29/05/2026
"Sfatiamo un mito!"... e perché dovremmo?
Sang Real Pellegrini
Siamo nuovamente qua a spiegare che la Saccenza è un bruttissimo male e che spesso con l'atteggiamento si cade nel ridicolo. Oggi parleremo del MITO e della LEGGENDA, e della loro importanza in ambito STORICO e quindi, per questo, RIEVOCATIVO.
Iniziamo con il capire prima la differenza etimologica di Mito e Leggenda.
IL MITO (dal greco mýthos, che significa "parola", "racconto") è una narrazione sacra che si colloca fuori dal tempo storico. Non si interroga su quando sia accaduto un fatto, ma sul perché le cose siano come sono.
Il mito fonda la realtà: spiega l'origine dell'universo, dell'uomo, delle stagioni, delle leggi o delle sofferenze umane. Per la civiltà che lo ha prodotto, il mito non è una "finzione", ma la Verità Assoluta, espressa attraverso simboli e archetipi.
Il Tempo: È un tempo sacro, primordiale, indeterminato (il classico "In illo tempore" o "All'inizio dei tempi").
I Protagonisti: Dei, semidei, titani, mostri primordiali o personificazioni delle forze della natura. Gli esseri umani compaiono spesso come spettatori o vittime del volere divino.
Lo Scopo: Fornire una spiegazione religiosa, filosofica o sociale ai grandi misteri (es. il mito di Prometeo che spiega l'origine del fuoco e della tecnologia, o il mito di Demetra e Persefone che spiega l'alternarsi delle stagioni).
LA LEGGENDA (dal latino legenda, che significa "cose che devono essere lette", in origine riferito alle vite dei santi da leggere in chiesa) è un racconto che si colloca dentro il tempo storico e in luoghi geografici ben precisi.
A differenza del mito, la leggenda ha quasi sempre un nucleo di verità storica: un personaggio reale, una battaglia realmente avvenuta, un castello che esiste davvero. Questo nucleo reale, tuttavia, viene amplificato, idealizzato e distorto dalla tradizione orale nel corso dei secoli, arricchendosi di elementi fantastici o prodigiosi.
Il Tempo: È un tempo storico riconoscibile (il Medioevo, l'epoca romana, la guerra di T***a), anche se le date esatte possono essere sfocate.
I Protagonisti: Esseri umani in carne e ossa, che però compiono imprese eccezionali, eroi prototipici, re, cavalieri o santi.
Lo Scopo: Celebrare i valori di una comunità, conservare la memoria di un evento memorabile o spiegare l'origine di un luogo reale (es. una roccia dalla forma strana che "si dice" sia stata spezzata dalla spada di un cavaliere).
In poche parole, il confine tra storia, mito e leggenda è molto più sottile di quanto i libri di scuola tradizionali ci abbiano abituato a pensare. Spesso consideriamo il mito come una "falsità" o una semplice favola inventata, ma per lo storico moderno è l'esatto contrario: IL MITO E LA LEGGENDA SONO DOCUMENTI STORICI A TUTTI GLI EFFETTI, fondamentali per capire come una determinata società vedeva se stessa, i propri valori e il proprio destino.
La storia registra i fatti (ciò che è accaduto); il mito e la leggenda registrano il senso che gli uomini hanno dato a quei fatti (ciò che quei fatti significavano per loro). Studiare la storia ignorando i suoi miti significa ridurla a una fredda sequenza di date e battaglie. Comprendere il mito significa invece entrare nella mente degli uomini del passato, capire cosa faceva ba***re il loro cuore, per cosa erano disposti a comba***re e come giustificavano il loro posto nel mondo. Una storia senza mito è un corpo senz'anima.
Mircea Eliade (Bucarest, 1907 – Chicago, 1986) è stato uno dei più grandi intellettuali del Novecento, uno storico delle religioni, antropologo, filosofo e scrittore rumeno. La sua opera ha rivoluzionato completamente il modo in cui la cultura occidentale guarda al sacro, al mito e alle civiltà antiche. Insieme a figure come Carl Gustav Jung e Karoly Kerényi, Eliade ha dimostrato che le credenze dei popoli antichi e tradizionali non erano "superstizioni infantili", ma sistemi di pensiero complessi, raffinati e vitali.
