Pazzi d'Autore

Pazzi d'Autore Condividiamo la nostra passione per l’arte in tutte le sue forme. Scoprite con noi le nostre attività

Cari Pazzi d’Autore,Febbraio ha visto l’apertura del nuovo palinsesto di Palazzo Reale.Quattro mostre… quattro percorsi ...
10/03/2026

Cari Pazzi d’Autore,
Febbraio ha visto l’apertura del nuovo palinsesto di Palazzo Reale.
Quattro mostre… quattro percorsi diversi… un unico filo conduttore: l’arte come spazio di indagine, curiosità e conoscenza.

I consigli dei Pazzi: “Palinsesto primaverile di Palazzo Reale”
”Quattro mostre… quattro percorsi diversi… un unico filo conduttore”

📷Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio
Un percorso audace, potente e vigoroso, dove il corpo diventa scultura e la fotografia diventa materia. Con pose dallo studio maniacale l’artista sa restituire tutta la forza emotiva della bellezza e della tensione del corpo. Un uomo, che con il suo obbiettivo ha saputo meritarsi il titolo di erede di nomi storici come Michelangelo, Bernini e Canova.

✨Metafisica / Metafisiche
Un viaggio oltre la superficie del reale. Spazi sospesi, silenzi carichi di attesa, prospettive che interrogano lo sguardo. Un allestimento enorme, ampio, enigmatico a 360° che ci ha aperto le porte della corrente artistica storica da De Chirico a Giorgio Morandi a Carlo Carrà, fino ad indagare l’enorme eredità che il movimento ha lasciato nel corso del XX e XXI secolo.

🎨I Macchiaioli
Siamo entrati nella storia della “novella Italia” e nel racconto delle sue trasformazioni sociali . La luce come rivoluzione silenziosa. Il colore come rottura. In queste opere si percepisce il coraggio di guardare il paesaggio e la vita quotidiana con occhi nuovi, dando voce a chi ancora non ce l’aveva ed anticipando una modernità che avrebbe rivoluzionato la pittura italiana.

🔥Anselm Kiefer. The Women Alchemists
Un’installazione monumentale che è materia e memoria insieme. Concepita per la Sala delle Cariatidi, qui la materia si fa viva. Piombo, cenere, piante e oro sono il vocabolario con cui Kiefer rende omaggio a figure femminili dimenticate, trasformando la storia in esperienza fisica e sensoriale. Probabilmente una delle proposte più emozionanti e tragicamente attuali di questi ultimi anni.

Una proposta variegata di opere che non sono solo da osservare, ma da vivere ed ascoltare e che attraverso le trame delle loro storie ci raccontano i pensieri e i mutamenti della civiltà in cui gli artisti si muovevano.

Rimaniamo a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento in merito e vi auguriamo una buona settimana.
Il Team dei Pazzi d’Autore

Cari Pazzi d’Autore,di seguito per voi qualche suggerimento, per le vostre visite museali, da poter organizzare anche do...
23/02/2026

Cari Pazzi d’Autore,
di seguito per voi qualche suggerimento, per le vostre visite museali, da poter organizzare anche dopo questi giorni di gare!

I consigli dei Pazzi: “Milano – Cortina 2026”
“La magia dello sport unita a tanti approfondimenti di valore storico e culturale.”

• La Fondazione Luigi Rovati, in Corso Venezia, presenta “I Giochi Olimpici. Una storia lunga 3000 anni”, un’esposizione che ripercorre il cammino dei Giochi dall’antichità ai tempi moderni attraverso materiali archeologici, cimeli sportivi e riflessioni sui valori olimpici.

• Alle Gallerie d’Italia di Piazza della Scala è visitabile “La strada per Cortina. VII Giochi Olimpici Invernali 1956”, una mostra fotografica dedicata alle Olimpiadi Invernali di Cortina d’Ampezzo. Le immagini storiche degli archivi di Milano raccontano l’attesa, la preparazione e i momenti più significativi della manifestazione.

