Pazzi d'Autore

Indicazioni Sito Web Contatta l'organizzazione

Pazzi d'Autore Condividiamo la nostra passione per l’arte in tutte le sue forme. Scoprite con noi le nostre attività

Cari Pazzi d’Autore,Febbraio ha visto l’apertura del nuovo palinsesto di Palazzo Reale.Quattro mostre… quattro percorsi ...
10/03/2026

Cari Pazzi d’Autore,
Febbraio ha visto l’apertura del nuovo palinsesto di Palazzo Reale.
Quattro mostre… quattro percorsi diversi… un unico filo conduttore: l’arte come spazio di indagine, curiosità e conoscenza.

I consigli dei Pazzi: “Palinsesto primaverile di Palazzo Reale”
”Quattro mostre… quattro percorsi diversi… un unico filo conduttore”

📷Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio
Un percorso audace, potente e vigoroso, dove il corpo diventa scultura e la fotografia diventa materia. Con pose dallo studio maniacale l’artista sa restituire tutta la forza emotiva della bellezza e della tensione del corpo. Un uomo, che con il suo obbiettivo ha saputo meritarsi il titolo di erede di nomi storici come Michelangelo, Bernini e Canova.

✨Metafisica / Metafisiche
Un viaggio oltre la superficie del reale. Spazi sospesi, silenzi carichi di attesa, prospettive che interrogano lo sguardo. Un allestimento enorme, ampio, enigmatico a 360° che ci ha aperto le porte della corrente artistica storica da De Chirico a Giorgio Morandi a Carlo Carrà, fino ad indagare l’enorme eredità che il movimento ha lasciato nel corso del XX e XXI secolo.

🎨I Macchiaioli
Siamo entrati nella storia della “novella Italia” e nel racconto delle sue trasformazioni sociali . La luce come rivoluzione silenziosa. Il colore come rottura. In queste opere si percepisce il coraggio di guardare il paesaggio e la vita quotidiana con occhi nuovi, dando voce a chi ancora non ce l’aveva ed anticipando una modernità che avrebbe rivoluzionato la pittura italiana.

🔥Anselm Kiefer. The Women Alchemists
Un’installazione monumentale che è materia e memoria insieme. Concepita per la Sala delle Cariatidi, qui la materia si fa viva. Piombo, cenere, piante e oro sono il vocabolario con cui Kiefer rende omaggio a figure femminili dimenticate, trasformando la storia in esperienza fisica e sensoriale. Probabilmente una delle proposte più emozionanti e tragicamente attuali di questi ultimi anni.

Una proposta variegata di opere che non sono solo da osservare, ma da vivere ed ascoltare e che attraverso le trame delle loro storie ci raccontano i pensieri e i mutamenti della civiltà in cui gli artisti si muovevano.

Rimaniamo a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento in merito e vi auguriamo una buona settimana.
Il Team dei Pazzi d’Autore

Cari Pazzi d’Autore,di seguito per voi qualche suggerimento, per le vostre visite museali, da poter organizzare anche do...
23/02/2026

Cari Pazzi d’Autore,
di seguito per voi qualche suggerimento, per le vostre visite museali, da poter organizzare anche dopo questi giorni di gare!

I consigli dei Pazzi: “Milano – Cortina 2026”
“La magia dello sport unita a tanti approfondimenti di valore storico e culturale.”

• La Fondazione Luigi Rovati, in Corso Venezia, presenta “I Giochi Olimpici. Una storia lunga 3000 anni”, un’esposizione che ripercorre il cammino dei Giochi dall’antichità ai tempi moderni attraverso materiali archeologici, cimeli sportivi e riflessioni sui valori olimpici.

• Alle Gallerie d’Italia di Piazza della Scala è visitabile “La strada per Cortina. VII Giochi Olimpici Invernali 1956”, una mostra fotografica dedicata alle Olimpiadi Invernali di Cortina d’Ampezzo. Le immagini storiche degli archivi di Milano raccontano l’attesa, la preparazione e i momenti più significativi della manifestazione.

