03/02/2026
Nella mia camera da letto la foto di Lele che vinceva all’Autodromo di Imola era posizionata esattamente tra quelle di Valentino Rossi e Michael Schumacher. La differenza con loro era sostanziale però: mentre Vale e Schumi dovevano dimostrare ogni domenica di essere i più forti, papà aveva cosparso la casa di coppe e medaglie. Ce n’erano ovunque, dalla cucina alla lavanderia, per la gioia di mamma che doveva spolverarle. Ai miei occhi, non c’era gara: il mio pilota preferito era senza dubbio lui.
Tra i messaggi nel deserto lasciati lo scorso anno, c’era la frase di un’amica: «il vento non smette di esistere solo perché non lo vediamo». L’ho fatta mia, perché credo che tra i piloti forti, ci siano quelli veloci e quelli veloci come il vento. Sono quelli che ci lasciano qualcosa, che ci emozionano, indipendentemente dalle vittorie o dalle sconfitte. È il motivo per il quale in questo posto amiamo piloti come Senna o Villeneuve: perché oltre al talento, correvano anche e soprattutto con il cuore.
Lele non poteva vincere anche questa gara, ma ha corso con il suo cuore per tutta la vita. Per questo meritava di salire di nuovo su questo podio, a Imola, dove ragazzo come me, inseguiva e realizzava i suoi sogni. Forse vincere, alla fine, non è poi così importante: certe volte basta solo correre.
Fotografie di Isola Press e Giuseppe Ricciardi