• Il Castello Sforzesco propone invece “Italia sulla neve – Gli sport invernali nei periodici e nella grafica pubblicitaria”, un’esposizione gratuita che mostra come stampa e grafica abbiano rappresentato gli sport invernali e l’immaginario della neve dagli inizi del Novecento fino a oggi.

A queste iniziative, che si estendono ben oltre le settimane dedicate alle gare, si affianca il progetto educativo dell’Istituto Stoppani, a due passi da Porta Venezia, che ha dato vita al Museo delle Olimpiadi di Milano: il primo spazio museale in Italia dedicato ai Giochi Olimpici e Paralimpici allestito all’interno di una scuola. Un’iniziativa che unisce sport, cultura e partecipazione civica, coinvolgendo oltre 1.000 studenti e studentesse delle scuole primarie e secondarie e avvicinando le nuove generazioni ai valori olimpici e paralimpici.

Il progetto ha ricevuto il supporto del Comitato Olimpico Internazionale, che ha fornito materiali ufficiali, e la collaborazione di atleti che hanno messo a disposizione oggetti e memorabilia: dalla felpa di Marta Pagnini alle scarpe di Bebe Vio, fino alla maglia autografata di Antonella Del Core. L’esposizione è arricchita da installazioni tematiche e da un braciere simbolico realizzato dagli studenti, richiamo alla fiamma olimpica come metafora di passione e collaborazione.

Un percorso che non è solo espositivo, ma diventa esperienza di cittadinanza attiva, promuovendo inclusione, rispetto e spirito di squadra. Un esempio concreto di come l’eredità olimpica possa trasformarsi in patrimonio condiviso e vissuto quotidianamente dalla comunità.

I consigli dei Pazzi: Il Polittico di Monte San Martino a Palazzo Marino. “Milano riapre le porte della Sala dell’Alessi...
09/12/2025

I consigli dei Pazzi: Il Polittico di Monte San Martino a Palazzo Marino. “Milano riapre le porte della Sala dell’Alessi alla grande arte del Rinascimento”.

Quest’anno tocca alla regione Marche con il grande Polittico di Monte San Martino, proveniente da un piccolo comune di meno di settecento abitanti, immerso nella pittoresca provincia di Macerata.

Sarà quest’opera ad accompagnarci al Natale, seguendo l’ormai consolidata tradizione di Palazzo Marino, che ogni anno offre gratuitamente alla cittadinanza la contemplazione di un capolavoro dall’alto valore artistico e culturale.

Un’opera eccezionale, l’unica che consente di confrontare direttamente la creatività dei due fratelli Carlo e Vittore Crivelli.

Impossibile non riconoscere la mano di Carlo, soprattutto per chi già conosce le sue opere conservate a Brera: i fondi oro che sembrano riflettere la luce dei damaschi, la raffinatezza spigolosa ma elegantissima dei volti, la ricchezza dei panneggi e degli elementi vegetali, curati fin nel minimo dettaglio.

Carlo Crivelli è certamente un artista particolare. Nato a Venezia, si forma – come Mantegna – nella bottega di Squarcione, vera e propria fucina di creatività ed embrione del grande Rinascimento veneto. Eppure la sua è un’arte a sé stante, lontana dall’innovazione e dalla modernità della spinta quattrocentesca, e ancora fortemente legata all’estetica fiabesca del gotico cortese. Questo perché la sua vita rocambolesca lo portò, a un certo punto, a lasciare Venezia e la sua società dotta per rifugiarsi prima in Dalmazia e poi nelle Marche, dove la committenza era ancora legata a una tipologia figurativa più tradizionale.

Il suo racconto, così affascinante, si intreccia qui con quello di Vittore, il fratello più giovane, chiamato a terminare l’opera che Carlo lasciò incompiuta, forse per dedicarsi a incarichi più remunerativi. Vittore, che anche a un occhio non particolarmente allenato appare certamente meno dotato, non per questo risulta privo di fascino.