• Il Castello Sforzesco propone invece “Italia sulla neve – Gli sport invernali nei periodici e nella grafica pubblicitaria”, un’esposizione gratuita che mostra come stampa e grafica abbiano rappresentato gli sport invernali e l’immaginario della neve dagli inizi del Novecento fino a oggi.

A queste iniziative, che si estendono ben oltre le settimane dedicate alle gare, si affianca il progetto educativo dell’Istituto Stoppani, a due passi da Porta Venezia, che ha dato vita al Museo delle Olimpiadi di Milano: il primo spazio museale in Italia dedicato ai Giochi Olimpici e Paralimpici allestito all’interno di una scuola. Un’iniziativa che unisce sport, cultura e partecipazione civica, coinvolgendo oltre 1.000 studenti e studentesse delle scuole primarie e secondarie e avvicinando le nuove generazioni ai valori olimpici e paralimpici.

Il progetto ha ricevuto il supporto del Comitato Olimpico Internazionale, che ha fornito materiali ufficiali, e la collaborazione di atleti che hanno messo a disposizione oggetti e memorabilia: dalla felpa di Marta Pagnini alle scarpe di Bebe Vio, fino alla maglia autografata di Antonella Del Core. L’esposizione è arricchita da installazioni tematiche e da un braciere simbolico realizzato dagli studenti, richiamo alla fiamma olimpica come metafora di passione e collaborazione.

Un percorso che non è solo espositivo, ma diventa esperienza di cittadinanza attiva, promuovendo inclusione, rispetto e spirito di squadra. Un esempio concreto di come l’eredità olimpica possa trasformarsi in patrimonio condiviso e vissuto quotidianamente dalla comunità.

I consigli dei Pazzi: Il Polittico di Monte San Martino a Palazzo Marino. “Milano riapre le porte della Sala dell’Alessi...
09/12/2025

I consigli dei Pazzi: Il Polittico di Monte San Martino a Palazzo Marino. “Milano riapre le porte della Sala dell’Alessi alla grande arte del Rinascimento”.

Quest’anno tocca alla regione Marche con il grande Polittico di Monte San Martino, proveniente da un piccolo comune di meno di settecento abitanti, immerso nella pittoresca provincia di Macerata.

Sarà quest’opera ad accompagnarci al Natale, seguendo l’ormai consolidata tradizione di Palazzo Marino, che ogni anno offre gratuitamente alla cittadinanza la contemplazione di un capolavoro dall’alto valore artistico e culturale.

Un’opera eccezionale, l’unica che consente di confrontare direttamente la creatività dei due fratelli Carlo e Vittore Crivelli.

Impossibile non riconoscere la mano di Carlo, soprattutto per chi già conosce le sue opere conservate a Brera: i fondi oro che sembrano riflettere la luce dei damaschi, la raffinatezza spigolosa ma elegantissima dei volti, la ricchezza dei panneggi e degli elementi vegetali, curati fin nel minimo dettaglio.

Carlo Crivelli è certamente un artista particolare. Nato a Venezia, si forma – come Mantegna – nella bottega di Squarcione, vera e propria fucina di creatività ed embrione del grande Rinascimento veneto. Eppure la sua è un’arte a sé stante, lontana dall’innovazione e dalla modernità della spinta quattrocentesca, e ancora fortemente legata all’estetica fiabesca del gotico cortese. Questo perché la sua vita rocambolesca lo portò, a un certo punto, a lasciare Venezia e la sua società dotta per rifugiarsi prima in Dalmazia e poi nelle Marche, dove la committenza era ancora legata a una tipologia figurativa più tradizionale.

Il suo racconto, così affascinante, si intreccia qui con quello di Vittore, il fratello più giovane, chiamato a terminare l’opera che Carlo lasciò incompiuta, forse per dedicarsi a incarichi più remunerativi. Vittore, che anche a un occhio non particolarmente allenato appare certamente meno dotato, non per questo risulta privo di fascino.

Un’opera bellissima che, arrivando da un piccolo borgo delle Marche, ci ricorda come in Italia bellezza e meraviglia si possano trovare anche nel più remoto angolo nascosto, rivelandoci un patrimonio immenso non soltanto legato alle grandi città d’arte, ma spesso custodito nella discrezione e nella modestia di piccole comunità rurali che si identificano con orgoglio nell’opera che meglio le rappresenta e ne racconta la storia.

