27/05/2026
1° incontro della Settimana sulla Chiesa – Cosenza
18 Maggio – Parrocchia di Sant’Aniello. Titolo La Tenda della Pace: Le maternità fragili. Percorsi di incontro, accompagnamento e sostegno
Ha moderato gli interventi e concluso l’incontro il Parroco Don Salvatore Fuscaldo. Il tema è stato introdotto da Pia Morimanno – laica consacrata - con un breve excursus biblico, iniziando da una considerazione sul volto di Dio, che ama la sua creatura con amore di padre e di madre, fremendo di compassione con viscere di misericordia, dove queste viscere sono proprio l’utero. E che la donna abbia un ruolo speciale nella trasmissione della vita per l’intera umanità è dato proprio dal nome EVA, che viene dato ad Isha dopo la cacciata dal Giardino della Vita. E che l’essere madre non sia solo un fatto biologico, è ben rappresentato dalle levatrici egiziane che salvano dalla morte i bambini ebrei, dalla principessa che salva Mosè e lo eleva ad altissima dignità. Pienezza di questa maternità è Maria, Madre del Signore alla quale viene affidata la Chiesa nascente ai piedi della croce e quella di tutti i tempi. Pienezza di una genitorialità consapevole e pienamente responsabile Giuseppe. Dell’attuale contesto culturale e sociale ha sottolineato il concetto di genitorialità, che da una parte supera l’aspetto della maternità e paternità biologiche e dall’altro sottolinea gli interventi di sostegno verso le madri e le famiglie che vivono condizioni di estrema fragilità e devono essere incontrate e sostenute. Il ruolo dalle strutture di accoglienza, del mondo del volontariato e di molti altri soggetti che operano in questo campo definiscono una vera e propria maternità sussidiaria, che in tal senso diventa generativa di vita incontrata, accolta, abbracciata, accompagnata e sostenuta.
La Prof.ssa Francesca Stumpo si è soffermata soprattutto sulla paura della maternità che la rende più fragile e sul disinteresse verso la genitorialità, perché siamo molto più egocentrati, molto di più rispetto ad altre epoche, per come emerge da studi recenti. E questo sentire si coglie anche presso i soggetti più giovani, che sono stati intervistati nelle scuole. Ha sottolineato le varie paure e timori che attraversano tutte le fasce di età. In questo quadro non incoraggiante la Professoressa dice che la resilienza della famiglia dipende dalla capacità della società di offrire una cornice di riferimento coerente e protettiva, ma anche dalle nostre Comunità e da ognuno singolarmente, perché la genitorialità deve essere AIUTATA per come possiamo, nei diversi momenti della nostra vita. Questa è la speranza verso il futuro, perché possiamo essere tutti una comunità intorno al genitore.
Sr Nicoletta Vessoni, Suora delle Poverelle incaricata presso l’USMI della Pastorale Carceraria, ha illustrato la situazione della donna nel carcere, che è caratterizzata da un’estrema fragilità, perché il carcere non è fatto per la donna, non a livello strutturale, e nemmeno a livello organizzativo. Le sue specificità non sono contemplate. La gravidanza esaspera, per così dire, questa situazione di estrema sofferenza, perché le madri si ritrovano completamente da sole ad affrontare questa loro nuova condizione, che ha delle sue particolarità ed esigenze. Ha sottolineato l’importanza delle Case di accoglienza che, dove esistono, permettono a queste madri, su provvedimento dei Giudici, di essere sostenute e accompagnate anche dopo il parto in caso di depressione. Sr Nicoletta ha fatto esperienza di queste strutture e dice che proprio l'accompagnamento di queste donne ha messo in moto proprio la sua maternità, vissuta in rapporto alle donne, ma vissuta anche in rapporto ai bambini che sono stati lasciati dalle madri. E questa è l’altra faccia della medaglia, i bambini abbandonati e poi dati in adozione. Ancora Sr Nicoletta ha evidenziato la difficoltà, che sembra tipica del nostro tempo, da parte dei genitori a vivere la loro responsabilità “genitoriale”. Cita a questo proposito un caso di giustizia riparativa che sta interessando una coppia di donne (la moglie della vittima e la madre del giovane omicida). La madre, dice Sr Nicoletta, è stata capace di assumersi tutta la responsabilità di un figlio che ha compiuto un tale gesto e che sta scontando la sua pena, ma non è abbandonato, è accompagnato dalla sua mamma. Questo è essere mamma fino in fondo. Don Salvatore, colpito da questa esperienza, ha sottolineato che Accompagnamento è quella capacità di accoglienza anzitutto, perché per farsi grembo bisogna liberarsi da qualcosa e lasciare che l'altro ti provochi per sostenerlo e accompagnarlo anche quando sembra che non ci sia redenzione, che non ci sia possibilità.
La D.ssa Alessandra De Rosa ha anche lei presentato la sua esperienza sul campo in sostegno in favore di soggetti fragili - (minori non accompagnati, donne sole e donne con figli, ultimamente una detenuta con una bambina e minori con disturbi del comportamento oppure sottoposti all'autorità giudiziaria). Ha illustrato la realtà delle strutture di accoglienza, evidenziandone anche i limiti, ma soprattutto ha denunciato la realtà di una povertà educativa seria, che parte proprio dai genitori, e che ormai ha il carattere di un'emergenza sociale seria e non più eludibile. Bisogna creare reti educative vere e sane, e anche incontri come questo promosso dalle Figlie della Chiesa sono utili per creare e consolidare la rete, perché la casa famiglia fa un lavoro, la Chiesa o comunque le forme che stanno attorno ne fanno un altro. È necessaria un’opera di responsabilizzazione a tutti i livelli (istituzioni, servizi sociali, la Chiesa e la magistratura).
Le famiglie fragili hanno bisogno di una prossimità reale, di un confronto a tu per tu, di qualcuno che ascolti, accompagni e aiuti a crescere. Hanno bisogno di comunità educativa, non solo di servizi. La Tenda della Pace, di cui si parla, è bellissima, ma non può essere solo un'immagine. Deve essere per noi uno stile pastorale e sociale. La tenda mi dà l'idea di accoglienza e di apertura e deve rimanere aperta.
Don Salvatore conclude richiamando la parabola del buon samaritano e soprattutto cita i verbi utilizzati: giunse presso un ferito, lo vide, ne ebbe compassione, gli si avvicinò, fasciò le sue piaghe, versando olio e vino. Poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo condusse a una locanda e, attenzione, come se tutto questo non fosse bastato, il Vangelo ci dice e si prese cura di lui.
Dice ancora che noi spesso ci fermiamo agli aspetti primari. C'è una parte che è ancora più fondamentale, “e si prese cura di lui”. Ecco, forse dobbiamo andare anche noi un po’ oltre quegli interventi di primaria e immediata urgenza. Non a caso questo termine prendersi cura ha la stessa radice di "cuore". Quindi, siamo così per noi e per tutti.
(Sr. Ernesta Beccia)