Un’opera bellissima che, arrivando da un piccolo borgo delle Marche, ci ricorda come in Italia bellezza e meraviglia si possano trovare anche nel più remoto angolo nascosto, rivelandoci un patrimonio immenso non soltanto legato alle grandi città d’arte, ma spesso custodito nella discrezione e nella modestia di piccole comunità rurali che si identificano con orgoglio nell’opera che meglio le rappresenta e ne racconta la storia.

Rimaniamo a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento in merito e vi auguriamo una buona giornata.

Il Team dei Pazzi d’Autore

I consigli dei Pazzi: Milano non può competere con Roma, ma...sappiamo bene che, se vogliamo approfondire le tematiche l...
30/09/2025

I consigli dei Pazzi: Milano non può competere con Roma, ma...

sappiamo bene che, se vogliamo approfondire le tematiche legate all’impero romano e fare quattro passi in compagnia di antiche rovine, non è a Milano che dobbiamo andare, ma in quel museo a cielo aperto che è la capitale d’Italia. Tuttavia, nella città della fretta, della Madonnina e degli aperitivi, sopravvivono alcuni luoghi che ci ricordano che la città – fondata circa 2.500 anni fa dalle confederazioni dei primi abitanti, i Celti Insubri – dal 286 al 402 d.C. è stata la capitale dell’Impero Romano d’Occidente sotto l’imperatore Massimiano, e che di questo periodo di grande sviluppo economico e sociale e di splendore culturale qualcosa rimane, qua e là, nascosto da un gruppo di negozi mainstream, incastonato tra il cemento dei palazzi anni ’70, a pochi passi da un ufficio postale e da una chiesa di credo ortodosso.

I consigli dei Pazzi: Milano non può competere con Roma, ma...

Sono luoghi che ci aiutano a recuperare la memoria della città, una città che si percorre senza trovare tracce evidenti del suo passato più remoto, ma che proprio per questo richiede a chi ci abita, a chi ci lavora o a chi vi si trova per turismo, si cercare, di scovare, di aprire bene gli occhi, in una a tratti faticosa – ma per questo ancora più soddisfacente (son capaci tutti ad amare l’antichità in città come Roma 😉) – caccia al tesoro che ci rivela come Milano sia una città composita fin dagli inizi, disponibile ad accogliere idee, individui e gruppi provenienti da altre parti d’Italia e dell’Impero, una città dove il nucleo etnico originario celtico si integra via via con altre popolazioni e dove, accanto alla nobiltà locale, anche schiavi liberati e stranieri possono raggiungere un buon grado di prestigio sociale.

Punto di partenza ideale di questo percorso è piazza S. Sepolcro, ombelico della città. Prende nome dalla chiesa omonima e corrisponde al luogo dove un tempo si apriva il foro romano di Mediolanum, nome latino della città. Sotto la chiesa si trova la suggestiva cripta di S. Sepolcro: si accede dal cortile d’uscita della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, complesso museale che comprende alcuni resti archeologici del Foro. Accanto, via Moneta suggerisce fin dal nome la presenza della Zecca, attiva fin dai primi secoli del cristianesimo. Piazza del Duomo – che non ha bisogno di presentazioni – nasconde un’altra area archeologica: un’occasione unica per esplorare le rovine della cripta di Santa Tecla e due antichi battisteri che regalano uno sguardo affascinante sulla Milano paleocristiana. Dal Duomo, passando per via Mazzini o piazza Diaz in pochi minuti si può arrivare in piazza Missori, dove sopravvive la cripta della chiesa di S. Giovanni in Conca, altra importante testimonianza paleocristiana. Prendendo invece l’asse di via Mercanti e via Dante, verso il Castello Sforzesco, e svoltando a sinistra in via Meravigli si passa davanti a palazzo Turati, che nei sotterranei conserva i resti del teatro romano.