Rimaniamo a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento in merito e vi auguriamo una buona giornata.

Il Team dei Pazzi d’Autore

I consigli dei Pazzi: Milano non può competere con Roma, ma...sappiamo bene che, se vogliamo approfondire le tematiche l...
30/09/2025

I consigli dei Pazzi: Milano non può competere con Roma, ma...

sappiamo bene che, se vogliamo approfondire le tematiche legate all’impero romano e fare quattro passi in compagnia di antiche rovine, non è a Milano che dobbiamo andare, ma in quel museo a cielo aperto che è la capitale d’Italia. Tuttavia, nella città della fretta, della Madonnina e degli aperitivi, sopravvivono alcuni luoghi che ci ricordano che la città – fondata circa 2.500 anni fa dalle confederazioni dei primi abitanti, i Celti Insubri – dal 286 al 402 d.C. è stata la capitale dell’Impero Romano d’Occidente sotto l’imperatore Massimiano, e che di questo periodo di grande sviluppo economico e sociale e di splendore culturale qualcosa rimane, qua e là, nascosto da un gruppo di negozi mainstream, incastonato tra il cemento dei palazzi anni ’70, a pochi passi da un ufficio postale e da una chiesa di credo ortodosso.

I consigli dei Pazzi: Milano non può competere con Roma, ma...

Sono luoghi che ci aiutano a recuperare la memoria della città, una città che si percorre senza trovare tracce evidenti del suo passato più remoto, ma che proprio per questo richiede a chi ci abita, a chi ci lavora o a chi vi si trova per turismo, si cercare, di scovare, di aprire bene gli occhi, in una a tratti faticosa – ma per questo ancora più soddisfacente (son capaci tutti ad amare l’antichità in città come Roma 😉) – caccia al tesoro che ci rivela come Milano sia una città composita fin dagli inizi, disponibile ad accogliere idee, individui e gruppi provenienti da altre parti d’Italia e dell’Impero, una città dove il nucleo etnico originario celtico si integra via via con altre popolazioni e dove, accanto alla nobiltà locale, anche schiavi liberati e stranieri possono raggiungere un buon grado di prestigio sociale.

Punto di partenza ideale di questo percorso è piazza S. Sepolcro, ombelico della città. Prende nome dalla chiesa omonima e corrisponde al luogo dove un tempo si apriva il foro romano di Mediolanum, nome latino della città. Sotto la chiesa si trova la suggestiva cripta di S. Sepolcro: si accede dal cortile d’uscita della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, complesso museale che comprende alcuni resti archeologici del Foro. Accanto, via Moneta suggerisce fin dal nome la presenza della Zecca, attiva fin dai primi secoli del cristianesimo. Piazza del Duomo – che non ha bisogno di presentazioni – nasconde un’altra area archeologica: un’occasione unica per esplorare le rovine della cripta di Santa Tecla e due antichi battisteri che regalano uno sguardo affascinante sulla Milano paleocristiana. Dal Duomo, passando per via Mazzini o piazza Diaz in pochi minuti si può arrivare in piazza Missori, dove sopravvive la cripta della chiesa di S. Giovanni in Conca, altra importante testimonianza paleocristiana. Prendendo invece l’asse di via Mercanti e via Dante, verso il Castello Sforzesco, e svoltando a sinistra in via Meravigli si passa davanti a palazzo Turati, che nei sotterranei conserva i resti del teatro romano.

