte Luta (1.231 m), ai ripidi pendii e ai burroni della Palombara, il balcone naturale che si affaccia sul Mare Tirreno cosentino, ed ai circa mille metri del Valico della Crocetta. Dallo Scoglio della regina Maria Vittoria l’acre odore di zolfo delle Terme lugiane che utilizzano acque ipertermali solfuree salsobromojodiche con il più alto grado sofidrometrico d'Italia (173 mg/l) per offrire un trattamento completo ed idoneo alla più vasta gamma d'indicazioni terapeutiche, risale le pendici boscose fino al poggio calabro-valdese di Guardia Piemontese. Dalla cima di Cozzo Cervello (1.389 m) il panorama si estende dalle cime arrotondate e spesso nebbiose dell’Appennino costiero ai profili delle isole Eolie a ovest, ed alla Valle del Crati ad est, e sullo sfondo la Sila, mentre, a nord, i crinali dei Monti dell’Orsomarso si confondono con i contorni più lontani del Pollino. Sul versante orientale dell’Appennino costiero, tra San Fili e Mongrassano il Parco naturale della Media valle del Crati ricopre un’area che si estende sino alla riva sinistra del fiume, presso la località Varconcello di Mongrassano si estende un magnifico bosco di cerrete, e segue, quasi in continuità, la Riserva biogenetica di Serra Nicolino-Pian d’Albero e la Foresta di Montagna Magna. Le faggete sono la formazione vegetale più in quota, si estendono anche nelle aree circostanti il Laghicello, tra Fuscaldo e San Benedetto Ullano, e i laghi Due uomini e Trifoglietti, nei pressi di Fagnano Castello, dove il verde cupo dei boschi, attenuato dal tenue velo nebbioso, rende questi luoghi incantati. I 140 ettari a 1.257 metri di altitudine, della Riserva naturale biogenetica di Serra Nicolino-Pian d’albero, tra Guardia Piemontese e San Marco Argentano, ricoperti f***amente dalle fustaie di faggio, frammisto a qualche sporadico esemplare di cerro e di castagno, dove il territorio, ricco di acque sorgive, con andamento ondulato e pendenze molto variabili che vanno a formare numerose vallette, è l’habitat di cinghiali, volpi e faine. I Castagni di Varco del Trave, appena sopra Fagnano Castello, sono li da millenni a scrutare i bastioni e il torrione cilindrico del castello normanno di Malvito e i Monti dell’Orsomarso, il Pollino e la costa jonica della Piana di Sibari, la leggendaria città dei greci d’Occidente. Il sistema delle aree protette continua nella sezione più settentrionale dell’Appennino costiero, quasi al limite con i Monti dell’Orsomarso: Il territorio che circoscrive Monte Calòria (1.185 metri), che si estende, nei pressi di Fagnano Castello, per circa 940 ettari tra le cime di Cozzo del campanaro (1.118 m), Stefano lo zoppo (979 m) e Serra cavallo (879 m), è in attesa di diventare un’area protetta regionale; è caratterizzato dalla presenza di boschi prevalentemente a faggio che fanno da splendida corona ai bacini lacustri di grande interesse scien¬tifico: Acqua del monaco, Astone, Due uomini, Fondente, Frassino, Paglia, Pantano della giumen¬ta, Pantano lungo, Persico, Trifoglietti. I laghetti sono di forma rotondeggiante e di dimensioni esigue ed hanno origine da eventi franosi che interessano tutto il settore dell’Appennino costiero cosentino, con le acque che si accumulano nelle depressioni, provenienti da sorgenti di trabocco e da precipitazioni che sfio¬rano in media i 1.800-2.000 mm annui. La permanenza dei laghetti è dovuta anche all’impermeabilità del fondo lacustre e al basso coefficiente di evaporazione a causa della f***a vegetazione arborea che ricopre le conche fino a lambire le acque; durante la stagione invernale il bilancio idrico, tra af¬flussi e deflussi, si mantiene così in equilibrio, in estate tende alla riduzione ed in qualche caso, soprattutto nelle annate meno piovose, i bacini lacustri si prosciugano totalmente. con la sua faggeta e il sottobosco illuminato dai ciclamini, che superano appena l’ettaro; i più piccoli, Frassino, Paglia (1.070 m. e Fon¬dente hanno vita effimera, essendo molte volte già asciutti all’inizio della stagione secca; il Persico è il meno esteso ed anche quello posto a quota meno elevata; Pantano lungo, Pantano della giumen¬ta, Acqua del monaco, sono delle depressioni al¬lungate, poste a quote variabili dai 1.050 metri di Pantano lungo ai 750 metri di Pantano della giumenta. Isolati e poco conosciuti, i laghetti fatati di Fagnano-Monte Calòria sono del tutto trascurati nelle tradizioni letterarie greca e romana, e solo in qualche caso accennati nei diari dei viaggiatori stranieri; le prime notizie sono pubblicate nel «Di¬zionario geografico universale dell’Italia», edito a Napoli nel 1853. Stefano Vecchione

(venerdì 19 ottobre 2012, primo schema sul territorio interessato, in fase di approfondimento, implementazione e sviluppo, ed aperto al contributo propositivo di tutti)

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Cosenza
87100

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