Via Meravigli conduce verso il Civico Museo Archeologico di corso Magenta, che offre una vasta collezione di reperti. Adiacente, la chiesa di S. Maurizio al Monastero Maggiore è decorata da affreschi straordinari. Scendendo lungo via Brisa potrete osservare tracce del Palazzo imperiale di Massimiano, per immergervi poi nella zona di via Vigna, via Cappuccio e via Circo, dove sorgeva l’antico Circo romano. L’itinerario prosegue lungo corso di Porta Ticinese verso la splendida basilica di S. Lorenzo Maggiore, con le sue celebri colonne e la statua di Costantino: l’imperatore proprio a Milano emanò l’editto che rese lecita la religione cristiana, ponendo fine alle persecuzioni. A 250 metri si trovano i resti dell’Anfiteatro romano, l’annesso Antiquarium Alda Levi ne illustra la storia.
Tornati su corso di Porta Ticinese, e oltrepassata la Porta Ticinese medievale, potrete concludere questo viaggio nel tempo visitando la basilica di S. Eustorgio, fondata in età tardo-imperiale e legata alla custodia delle reliquie dei Magi.
Quando vi troverete in questi luogo per un caffè o uno spritz, quindi, fate attenzione: a chi è disposto a scoprirli Milano mostra i segni del suo passato glorioso, incastonati nel tessuto vivo della città moderna.

Rimaniamo a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento in merito e vi auguriamo un buon inizio settimana.

Il Team dei Pazzi d’Autore

I consigli dei Pazzi: “More than kids”Il mese di agosto è sempre un mese di evasione da Milano, verso mari, laghi e mont...
08/08/2025

I consigli dei Pazzi: “More than kids”
Il mese di agosto è sempre un mese di evasione da Milano, verso mari, laghi e montagne. Eppure, mai come in questo mese la città si presta ad essere scoperta e ammirata, con maggiore calma e tranquillità e mai come in questo mese sa stupirci con la sua bellezza! Se quindi in queste settimane siete in città vogliamo suggerirvi una mostra che di sala in sala, nel corso della narrazione di Palazzo Reale, è un racconto poetico di infinita dolcezza.

Valerio Berutti ci pone davanti a specchi immaginari da cui possiamo affacciarci per ricercare l’abbraccio silenzioso dell’infanzia che ancora ci abita, anche se la nascondiamo sotto il peso di giorni carichi di vita adulta.

Un mondo sospeso fatto di linee semplici e volti senza tempo che si traducono in gesti innocenti di bambini e bambine che sembrano danzare tra sogno e memoria. Ma qui l’infanzia non è nostalgia: ma un monumentale riflesso di ciò che siamo quando ci permettiamo di essere piccoli, vulnerabili, aperti, umani.

E poi vedi una giostra lontana e le emozioni esplodono sulle note di Einaudi… ti aspetta davvero come ad una fiera di paese… come il disegno che Bert ha fatto con i gessetti sul marciapiede… come un giro sul Carosello di Piazza Navona a dicembre.

Anche qui sali, ascolti, vivi… perché come ogni sala, anche la giostra è una carezza lenta, un invito a rallentare… a commuoversi… non sui classici cavallini, ma su grandi passerotti, perché, come ci ricorda l’artista, non dobbiamo mai porre dei limiti alle ali della nostra fantasia.

Questa è una mostra che nella sua raffinata dolcezza commuove ma sa anche sorprendere, e far riflettere.

In fondo, non siamo mai “più che bambini”… siamo sempre noi che cerchiamo ogni giorno un modo per crescere restando veri.

E quando esci, ti resta dentro una domanda:
“Se quel bambino che ero mi guardasse oggi… cosa vedrebbe?”

I Pazzi d'Autore

I consigli dei Pazzi: Artemisia è sempre Artemisia.Cari amici,domenica 06 giugno 2021 è stata per i Pazzi d’Autore una g...
18/07/2025

I consigli dei Pazzi: Artemisia è sempre Artemisia.

Cari amici,
domenica 06 giugno 2021 è stata per i Pazzi d’Autore una giornata davvero speciale, perché quel giorno abbiamo ricominciato le visite guidate in presenza dopo il dramma mondiale della pandemia da Coronavirus, e la mostra scelta per l’occasione è stata una delle più potenti e significative della storia dei Pazzi: “Le Signore dell’Arte – Storie di donne tra ‘500 e ‘600”, arrivata con due anni di ritardo, causa pandemia, nel palinsesto culturale – dedicato ai “Talenti delle donne” – di Palazzo Reale a Milano. Progetto di ampio respiro, l’esposizione andava ad aggiungersi ad altre, importanti iniziative, sempre realizzate da Palazzo Reale, tese alla valorizzazione del contributo femminile nel campo delle arti visive.