Via Meravigli conduce verso il Civico Museo Archeologico di corso Magenta, che offre una vasta collezione di reperti. Adiacente, la chiesa di S. Maurizio al Monastero Maggiore è decorata da affreschi straordinari. Scendendo lungo via Brisa potrete osservare tracce del Palazzo imperiale di Massimiano, per immergervi poi nella zona di via Vigna, via Cappuccio e via Circo, dove sorgeva l’antico Circo romano. L’itinerario prosegue lungo corso di Porta Ticinese verso la splendida basilica di S. Lorenzo Maggiore, con le sue celebri colonne e la statua di Costantino: l’imperatore proprio a Milano emanò l’editto che rese lecita la religione cristiana, ponendo fine alle persecuzioni. A 250 metri si trovano i resti dell’Anfiteatro romano, l’annesso Antiquarium Alda Levi ne illustra la storia.
Tornati su corso di Porta Ticinese, e oltrepassata la Porta Ticinese medievale, potrete concludere questo viaggio nel tempo visitando la basilica di S. Eustorgio, fondata in età tardo-imperiale e legata alla custodia delle reliquie dei Magi.
Quando vi troverete in questi luogo per un caffè o uno spritz, quindi, fate attenzione: a chi è disposto a scoprirli Milano mostra i segni del suo passato glorioso, incastonati nel tessuto vivo della città moderna.

Rimaniamo a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento in merito e vi auguriamo un buon inizio settimana.

Il Team dei Pazzi d’Autore

I consigli dei Pazzi: “More than kids”Il mese di agosto è sempre un mese di evasione da Milano, verso mari, laghi e mont...
08/08/2025

I consigli dei Pazzi: “More than kids”
Il mese di agosto è sempre un mese di evasione da Milano, verso mari, laghi e montagne. Eppure, mai come in questo mese la città si presta ad essere scoperta e ammirata, con maggiore calma e tranquillità e mai come in questo mese sa stupirci con la sua bellezza! Se quindi in queste settimane siete in città vogliamo suggerirvi una mostra che di sala in sala, nel corso della narrazione di Palazzo Reale, è un racconto poetico di infinita dolcezza.

Valerio Berutti ci pone davanti a specchi immaginari da cui possiamo affacciarci per ricercare l’abbraccio silenzioso dell’infanzia che ancora ci abita, anche se la nascondiamo sotto il peso di giorni carichi di vita adulta.

Un mondo sospeso fatto di linee semplici e volti senza tempo che si traducono in gesti innocenti di bambini e bambine che sembrano danzare tra sogno e memoria. Ma qui l’infanzia non è nostalgia: ma un monumentale riflesso di ciò che siamo quando ci permettiamo di essere piccoli, vulnerabili, aperti, umani.

E poi vedi una giostra lontana e le emozioni esplodono sulle note di Einaudi… ti aspetta davvero come ad una fiera di paese… come il disegno che Bert ha fatto con i gessetti sul marciapiede… come un giro sul Carosello di Piazza Navona a dicembre.

Anche qui sali, ascolti, vivi… perché come ogni sala, anche la giostra è una carezza lenta, un invito a rallentare… a commuoversi… non sui classici cavallini, ma su grandi passerotti, perché, come ci ricorda l’artista, non dobbiamo mai porre dei limiti alle ali della nostra fantasia.

Questa è una mostra che nella sua raffinata dolcezza commuove ma sa anche sorprendere, e far riflettere.

In fondo, non siamo mai “più che bambini”… siamo sempre noi che cerchiamo ogni giorno un modo per crescere restando veri.

E quando esci, ti resta dentro una domanda:
“Se quel bambino che ero mi guardasse oggi… cosa vedrebbe?”

I Pazzi d'Autore

I consigli dei Pazzi: Artemisia è sempre Artemisia.Cari amici,domenica 06 giugno 2021 è stata per i Pazzi d’Autore una g...
18/07/2025

I consigli dei Pazzi: Artemisia è sempre Artemisia.

Cari amici,
domenica 06 giugno 2021 è stata per i Pazzi d’Autore una giornata davvero speciale, perché quel giorno abbiamo ricominciato le visite guidate in presenza dopo il dramma mondiale della pandemia da Coronavirus, e la mostra scelta per l’occasione è stata una delle più potenti e significative della storia dei Pazzi: “Le Signore dell’Arte – Storie di donne tra ‘500 e ‘600”, arrivata con due anni di ritardo, causa pandemia, nel palinsesto culturale – dedicato ai “Talenti delle donne” – di Palazzo Reale a Milano. Progetto di ampio respiro, l’esposizione andava ad aggiungersi ad altre, importanti iniziative, sempre realizzate da Palazzo Reale, tese alla valorizzazione del contributo femminile nel campo delle arti visive.

