30/05/2026
Emanuel è di Sassari e ha 28 anni.
I suoi genitori erano tossicodipendenti e per questo, all’età di 3 anni, viene dato in affidamento. A 11 anni, però, entra in una casa famiglia perché la sua famiglia adottiva non riusciva più a gestirlo.
Da quel momento Emanuel cambia moltissime strutture, da cui cerca continuamente di scappare: voleva tornare dalla sua famiglia adottiva, proprio come vedeva fare agli altri ragazzi. Questa situazione inizia a scavargli dentro un grande vuoto e così comincia a ribellarsi, a uscire e a fumare canne. Prova diverse sostanze, come oppio e ketamina, tutto ciò che la sua compagnia riusciva a procurarsi durante le serate.
A 18 anni abbandona la casa famiglia e prova l’eroina. Emanuel è solo, non ha nessuno, e l’eroina lo attrae perché riesce a spegnere i suoi pensieri: quando fuma non pensa più a nulla della sua vita, è come se tutto si fermasse.
Il momento in cui capisce di aver toccato il fondo arriva quando si ritrova per strada, completamente solo, e viene arrestato. In carcere realizza di aver perso tutto.
Nel 2021 entra per la prima volta a San Patrignano, ma lo fa con superficialità, perché non è una scelta davvero sua. Rimane soltanto cinque mesi, poi esce e ricade ancora una volta nella trappola della droga.
Qualche tempo dopo, però, ha l’opportunità di rientrare a San Patrignano e questa volta è una decisione maturata dentro di sé. Le cose vanno diversamente: insieme agli altri ragazzi si sente finalmente parte di una famiglia.
Oggi lavora nel settore caseificio ed è qui da quasi un anno. Per lui è già un traguardo importante, perché prima non riusciva a restare in nessun posto. Il suo sogno è lavorare in cucina e costruire una vita fatta di casa, famiglia e benessere, lontano dalle dipendenze.
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