Nel suo saggio Mito e realtà (1963), descrive il mito non come una finzione, ma come la massima espressione di realtà per le civiltà che lo hanno espresso:
"Il mito racconta una storia sacra; riferisce un avvenimento svoltosi nel tempo primordiale, il tempo favoloso degli «inizi» [...]. Il mito è dunque sempre il racconto di una «creazione»: si riferisce come una cosa è stata prodotta, come ha cominciato ad essere. [...] Il mito è considerato come una storia sacra e, quindi, come una «storia vera», perché si riferisce sempre a delle realtà."
Quindi perché alcuni si ostinano a dover per forza SFATARE UN MITO? Forse per rendere la narrazione asettica e priva di qualsivoglia significato?
Cosa significa "sfatare un mito"? Significa dimostrare, dati e prove alla mano, che una credenza universalmente accettata, un'opinione comune o una convinzione ritenuta indiscutibile è in realtà falsa, infondata o frutto di un'esagerazione. Nel linguaggio comune, il termine "mito" perde la sua accezione antropologica e storica (quella di narrazione sacra o fondante) e diventa sinonimo di "falso convincimento" o "luogo comune". Sfatare, di conseguenza, significa togliere quel velo di "fato" (da cui s-fatare), di destino o di sacralità intoccabile che proteggeva quella credenza, riportandola alla dura realtà dei fatti.
Noi della Compagnia della Sacra Cerca invece abbiamo un altro intento, che è diventato la nostra Parola d'Ordine: Custodire, non Sfatare.
Sfatare un mito, dunque, non è quasi mai un atto di coraggio intellettuale; spesso è solo l’illusione di chi, non sapendo scavare in profondità, preferisce graffiare la superficie. Chi pretende di ripulire la storia dal mito e dalla leggenda per renderla "pura" e asettica, finisce per consegnarci un passato fatto di scheletri senza carne, di cronache senza respiro, di spade senza l'ideale che le ha sguainate.
Noi che crediamo nello studio verace e che riportiamo in vita la storia attraverso la rievocazione, sappiamo che il nostro compito è l'esatto opposto. Non siamo chiamati a distruggere la sacralità del simbolo in nome di un freddo razionalismo da salotto. Siamo chiamati a custodirla, a comprenderla e a tramandarla. Perché quando si spegne la leggenda, si spegne la memoria di una comunità. Quando si cancella il mito, l'uomo dimentica da dove viene e smette di sognare dove può arrivare.
Lasciamo pure ai saccenti il loro tribunale di certezze bidimensionali e di date senza anima. A noi spetta il compito più nobile, più faticoso e più autentico: mantenere acceso quel fuoco primordiale, ricordando al mondo che la storia registra i passi degli uomini, ma sono i loro miti, i loro simboli e le loro leggende ad averli spinti a camminare.
Voglio chiudere questo pensiero citando nuovamente Eliade:
"L'uomo moderno, che si sente figlio della Storia, ha difficoltà a comprendere che le società tradizionali si sforzassero di difendersi dalla storia, di non registrare la memoria degli eventi transitori, ma di ricondurre tutto a archetipi eterni."
Nota all'immagine: Abbiamo scelto questa immagine perché mostra graficamente come il Medioevo stesso fondesse la storia reale e il mito, vivendo quest'ultimo come una verità sacra da proteggere. Per chi se lo stesse chiedendo, si tratta di una miniatura trecentesca della "Queste del Saint Graal" (1316, British Library). Sebbene la Cerca appartenga al ciclo letterario, il miniatore d'epoca sceglie di vestire i cavalieri del racconto con la veste candida e l'iconografia che richiama direttamente l'Ordine del Tempio. È la prova visiva di ciò che sosteniamo: per l'uomo medievale, l'ideale del mito e la realtà della storia camminavano insieme, uniti nella custodia dello stesso fuoco.