Da Sofonisba Anguissola a Caterina Cantoni, da Lavinia Fontana a Fede Galizia, da Elisabetta Sirani a Plautilla Nelli, da Virginia Vezzi a Giovanna Garzoni, l’esposizione è stata un affascinante percorso attraverso le opere delle donne artiste a cavallo tra Rinascimento e Barocco. Tra di loro, la più famosa di tutte, Artemisia Gentileschi, figlia d’arte nata e cresciuta nell’ambiente competitivo e violento della Roma del ‘600. Stuprata da un collega del padre, il pittore Orazio Gentileschi, la pittrice trova nel suo lavoro la leva del riscatto, diventando una delle artiste più celebrate del suo tempo e più famose nei secoli a ve**re, simbolo di libertà, autonomia e indipendenza.

Di suo ci colpì – oltre ad “Autoritratto come allegoria della Pittura”, “David con la testa di Golia”, “Il suicidio di Cleopatra” – la “Maria Maddalena” (1630-1631), un’opera inedita della collezione Sursock del Sursock Museum di Beirut. Ferita dai danni dell’esplosione al porto di Beirut del 04 agosto 2020, e successivamente restaurata negli Stati Uniti, appesantita da sporco, vecchi ritocchi e stuccature che non sono riusciti a spegnerne l’impatti visivo, questa intensa Maddalena mostrava tutti i caratteri di stile e di narrazione visiva propri di Artemisia Gentileschi come li conosciamo sin dagli inizi dei suoi anni napoletani (1630-31).

Facendo un salto temporale di 4 anni arriviamo ai giorni nostri, perché avrete sicuramente letto la notizia dell’avvenuta e confermata attribuzione ad Artemisia Gentileschi di un’altra opera, facente parte della stessa collezione Sursock di Beirut: “Ercole e Onfale”. Dipinto più grande, ambizioso e complesso della “Maddalena”, raffigura il celebre eroe della mitologia greca sottomesso alla regina di Lidia, che invece è in posizione dominante. I due erano amanti, ma secondo la leggenda Ercole era stato costretto a diventare suo schiavo per aver commesso un omicidio: per questo lo si vede filare la lana, un compito solitamente riservato alle donne, mentre a indossare la pelle di leone da eroe è proprio Onfale.

Come successo per la “Maddalena”, i frammenti di vetro delle finestre esplose a causa del disastro avevano provocato fori e squarci nella tela, come quello in corrispondenza del ginocchio destro di Ercole, particolarmente vistoso, mentre in altre zone il dipinto aveva perso colore.

Dopo l’esplosione il proprietario, Roderick Sursock Cochrane, lo mandò ai laboratori di restauro del Getty Museum, dove per oltre due anni ci lavorò il restauratore Ulrich Birkmaier, con la collaborazione dell’italiano Matteo Rossi Doria. Birkmaier, conservatore capo del museo, ne ha parlato come di “uno dei danni più gravi che abbia mai visto”, e di «uno dei progetti più impegnativi ma anche più gratificanti» a cui abbia lavorato. Ha raccontato che ripristinare i colori originali, gestire l’integrazione con i restauri precedenti e soprattutto ricostruire le parti rovinate dal disastro è stato come «assemblare un enorme puzzle».

Una città offesa, due grandi opere d’arte ferite, ma la morte e la distruzione vengono battute anche dall’arte, oltre che dall’amore. Ed Artemisia, che ha fatto della resistenza la sua cifra stilistica, secoli dopo riesce ancora a sorprenderci e a far parlare di sé. Anche sotto le macerie.

Buona lettura!
I Pazzi d’Autore

I consigli dei Pazzi: che c’è di nuovo alle Gallerie d’Italia? Cari Pazzi d’Autore,il 30 maggio 2025 è stata inaugurata ...
16/06/2025

I consigli dei Pazzi: che c’è di nuovo alle Gallerie d’Italia?

Cari Pazzi d’Autore,
il 30 maggio 2025 è stata inaugurata alle Gallerie d’Italia di Milano la nuova mostra “Una collezione inattesa. La Nuova Arte degli anni Sessanta e un omaggio a Robert Rauschenberg”, visitabile fino al 05 ottobre 2025.