Da Sofonisba Anguissola a Caterina Cantoni, da Lavinia Fontana a Fede Galizia, da Elisabetta Sirani a Plautilla Nelli, da Virginia Vezzi a Giovanna Garzoni, l’esposizione è stata un affascinante percorso attraverso le opere delle donne artiste a cavallo tra Rinascimento e Barocco. Tra di loro, la più famosa di tutte, Artemisia Gentileschi, figlia d’arte nata e cresciuta nell’ambiente competitivo e violento della Roma del ‘600. Stuprata da un collega del padre, il pittore Orazio Gentileschi, la pittrice trova nel suo lavoro la leva del riscatto, diventando una delle artiste più celebrate del suo tempo e più famose nei secoli a ve**re, simbolo di libertà, autonomia e indipendenza.

Di suo ci colpì – oltre ad “Autoritratto come allegoria della Pittura”, “David con la testa di Golia”, “Il suicidio di Cleopatra” – la “Maria Maddalena” (1630-1631), un’opera inedita della collezione Sursock del Sursock Museum di Beirut. Ferita dai danni dell’esplosione al porto di Beirut del 04 agosto 2020, e successivamente restaurata negli Stati Uniti, appesantita da sporco, vecchi ritocchi e stuccature che non sono riusciti a spegnerne l’impatti visivo, questa intensa Maddalena mostrava tutti i caratteri di stile e di narrazione visiva propri di Artemisia Gentileschi come li conosciamo sin dagli inizi dei suoi anni napoletani (1630-31).

Facendo un salto temporale di 4 anni arriviamo ai giorni nostri, perché avrete sicuramente letto la notizia dell’avvenuta e confermata attribuzione ad Artemisia Gentileschi di un’altra opera, facente parte della stessa collezione Sursock di Beirut: “Ercole e Onfale”. Dipinto più grande, ambizioso e complesso della “Maddalena”, raffigura il celebre eroe della mitologia greca sottomesso alla regina di Lidia, che invece è in posizione dominante. I due erano amanti, ma secondo la leggenda Ercole era stato costretto a diventare suo schiavo per aver commesso un omicidio: per questo lo si vede filare la lana, un compito solitamente riservato alle donne, mentre a indossare la pelle di leone da eroe è proprio Onfale.

Come successo per la “Maddalena”, i frammenti di vetro delle finestre esplose a causa del disastro avevano provocato fori e squarci nella tela, come quello in corrispondenza del ginocchio destro di Ercole, particolarmente vistoso, mentre in altre zone il dipinto aveva perso colore.

Dopo l’esplosione il proprietario, Roderick Sursock Cochrane, lo mandò ai laboratori di restauro del Getty Museum, dove per oltre due anni ci lavorò il restauratore Ulrich Birkmaier, con la collaborazione dell’italiano Matteo Rossi Doria. Birkmaier, conservatore capo del museo, ne ha parlato come di “uno dei danni più gravi che abbia mai visto”, e di «uno dei progetti più impegnativi ma anche più gratificanti» a cui abbia lavorato. Ha raccontato che ripristinare i colori originali, gestire l’integrazione con i restauri precedenti e soprattutto ricostruire le parti rovinate dal disastro è stato come «assemblare un enorme puzzle».

Una città offesa, due grandi opere d’arte ferite, ma la morte e la distruzione vengono battute anche dall’arte, oltre che dall’amore. Ed Artemisia, che ha fatto della resistenza la sua cifra stilistica, secoli dopo riesce ancora a sorprenderci e a far parlare di sé. Anche sotto le macerie.

Buona lettura!
I Pazzi d’Autore

Indirizzo

Via Turati, 2
Cormano
20032

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Pazzi d'Autore pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a Pazzi d'Autore:

Condividi