Curata da Luca Massimo Barbero, curatore Associato delle Collezioni di Arte Moderna e Contemporanea della Banca, offre un itinerario inedito sull’arte contemporanea degli anni Sessanta, un omaggio al grande artista americano Robert Rauschenberg.

Le opere esposte, facenti parte della collezione Luigi e Peppino Agrati, ultimo acquisto delle Collezioni di Intesa San Paolo, attraversano la grande sperimentazione degli anni Sessanta, che porteranno agli interessanti sviluppi nel decennio successivo, e i grandi nomi della scena italiana ed internazionale ci sono tutti: da Lucio Fontana, Piero Manzoni e Yves Klein, protagonisti della rivoluzione formale introdotta in Europa, a Carl André, Robert Mangold e Robert Ryman, appartenenti alla corrente americana dell’Arte Minimal, proseguendo con Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis e Francesco Clemente, animatori della stagione dell’Arte Povera, fino a Roy Lichtenstein, Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat, i geni della pirotecnica Pop Art.

Un tributo speciale “a centro campo” è riservato a Robert Rauschenberg che, in occasione del centenario della sua nascita, è presentato nel Salone Scala, dove vengono esposte tutte le sue opere appartenenti alla Collezione e provenienti dalla raccolta Agrati. Si tratta di un corpus eccezionale che include lavori fondamentali e un importante nucleo grafico, raro e quasi unico all'interno delle collezioni italiane.

La mostra potremmo definirla “bella senz’anima”: il percorso è ben strutturato, le opere decisamente interessanti, forse qualche QR Code in più di approfondimento non avrebbe guastato ma, ecco, uscendo dalle sale monumentali delle Gallerie si ha come l’impressione di aver lasciato le emozioni da un’altra parte.

In realtà esse sono tutte concentrate nella piccola e discreta Sala delle Colonne, sempre all’interno delle Gallerie d’Italia, dove a partire dal 17 maggio 2025 (e fino al 19 ottobre 2025) avete la possibilità di vedere, con lo stesso biglietto della mostra, “Guardami come se mi amassi”, il piccolo ma potentissimo progetto multimediale della fotografa americana Jess T. Dugan, ideato e organizzato con la struttura Diversity, Equity & Inclusion di Intesa Sanpaolo e la collaborazione di ISPROUD, la Community LGBTQ+ di Intesa Sanpaolo.

È il lavoro fortemente autobiografico attraverso cui l’artista, d’identità q***r e non binaria, ci conduce nel suo mondo: una comunità di corpi e volti, gesti e sguardi, in coppia o soli, luminosamente narrata attraverso ritratti di grande formato capaci di ispirare una meditazione profonda e sensibile che sfiora i temi dell’identità, del desiderio, dell’intimità e della relazione. A complemento del corpus fotografico, due video, una lettera al padre sottoforma di collage di foto di famiglia, ed una lettera alla figlia della stessa Dugan, nata dalla relazione con la compagna Vanessa Fabbre.

In quest’ultima, Dugan ringrazia la figlia perché la sua nascita le ha permesso di allargare la sua visione del mondo, dei rapporti umani, dell’idea stessa di amore, per averle portato luce ed un nuovo sguardo sulla vita. Nella lettera al padre, la fotografa si rammarica per il fatto che, pur amandola, egli non sia mai riuscito ad accettarla per quello che è. E qui, finalmente, ritroviamo le emozioni perdute.

Rimaniamo a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento in merito e vi auguriamo una buona settimana.

Il Team dei Pazzi d’Autore

I suggerimenti dei Pazzi:Alla ricerca della chiesa mancante: San Dionigi.A marzo ci siamo lasciati con una newsletter de...
29/05/2025

I suggerimenti dei Pazzi:
Alla ricerca della chiesa mancante: San Dionigi.

A marzo ci siamo lasciati con una newsletter dedicata a ciò che rimane della Milano celtica, ovvero la pietra di San Barnaba – un cerchio di pietra con tredici raggi – che dà il nome alla celebre festa di quartiere conosciuta come il “Tredesin de Mars”, inizio ufficiale della primavera per la città di Milano.
Ma dove si trovava, precisamente, la nostra celebre ed antichissima pietra?

L’iscrizione in marmo che accompagna la pietra ci dice la stessa si trovava ubicata a Porta Venezia, tra via Marina e i Bastioni, in corrispondenza dei giardini pubblici Montanelli, e nel 1675 Carlo Torre, nel suo libro “Ritratto di Milano”, sostiene che in quest’area, sulla ca****la preesistente che conteneva la pietra di San Barnaba, sant’Ambrogio abbia fondato una delle quattro basiliche collocate nelle zone cimiteriali della città al di fuori delle mura romane.

La basilica in questione è quella intitolata a San Dionigi (a est, verso Aquileia), che unitamente alle basiliche di Sant’Ambrogio (a ovest, verso Vercelli), San Simpliciano (a nord verso, Como) e San Nazario in Brolo (a sud, verso Roma) costituivano le roccaforti della cristianità milanese e proteggevano la città dagli assalti da paganesimo e movimenti eretici.

Di queste quattro basiliche l’unica a non sopravvivere nel tempo fu proprio quella di San Dionigi: anticamente denominata “del Salvatore”, ricostruita nell’822 da Angilberto, vescovo di Milano, ed intitolata a San Dionigi le cui spoglie, recuperate secondo la tradizione da Ambrogio, vengono qui conservate e venerate, sede di un monastero benedettino nel 1023 voluto da Ariberto da Intimiano, viene saccheggiata nel 1527 dai Lanzichenecchi, abbattuta nel 1549 per far posto alle mura spagnole, ricostruita e modificata nei secoli successivi fino ad essere definitivamente demolita nel 1782 da Giuseppe Piermarini per far spazio ai giardini pubblici di Porta Venezia prima, e al Museo Civico di Storia Naturale poi costringendo l’ordine dei Serviti, che all’epoca occupava chiesa e monastero, a trasferirsi nella chiesa di Santa Maria al Paradiso, chiesa dove venne trasferita anche la nostra pietra celtica.

Insomma, una basilica fantasma dall’esistenza piuttosto travagliata, che fa del suo “esserci senza esserci” uno dei molti misteri di Mediolanum, e che la pone al centro di un progetto di studio sulle Basiliche extramurarie fondate da Sant’Ambrogio. La Soprintendenza ha intrapreso nei mesi di settembre e ottobre 2017 una campagna di scavi archeologici sul sito della chiesa, durante i quali sono state individuate alcune strutture murarie e alcune sepolture attualmente in corso di studio e di analisi, al fine di stabilire a quale fase di vita della basilica siano pertinenti. Ma le ricerche non sono ancora terminate: si procederà con nuove indagini finalizzate alla raccolta di nuove informazioni, che possano meglio definire l’ampiezza e l’articolazione planimetrica dell’antica ed importantissima struttura di culto.

Della chiesa resta la documentazione archivistica ed alcuni pezzi eccellenti trasportati altrove tra cui si ricorda il labrum di porfido probabilmente di origine imperiale e oggi fonte battesimale del Duomo, il Crocifisso di Ariberto di Intimiano oltre alla nostra ormai nota pietra del “13 di marzo”.

Rimaniamo a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento in merito e vi auguriamo una buona giornata.

Il Team dei Pazzi d’Autore

I suggerimenti dei Pazzi:Felice Casorati, uno degli artisti più affascinanti del Novecento italiano Milano offre un’ampi...
25/04/2025

I suggerimenti dei Pazzi:
Felice Casorati, uno degli artisti più affascinanti del Novecento italiano

Milano offre un’ampia retrospettiva su Felice Casorati, uno degli artisti più affascinanti del Novecento italiano. Con oltre cento opere tra dipinti, sculture e bozzetti scenografici, l’esposizione ripercorre l’intera carriera dell’artista, evidenziandone la complessità stilistica e il profondo legame con la cultura figurativa del suo tempo, ma soprattutto con i profondi mutamenti storici che si sono susseguiti nella prima metà del ‘900.

Il percorso espositivo si articola partendo dagli esordi simbolisti dove affiora un’influenza ancora Klimtiana. Segue il “ritorno all’ordine” successivo alla Prima guerra mondiale, un momento questo pervaso da un profondo senso di sconforto che si riflette nei suoi personaggi scavati e inespressivi e dai vuoti dei suoi contesti abitativi. Si arriva poi alla grande collaborazione con la famiglia Gualino e alle opere della maturità, in cui emerge la sua totale adesione al “Realismo Magico”.

Uno stile, quello di Casorati, che è sospeso tra il realismo delle figure e la loro astrazione emotiva. Le sue figure, spesso immobili e pensose, sembrano appartenere a una dimensione atemporale, suggerendo un senso di silenziosa introspezione. Una capacità, la sua, di coniugare rigore compositivo e sensibilità poetica, forme geometriche e luce rarefatta.

Certamente è una mostra da consigliarvi, davvero unica nel suo genere, che porta Casorati a Milano dopo oltre trent’anni e che vi darà modo di immergervi nel cuore e nell’animo del maestro per osservarne da vicino la sua straordinaria contemporaneità.
Rimaniamo a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento in merito e vi auguriamo una buona giornata.

Il Team dei Pazzi d’Autore

I suggerimenti dei Pazzi:Chiesa di Santa Maria al Paradiso - Corso di Porta Vigentina - MilanoCari Pazzi d’Autore,con la...
17/03/2025

I suggerimenti dei Pazzi:
Chiesa di Santa Maria al Paradiso - Corso di Porta Vigentina - Milano

Cari Pazzi d’Autore,
con la newsletter del mese di marzo vorremmo alternare gli appuntamenti su cosa vedere in città con qualche piccola indicazione storica sulla città di Milano, che di passato da raccontare ne ha davvero tanto. Rispolveriamo, quindi, la macchina del tempo che tante volte abbiamo utilizzato durante le nostre uscite e… partiamo!.

Se un giorno vi trovaste a passeggiare per Corso di Porta Vigentina, oltre a gustarvi un caffè ed una sfogliatella da Scaringi vi consiglieremmo di recarvi presso la chiesa di Santa Maria al Paradiso (Corso di Porta Vigentina 14 – Milano) che si trova ad un passo dalla piccola ed elegante pasticceria.

Nella navata centrale di questa chiesa tardo cinquecentesca si trova forse l’elemento più antico di Milano sopravvissuto allo scorrere del tempo, un cerchio di pietra con tredici raggi, di origine celtica, in cui la tradizione vuole che Barnaba, discepolo di Gesù, nei suoi viaggi apostolici raggiungesse Milano, annunciasse il Vangelo e vi piantasse la croce proprio il 13 marzo del 51 d.C.

La lapide che accompagna la ruota recita infatti:
“Il giorno 13 marzo dell’anno del Signore 51 San Barnaba Apostolo predicando il Vangelo di Cristo al popolo milanese presso le mura di via Marina a Porta Orientale piantò il vessillo della Croce in questa pietra rotonda”

Una piccola pietra per un grande momento storico: l’evangelizzazione di Milano ad opera di San Barnaba, a cui sono legate alcune poetiche leggende tra le quali una che vuole che al suo passaggio, alla data del 13 marzo, la neve si sarebbe sciolta e sarebbero spuntati i primi fiori. Ed è per questo che, a partire dal 1583 con San Carlo Borromeo, il popolo meneghino inizia a festeggiare con cerimonie religiose e, più recentemente, con un mercato di fiori, il miracolo della fioritura anticipata, durante la seconda settimana di marzo. La festa è appunto denominata, in dialetto milanese, “Tredesin de Marz”, ed è l’inizio ufficiale della primavera per la città di Milano.

Questa celeberrima pietra, tuttavia, non fu rinvenuta nel luogo dove adesso si trova, ma in un altro sito di Milano che oggi non esiste più… o forse sì? Ne parleremo nella prossima newsletter!

Rimaniamo a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento in merito e vi auguriamo una buona giornata.

Il Team dei Pazzi d’Autore

Continua a leggere su: https://mailchi.mp/84f521d61062/newsletter-pazzi-dautore-17990017

Indirizzo

Via Turati, 2
Cormano
20032

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando Pazzi d'Autore pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a Pazzi d'Autore:

Scelte rapide

Condividi